Il lato oscuro delle fiabe/2: Burton e i nuovi classici Disney

Nel 2010, Burton ritorna a collaborare con Disney, realizzando il progetto che diede vita al nuovo filone live-action, nonché all'attesissimo Dumbo.

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Dal 1996 al 2010, Burton e la Disney perdono i contatti. Il regista, dopo aver fondato una propria società di produzione, la Tim Burton Production, realizza sette lungometraggi, co-prodotti quasi tutti con la Warner Bros. e riceve, nel 2007, il Leone d'oro alla carriera durante la 64ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.
Anche in casa Disney i cambiamenti non si sono fatti attendere, soprattutto riguardo al marchio Touchstone Pictures (sotto il quale sono stati prodotti tutti i film di Burton in Disney e di cui abbiamo parlato nell'articolo precedente).
Dal 2003, con la serie Pirati dei Caraibi (primo film targato Disney a ricevere un punteggio PG-13) la distinzione tra i due marchi iniziò a vacillare. Tre anni dopo, Bob Iger (tuttora CEO Disney), annunciò che le risorse della società sarebbero confluite maggiormente sui tre marchi principali (Disney, ABC e ESPN), nonché sulle proprietà acquisite (Pixar, Marvel dal 2009, LucasFilm dal 2012).

Il destino di Touchstone Pictures come realtà produttiva fu definitivamente deciso da Rich Ross, salito alla presidenza dei Disney Studios quando, nel 2009, propose un nuovo piano aziendale: ridurre a otto i film distribuiti annualmente da Disney e realizzare progetti con ampio margine di mercato. All'interno dello studio la Touchstone fu sorpassata e adombrata dai grandi successi commerciali della Jerry Bruckheimer Films, dai cinecomic dell'Universo Marvel e dai vecchi e nuovi film della Star Wars saga.

Il successo di Alice in Wonderland

Nel 2007, da un'intuizione del produttore Joe Roth (Mamma ho perso l'aereo, Mrs. Doubtfire) la Disney si mette a lavoro su un soggetto già variamente trattato nella storia del cinema e da cui, nel 1951, la stessa società aveva prodotto uno dei suoi classici: Alice nel Paese delle meraviglie di Lewis Carroll.
La sceneggiatrice Linda Woolverton (Il re leone, Mulan) costruisce una sceneggiatura originale che si propone come sequel del romanzo, e nel novembre dello stesso anno la Walt Disney Pictures ingaggia il regista che la realizzerà. Oren Aviv, proxy del Walt Disney Motion Pictures Group, in un'intervista per Variety commentò così la scelta: "Quando Joe Roth ci inviò lo script, c'era un solo nome sulla lista ed era quello di Tim".
Tim Burton firmò un contratto per la realizzazione di due pellicole in 3D con l'obbiettivo di aumentare l'offerta e il prestigio del brand Disney Digital 3-D: Alice in Wonderland (2010) e l'adattamento in stop motion del cortometraggio in live-action dello stesso Burton, Frankenweenie (2012).

Con questi lavori Burton, ormai consacrato maestro, segna due vittorie decisive: una personale, "portando in porto" quella storia che 28 anni fa, seppur ampiamente apprezzata, era troppo macabra per essere distribuita; l'altra professionale, realizzando con Alice il dodicesimo miglior incasso della storia (1,025 miliardi di dollari), inoltre la spinta commerciale del film ha dato il via alla lunga serie di remakes live-action che continueranno ad affollare le sale nei prossimi anni.

La live-action-strategy di Disney

Durante il primo decennio del XXI secolo, quindi, la Walt Disney Company si è costituita come una media company tentacolare, i cui "silos" (così vengono chiamate le diverse "braccia" della società, ovvero Pixar, Marvel Studios, LucasFilm, ABC, The Walt Disney Studios, Walt Disney Animation, 20th Century Fox e altri ancora) convivono all'interno di un programma che cerca di evitare qualsiasi livello di concorrenza interna, limitando il numero dei progetti a quanti la macchina di marketing è in grado di gestire, garantendo un alto controllo sulla qualità. Infatti, la Disney, di solito, produce non più di dodici film all'anno, ma di cui una percentuale (vicina al 70%) diventa un blockbuster mondiale. Negli ultimi anni, il "silos" che ha contribuito maggiormente a questi successi è stato quello diretto dal "president of production" Sean Bailey, che con i film in live-action ha battuto diversi record.
Maleficent (2014), Cenerentola (2015), Il libro della giungla (2016), La bella e la bestia (2017) sono il risultato di una importante e intelligente strategia produttiva: dopo il grande successo di Alice la Disney aprì il suo immenso caveau e iniziò a rispolverare i vecchi soggetti.

Zac Hepburn, critico cinematografico, in un'intervista rilasciata alla Abc News lo spiega, conciso, così: "È ciclico". Non è certo una tattica nuova, i remake live-action de La Bella e la Bestia o di Alice nel paese delle meraviglie abbondano nella storia del cinema: sono storie alle quali il pubblico è molto connesso, fiabe molto antiche che raccontano archetipi nei quali tutti possiamo, in qualche modo, rivederci ancora oggi.

Questi film, però, non sono dei semplici remake, la Disney è stata molto abile nel produrre pellicole che richiamassero l'atmosfera dei cartoons, riuscendo nel contempo a generare una spiccata originalità: le sceneggiature aprono spiragli per approfondire la trama e il mondo dei cartoni originali, l'utilizzo della CGI fotorealistica ha ridato vita e lustro a personaggi e ambientazioni, confidando in cast sempre eccezionali e registi capaci, per la volontà di colorare il tutto con una tavolozza più cupa e seriosa, portando in sala quella fetta di pubblico adulto affascinato non solo dall'effetto nostalgia, ma desideroso di riflettere su temi complessi e contemporanei.

"Siamo in un periodo dove quei film [i classici Disney] appaiono forse un po' troppo datati nella loro forma originale" continua Hepburn, descrivendo un pubblico nuovo che ha bisogno di un rinnovato modo di raccontare per appassionarsi a storie che non solo ci confortano e ci commuovono ma che contengono anche un lato più macabro e pauroso al quale non dovremmo mai rinunciare. Come ha dichiarato lo stesso Burton dalle pagine della sua autobiografia Burton on Burton: "In quei vecchi film Disney ci sono morte e orrore tutto il tempo. Io credo che i bambini ne abbiano bisogno. È il modo attraverso cui comprendono il mondo."

L'ultimo dei "nuovi" classici

Perseguendo questa direzione, tra pochi giorni verrà distribuito nelle sale italiane (il 28 Marzo 2019) Dumbo: dietro la macchina da presa, come è noto, ci sarà Tim Burton, accompagnato da un cast di vecchi sodali (Danni De Vito, Michael Keaton ed Eva Green) e nuovi collaboratori (Alan Arkin e Colin Ferrell), e una sceneggiatura (Ehren Kruger, Transformers) che già promette un approccio diverso dall'originale, dopo che il PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) ha chiesto al regista di regalare a Dumbo e a sua madre un finale meno tragico.
Infatti, dalle informazioni trapelate, Burton ed Ehren Kruger hanno esteso il racconto per includere la storia dei personaggi umani che abitano il tendone "Medici" e, benché il punto di vista principale sarà comunque quello dell'elefantino, la sua vicenda s'intreccerà con quella di Holt Farrier, ex star del circo reduce dalla guerra, e i suoi piccoli figli, Springer e Frey.

"Volevo che il pubblico si sentisse parte del tendone" ha dichiarato Kruger "portarlo lì, nell'età d'oro del circo, per assistere alla scoperta di questa fantastica creatura".
Non mancheranno i momenti più iconici, adattati alla versione live-action, come quella, già suggerita dal trailer, della parata degli elefanti rosa .

Dopo quasi cinque anni dall'annuncio e cinque mesi di riprese, effettuate interamente ai Pinewood Studios e negli hangar di Cardington, il 28 marzo uscirà l'ultimo lungometraggio di Tim Burton e possiamo immaginare come il regista si sia rivisto nel suo protagonista tanto "weird", all'interno di quel fantastico circo che è la Disney.

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