Il nostro incontro con Angelina Jolie e Michelle Pfeiffer per Maleficent 2

Le due super star sono arrivate a Roma per presentare alla stampa e al pubblico il film di Joachim Ronning come pre-apertura di Alice nella Città.

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Un sequel che nasce dall'amore per il personaggio di Malefica e con un occhio rivolto al ruolo della donna nella società contemporanea, Maleficent: Signora del Male. Angelina Jolie e Michaelle Pfeiffer due delle tre mattatrici assolute della cinefiaba, imbastita in un sontuoso spettacolo in CGI dal mestierante regista Joachim Ronning (Pirati dei Caraibi: La vendetta di Salazar). La prima riprende il ruolo titolare della saga, mentre la seconda veste i panni della regina Ingrith, scontrosa madre del Principe Filippo ed eventuale futura suocera di Aurora.
La terza mattatrice - lo avrete capito - è la solare Elle Fanning, che però non ha accompagnato la Jolie e la Pfeiffer a Roma nella promozione capitolina del film, scelto per la pre-apertura di Alice nella Città.

Abbiamo dunque avuto modo di incontrare le due superstar in conferenza stampa dopo la proiezione del film, scambiando qualche parola con queste due incredibili attrici, donne formidabili dello showbiz e madri instancabili. La Trinità Femminile nella sua più dirompente potenza etica e sociale, al centro tanto di Maleficent 2 (dal 17 ottobre nei cinema) quanto dell'interesse mediatico odierno. Ma sono anche altri i temi toccati durante l'incontro, che spaziano dall'ambientalismo alla speranza riposta nelle nuove generazioni.

Un sequel multi-dimensionale

Maleficent: Signora del Male è un sequel che si sviluppa su varie dimensioni. La prima e più importante è quella materna, che muta a seconda del mutare del personaggio attraverso cui questa viene filtrata. Prendiamo Ingrith, ad esempio, di cui la Pfeiffer spiega: "Lei si sente madre non solo di Filippo ma di tutto il regno. Prende molto seriamente il suo ruolo e il suo giuramento di proteggere il popolo sotto la sua tutela, tanto da essere disposta a grandi sacrifici per un bene più importante". Per Malefica è diverso e in quanto madre la Jolie ci si identifica molto: "Come lei pensava di non potere essere madre, diventandolo poi concretamente ma indirettamente, così era la mia situazione quando ero più giovane. Essere madre le ha salvato la vita perché Malefica è selvaggia, squilibrata, fuori controllo".
L'altra dimensione è la favola e la possibilità di riscontrare difficoltà nell'entrare in ruoli tanto sopra le righe. Dice la Jolie: "In realtà è molto divertente. Catartico. Hai un look fantastico e giochi continuamente con il tuo aspetto, uscendo un po' da te stessa. Spesso questo lavoro è molto serio ma a volte - come in questo caso - sa anche essere liberatorio e spazioso. E con Meleficent vogliamo invitarvi a giocare con noi".

La Pfeiffer la pensa diversamente: "È lavoro sodo, spostarsi tutti truccati e in abiti di scena da un teatro di posa all'altro, ma è comunque divertente. Ai personaggi si cerca comunque di dare umanità, anche se si possono infrangere più regole specie essendo minacciose o dark, ma il lavoro è di uguale ricercatezza".

C'è poi la dimensione della famiglia mediata dall'occhio della donna e dell'empowerment femminile. La Jolie spiega: "Ho capito che famiglia non significa legame di sangue e mi ritengo fortunata ad avere la famiglia che ho. Nella scena della cena viene fuori in modo chiaro e deciso il nostro attaccamento alla famiglia ed è una sequenza molto riuscita anche perché io e Michelle sapevamo benissimo quali emozioni tirare fuori con i nostri personaggi. Siamo entrambe madri e possiamo spingerci fino a quel punto e comprendere la posto in gioco".

Comunicare con i più giovani

Il film tratta (nascoste o meno) anche altre tematiche rilevanti come il tema dell'inclusione e dell'ambientalismo, oggi più importanti che mai in tutto il mondo. Sono messaggi importanti da comunicare ai più giovani, dice la Jolie, spiegando l'essenzialità di dialogare con quelle che saranno le generazioni più interconnesse della storia dell'umanità: "Le generazioni che seguiranno saranno le più interconnesse di sempre, eppure c'è questo paradosso del risorgimento dell'odio e delle divisioni, con il tetro spettacolo della politica che cavalca questa onda e cerca di frenare una marea inarrestabile. Ma il mondo è cultura, costumi, popoli e sapori diversi e quando ci supportiamo a vicenda siamo più forti. Siamo tutti uguali e bisogna amare la diversità che rende meraviglioso il mondo e sono certa che i nostri figli cresceranno con questa consapevolezza". Michelle Pfeiffer loda poi i giovani: "Le nuove generazioni - almeno gran parte - sono più aperte ma gli intolleranti oggi si sentono in maggioranza e hanno più spazio. Diversità è forza e sopravvivenza e dobbiamo accettarci per come siamo. Accettare ogni cosa per come è".

C'è la foresta, c'è l'ingordigia dell'uomo e il tema dello sfruttamento della natura, in Maleficent, su cui la Jolie riflette: "Fa tutto parte dello stesso quadro, se ci pensiamo. Guardando ad esempio alla situazione della Foresta Amazzonica, in molti dimostrano disinteresse per l'ambiente perché poco importa delle popolazioni indigene che la abitano. Si vedono solo gli affari, i profitti, oltre l'ignoranza e nel cuore dell'avidità. Nel film affrontiamo poi lo stesso tema dello sviluppo e dell'industria, che è forza e futuro, ma anche guerra, morte, sofferenza. Credo che la crescita sia necessaria, ma solo se perseguita e raggiunta in modo sostenibile".

Ma Maleficent: Signora del Male è davvero, in fin dei conti, un emblema in salsa mainstream della rivoluzione femminile in atto a Hollywood da due anni a questa parte? La Jolie mette le cose in chiaro: "No, perché già sei anni fa, nel primo film, le protagonista erano due donne. In questo c'è l'aggiunta della villain femminile. È ovviamente importantissima la presenza di donne forti, ma attraverso Aurora mostriamo anche la forza della dolcezza, che volevano poi fosse la principale fonte di potenza e femminilità per lei. Aurora è una donna dolce e saggia e non combattiva ed è così che doveva essere. La forza delle donne, oggi, si vive anche in modo diverso ma diamo credito anche all'uomo in quanto partner di vita, da cui possiamo ancora imparare, grazie al nostro rapporto con loro, al dialogo e alla comprensione. Non devono per forza esistere solo ed esclusivamente delle Giovanna d'Arco, insomma".

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