Il Gladiatore: lo scontro tra Massimo Decimo Meridio e Commodo

Riviviamo insieme una delle scene più toccanti de Il gladiatore di Ridley Scott: lo scontro tra Massimo Decimo Meridio e Commodo.

Il Gladiatore: lo scontro tra Massimo Decimo Meridio e Commodo
Articolo a cura di

La storia del generale Massimo Decimo Meridio, protagonista del colossal a sfondo storico Il gladiatore arrivato nelle sale nel 2000 per la regia di Ridley Scott, ha da subito ottenuto un grande successo in tutto il mondo, anche ovviamente nel nostro Paese. Il film è riuscito ad aggiudicarsi la bellezza di cinque premi Oscar, tra cui quelli per il miglior film e miglior attore protagonista, regalando allo stesso Russell Crowe uno dei suoi ruoli più amati e iconici, capace di superare indenne lo scorrere del tempo nonostante siano ormai passati più di vent'anni.
Il gladiatore, prima che un dramma storico, è infatti il racconto di una vendetta personale effettuata da un generale ritrovatosi all'improvviso spogliato della propria prestigiosa carica sociale così come dei suoi affetti più cari.
Innumerevoli le scene cult all'interno della pellicola, tra cui ovviamente la sequenza finale in cui vediamo Massimo combattere senza esclusione di colpi con lo spietato imperatore Commodo.
In questo speciale tenteremo così di analizzare l'iconico scontro finale, provando al tempo stesso a ritrarre brevemente le caratteristiche principali dei due avversari in campo, così lontani caratterialmente eppure accomunati da un destino capace di metterli a confronto a più riprese.

La vendetta

L'opera ci trasporta nella Roma del 180 d.C., dove vediamo il generale Massimo Decimo Meridio ricevere nientemeno che da Marco Aurelio il compito di guidare Roma per farla tornare a essere una Repubblica.
Commodo però, il figlio dell'imperatore, non può accettare in alcun modo un simile affronto e sceglie di uccidere il proprio padre così da prenderne immediatamente il posto per successione diretta, condannando allo stesso tempo Massimo a morte per la volontà di quest'ultimo di non piegarsi al suo controllo. In breve tempo, la vita del protagonista viene distrutta, dato che il generale perde tutto, ritrovando i suoi stessi alleati ora al soldo di un imperatore subdolo e malvagio.
Scampato per miracolo alla morte grazie alle sue abilità combattive, il protagonista fugge via alla disperata ricerca della propria famiglia che tenta di salvare a tutti i costi, arrivando però troppo tardi.
Lo scontro finale presente nel Gladiatore risulta così la summa di quanto visto in precedenza, ponendo i personaggi di Massimo e Commodo a confronto e mostrando la dura, anzi durissima, odissea del protagonista per provare a ottenere la sua vendetta.

Massimo, generale ora diventato schiavo, senza più alcun tipo di diritto o considerazione sociale, decide però di non arrendersi, usando lo strumento della vendetta come vera e propria missione di vita capace di spingerlo addirittura oltre i suoi limiti.
La chiave del successo del film, oltre alla spettacolarità intrinseca delle sequenze action, passa quindi da una storia strutturalmente semplice ma al tempo stesso avvincente, capace di puntare su un pathos emozionale sempre crescente che, proprio con il finale, troverà uno dei suoi picchi massimi.
Commodo, il villain del film, è un avversario subdolo e spregiudicato, non così prestante dal punto di vista fisico, particolare che lo porta a sopperire ad alcuni suoi deficit attraverso comportamenti e mosse sleali che gli permettono di governare attraverso il terrore.
Massimo invece risulta un protagonista profondamente empatico, costretto dalle circostanze a riadattare il proprio stile di vita trasformandosi in un gladiatore, l'ispanico, facendo uno sforzo enorme per raggiungere i suoi obiettivi e usando la propria furia personale come motore propulsivo.

Davvero d'impatto il momento in cui Commodo, facendo leva sulla morte dei familiari del suo avversario, insultando la loro memoria, prova a far perdere il controllo a Massimo che invece riesce a mantenere il sangue freddo.
Il protagonista non nasconde mai in nessun modo la sua aperta ostilità all'imperatore, basti pensare a quando decide volontariamente di non stringergli la mano (consapevole del fatto che proprio lui si è macchiato dell'omicidio di Marco Aurelio).
Un protagonista capace di sfidare Commodo anche in pubblico, come testimoniato dal momento in cui Massimo risparmia la vita al suo avversario ormai impossibilitato a muoversi, nonostante l'imperatore stesso ne avesse decretato la morte con il celeberrimo gesto del pollice verso.

Il duello finale

Il duello finale tra Massimo e Commodo in realtà non inizia con uno scontro diretto ma con una pugnalata a tradimento dell'imperatore inferta al protagonista, quasi a richiamare un'atmosfera da ultima cena di natura cristologica con tanto di bacio del traditore.
Massimo, stupito dall'idea di vedere Commodo combattere lealmente, nei momenti antecedenti allo scontro, seppur impossibilitato a muoversi, capisce di doversi preparare a tutto. Quando i due avversari si ritrovano finalmente faccia a faccia, il generale (seppur l'armatura copra la sua ferita mortale) parte da una situazione di netto svantaggio.
La tensione nell'aria è ovviamente palpabile, anche per via degli stessi movimenti incerti di Massimo, che deve concentrarsi in primis per non perdere i sensi, cercando a tutti i costi di completare la sua missione: ottenere la tanto agognata vendetta.

Nonostante l'enorme svantaggio dato dalla situazione fisica precaria del protagonista, quest'ultimo dimostra ancora una volta tutto il suo valore, riuscendo a tenere testa a Commodo mentre contemporaneamente alcune visioni relative all'aldilà iniziano a fare breccia nella sua mente. L'imperatore, non più supportato dai suoi uomini, non riceve da nessuno la spada che chiede a gran voce, capendo che ormai deve cavarsela da solo.

In sostanza, nella sequenza finale, Commodo raccoglie quello che per tutto il film ha seminato, ritrovandosi adesso anche lui in balia degli eventi solo contro tutti, senza però avere né il coraggio né la forza di volontà di Massimo, che con un ultimo sforzo fisico riesce infine ad avere la meglio.
La sequenza si ammanta di un ulteriore grado epicità nel momento in cui vediamo Massimo Decimo Meridio affacciarsi al mondo dell'aldilà, per ricongiungersi con la sua adorata famiglia.

Ridley Scott mette così per un attimo in scena un breve spaccato dei Campi Elisi, capace di giocare con il concetto di reale e irreale facendo leva sulla stessa condizione di vita precaria di Massimo, ormai pronto a spirare consapevole di aver reso giustizia anche allo stesso Marco Aurelio.
Il protagonista, infatti, prima di lasciarsi completamente andare, elenca le ultime volontà del precedente imperatore. L'ormai immortale traccia Now we are free di Hans Zimmer e Lisa Gerrard, che accompagna i momenti finali della vita del protagonista, si è in questo modo impressa indelebilmente nella storia del cinema, dando vita a una sequenza davvero emozionante, solenne quanto malinconica.

Quanto attendi: Il Gladiatore

Hype
Hype totali: 25
91%
nd