Il gioco del calcio al cinema, quando il sogno passa dal pallone

Narrazioni pregne di umili vincitori e raramente di arroganti perdenti: un'esegesi del genere sportivo calcistico sul grande schermo.

speciale Il gioco del calcio al cinema, quando il sogno passa dal pallone
Articolo a cura di

Siamo un Paese fondato sul pallone, anche le altre nazioni però non sono da meno. Se in Italia il calcio muove i maggiori interessi economici a livello agonistico, nel resto del mondo si è sempre andati a sviscerare quello sport che dona tante emozioni e vicende romantiche che gli sceneggiatori non vedono l'ora di portare sul grande schermo. Si parla spesso di storie che riguardano degli umili partiti dal basso e arrivati a conquistare la gloria, ma anche di arroganti perdenti costretti a combattere con se stessi e i propri limiti.
Abbiamo provato a raccogliere i film più significativi sul calcio in quella che è un'analisi più che una lista delle proposte di un genere che col passare del tempo ha rischiato di diventare quasi scontato, vincendo la sua battaglia più grande a favore dell'originalità.

Il calcio degli anni Ottanta, dalla Longobarda in giù

Parlare di cinema e calcio in Italia significa necessariamente andare a pescare in quella commedia che ha reso alcune pellicole dei cult che non si possono dimenticare.
Partiamo dall'epopea in duplice versione di Oronzo Canà, L'allenatore nel pallone, girato nel 1984 da Sergio Martino, con Lino Banfi nei panni di uno scapestrato allenatore ingaggiato solo per l'obiettivo di riuscire a centrare una sperata retrocessione in cadetteria.
La Longobarda negli anni è diventata un riferimento pop che non può essere estirpato dalla memoria di tutti gli appassionati di calcio, che sono riusciti a chiudere un occhio anche dinanzi al disastroso sequel distribuito nel 2008.

Non da meno, sempre negli anni Ottanta, Eccezzziunale veramente, con un inarrestabile Diego Abatantuono che indossa tre diversi ruoli e vestiti, dall'ultras milanista al camionista juventino fino al venditore d'auto che tifa Inter.

Il trittico italiano non può poi non soffermarsi anche su Ultrà, un'esegesi della violenza negli stadi che all'epoca riuscì a convincere anche il Festival di Berlino, che si stava impegnando a visionare Il silenzio degli innocenti.
Con dei giovanissimi Claudio Amendola, Ricky Memphis e Gianmarco Tognazzi, Ultrà era riuscito per la prima volta a non ironizzare più sul calcio, dopo quanto fatto negli anni Ottanta, ma iniziare a raccontare le problematiche che aleggiano intorno al pallone, fuori dagli stadi.
Temi che sono stati ripresi anche recentemente da Ultras, il film criticato dal tifo organizzato napoletano che racconta la vita dei tifosi azzurri nei quartieri del capoluogo campano.

Il biopic e la stella che parte dalla polvere

Se l'Italia, insomma, ha sempre cercato la strada più giocosa e divertita, almeno nei primi anni della filmografia sportiva all'estero quell'assioma legato alla necessità di esprimere la gioia delle persone umili è stato molto più abusato.
Partiamo inevitabilmente dalla trilogia di Goal!, che nel 2005 esordiva con il primo capitolo della storia di Santiago, un giovane calciatore che dagli amatori si ritrovava a giocare la Champions League e i Mondiali.
Nessun biopic stavolta, con il plauso per aver creato una storia credibile, tra l'altro arricchita da scorci realistici e da campioni che si sono lasciati riprendere dal regista Danny Cannon, in grado di creare un buon mix di narrazione.
La qualità era davvero tendente all'insufficienza, soprattutto per i due sequel, ma è impossibile negare che per chi era giovane in quegli anni Santiago non sia diventato un beniamino al quale affezionarsi.

È una storia analoga quella di Pelé, biopic pubblicato nel 2016 e girato dai fratelli Zimbalist, in grado di raccontare uno dei più famosi giocolieri del pallone, nonché quello che è ritenuto, fino a oggi, il più forte giocatore di sempre, ex-aequo con Diego Maradona, a seconda delle scuole di pensiero di appartenenza.
Una storia fatta di promesse, questa di Edson Arantes do Nascimento, che giura al padre di riportare il Brasile là dove merita, esaltando quella che poi è la storia reale di O Rey, un fenomeno come nessun altro dopo di lui.
La perfetta dimostrazione di come il calcio debba vivere partendo dalla polvere per arrivare alle stelle della memoria eterna.

Un altro omaggio, per par condicio, è Maradona - La mano de Dios del 2007, firmato da Marco Risi, che non ha potuto non soffermarsi sul campione che più di tutti ha condizionato la storia del calcio di Napoli.
Un altro grande tributo a quello che in Campania è ritenuto un artista più che un atleta, pur raccontandone il declino e i momenti di debolezza, che hanno portato inevitabilmente Maradona a finire sull'orlo del baratro.

La prima volta di un allenatore e la disgrazia del tifo

È nelle vicende reali, d'altronde, che il cinema sportivo è riuscito a spiccare il volo verso produzioni di alto livello.
Lo sa bene Tom Hooper, che prima di vincere quattro Oscar con Il discorso del re aveva raccontato la storia di Brian Clough.
Il film è chiaramente Il maledetto United, distribuito nel 2009, incentrato sulla storia del tecnico inglese alla guida del Leeds United: inviso ai giocatori, Brian dovette faticare non poco per riuscire a ottenere il rispetto della sua rosa, a causa anche della sua arroganza e spigolosità.
Un carattere duro, che però gli valse il ruolo di icona del calcio inglese degli Anni Settanta, per quei suoi 44 giorni da manager del Leeds, con un Michael Sheen schiavo della paura del fallimento e allo stesso tempo costretto ad accettare un lavoro odiato solo per soddisfare la propria smania di vittoria.
Il maledetto United resta uno dei film dal maggior pathos e forza emotiva, soprattutto perché incentrato - caso raro - su un allenatore e non su un giocatore.

Dall'Inghilterra arriva anche Hooligans, pronto a raccontare la storia dei tifosi del West Ham.
Distribuito nel 2005 e firmato da Lexi Alexander, il film segue la storia di Matt, un giornalista espulso da Harvard che decide di andare a vivere a Londra con la sorella.
Qui inizia a conoscere i supporter degli Hammers, dediti a una vita da branco, di continue lotte e di battaglie nelle strade della città, che diventa palcoscenico delle barbarie dei tifosi.
Un terribile susseguirsi di violenza, cattiveria, risse e distruzione del prossimo, in una sorta di documentario su quella che è la vita degli hooligan anglosassoni.

Ma l'Inghilterra ha saputo donarci anche la serenità di una storia con protagonista Jimmy Grimble, un ragazzino dei quartieri popolari che voleva giocare nel Manchester City.
Un sogno non realizzato, ma che si avvicina alla realtà grazie al dono di due scarpini magici che gli permettono di diventare un campione.

Il calcio che diventa comicità

Per chiudere, parlare di calcio non può che portarci a citare anche un esperimento più unico che raro, che unisce il mondo del kung fu a quello del pallone.
Shaolin Soccer, film del 2001 noto a buona parte del pubblico italiano, vede Stephen Chow intento a dedicarsi al calcio applicando quelle che sono le sue conoscenze nella lotta.
Una pellicola che è diventata un cult del trash anche a causa del doppiaggio utilizzato nella nostra versione, che ha voluto accentuare la bonarietà del lavoro svolto in Cina utilizzando degli idiomi regionali tipici dei nostri dialetti, trasformando gli attori cinesi in baresi, piemontesi, siciliani e così via.
Una scelta atipica ma che ha aiutato sicuramente Shaolin Soccer a diventare un vero e proprio cult imprescindibile.
E per restare in tema di comicità, citiamo anche la famosa partita a calcio tra scapoli e ammogliati di Ugo Fantozzi, nel primo storico film diretto da Luciano Salce nel 1975: una declinazione perfetta di quel calcio sporco che però diverte, ironizza e resta nel cuore in maniera bonaria. Come i Monty Python e la loro partita di calcio tra Grecia e Germania.

Il calcio, insomma, offre svariate accezioni narrative, tra le più brusche, come quelle legate ai tifosi, quasi mai raccontati in maniera leggiadra, a quelle più oniriche, fatte di sogni a occhi aperti.
Che sia Pelé, Maradona, il giovane Santiago e quindi una storia originale o anche Jimmy Grimble, c'è sempre spazio per un giovanissimo talento dei sobborghi della propria città che decide di diventare "qualcuno", per se stesso e per la propria famiglia.

Così come in Italia non ci siamo mai trattenuti dal raccontare l'aspetto meno pulito del calcio, da La partita arrivata ora su Netflix a firma di Francesco Carnesecchi, al suo debutto, fino anche a Il campione, in cui Stefano Accorsi deve regolarizzare un talento che sta perdendo la bussola a causa del suo enorme successo.
Un'altra grande problematica che molti calciatori hanno dichiarato di aver vissuto e che ancora mancava al cinema sportivo. In attesa della prossima declinazione di una tematica che sforza i più a non essere ripetitivi, ma originali.

Che voto dai a: La partita

Media Voto Utenti
Voti: 4
5.8
nd