Il Freddie Mercury di Rami Malek vs l'Elton John di Taron Egerton

Sesso, droga e rock'n'roll in due interpretazioni vincenti, ugualmente sentite eppure con i dovuti gradi di separazione qualitativa.

speciale Il Freddie Mercury di Rami Malek vs l'Elton John di Taron Egerton
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Da una parte, il fascino di un'immortale leggenda sottratta al mondo troppo presto. Dall'altra, la sfavillante (letteralmente) carriera di un artista estroverso e geniale, musicante eccelso nel panorama rock contemporaneo. Due figure simili eppure differenti, quelle di Farrokh Bulsara in arte Freddie Mercury e di Reginald K. Dwight in arte Elton John. Simili a partire da un'identità imposta rifiutata in senso artistico, non a caso entrambi hanno cambiato nome, nonostante percorsi diversi nella vita, nelle esibizioni, nella portata stessa dalla loro musica.
Restano a oggi due degli esponenti più importanti del rock'n'roll su scala globale, personaggi eccentrici e carismatici su palco, davanti a un pubblico, e problematici dentro, nell'intimo della loro esistenza, al cuore della loro natura, dei rispettivi problemi.

Coevi di un periodo paradossale, fatto di esagerazioni e vizi, compromesso socialmente e culturalmente da un rifiuto categorico delle cosiddette "deviazioni sessuali", viste come tabù e tendenze da ricacciare, Mercury e John sono tornati alla ribalta (semmai ne fossero mai usciti) grazie a Bohemian Rhapsody e Rocketman, entrambi film diretti - uno solo in parte - da Dexter Fletcher, che si è meritato il titolo di Re Mida dei biopic musicali.
Il merito va però anche ai due straordinari interpreti scelti per questi ruoli tanto complessi e spaventosi, che sono Rami Malek e Taron Egerton, ugualmente vincenti ma da inquadrare coerentemente in diversi gradi di separazione qualitativa, confronto che proveremo a mettere in scena in questo articolo.

Il confine sottile tra imitazione e recitazione

Intersecando le due performance in un'analisi interpretativa, vengono fuori dei dettagli interessanti. Sorvolando sulla bontà intrinseca dei due titoli, strutturalmente molto simili ma con ambizioni completamente agli antipodi, andiamo a scavare a fondo nella recitazione di Malek ed Egerton e nelle rispettive letture emotive dei personaggi. Trattandosi di biopic, l'elemento imitazione nella stessa rappresentazione di Mercury e John è ovviamente essenziale, molto più centrale in Bohemian Rhapsody rispetto a Rocketman, forse per paura di portare al cinema una visione del frontman dei Queen "morbida" rispetto a tutte quelle sue movenze, quei tratti caratteristici che lo hanno reso un'icona a tutto tondo.
I lineamenti squadrati e curiosi di Malek fanno dunque capolino dietro a un trucco atto a mascherarli e modellarli il più possibile su quelli di Mercury. La leggera somiglianza aiuta ma non la possanza e l'altezza dell'attore, che insieme a una dentiera prostetica - vistosamente esagerata per riprodurre la dentatura sporgente del cantante - rendono in verità il suo look un po' innaturale, specie all'inizio. Diverso, invece, l'approccio al look di Egerton per Elton John, che doveva sì somigliare e imitare l'artista, ma senza essere in tutto e per tutto lui.

Le capigliature cambiano in continuazione, così come i vestiti luccicanti fatti di paillettes o gli occhiali esagerati, mentre il vistoso diastema è riproposto in modo meno accentuato, forse anche per permettere all'attore di cantare realmente senza troppi problemi causati da un aggiunta prostetica.
L'ambizione di proporre sul grande schermo il Mercury "perfetto" ha dunque spinto la produzione a riflettere sulle percentuali di imitazione e rappresentazione di Malek nei panni del musicista, dando importanza sostanziale al primo aspetto, come si nota poi in molti passaggi.

La star di Mr. Robot sa essere espressivamente esaustiva ed è capace di interiorizzare le paure e i problemi psicologici del suo personaggio, che rigetta poi all'esterno a partire da una certa fissità dello sguardo, in una sorta di paralisi drammatica che dà spessore e fascino al suo modo di recitare. È infatti nei momenti di riflessione o dialogo tragico a dare il meglio di sé, interpretativamente parlando, mentre per la gran parte del film il suo è un costante imitare, dai gesti alla voce, che unito a quel look "da cosplay" non aiuta a portare il suo personaggio verso vette artistiche elevate, checché ne possa pensare l'Academy.

Malek si muove dunque senza mettere parte di sé nel Mercury che interpreta, né un singolo atto dinamico di ribellione né tantomeno una parola cantata, visto l'inimitabile timbro dell'artista che ha costretto per forza di cose a optare per un playback evidente che spezza - purtroppo - la sospensione dell'incredulità, sia per quanto riguarda il biopic, sia soprattutto per il lavoro di Rami Malek.
Resta una performance complessa, in cui si avverte decisa tutta la potenza della figura raccontata, la sua sofferenza sul palco e fuori, che annichilisce però in parte l'intenso apporto e sforzo espositivo dell'attore, non in senso sempre positivo, visto che la Maschera Mercury cade a più riprese in termini di credibilità e rappresentazione, problema anche legato a diversi aspetti della scrittura.

Completamente in gioco

La concezione del biopic di Elton John ha invece permesso di percorrere una strada diversa e, a nostro avviso, estremamente più valida e funzionale. Il film è innanzitutto nato dall'intento dello stesso musicista di trasporre al cinema la sua storia, che tra tossicodipendenza ed eccentricità artistica è sempre stata a suo avviso trasportabile in sala e anche in modo efficace. Mancava giusto il nome adatto a interpretarlo, che è però magicamente spuntato fuori nel 2016 con Taron Egerton.
L'attore collabora ormai da anni con Matthew Vaughn (Kinsgman) e Dexter Fletcher (Eddie the Eagle), autori che gli hanno permesso di diventare amico dei relativi produttori e di Elton John in persona che, convinto della visione di Vaughn per l'adattamento della sua storia, gli ha ceduto i diritti di trasposizione. Egerton entra ufficialmente in gioco grazie a Sing, film animato della Illumination Entertainment in cui doppia il gorilla Johnny, prestandogli la voce anche nelle fasi musicali e rivelandosi un ottimo cantante. Curiosamente, la canzone finale è I'm Still Standing di Elton John, interpretata meravigliosamente dalla star. Fatti i dovuti provini e data una certa somiglianza di fondo (relativa ad altezza, massa e qualche tic espressivo), Egerton ha ottenuto il ruolo e si è messo completamente in gioco.

La differenza con Malek è evidente: qui l'attore somiglia sì al personaggio interpretato, ma non cerca di imitarne prepotentemente voce e movenze, tanto che si intravede sempre Egerton e il suo modo di recitare dietro alla Maschera Elton John.
Ovviamente sul palco, nei momenti di esibizione, la parte cinematografica guidata dagli eventi realmente accaduti è abbastanza evidente, ma è più una questione di esigenza scenica che di recitazione dell'attore, che infatti non viene mai intaccato e dà il meglio proprio in quegli eventi, cantando e suonando, arrivando anche a ballare.

In Rocketman c'è anche un senso dell'immaginifico inesistente in Bohemian Rhapsody, una spinta creativa in più - insieme alla forte componente musical - che regala alla rappresentazione del John di Egerton quella profondità luminosa e anche più giocosa e intrigante che lo rende più empatico e sincero.
L'Elton John di Rocketman è decisamente meglio sfumato, più deciso e diretto nel tema dell'omosessualità che mette ancora alla prova il talento di Egerton, che si apre a scene anche spinte, oneste e reali, relative alla sessualità del personaggio, vivendolo dunque al massimo delle sue possibilità.
Questa è un'altra differenza importante: entrare completamente nell'anima del personaggio. Abbozzare un sentimento o una semplice angoscia esistenziale in fase di scrittura andrà per forza di cose a corrompere l'interpretazione di un attore, pur bravo come Malek, mentre cercare di approfondire un aspetto tanto importante e formativo della persona raccontata concorrerà ovviamente a svelarne più facce, aiutando il performer a tirare fuori il meglio di sé. Per questo Egerton vince probabilmente su Malek 2 a 1: perché più empatico e reale nell'interpretazione, mentre il collega ha dalla sua una straordinaria e affascinante imitazione. In ogni caso due lavori eccellenti, che ricorderemo per molto, molto a lungo.

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