Il dopo Assassinio sull'Orient Express: quale futuro per il Poirot di Branagh?

Il Detective belga nato dalla penna della Christie potrebbe intrattenersi al cinema per molti anni, con l'attore britannico a interpretarlo.

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Uscirà nelle sale il prossimo 30 novembre, l'atteso nuovo adattamento cinematografico di Assassinio sull'Orient Express, di cui vi abbiamo già parlato nella nostra recensione, eppure, con un incasso che si aggira intorno ai 167 milioni a fronte di un budget di 55, il film diretto e interprato da Kenneth Branagh può già dirsi un discreto successo commerciale. Non a caso la 20th Century Fox ha annunciato in questi ultimi giorni il sequel, che trasporrà sul grande schermo Poirot sul Nilo, già adattato nel 1978 e poi nel 2004 per il cinema e la tv, nel quale rivedremo Branagh sia in cabina di regia che nei panni dell'investigatore belga nato dalla penna di Agatha Christie. Si può dire, visti i tempi che viviamo, di stare assistendo alla nascita di un ulteriore universo narrativo cinematografico, basato su uno dei detective più amati e conosciuti al mondo.
La visione del regista e attore britannico di Poirot in Assasisnio sull'Orient Express si è infatti rivelata un ottimo esercizio di stile, dove però, dati i molti personaggi e la necessità di abbracciare delle necessità da blockbuster, la caratura psicologica di ognuno di essi è venuta un po' meno, regalando un film dalla compostezza stilistica esemplare, più bello da vedere che profondo e introspettivo. E il setting del prossimo Poirot sul Nilo cambierà totalmente, anche se la mole di personaggi rimarrà comunque la stessa, ma segnerà definitivamente l'inizio di quello che potrebbe essere un interessante franchise. In quanto tale, presumibilmente, vogliamo oggi proporre tre ulteriori romanzi della Christie che potrebbero rientrare nell'esperienza cinematografica futura di Poirot, restando legati alla successione temporale che pare anche la Fox stia seguendo.

La serie infernale (1936)

Come Poirot sul Nilo, anche questo La serie infernale (in originale The A.B.C. Murders, decisamente più incisivo) è ambientato nel 1936, e oltre a essere una delle opere con il grande Poirot più belle potrebbe anche essere un ottimo prosieguo al secondo film, introducendo egregiamente anche l'iconico amico e assistente Arthur Hastings, controparte christieana del Watson di Conan Doyle. Anche questo romanzo, come tanti della scrittrice, è stato trasposto già al cinema nel 1966 e nel '92. La storia vede Poirot e Hasting indagare su una serie di omicidi apparentemente casuali, lasciando quindi pensare a un serial killer che uccide seguendo l'ordine alfabetico. L'assassino si premura inoltre di spedire a Poirot delle lettere firmate A.B.C. prima di ogni delitto, scrivendo ora e luogo dove avverrà il misfatto.
Purtroppo l'investigatore e la polizia di Scotland Yard arriveranno sempre in ritardo. Le "celluline grigie" del detective, però, scopriranno una serie di indizi che lo condurranno alla verità. Come molti dei romanzi dedicati a Poirot, l'opera è condita con molti personaggi e un intreccio solido e avvincente, che si può dire abbia fatto scuola. Sarebbe un ottimo terzo capitolo del franchise, diverso dai primi due molto più d'atmosfera e ambientato finalmente nell'amata Inghilterra della scrittrice.

Le fatiche di Hercule (1947)

Giocando con il nome del suo detective e il quasi-omonimo Ercole (Hercules) del famoso mito greco, questa raccolta di mini-gialli pubblicati tra il 1939 e il 1947 vede Poirot compiere le sue dodici fatiche, casi con i quali intende chiudere definitivamente la sua carriera da investigatore. Ad accompagnare il buon Hercule in questo viaggio dall'impostazione quasi mitologica troviamo inoltre la segretaria Miss Lemon e il fedele maggiordomo Georges, che appaiono però solo in alcuni cammei, comunque traducibili al cinema in parti più sostanziose, così da espandere ulteriormente questo plausibile Universo Narrativo. Nella raccolta, Poirot decide di emulare il suo leggendario antecedente, Ercole, accettando solo casi che presentino qualche attinenza con le sue dodici fatiche.
Il risultato è un mix di casi interessanti e ben sviluppati correlati dunque al Leone di Nemea, all'Idra, alla Cerva dalle Corna d'Oro, al Cinghiale di Erimanto, alle Stalle di Augia, ai volatili Stinfali, alla puledre di Diomede, al Gregge di Gerione, agli Esperidi e alla cattura di Cerbero. Dodici casi per la materia grigia di Poirot trasponibili al cinema in un unicum di indiscutibile fascinazione, ne siamo certi. Il romanzo è comunque già stato trasposto in un episodio nell'omonima saga televisiva con David Suchet.

Sipario (1975)

Anche se Le fatiche di Hercule doveva essere al tempo la chisura o l'inizio della fine delle avventure di Poirot, a chiudere in realtà definitivamente la carriera letteraria del detective fu questo Sipario, in originale Curtain: Poirot's Last Case, pubblicato per la prima volta nel 1975, quindi un anno prima della morte dell'autrice, il che lo differenzia dal romanzo finale di Miss Marple, uscito invece postumo. Dopo 55 anni di scritti dedicati a Poirot, per la Christie il personaggio era ormai divenuto "un pesante fardello", tanto da convincerla a non scrivere più alcuna opera a lui dedicata, riprendendo in mano un romanzo scritto diversi anni prima, capitolo conclusivo della saga di Poirot. Qui tornò dopo molti anni di assenza anche Hastings, che il detective incontra proprio a Styles Court, luogo del suo primo caso adesso divenuto residenza per anziani.
E proprio tra gli ospiti della casa si nasconde un efferato pluriomicida, una mente brillante che Poirot chiamerà semplicemente X. In modo simile al Mr. Holmes di Bill Condon, che si rifà comunque all'idea della Christie, anche questo Sipario affronta la vecchiaia di una leggenda, sempre dal brillante intuito e di grande acume ma ormai anziano nello spirito e nel fisico, stanco ma pronto ad adoperarsi per un ultimo e intricato caso. Una degna conclusione per uno degli investigatori più amati di tutti i tempi.
Insomma, in Branagh we Trust!

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