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Il destino che si compie: Avengers Endgame e la fine di un'epoca

I Marvel Studios portano a compimento un percorso cinematografico encomiabile, insegnandoci nel mentre il valore dell'accettazione della fine.

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Sono stati undici anni incredibili, vissuti come fantastiche montagne russe attraverso sali e scendi degni di nota in quell'imponente costruzione dell'Universo Cinematografico Marvel. L'idea di arrivare fino a oggi, fino a Endgame, Kevin Feige l'aveva già seminata nel primo Iron Man, storico apripista di tutto il progetto MCU, il film che nel 2008 cambiò radicalmente il mondo dell'intrattenimento e infuse nuova linfa al mercato del cinema mainstream.
Per sua stessa ammissione, al tempo tutto si pensava tranne che si potesse effettivamente arrivare a qualcosa di così immenso e amato dal grande pubblico, a un miracolo dell'entertainment tanto organico e ormai parte integrante del DNA di molti cinefili e fan, che pensare oggi di non poter vedere più film del Marvel Cinematic Universe è praticamente impossibile.

Assurdo anche guardando alle cifre da capogiro che ogni tassello del puzzle registra puntualmente al box office (per tacere poi dell'accoglienza critica), ma con l'ultimo Avengers: Endgame i Marvel Studios hanno deciso con coerenza di chiudere un'era di meraviglie, divertimento e stupore in un film muta pelle giocato proprio sul passato dei protagonisti, e su uno showdown deciso ad abbracciare come non mai una chiara volontà di chiusura, definitiva in molti modi diversi.
[ATTENZIONE, SPOILER A SEGUIRE]

Un posto nel mondo

C'è un preciso momento, nel sontuoso film dei fratelli Russo, dove un consapevole Thanos (Josh Brolin) guarda dritto in faccia il suo destino e decide di corrergli incontro. Comprende a modo suo come non si possa fuggire da un piano più grande e sceglie di tenere fede fino alla fine alla sua ideologia, anche se qui più sadica e completamente priva di un bilanciamento anti-eroistico che ce lo dipinga come una specie di messia della distruzione, inviato nel Cosmo per perseguire un "bene" superiore.
Dicevamo dell'importanza del momento, che potrebbe persino passare inosservato nel corso di tre ore di film, eppure esattamente emblamatico come altre tre situazioni vissute invece da Vedova Nera (Scarlett Johansson), Captain America (Chris Evans) e Iron Man (Robert Downey Jr.), che in questo caso però non anticiperemo. Vi basti sapere che si tratta di sequenze topiche destinate a imprimersi nella memoria per insegnare a un pubblico mainstream forse finora troppo "coccolato" un profondo senso di fine, di conclusione.

Ed è esattamente questo lo scopo di Endgame, dichiarato sin dal titolo, esplicitato ormai da anni, forse persino chiaro nell'economia produttiva del MCU sin dall'inizio, da quel 2008 dove Tony Stark diveniva Iron Man, prendendo coscienza della sua posizione e dei suoi doveri nei confronti del mondo.

L'evoluzione dei protagonisti è stata duratura e costante, interamente pensata per arrivare a questa precisa fine dei giochi: un'impalcatura psicologica e caratteriale che ha messo in aperto contrasto scuole di pensiero differenti e che ha saputo anche trovare un illuminato equilibro tra le stesse, puntando a significative dinamiche relazionali tra i personaggi principali.

È insomma la fine del viaggio a determinare la bontà dello stesso, a prescindere da quale sia la meta, ed esattamente in modo analogo anche Endgame determina con grande precisione la verità dietro a ogni step che ha condotto Iron Man o Captain America fino a questo momento, lasciandoli insieme essere ciò che sono sempre stati e anche quello che sarebbero dovuti essere: eroi, umani, amici. Salvatori.
Rivivendo - spesso letteralmente - i loro ricordi, di formazione e unione, soprattutto Cap e Iron Man assurgono a rappresentazione migliore dell'accettazione prima del proprio posto nell'Universo e poi della fine, che è parte del viaggio di un eroe, approdo necessario di una crescita emotiva e spirituale personale. Quando Steve si rialza per l'ennesima volta, stringe i denti e tira la cinghia che salda lo scudo al braccio, c'è in quel preciso momento l'introiezione di ogni singola azione passata e del suo innato desiderio di servire il bene e l'umanità, sin dal primo Captain America. E ancora di più è Tony Stark a compiere in conclusione un percorso importantissimo e centrale, alfa e omega dell'Infinity Saga, il suo inizio e la sua fine, dove tutto torna e ogni tassello combacia, andando finalmente a chiudere un mosaico durato più di un decennio, che visto adesso nella sua generalità assume un eccezionale significato.

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