Il Corvo: la scena del ritorno in vita di Eric Draven

Il ritorno alla vita del protagonista ne Il Corvo segna la sua definitiva presa di coscienza verso il proprio sentimento di vendetta. Analizziamo la scena.

Il Corvo: la scena del ritorno in vita di Eric Draven
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Il Corvo, fumetto a tinte dark creato da James O' Barr uscito alla fine degli anni '80 e diventato nel corso dei '90 un vero e proprio cult generazionale, ha visto nel '94 la sua trasposizione cinematografica, diretta da Alex Proyas, facendo di fatto conoscere l'epopea di Eric Draven a un numero ancora più vasto di persone.
L'opera racconta una brutale storia di vendetta portata avanti dal protagonista verso alcuni spietati criminali, T-Bird, Skank, Funboy e Tin Tin, colpevoli di aver ucciso sia il personaggio principale che la sua amata Shelly, vittima anche di violenza sessuale.
Un corvo dotato di poteri sovrannaturali, un anno dopo, dona però a Eric la possibilità di tornare alla vita permettendogli di compiere una vendetta fin lì negata, presentandoci così un protagonista oscuro e spietato, ascrivibile all'archetipo dell'antieroe che, proprio attraverso la sequenza della sua rinascita, ci viene mostrato in tutta la sua possente presenza scenica.

A volte accadevano cose talmente orribili, tristi e dolorose...

Il Corvo, prima che un'opera d'intrattenimento, è l'elaborazione di un lutto, il modo che l'autore James O' Barr ha trovato per far fronte a una terribile vicenda personale, cioè la morte della propria compagna (all'epoca molto giovane) per via di un pirata della strada.
Ogni singola pagina è intrisa della poetica di O' Barr, che è riuscito a trattare un tema tanto profondo, doloroso e struggente senza però alcun tipo di retorica o facile sentimentalismo, dando alla luce un'opera oscura e violenta, spesso totalmente priva di speranza seppur capace, proprio attraverso la figura di Shelly, di risultare al tempo stesso molto delicata quanto profonda.
L'opera cinematografica, pur presentando vari elementi differenti rispetto al fumetto, ha saputo comunque raccoglierne i temi di fondo mettendo in scena un revenge movie in piena regola, capace di catalizzare l'attenzione degli spettatori anche per via della brutale storia narrata.
Si riesce infatti a comprendere il senso di profonda impotenza e rabbia provato dal protagonista verso i suoi carnefici, particolare capace di portare lo stesso Eric a trasformarsi in un vero e proprio angelo della morte per andare alla ricerca dei criminali che lo hanno ucciso insieme alla propria fidanzata.

Mentre fuori piove ed è buio, il protagonista torna così in vita mosso esclusivamente dalla sua sete di vendetta.
Vendetta che gli viene concessa dalla figura onnipresente (e sovrannaturale) del corvo, un vero e proprio tramite tra il mondo dell'aldilà e quello dei vivi.
Il protagonista, frastornato, a tratti scioccato e tra le morse del freddo, ritorna nel suo vecchio appartamento (ormai distrutto) venendo subito travolto dai dolorosi ricordi della sua morte.
La breve soggettiva, che anticipa di qualche secondo l'ingresso in casa, riesce perfettamente a creare anche nello spettatore un grande senso di attesa e per certi versi di spaesamento, quasi come se il gesto di varcare la soglia effettuato da Eric sancisse definitivamente il suo ritorno nel mondo dei vivi, di cui però ormai è solo un ospite momentaneo.
Le stesse movenze dell'attore, a tratti convulse quanto improvvise, descrivono la sua straziante sofferenza nell'osservare l'aggressione dei malviventi ai danni di Shelly, rivivendo quegli attimi e sentendosi ancora una volta impotente di fronte all'orrore.

Eric viene così investito dai frammenti di ricordi che si accavallano nella sua mente, quasi come se lì, insieme a lui, si trovassero in realtà numerose persone a colpirlo ripetutamente in maniera violenta.
L'enorme e distruttivo trauma psicologico vissuto dal protagonista si riversa così anche sul piano fisico, in una continua spirale di morte, dolore e sofferenza da cui lui stesso non riesce ad allontanarsi in alcun modo.

...che l'anima non poteva riposare

Il protagonista, seppur sfiancato, scopre comunque di essere virtualmente immortale, capace cioè di rigenerarsi anche dalle ferite più gravi e quindi ormai non più collegato in alcun modo alle regole e alle leggi del mondo dei vivi.
Questa sua nuova versione di sé, totalmente priva di freni inibitori e mossa dalla furia cieca, decide così di pitturarsi il viso quasi come se dovesse condurre una guerra contro il mondo intero.
I nuovi flashback rivissuti dal protagonista questa volta non appaiono però violenti ma vicini a una dimensione poetica e romantica, dove sia lui che Shelly vivono nel modo più felice possibile la loro vita di coppia.
La figura dell'amata, così come il suo ricordo, diventano per il protagonista l'unica vera luce in un mare oscuro fatto di odio e disperazione, riuscendo per un singolo attimo a fargli ritrovare la serenità perduta, come testimoniato anche dal sottofondo musicale ora più calmo e soave.

I flashback legati all'imminente matrimonio tra i due (purtroppo mai avvenuto) così come le risate, i momenti spensierati e quelli di passione travolgente, vengono però strappati via dagli orrori del presente, in cui il protagonista è costretto a tornare per dare infine sfogo alla sua immensa rabbia vendicativa.
Lo stesso scatto d'ira verso lo specchio che ha di fronte porta Eric a intraprendere definitivamente il suo percorso di vendetta personale, anche nella sequenza della vestizione, capace di richiamare senza troppi problemi un certo tipo di immaginario supereroistico mainstream declinato però attraverso l'anima oscura, gotica, quanto underground tanto dell'opera originale quanto dell'intero film.
Eric Draven è ora finalmente diventato il Corvo ed è pronto a portare avanti la sua implacabile vendetta, perché i suoi avversari sono tutti già morti... solo che ancora non lo sanno.

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