Il cinema posticipato: storia di un disastro annunciato?

Con la seconda ondata di contagi da Coronavirus, arrivata ormai ovunque, le major hanno preso decisioni apocalittiche per il settore.

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La legge di Murphy è chiara: se qualcosa potrà andare male, allora lo farà sicuramente. Non c'è scappatoia al pessimismo dell'ingegnere statunitense che formulò il primo postulato della murphologia, ma è anche vero che a pensare male - spesso anche solo pragmaticamente - non si fa mai peccato. In concreto, il caso dei cinema globali in tempo di Pandemia da Coronavirus è un chiarissimo esempio di murphologia applicata al mondo della Settima Arte: non c'è una cosa che sia andata per il verso giusto. Le riaperture prima a campione e poi a tappetto delle grandi catene non hanno infatti registrato i numeri sperati, e questo anche a causa delle misure cautelative richieste alle sale, soprattutto in riferimento al distanziamento sociale.

Nel mentre, Disney ha deciso di optare per il servizio di Premiere Access per il Mulan di Niki Caro, e questo durante il faticoso percorso del Tenet di Christopher Nolan al cinema, al momento primo e unico blockbuster arrivato in sala in periodo pandemico. Dati gli insoddisfacenti risultati, comunque, il primato sarà salvaguardato a lungo, perché tutte o quasi le major hollywoodiane hanno ora deciso di posticipare ulteriormente i loro titoli più attesi e già precedentemente rimandati, facendo praticamente terra bruciata attorno agli esercenti e compilando consapevolmente un vero e proprio vedemecum per il disastro.

Wasteland cinematografiche

Come fa un intero sistema a reggersi praticamente sul nulla, senza più alcuna base certa? Non può, e infatti crolla. Le fondamenta del cinema contemporaneo erano purtroppo o per fortuna lastricate di blockbuster e non di cinema d'autore e indipendente, che non essendo più d'aiuto al sostentamento della struttura portante hanno trovato nuova linfa creativa, espressiva e distributiva tra le braccia dei grandi colossi dello streaming come Netflix, Amazon o Apple. Tolta però la colonna reggente o lo strato economico essenziale del cinema mainstream, neanche l'autoriale o l'indie avrebbero potuto nulla contro una così grave crisi sistemica da cui è ormai chiaro non esiste scappatoia. Una vera e propria situazione da combatti o scappa che solo Warner Bros. con Tenet ha avuto il coraggio, la fermezza e sì, anche l'ardire di affrontare nella seconda maniera, aggregandosi dopo una sonora sconfitta alla restante carovana degli studios e dandosela a gambe levate davanti a un nemico non solo insidioso per la salute dell'umanità intera ma rivelatosi deleterio per l'economica globale tutta.
Non esistono supereroi, spie, famiglie o principi fantascientifici in grado di confrontarsi ad armi pari con la desolazione cinematografica lasciata da questo Covid-19, virus reo di aver imprigionato il mondo nella morsa della paura e di aver modellato il terreno settoriale a immagine e somiglianza delle wasteland.

Un terreno vuoto e arido dove in pochi hanno la volontà di aggirarsi nonostante i pericoli, comunque in ambiti circoscritti (pensiamo a I Peggiori di Pietro Castellitto in uscita il 22 ottobre in Italia) e con dei rischi evidentemente calcolati (Wonder Woman 1984, I Croods 2, Diabolik, Freaks Out tutti a dicembre). Il dramma più ostico con cui confrontarsi è però la consapevolezza sempre più marcata dell'effettiva impossibilità di tornare relativamente presto alla "normalità", parola al momento svuotata dello stesso significato che poteva avere a inizio anno.

È per questo che i Marvel Studios, DC Films, Universal e tutte le altre major hanno iniziato a modificare le tabelle distributive guardando persino oltre il 2021 e arrivando al 2022. Non tutte, a dire il vero, ma è chiaro che chi ha opzionato una finestra di lancio nei primi mesi del prossimo anno sarà costretto a seguire attentamente l'evoluzione della Pandemia, pronto a confermare o rinviare ulteriormente questo o quel progetto a seconda dei dati incoraggianti o meno.

Non c'è in sostanza alcuna sicurezza, e questo sta già portando catene cinematografiche importanti alla bancarotta e al fallimento.
Attualmente è comunque No Time To Die con Daniel Craig il primo blockbuster in uscita, e la data fissata è solo per il 2 aprile 2021. Seguirà poi Black Widow dei Marvel Studios, il 7 maggio, poi Shang-Chi and the Legend of the Ten Rings (9 luglio), The Suicide Squad di James Gunn (6 agosto), Dune di Denis Villeneuve (1° ottobre), Gli Eterni (5 novembre).

A slittare completamente al 2022 sono stati invece l'attesissimo The Batman con Robert Pattinson (4 marzo 2022), il Flash con Ezra Miller (4 novembre 2022), mentre Shazam! Fury of the Gods arriverà soltanto il 2 giugno del 2023. E da qui a fine dicembre, con ben tre mesi di nulla assoluto o quasi, le sale torneranno a chiudere e più di una purtroppo non riaprirà più. È solo questione di murphologia.

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