Dal cinema alla tv: i videogiochi hanno una nuova Terra Promessa

Breve riflessione sul cambio di prospettiva degli adattamenti videoludici, sempre meno rivolti al cinema, sempre più attratti dalla televisione.

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Prima ancora dell'esplosione mainstream dei cinecomic, Hollywood guardava molto più ai videogiochi che ai fumetti. Li corteggiava e ne studiava ogni potenzialità cinematografica, soprattutto tra la fine degli anni '90 e i primi anni '10, ma tra la nascita di qualche franchise di medio-basso livello (Resident Evil) e tanti (troppi) flop commerciali o clamorosi disastri (Prince of Persia, tutti i film di Uwe Boll), alla fine il sentimento è sfumato, riaccendendosi solo di recente. Sappiamo infatti che grazie ai successi di Detective Pikachu e Sonic - Il Film, a Hollywood ha iniziato a diffondersi una certa e ragionata speranza su di un nuovo filone cinegame, pensato come universo mainstrem cinematografico complementare a quello dei cinecomic, così da ampliare le possibilità di mercato sfruttando a pieno una cultura pop sempre più grassa, proverbiale vitello di cui sfamarsi.
Il momento di una risposta finalmente soddisfacente ai botteghini (2019) è curiosamente coinciso con l'accavallarsi di almeno una decina di progetti traspositivi destinati al cinema: Uncharted, Call of Duty, The Division, Monster Hunter, Rainbow Six, Sleeping Dogs, Mega Man, Borderlands, Super Mario Bros e Metal Gear Solid, con l'aggiunta di un reboot di Resident Evil e il sequel di Tomb Raider con Alicia Vikander nei panni di Lara Croft. Tutti titoli interessanti di cui non vediamo l'ora di poter parlare più approfonditamente, non appena avremo maggiori informazioni, ma se pensate che sia un numero significativo e importante, con videogiochi di alto calibro pronti a un loro adattamento, ricredetevi, perché la verità è che il cinema non è più la Terra Promessa per questo tipo di progetti.

Piccolo schermo, grandi ambizioni

L'arrivo della PeakTV e l'apertura concettuale a un modello produttivo seriale hanno infatti radicalmente mutato le prospettive traspositive dei videogiochi. Non solo, comunque, perché una produzione cinematografica richiede un'attenzione e investimenti solitamente più rischiosi e difficili da ottenere rispetto a un progetto ideato per essere diluito nel tempo in un blasonato canale via cable (HBO, Showtime, Starz) o su qualche piattaforma streaming di successo (Netflix, Amazon Prime, Disney+). Questo non significa che i budget stanziati per gli adattamenti televisivi dei videogiochi siano minori rispetto a quelli per il cinema, ma solo più sicuri. Non esiste che oggi un canale di alta fruibilità come ABC o NBC si metta a produrre adattamenti di questo livello, perché non ha la forza lavoro, le competenze creative e artistiche, né l'economia per sostenere simili investimenti di tempo e denaro. Il loro tempo è scaduto a metà degli anni '10, adesso è il momento dello streaming a pagamento e della TV via cavo, di chi investe cifre impressionati basandosi esclusivamente sulla qualità del progetto, non sull'eventuale tentativo di successo, procedendo a tentoni.

Questo giustifica e chiarisce allora i tanti e recenti annunci di adattamenti televisivi tratti da famosi e lodati videogiochi, con la sicurezza di un arrivo praticamente garantito entro i prossimi due o tre anni. Tra streaming e tv vedremo progetti di alto profilo come la trasposizione di Disco Elysium, la serie di Halo targata Showtime, Fallout di Amazon Prime Video dai creatori di Westworld, la serie animata di Devil May Cry di Netflix, The Last of Us di HBO e la serie tie-in anime di Cyberpunk ancora targata Netflix. A questi possiamo inoltre aggiungere in anticipo tutti quei titoli come Centipede, il reboot di Assassin's Creed, Duke Nukem o Firewatch: trasposizioni annunciate ormai tre o quattro anni fa di cui non sono più trapelate notizie e che sono forse in procinto di cambiare modello produttivo e narrativo, in attesa di capire come e quando muoversi per un nuovo annuncio (su Assassin's Creed c'è stata incertezza sin dall'inizio, dopo il flop del film con Michael Fassbender).

Vedete, il problema del cinema - soprattutto oggi, con una Pandemia in corso - è proprio questo: l'incertezza. Si possono annunciare tutti i progetti che si vogliono, ma fino all'arrivo di una sceneggiatura e lo stanziamento di un budget, le sicurezze sono a zero. Per la televisione valeva in precedenza lo stesso ragionamento, ma le major che investono oggi sul piccolo schermo, senza diminuire di un millimetro le proprie ambizioni (anzi estendendole e rimettendole a un sistema narrativo più efficace perché più lungo e aperto a sperimentazioni di genere), pretendono prima di tutto la sicurezza, circondandosi dunque di grandi firme, chiamando i migliori produttori ed executive, stanziando budget precisi con la certezza di un ritorno economico.

C'è poi da dire che la televisione ha guadagnato molta più attrattiva rispetto a dieci anni fa, risultando invitante per tanti autori, che promettono meraviglie ma che a volte deludono. Potrebbe dunque essere anche il caso delle trasposizioni videoludiche, nel prossimo futuro, ma dato l'entusiasmo con cui queste vengono accolte la risposta in termini di ascolti e introiti è già immaginabile come grandiosa, a prescindere da una qualità che comunque è la prima cosa che simili progetti tendono a ricercare.

Il cinema, al contrario, tenta spesso di ridurre queste trasposizioni a spettacoli mainstream senza troppo carattere, che si tratti di Pokémon o di videogiochi di impatto emotivo o creativo dirompente. Insomma, standardizza più che diversificare, mentre il tempo on screen a disposizione per un lungometraggio di ampia portata è di due ore e mezza, sperando in un sequel che non arriva spesso per i cinecomic, figuriamoci per i cinegame. Questo costringe prima di tutto a scegliere se confezionare un prodotto chiuso e a sé stante con possibilità di prosieguo, o partire già a monte con l'idea di una trilogia o di un franchise, mossa quasi sempre scelta dalle major per un ragionamento basato sull'eventualità di buoni introiti, non sulla certezza dell'investimento. Mentre Fallout o The Last of Us sono prodotti sicuri, con un successo praticamente garantito, il film di Metal Gear Solid, il sequel di Detective Pikachu, l'adattamento di Call of Duty o di Sleeping Dogs non lo sono per niente.

Non è assolutamente certo il loro arrivo, non è chiaro quanto potranno incassare al box office, le perdite dovute a investimenti troppo entusiastici potrebbero costare care ai produttori, mentre il risultato - narrativamente troppo contratto, poco preciso e non così spettacolare - potrebbe deludere totalmente le aspettative. Pensavamo che la Terra Promessa del videogioco fosse il cinema. Ci sbagliamo di grosso.

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