Il cinema a luci rosse: analisi di uno dei generi più bistrattati di sempre

Analizziamo insieme uno dei generi cinematografici più sottovalutati di sempre, focalizzandoci sulla sua mutazione genetica avvenuta per via di internet.

speciale Il cinema a luci rosse: analisi di uno dei generi più bistrattati di sempre
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Il cinema a luci rosse è uno dei generi cinematografici più bistrattati - e sottovalutati - di sempre. In questo speciale tenteremo di analizzare il genere attraverso le sue numerose sfaccettature, cercando di focalizzarci soprattutto sulla mutazione genetica che, anche e soprattutto per via di internet, lo ha colpito in maniera marcata, cercando al contempo di provare a fare un po' di ordine - nei limiti del possibile - su determinati aspetti che spesso, tanto sul web quanto nei dibattiti televisivi, vengono trattati in modo eccessivamente superficiale.

Il cinema a luci rosse di ieri

Quando si parla di porno, per forza di cose, la dimensione puramente sessuale/eccitante gioca un ruolo fondamentale all'interno dell'equazione generale.
Quello che però spesso molte persone tendono a ignorare sistematicamente è in realtà la natura controculturale, d'avanguardia (e se vogliamo anche sperimentale) di vari film appartenenti al genere che, soprattutto nel corso degli anni '70, hanno saputo dare un forte scossone al concetto stesso di bigottismo/perbenismo.
Da questo punto di vista non possiamo non citare film di estremo successo quali Deep Throat - conosciuto in Italia con i titoli Gola Profonda o La vera gola profonda - e The Opening of Misty Beethoven, considerato da vari critici cinematografici come uno dei film pornografici migliori della storia del cinema.
Per quanto oggi sia davvero difficile considerare i film porno come prodotti "alla pari" rispetto a qualsiasi altro genere, nel caso di Gola Profonda e The Opening of Misty Beethoven possiamo invece parlare di cinema a tutti gli effetti, proprio per il modo in cui queste opere sono state concepite.

Nonostante infatti i due film in questione contengano scene di sesso esplicito, si vede chiaramente l'intenzione da parte degli autori di costruirci attorno anche soluzioni visive/narrative non puramente sesso-centriche, capaci di puntare su tematiche in realtà innovative per l'epoca, tra le quali ovviamente l'importanza data al concetto di liberalizzazione sessuale.

In Deep Throat, la protagonista delle vicende è Linda, una giovane ragazza (interpretata da Linda Lovelace) che non riesce in alcun modo ad avere un orgasmo soddisfacente.
Dopo vari tentativi andati a vuoto, la protagonista scopre di avere il clitoride in gola, particolare che la porta ad avere numerosi rapporti sessuali per via orale così da porre finalmente fine alla sua insoddisfazione.
In The Opening of Misty Beethoven, l'omonima protagonista interpretata da Constance Money, si ritrova invece a compiere una serie di bizzarre sfide per trasformarsi in un'esperta del sesso spinta dalla bizzarra scommessa di un sessuologo.
Entrambi i film possono esser considerati come una sorta di grande "dito medio" alzato nei confronti del perbenismo imperante dell'epoca, mostrando esplicitamente il sesso con trovate registiche spesso d'avanguardia.
Porno quindi inteso come mezzo per mostrare un qualcosa che fino ad allora era considerato come un enorme tabù, più vicino se vogliamo a un'azione dai connotati addirittura punk, in grado di dare un forte scossone all'intera società (sia americana che mondiale).

Il film Gola Profonda è stato infatti un vero e proprio prodotto spartiacque per il genere, capace di dare una nuova valenza al concetto stesso di pornografia (dato che prima di allora i vari prodotti per adulti erano considerati come estremamente borderline, osceni o semplicemente illegali).
La grande rivoluzione culturale a cui il porno mainstream ha effettivamente contribuito in passato è stata possibile proprio grazie agli enormi cambiamenti sociali avvenuti a partire dal 1968, capaci di rivoluzionare in tutto e per tutto alcuni aspetti cardine della nostra società.

La cosiddetta Golden Age of Porn, a cui appartengono vari film tra cui il famoso The Devil in Miss Jones, ha quindi portato l'intero genere a raggiungere una popolarità fuori scala e, soprattutto, all'approvazione di un enorme numero di addetti ai lavori (tra cui critici cinematografici, registi e artisti in generale) totalmente scollegati da quella che di lì a poco sarebbe diventata una vera e propria industria cinematografica parallela dal fatturato esagerato.

Il cinema a luci rosse di oggi

Nonostante la carica eversiva e controculturale delle origini, in poco meno di trent'anni (passando per l'avvento delle VHS fino ad arrivare alla comparsa di internet), l'intero genere si è ritrovato a sparire quasi totalmente dalle sale cinematografiche - e dalle luci della ribalta - ritrovandosi ancora una volta senza mezzi e fondi a disposizione, ripiegando in seguito verso la dimensione a tratti vignettistica, ludica e situazionale che oggi tutti conosciamo.
Seppur l'involuzione genetica del porno non sia in alcun modo da demonizzare (dato soprattutto che nel 99% dei casi quando fruiamo di un contenuto pornografico non ci curiamo minimamente di tutto ciò che gli gravita attorno a livello contenutistico/stilistico/narrativo), è innegabile come il cinema per adulti - che oggi è in realtà improprio chiamare così - si sia in realtà trasformato in un qualcosa di completamente diverso dalle origini.
Internet ha di fatto annullato la dimensione smaccatamente autoriale del cinema a luci rosse, virando su un concetto di mainstream molto più incline ad assecondare le fantasie del singolo piuttosto che puntare a una dimensione artistica più complessa e stratificata capace di arrivare a tutti.

Il porno si è così evoluto (o involuto a seconda dei casi) in un vero e proprio ipermercato in cui ogni nostra fantasia sessuale può essere appagata semplicemente con un clic, dando vita a una serie di generi e sottogeneri quali teen, milf e via discorrendo, che in realtà non identificano più in alcun modo il genere, ormai mutato geneticamente.
Tralasciando in questa sede qualsiasi tipo di aspetto morale legato all'industria (che meriterebbe per forza di cose un articolo dedicato) è innegabile come il porno di oggi sia in realtà qualcosa di profondamente diverso dalle origini, spesso sbeffeggiato da tutti in maniera impietosa ma il più delle volte anche in maniera ipocrita.

Nonostante infatti ci siano davvero un'infinità di film dai titoli esageratamente ridicoli ed estremamente buffi nella loro essenza trash, il constatare come il porno sia avvertito dalla collettività non può che portarci a provare un enorme senso di sconforto verso un qualcosa che probabilmente non tornerà mai più.
In vari casi, comunque, le stesse scene mainstream attuali sono frutto di un impegno collettivo messo in piedi da professionisti; lo stesso genere, soprattutto negli ultimi anni, ha provato a intercettare le mode del momento, facendosi contaminare sempre di più da una dimensione ultra pop che spesso ha confluito nella creazione di parodie pornografiche dei film più famosi del momento o in vere e proprie scene studiate e concepite per sfruttare il trend sempre crescente dei videogiochi.
L'industria pornografica, che presenta ovviamente vari lati oscuri (allo stesso modo di quella cinematografica classica, basti pensare allo scandalo Weinstein) è da sempre al centro di numerosi dibattiti di carattere sociologico e morale per via di numerosi temi.

Se c'è però qualcosa su cui la pornografia moderna ha inciso in maniera considerevole, soprattutto riguardo alle nuove generazioni, è il modo stesso in cui viene intesa oggi la sessualità dai più giovani.
I nativi digitali hanno infatti letteralmente assorbito a livello cognitivo l'immaginario totalmente irreale del porno moderno, usandolo come vero e proprio metodo educativo da emulare nel modo più preciso possibile nella realtà.

In questo modo, i pornoattori hanno assunto il ruolo di veri e propri educatori della sessualità (ruolo che per loro stessa ammissione non gli compete minimamente) per via di un pubblico incapace di recepire i video pornografici come semplice intrattenimento e gli stessi attori come altrettanto semplici performer.
Nonostante neanche nell'industria pornografica mainstream recente siano mancati prodotti di qualità, come ad esempio nel caso del film Pirates diretto da Ali Davoudian (in arte Joone) uscito nel 2005, l'avvento di internet ha sicuramente contribuito a contaminare lo stesso modo di concepire i film, sempre più spesso inclini nel presentare allo spettatore una serie di scene di sesso autoconclusive una attaccata all'altra - perdendo di vista anche un certo modo di approcciarsi alla coesione narrativa delle origini.

Realtà e finzione si sono così avvicinati (e sovrapposti) sempre di più, creando un vero e proprio cortocircuito tra ciò che è reale e ciò che è finto proprio per la "pseudo" facilità con cui è possibile replicare dal vivo quanto visto su schermo (che però è sempre e comunque frutto, quando si parla di produzioni mainstream, di un attento studio di posizioni a favore di camera, luci di scena, montaggio, ecc...).

In passato infatti, quando la stessa messa in scena del porno era in realtà molto più cinematografica, gli spettatori riuscivano a recepire maggiormente le varie scene come un prodotto di finzione costruito ad arte; oggi invece, con il porno inteso semplicemente attraverso una funzione situazionista in cui il centro nevralgico di tutto è l'inquadratura "ginecologica" della penetrazione, gli spettatori (soprattutto i più giovani) non hanno fatto altro che recepire il tutto come perfettamente reale e coerente con la realtà.
L'atto sessuale meccanico in sé, declinato attraverso un elevatissimo numero di sfaccettature (molto spesso artificiose, esagerate, a tratti spettacolari e/o estremamente rudi) è diventato il modo con cui oggi il pubblico di nativi digitali immagina il sesso nella sua totalità, escludendo oltretutto dall'equazione qualsiasi tipo di coinvolgimento emotivo.

Oltre comunque allo strapotere imperante del porno mainstream (e di tutto l'immaginario che costantemente ne deriva, tra cui uno standard di bellezza che deve rispettare determinati canoni), esistono comunque ancora autori capaci di puntare su una direzione più autoriale in grado di uscire dagli stereotipi del porno classico, come nel caso della regista Erica Lust o il gruppo di registe italiane Le Ragazze del Porno, seppur questo modo di concepire il cinema a luci rosse sia in realtà minoritario e, molto spesso, sistematicamente ignorato dal grande pubblico.

Il cinema porno di domani

Il problema principale relativo all'argomento è però legato a una vera e propria lotta tra fazioni che spesso, soprattutto nei dibattiti televisivi, non fa altro che generare confusione nello spettatore.
Ogni volta che infatti si dibatte di cinema porno, lo stesso concetto di cinema viene rimosso dall'equazione, riproponendo sempre la stessa identica situazione in cui due squadre rivali si affrontano senza però focalizzarsi mai su quello che conta davvero.
In ogni singolo dibattito è infatti presente chi condanna a spada tratta qualsiasi persona che lavora nell'industria pornografica (per ragioni spesso legate alla morale comune) e chi invece mitizza i numerosi performer dell'industria quasi fossero delle divinità provenienti da un altro pianeta.

In realtà, per fare un dibattito serio, oggettivo e privo di qualsiasi moralismo di sorta, bisognerebbe tornare a parlare del cinema porno vero, di quello che è stato e del perché, almeno fino a oggi, nessuno più (tanto tra i produttori quanto tra gli attori salvo rarissimi casi), sembra avere intenzione di riabilitarlo andando a ripescarne la natura d'avanguardia delle origini senza per forza sacrificarne la portata mainstream data dalla diffusione via internet.
Il cinema porno, oggi, sfruttando la propria iconografia ormai perfettamente codificata (in cui la dimensione puramente eccitante deve per forza di cose risultare al centro di tutto) dovrebbe impegnarsi maggiormente, tanto a livello internazionale che locale, a trattare temi d'attualità estremamente scomodi e spesso ignorati dai media tradizionali, ritornando a parlare di libertà sessuale, di politica, di pregiudizi e di tutto ciò che può scatenare una forte reazione - anche di forte dissenso - da parte del pubblico generalista.

La vera rivoluzione per il genere sarebbe vederlo svettare nuovamente (e fieramente) al fianco del nuovo Avengers e/o del nuovo film di Steven Spielberg o di Martin Scorsese; solo così il porno riuscirebbe davvero a riconquistare il posto che gli spetta di diritto all'interno del mondo dell'intrattenimento, anziché venir relegato in una sorta di dimensione speculare di cui a nessuno in realtà interessa granché.
Fino a quando si continuerà a sbeffeggiare in ogni modo possibile il genere, trattandolo come un qualcosa di serie z capace di arrivare al grande pubblico (nelle sedi tradizionali) solo e soltanto quando bisogna criticarlo in maniera distruttiva, il porno continuerà a mutare sempre e solo attraverso la sua funzione più ludica e superficiale.

Bisognerebbe quindi sforzarsi non tanto di criticare il porno mainstream in quanto tale, dato che svolge in maniera impeccabile la sua funzione eccitante, quanto invece l'inclinazione generale nell'ignorare sistematicamente anche la dimensione maggiormente autoriale dello stesso.
Il porno in realtà virtuale potrebbe infatti diventare nel prossimo futuro la nuova frontiera dell'intrattenimento "per adulti", ma siamo davvero sicuri che questa sia la sola e unica strada possibile per un genere che, al pari di tutti gli altri, ha fatto la storia del cinema?

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