Il Cavaliere Oscuro compie dieci anni: un classico sospeso fra bene e male

In occasione del decimo anniversario, analizziamo l'eredità (cinematografica e concettuale) lasciata da Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan.

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18 Luglio 2008. Ultimo anno della presidenza Bush. Nelle sale degli Stati Uniti - e di tutto il mondo - arriva Il Cavaliere Oscuro, il nuovo film di Christopher Nolan.
Fin dalla magistrale sequenza del prologo ("Ma perché lo chiamano Joker?"/"Ho sentito che si trucca la faccia"), ispirata al capolavoro heist di Michael Mann Heat - La Sfida, si poteva intuire come l'obiettivo del film fosse quello di alzare l'asticella tanto del genere cinecomic (anche se l'MCU doveva ancora esplodere) quanto del mondo dei blockbuster hollywoodiani: nel corso di due ore e mezza, in grado di mescolare elementi da gangster movie ad altri legal thriller, atmosfere noir alla fobia terroristica post 11 settembre, Il Cavaliere Oscuro si fa epopea cruda, realistica ed entusiasmante, che afferra lo spettatore e lo trascina in un'escalation di follia, nella quale il duello fra bene e male diventa uno scontro politico e sociale.
Oggi, 18 luglio 2018, The Dark Knight compie dieci anni. Ancora attuale, avvincente e magnifica, l'opera di Christopher Nolan rimane uno dei migliori film di supereroi della storia del cinema.

Why so serious?

Mentre la Marvel sceglieva di seguire la via del divertissement (a partire proprio dal 2008 con Iron Man, l'inizio dell'attuale MCU), dimostrando una forza editoriale superiore alla concorrenza, Nolan puntava tutto su toni cupi e un fascino noir ancora oggi inavvicinabili.
Al di là del lavoro monumentale svolto dal regista londinese, grande merito va sicuramente dato all'interpretazione del Joker firmata Heath Ledger, che si è fatto carico dell'anima oscura e folle dell'intera opera. Per l'attore raccogliere l'eredità di Jack Nicholson, villain nel Batman di Tim Burton, non era certo un'operazione semplice, il risultato finale però ha messo d'accordo tutti, con un personaggio in grado di rimanere impresso nella memoria collettiva in modo indelebile - diventando uno dei cattivi più apprezzati di sempre.
Tra manierismi attoriali, tic, una voce inquietante e una risata quasi demoniaca, il Joker di Ledger sembra una forza della natura spuntata da un film horror, claudicante e gobbo, coi capelli verdi e unti, il viso coperto da un trucco bianco sbavato e attraversato dal ghigno spettrale di un'orribile cicatrice.
A dispetto della fama da folle psicotico (i gangster di Gotham, all'inizio, si fanno gioco di lui giudicandolo un clown pazzo), il Joker di Nolan può vantare una lucidità mentale pari a quella del suo avversario, Batman. E proprio su questo campo, "metafisico" più che fisico, prende forma un violento scontro di ideologie antitetiche.


Il sogno del villain è questa volta l'anarchia totale, la sua missione è quella di dimostrare come l'unica forza in grado di muovere l'anima di Gotham, e per estensione quella degli Stati Uniti (e dunque il mondo intero), sia la pazzia. Attraverso una serie di azioni sempre più mortali e amorali, trasforma la città fittizia della DC Comics nel suo personale manicomio, nel quale tutti sono pazienti da tenere sotto osservazione, portati al limite della sopportazione.
Perfino Batman, pur di prevalere, è costretto a spingersi oltre le proprie regole, ad assottigliare il proprio confine morale, affidando al Lucius Fox di Morgan Freeman il compito ingrato di spiare tutti i cellulari della città, diventando estremista quanto il Joker ma nel senso opposto - aspirando al bene, ovviamente.
Nonostante ciò, alla fine è comunque il folle clown a trionfare, in un certo senso, poiché Batman è costretto ad addossarsi la colpa dei crimini di Harvey Dent al fine di proteggere l'integrità delle figure istituzionali di Gotham, ormai definitivamente compromesse.

Veder bruciare il mondo

Se Batman e Joker sono gli emblemi di due filosofie che Nolan si diverte a far scontrare, l'Harvey Dent dell'encomiabile Aaron Eckhart è l'uomo "comune" che si ritrova schiacciato dal peso della guerra morale al centro del film.
Ne uscirà sfigurato, e non solo a livello estetico e fisico, con la sua anima politica letteralmente bruciata e annerita, la sua mente spaccata in due. Da uomo politico, Dent rappresenta la comunità che lo ha eletto, neppure lui però riesce a ignorare la corruzione dilagante che lo circonda.
Nasce così il personaggio di Due Facce, che ci porta a parlare delle connotazioni politiche di un film come Il Cavaliere Oscuro: la sopracitata presidenza Bush era agli sgoccioli quando il film è arrivato in sala, ma i suoi strascichi erano ancora vividi negli Stati Uniti come nel mondo.
Nel lungometraggio, Nolan riflette sulle ansie della guerra al terrore e sulle limitazioni alla privacy in nome della sicurezza nazionale (la stessa soluzione a cui ricorre Batman per catturare Joker, come abbiamo detto), cercando di diffondere il messaggio che, alla fine, le misure estreme non garantiscono mai il trionfo: Batman si abbassa al livello del suo antagonista ma fallisce in tutto e per tutto, la vittoria arriva soltanto sacrificando il proprio onore.
Tutti questi elementi rendono il film di Nolan il classico che è oggi, con il regista che ha dipinto Gotham come una città vera, tangibile - grazie anche alla potenza dell'IMAX - popolata da persone semplici che compiono scelte complesse. Il contenuto è ovviamente supportato da una messa in scena imponente, con alcuni momenti chiave assolutamente indimenticabili.

Pensiamo alle sequenze in cui il Joker irrompe nella quotidianità altrui, sia dal vivo che attraverso i media, a quando - in estasi - si sporge dal finestrino di un'auto per gioire in silenzio (in una scena che cita uno dei momenti finali di Roy Betty in Blade Runner), o ancora al profilo di Batman in piedi tra le macerie di un edificio esploso, con la testa china, sconfitto.
Attimi di grande cinema che ci sono rimasti dentro, con prepotenza. "A volte la gente merita di più", dice Batman in una delle frasi finali del film. Altre volte, aggiungiamo noi, di più non si può chiedere.

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