Il caso Bill Maher/Stan Lee: un'occasione persa per restare in silenzio

Il comico e conduttore americano si è scagliato contro il compianto autore e la sua eredità culturale, offendendo nel farlo "tutti gli amanti dei fumetti".

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Si dice "nel bene o nel male, l'importante è che se ne parli", ma la verità è che "nel male" ha più successo. Non in termini di condivisioni, perché genera fisiologicamente più dissenso, ma di visualizzazioni e copertura mediatica sì. Specie poi se si va ad attaccare una leggenda come Stan Lee a pochi giorni dalla sua scomparsa, esattamente come ha fatto Bill Maher in un post pubblicato sul suo blog personale. Il suo nome non è magari noto a tutti, ma in questi ultimi giorni è balzato agli onori della cronaca proprio per i suoi commenti, comunque di base puntualmente provocatori ed estremisti, che non conoscono mai mezze misure.
Lo fa di proposito, Maher, comico e conduttore: un po' per le sue posizioni socio-politiche e culturali, spinte verso ale estreme, contro tutto, spesso pro lobby delle armi e critico anche contro alcune minoranze, un po' perché - ormai è chiaro - ci prova gusto a dettare il contraddittorio a tutti i costi. Conosce benissimo il meccanismo social e gli ingranaggi interni che lo alimentano, su tutti l'odio, che genera polemiche e attacchi, aumentando a dismisura la visibilità, e da ottimo "troll" ne approfitta, parlando soprattutto ai suoi detrattori, tenendoseli vicini. È così che ha deciso di dire la sua su Stan Lee.

Chi semina vento sa di raccogliere tempesta

Su tutto, Maher non ha voluto parlare della personalità o della vita di Lee, che come sottolinea "non ha mai conosciuto", ma direttamente della sua eredità culturale, di tutti quei personaggi e quelle storie a fumetti che ha creato nel corso di una carriera lunga e brillante, portando immaginazione e positività nel mondo. Maher ha spiegato come "il lutto dell'America per il tizio che ha creato Spider-Man e Hulk sia esagerato, tipico di molti americani, che sfruttano la loro intelligenza per cose stupide". Addentrandosi sulla rilevanza culturale dei fumetti, Maher ha suggerito come "già nel passato fossero visti come un qualcosa per bambini, da abbandonare una volta adulti per passare ai libri", continuando ad attaccare il medium, "che ha permesso a molti stupidi di diventare professionisti affermati". La libertà di espressione è certamente uno dei grandi cardini della democrazia, ma ci sono dei limiti. Uno di questi, ad esempio, arriva quando ci si sente in diritto e soprattutto in grado di disquisire su di un'argomento che non si conosce, per diretta ammissione dell'interessato. Bill Maher nota infatti come "non legga più fumetti da quando era bambino" e di non essere stato neanche all'epoca "un grande appassionato". Si definisce "un agnostico di Stan Lee" e in generale dei fumetti, "perché non li ho mai letti nemmeno quando ero piccolo", contraddicendosi da solo nel giro di due lunghe dichiarazioni. Il comico si addentra in un attacco anche abbastanza feroce al medium ammettendo la sua ignoranza sull'argomento, sentendosi comunque in dovere di esprimere un suo giudizio acritico e mosso esclusivamente da un sentimento personale.
No che non possa farlo, perché può. Ma non dovrebbe. È questo il punto. Non ci si dovrebbe ergere a giuria dall'altro della propria ignoranza su uno specifico tema, anche se Maher - come spiegavamo - lo fa per una questione politica e di visibilità, per rafforzare al contempo la sua fanbase e racimolare qualche nuovo detrattore, accrescendo insieme popolarità e impopolarità, che sono le facce della stessa medaglia: il successo mediatico.

Sfrutta un linguaggio a lui consono, quello invettivo, e tocca nervi scoperti di un america "democratica" oggi più furiosa che mai, iniziando dal particolare - il fumetto e Stan Lee - e passando all'universale - l'America e i college -, così da spiegare la sua visione di una nazione florida ed estremista contro le idee liberali e culturali di esponenti moderanti di ogni partito. Sembra assurdo, è vero, ma gran parte del discorso si fossilizza proprio sull'aspetto socio-politico, che Maher conosce e plasma a dovere "trollando i media, che purtroppo lo cavalcano", come spiega Neil Gaiman.

La società co-fondata da Stan Lee nel 2001, la POW Entertainment, ha voluto rispondere al comico sottolineando "come la lezione più grande che Stan ci abbia insegnato sia stata la tolleranza e il rispetto, che permette a tutti noi di interiorizzare e ricevere l'opinione secondo cui i fumetti siano una cosa infantile". Quello che la società non riesce proprio a perdonare, però, è il fatto che Maher abbia detto che Lee "abbia ispirato soltanto a guardare un film, dichiarazione onestamente disgustosa, perché ci sono milioni di persone pronte ad ammettere come Stan le abbia invogliate a leggere, a vivere una vita senza assoluti e ad essere eroi anche senza superpoteri, giorno dopo giorno".
La risposta di Maher non si è fatto comunque attendere: "Quello che stavo dicendo è che una cultura che pensa che i fumetti e i cinecomic siano profonde meditazioni sulla condizione umana è una stupida cultura del c***o. E le persone che si arrabbiano confermano il mio punto di vista". Peccato: un'altra occasione mancata per restarsene in rispettoso silenzio, dando ulteriore dimostrazione di non aver compreso una delle lezioni più importanti di Stan Lee: "Da grandi poteri, derivano grandi responsabilità".