Il Batman di Christopher Nolan e la decostruzione del mito supereroistico

Scopriamo insieme le tematiche salienti alla base della trilogia nolaniana dedicata a uno dei supereroi più famosi del mondo: Batman.

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Batman, l'iconico supereroe della DC Comics creato da Bob Kane e Bill Finger nell'ormai lontano 1939, è probabilmente uno dei personaggi di fantasia più famosi del mondo.
Nel corso dei decenni, oltre ovviamente alla miriade di fumetti a esso collegata, sono usciti anche numerosi film, più o meno riusciti, tra cui possiamo citare le pellicole dirette da Tim Burton - di qualità molto elevata - seguite purtroppo dalle non esaltanti opere firmate Joel Schumacher.
Nel 2005 però, il regista Christopher Nolan ha riportato Batman al cinema attraverso un vero e proprio reboot stilistico e contenutistico, capace di azzerare completamente i passi falsi visti in passato in favore di una rappresentazione dell'eroe il più possibile realistica.
Di seguito andremo quindi ad analizzare gli aspetti salienti dell'intera trilogia nolaniana, non prima però di aver analizzato nel dettaglio il processo che ha portato alla nascita di un uomo pipistrello a tratti atipico ma non per questo meno interessante.

Sai perché cadiamo, Bruce?

Seppur Batman non abbia in realtà dei superpoteri, è comunque un tassello fondamentale del pantheon dei supereroi DC, delle vere e proprie divinità dotate di poteri fuori scala che nulla (o quasi) hanno in comune con le persone normali. In ambito cinematografico si è quindi spesso cercato di descrivere lo stesso universo in cui si muove il personaggio attraverso un registro narrativo e stilistico sopra le righe, partendo dalle atmosfere gotiche e oscure dei Batman di Burton e arrivando al tripudio di colori acidi e stroboscopici delle opere di Schumacher, in cui si è dato molto peso anche ai numerosi gadget ipertecnologici dell'uomo pipistrello.
Per quanto infatti molti fan abbiano ritenuto la ricerca smodata di Nolan per il realismo come un atto d'amore per il personaggio, il realtà la stessa idea di trasportare nel mondo di tutti i giorni un eroe come Batman collide enormemente con la concezione di supereroe DC.

Valutando infatti l'intera storia editoriale del personaggio (e non solo alcune opere isolate), si può evincere come pur senza superpoteri sia comunque in grado di rivaleggiare con avversari molto (ma molto) più forti di lui, particolare che rende di fatto Bruce Wayne/Batman più simile a un semidio anziché a un semplice umano.
Il concetto legato ai supereroi con superproblemi tanto caro in casa Marvel non è mai stato infatti il fulcro narrativo/contenutistico dell'intero pantheon DC, seppur ovviamente ci siano stati vari cambiamenti nel corso di oltre ottant'anni di storia editoriale.
La versione proposta da Nolan sul grande schermo, pur rifacendosi a opere ormai cult come Batman: Anno Uno, risulta comunque molto più incline a una sua visione personale (in maniera simile allo Spider-Man di Raimi) piuttosto che alla controparte fumettistica.
L'abilità del regista è stata quindi quella di spogliare il supereroe di quasi tutti gli elementi fantastici/fumettistici andando in un certo senso a decostruire il concetto stesso di supereroe, focalizzandosi tanto su Batman quanto sul suo alter ego Bruce Wayne, puntando però il più possibile sul realismo. Una scelta che per qualcuno potrebbe risultare addirittura paradossale, visto che comunque parliamo di un adattamento di uno dei supereroi dei fumetti più famosi di sempre.

Anche la città di Gotham, presente nell'intera trilogia, risulta del tutto simile (salvo rare eccezioni) alle nostre metropoli più famose, senza particolari guizzi creativi soprattutto a livello stilistico, rimarcando l'idea di normale anormalità che per forza di cose contraddistingue questa particolare trilogia.
Così i villain hanno subito il medesimo trattamento, arrivando a essere spogliati di molti dei loro elementi caratteristici e sopra le righe (a cominciare dai costumi), particolare che comunque ha funzionato molto bene in due casi su tre, come andremo a vedere in seguito.

Non è tanto chi sei...

In Batman Begins, il primo capitolo della trilogia, assistiamo a un vero e proprio racconto di formazione in cui un ancora acerbo Bruce Wayne (totalmente alla deriva anche da un punto di vista morale) ritrova la forza di reagire alle difficoltà della vita affrontando i suoi demoni interiori.
La pellicola, grazie soprattutto a un ritmo gestito in modo ottimale, si preoccupa di narrare prima che la genesi di Batman, la maturazione introspettiva dell'uomo dietro la maschera, quel Bruce Wayne - giovane e irrequieto - che non è mai riuscito a superare del tutto la morte improvvisa dei propri genitori a seguito di una rapina finita in tragedia.
Il film fonde elementi classici e moderni senza soluzione di continuità, ponendo il tema della vendetta (e della conseguente rivalsa personale) come vero e proprio fulcro narrativo, mostrandoci un Bruce Wayne/Batman mai così imperfetto e, proprio per questo, umano.

La decostruzione del mito dell'eroe, oltre a passare dalla stessa immaturità e impulsività caratteriale di Bruce (che medita addirittura di farsi giustizia da solo per vendicatore i propri genitori) arriva anche a toccare tutto ciò che lo circonda, gadget tecnologici compresi.
Nolan infatti si è anche impegnato a spiegare allo spettatore da dove arrivano tutti i pezzi del costume del nostro protagonista (trasformandolo in una sorta di corazza hi-tech in dotazione a reparti militari speciali), così come la Batmobile, trasformatasi per l'occasione in una sorta di mini carro armato dal design originale e accattivante.

Il regista ha quindi deciso di rielaborare la figura del Batman classico per crearne una il più possibile coerente alla nostra realtà, togliendo dall'equazione tutto quello che poteva risultare eccessivo senza però dimenticarsi di avere a che fare con un personaggio di fantasia.
I villain principali della pellicola, lo Spaventapasseri e Ra's al Ghul, riescono a risultare iconici nonostante il loro essere ancorati maggiormente a una dimensione reale, particolare in grado di ribadire ancora una volta la cura riposta da Nolan nel processo di caratterizzazione dei personaggi.
Il risultato è un film estremamente godibile, in cui l'azione non è mai fine a se stessa ma è un semplice mezzo per raccontare una storia di caduta e rinascita, capace di settare nuovi standard qualitativi per qualunque altro cinecomic legato alle origini di un determinato personaggio.

...quanto quello che fai, che ti qualifica

Nel capitolo seguente uscito nel 2008, ll cavaliere oscuro (The Dark Knight), fa il suo ingresso in scena il Joker, la nemesi per eccellenza dell'Uomo Pipistrello. Il film questa volta punta a intrattenere lo spettatore con sequenze maggiormente improntate sulla spettacolarità.
È innegabile che l'intera pellicola sia Joker-centrica (quasi a rimandare al primo film diretto da Tim Burton), grazie soprattutto all'interpretazione del compianto Heath Ledger, capace di donare al nemico principale una grande profondità introspettiva difficilmente riscontrabile in altri villain comparsi nei più svariati cinecomic.

L'opera, oltre al tema della dualità, decide di focalizzarsi sul concetto stesso di eroe, in cui vediamo un Batman ormai formato e nel pieno delle forze impegnarsi al massimo per sventare i folli piani del suo antagonista.
Questo sequel, ritenuto da molti un vero e proprio capolavoro, può essere considerato sicuramente un ottimo film, sorretto soprattutto dalla performance strepitosa del già citato Heath Ledger, in grado di catalizzare su di sé l'attenzione ogni volta che compare su schermo.

Il terzo capitolo è invece probabilmente il meno riuscito dei tre, seppur vanti alcune trovate interessanti, fra tutte il crollo fisico e psicologico di Bruce Wayne, costretto dalle circostanze a trovare a tutti i costi la forza per combattere la sua ultima battaglia.
In questo capitolo, infatti, il regista ha voluto puntare ancora una volta nel decostruire il mito supereroistico, mostrandoci un Bruce Wayne ormai stanco e disilluso, ritiratosi nel suo maniero perché ormai incapace di credere in qualsiasi forma di ideale, oltretutto provato dagli innumerevoli scontri che ha dovuto affrontare nel corso degli anni.
Seppur in molti casi la struttura della pellicola si rifaccia in maniera troppo didascalica a quella del film precedente, il ritorno del tema della rivalsa personale, già presente nel primo capitolo, riesce ad ammantare l'intera storia di una nota epica, solenne e a tratti malinconica.
La pecca più grande risiede però nel villain principale; Bane (interpretato da Tom Hardy), risulta in alcuni momenti eccessivamente sottotono, incapace di reggere il confronto con i villain precedenti, tanto con il Joker quanto con lo stesso Ra's al Ghul (protagonista tra l'altro di un riuscitissimo cameo).

La ricerca smodata del realismo di Nolan in questo caso si è rivelata un'arma a doppio taglio, dato che nemici maggiormente cerebrali - come ad esempio L'Enigmista - avrebbero sicuramente fatto guadagnare molti punti in più alla pellicola (seppur lo stesso Bane nei fumetti sia in realtà un abilissimo stratega), dando al regista la possibilità di esprimersi al meglio attraverso scene ricche di pathos anziché mostrare il fianco nella realizzazione delle scene action.

Il capitolo conclusivo della trilogia è quindi sicuramente un prodotto lodevole, capace di andare a ripescare molti degli elementi caratteristici del primo film senza però riuscire a farli evolvere in maniera efficace.
La trilogia nolaniana di Batman rimane comunque una tappa obbligatoria per tutti gli amanti dei cinecomic (e non), capace di dimostrare a chiunque che la ricerca di un maggior realismo all'interno del macrocosmo supereroistico non deve per forza essere inteso come un punto di debolezza, anzi, come un modo per innovare e svecchiare in maniera originale uno dei generi più in voga del momento, a patto - ovviamente - di assumersi tutti i rischi che una tale scelta comporta.

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