Ian Holm, il Sir gentile del cinema britannico: un ricordo dell'attore

Ci ha lasciati a 88 anni uno dei più stimati e riconoscibili caratteristi britannici, un volto iconico e indimenticabile della Settima Arte.

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La poesia del Bardo, Ian Holm, ce l'ha sempre avuta nel sangue. Prima di convertirsi all'arte della recitazione, nel 1950, un ragazzo ancora ventenne frequenta infatti gli studi alla clinica psichiatrica del padre, uno dei massimi pionieri dell'elettroshock. Il suo destino non è quello di seguire le orme del genitore, comunque, e l'occasione arriva dall'incontro con l'attore shakespeariano Henry Baynton, che lo aiuta a prepararsi per l'ammissione alla prestigiosa Royal Academy of Dramatic Art. La chiamata nell'Esercito Britannico e un tour teatrale da principiante negli Stati Uniti d'America ne interrompono gli studi per un paio di anni, ma alla fine Holm si diploma all'Accademia Reale di Arte Drammatica nel 1953, con il suo debutto sul palco da attore professionista l'anno successivo, in un ruolo da spear-carrier (con una parte minore) nell'Otello di William Shakespeare.

Il suo amore e la sua lettura interpretativa delle opere del Bardo lo rendono già agli albori della sua carriera un blasonato e stimato performer teatrale, membro attivo della Royal Shakespeare Company per circa dieci anni, periodo in cui interpreta Misura per misura, Trilussa e Cressida, La Tempesta e Romeo e Giulietta. Nel 1967 decide poi di abbandonare il palco per la televisione, prendendo parte in ruoli iconici come quelli di Napoleone Bonaparte o Heinrich Himmler a diverse serializzazioni drammatiche di stampo storico, mentre dà il calcio d'inizio al suo percorso cinematografico con Sogno di una notte di mezza estate e Oh, che bella guerra! di Richard Attenborough. Ed è qui che comincia la sua scalata verso la fama internazionale.

Il carattere è tutto

Una delle citazioni più emblematiche di Ian Holm si riferiva agli occhi come primo mezzo d'espressione e recitazione: "Se riesci a farli parlare" - era solito ripetere - "sei a già a metà strada". E lui con gli occhi sapeva fare miracoli, catturando l'attenzione del pubblico e dandogli modo di credere in quello che stava guardando. Un dono più unico che raro che l'attore non ha mai perso anche negli ultimi e dolorosi anni di malattia, nella quotidianità, distrutto nel corpo dal Morbo di Parkinson ma ancora vivo e presente proprio in quegli occhi indimenticabili. In quei momenti d'esposizione pubblica, costretto in sedia a rotelle e fisicamente indebolito, stava dando fondo a tutte le sue forze seguendo forse il suo stesso insegnamento, lasciandoci credere che ce l'avrebbe fatta, ma alla fine la malattia e la vecchiaia hanno purtroppo avuto il sopravvento, lasciandolo spirare a 88 anni, un'età ricca di grandi traguardi.
Uno dei primi è sicuramente il Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli, non tanto per il ruolo ricoperto all'interno dell'opera (era un Sadduceo) ma per la nascita di una collaborazione e di un'amicizia con uno dei più importanti registi del cinema italiano dell'epoca, con cui tornerà successivamente a lavorare anche nell'Amleto, recitando il suo amato Shakespeare. Il punto di non ritorno del successo lo raggiunge comunque grazie a Ridley Scott, che lo sceglie come villain del suo leggendario Alien, l'ufficiale scientifico e androide Ash.

Una parte a cui Holm dona concretezza e veridicità, mettendone in risalto le contrapposizioni artificiali tra scienza e umanità e interpretandolo con un certo piglio morboso e inquieto. Ash mette in secondo piano lo Xenomorpho, che agisce da superstite quale è liberato però dalla pura curiosità di scoperta dell'androide. Un contraltare morale e tematico alla pura violenza dell'alieno.

Dopo Alien c'è un lungo susseguirsi di partecipazioni a film quali Time Bandits di Terry Gilliam (dove torna nei panni di Napoleone) o Greystoke di Hugh Hudson, fino al secondo e più importante ruolo sempre da caratterista in Brazil, rilettura della distopia orwelliana dove è nuovamente diretto da Gilliam, recitando nei panni di Mr. Kurtzmann, capo del protagonista.

La sua verve teatrale vicina a quel senso del drammatico interiore, profondo ed esasperato, tipico del Bardo, rendono Holm un interprete perfetto per questi ruoli dipinti con pennellate del tutto particolari eppure accomunati da sfumature psicologiche molto complesse.
Ian Holm è chiamato a recitare ovunque e a collaborare ormai con chiunque, sempre professionale ed elegante, gentile e molto stimato nel settore cinematografico.

Nel 1988 lavora con Woody Allen in Un'altra donna, nei panni del marito della protagonista, e tra l'89 e il '99 recita per due volte diretto da Kenneth Branagh nell'Enrico V, nell'adattamento cinematografico di Frankenstein ma anche per David Cronenberg, nella sua rilettura stravagante de Il pasto nudo di Burroughs, come Tom Frost, e in eXistenZ, nella parte di Kiri Vinokur. Da cattivo iconico, in questa fase, passa a ruoli paterni, forse per il raggiungimento dei suoi 60, periodo in cui riceve anche la prestigiosa Medaglia come Comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico e il Knight Bachelor per la sua carriera nel mondo della drammaturgia. Da questo momento ottiene il titolo di Sir Ian Holm.

Dalla Londra Vittoriana alle Montagne Rocciose

Il 2001 è forse l'anno più importante della sua intera vita professionale e uno dei più complessi della sua esistenza. Il nuovo millennio regala infatti a Holm tre dei suoi ruoli più iconici e significativi, quelli per cui insieme ad Ash è ricordato oggi da almeno tre generazioni di cinefili, grandi o piccoli che siano.

Si inizia con l'adattamento cinematografico di From Hell di Alan Moore, che l'autore prontamente disconosce ma che si rivela un grande successo ai botteghini mondiali anche grazie alla presenza di Johnny Depp come protagonista. In Italia lo conosciamo come La vera storia di Jack Lo Squartatore e Ian Holm veste proprio il ruolo del serial killer titolare, che seguendo una delle più popolari e diffuse teorie sull'assassino mai identificato si rivela essere in realtà Sir William Gull, chirurgo di corte.

Cannibale, spaventosamente inquietante e con gli occhi neri come la pece (dovuti all'assunzione di droghe), il Jack Lo Squartatore di Holm è terribilmente affascinante e di grande impatto, coadiuvato comunque da una storia accattivante ideata come un giallo d'età vittoriana.

Nello stesso anno l'attore torna nuovamente nella parte di Napoleone Bonaparte ne I vestiti nuovi dell'Imperatore di Alan Taylor, che immagina la sopravvivenza del grande condottiero all'Esilio a Sant'Elena. Un film immeritatamente dimenticato dai più che è per giunta uno dei pochissimi progetti cinematografici di cui Ian Holm è assoluto (e straordinario) protagonista.

Come avrete capito, il ruolo di Napoleone ha accompagnato l'interprete per tutta la sua carriera, tanto per una questione di physique-du-role quanto per semplice tendenza attoriale, tanto da arrivare a darne persino una rilettura immaginaria e sofisticata con cui si ragiona sulla vecchiaia e sulla decadenza storica di una figura immensa, scolorita e messa da parte.
Il 2001 regala infine al caratterista IL ruolo della vita, quello di Bilbo Beggins nella Trilogia de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson. Magistrale, emozionante, divertente e perno essenziale dell'inizio del viaggio di Frodo verso Mordor ma anche del viaggio dello spettatore all'interno della storia. La sua interpretazione è magnifica e la sua lealtà verso il personaggio davvero commovente: restituisce infatti ogni emozione o sensazione - calda o respingente - del Bilbo letterario vicino al suo ritiro a Gran Burrone, dando modo allo spettatore di connettersi nel profondo con un personaggio secondario in appena 20-30 minuti, rendendolo per questo sofisticato e immortale. Il tutto, inoltre, partendo proprio da quegli occhi a cui Holm ha sempre dato estrema importanza: dolci, stanchi e delicati, a rispecchiare la purezza bucolica e l'ardore eroico di un'anima ormai stanca e pronta ad andare oltre, verso una nuova avventura.

Paradossalmente, quell'anno così glorioso dal punto di vista professionale è coinciso con la scoperta di un tumore alla prostata che nel tempo e con le cure necessarie è però regredito senza creare troppi problemi di salute all'interprete, che ha proseguito infatti a recitare ne L'alba de il giorno dopo, The Aviator di Scorsese e in Lord of War, in ruoli ormai marginali.

Ha sostanzialmente raggiunto l'apice della sua carriera nella fase discendente della vita, trascorsa silenziosamente ma con carattere nelle retrovie del cinema e della televisione, medium in cui è riuscito a imprimere con fermezza la sua impronta interpretativa, lasciando un segno indelebile nel cuore di milioni di fan che nutrivano per lui molto più della metà dell'affetto che a suo avviso meritava.

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