I motivi che rendono Dodgeball un capolavoro, con il compianto Rip Torn

Dodgeball è un gioiello della commedia demenziale, cerchiamo di capire assieme perché questo film con Rip Torn è diventato un vero e proprio cult.

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C'è un adagio perso nel tempo, vergato dai poeti su fogli tremanti, sussurrato da giovani innamorati nella brezza della notte, passato in sordina tra i ribelli, tatuato nella mente di chi ha assaporato cosa significa essere veramente liberi. Una frase che racchiude, con romantica precisione, il senso della vita: "Se riuscite a evitare una chiave inglese, riuscite a evitare una palla."
Mettete su una cassetta di "Dodgeball Dance Mix" e tenetevi pronti, perché oggi andiamo a vedere tutti i motivi che rendono Dodgeball - Palle al Balzo un capolavoro senza tempo della commedia demenziale. Un cult assoluto e underground, un film che funziona alla perfezione sotto ogni suo aspetto, calibrato per inserirsi in un immaginario collettivo cinicamente dolce che ha conquistato tutti. Tutti quelli che ridono con la frase "sei utile più o meno quanto un lecca-lecca al gusto di merda." Perché Dodgeball prende a pallonate il concetto stesso di guilty pleasure, saltandogli sopra e ricordandogli che lui sa benissimo come schivarla, una chiave inglese. (Ri)scopriamo assieme come.

I personaggi (e la loro evoluzione)

Come si scrive un buon film? Spesso, partendo dai personaggi. Costruendo una miriade di micromondi follemente geniali: da quello che si crede un pirata a quello che lo vede tutti i giorni e non se n'è neanche accorto, dallo sfigato totale allo sfigato totale vecchio e grasso, da Blaze, Laser e tutti i kaiser del mondo a Me'Shell, che avrebbe potuto chiamarsi Michelle, ma non sarebbe stato abbastanza epico. E ancora dall'apatico dal cuore d'oro a White Goodman, un Ben Stiller nell'overacting migliore mai concepito. Fino a Patches O'Houlihan, che nella doppietta Hank Azaria/Rip Torn (scomparso purtroppo il 10 luglio 2019) racchiude tutto Dodgeball: dal cinismo, così tagliente da far assaporare un retrogusto di motosega arrugginita, alla pacca morale sulla spalla al figlio che non ha mai avuto. E, in senso lato, a tutti noi che stiamo guardando. Perché basta rifletterci un attimo: ogni personaggio in Dodgeball evolve (o involve), cambia radicalmente dall'inizio alla fine del film, come ogni manuale di sceneggiatura insegna.

Peter LaFleur smette i panni dell'apatia e lotta per qualcosa; Steve il pirata lascia perdere il look perfetto per abbordare un galeone (senza però abbandonarne lo spirito); Gordon tira fuori la rabbia e Justin le palle; Kate si scioglie, abbandonando (letteralmente) le vesti dell'algida bionda; Owen conquista la sua Fran (il cui cognome, nel caso in cui voleste usarlo come password, è Stalinovskovichdavidovitchsky); White Goodman abbandona il suo corpo adonico per tornare grasso. Tutto è scritto e gestito secondo i crismi della perfetta sceneggiatura hollywoodiana.

La cattiveria

Dodgeball non fa sconti a nessuno. Tutti vengono presi in giro. Pesantemente. La volgarità, però, non resta solo gratuita ma si eleva a gara dell'insulto, cercando di trovare il modo migliore (e, quindi, peggiore) per degradare psicologicamente un'altra persona. "Sembrate un branco di ritardati che tentano di scoparsi una maniglia" è un virtuosismo, un endecasillabo dantesco dell'assalto verbale.
Durante tutto il film vengono prese frasi o espressioni che potrebbero essere semplicemente becere affermazioni da bar e trasformate in veri e propri gioielli della commedia demenziale. Dodgeball riesce a scavarsi la sua nicchia cult anche grazie all'utilizzo smodato di questa ultraviolenza verbale (e sì, anche fisica, perché non è così facile schivare una chiave inglese. O una macchina).
Tutto è portato all'estremo, tirato fino a sentire quel pericoloso rumorino, slabbrato come un maglione nuovo troppo stretto. Dodgeball non si prende mai sul serio, enfatizza e gigioneggia, perché sa benissimo che partita sta giocando.

Conosci te stesso (e le cinque regole del dodgeball)

Schiva, piega, scansa, tuffati e... schiva. Dodgeball conosce tutte le regole della propria partita. E ci gioca, in continuazione. Sa di essere una commedia demenziale, perciò non perde tempo e affonda a piene mani nel genere, tirando fuori pezzi da 90 come il video in cui si spiega come giocare a dodgeball, l'autolavaggio, le divise sadomaso e... insomma, qualsiasi cosa faccia White Goodman. Rawson Marshall Thurber, regista e sceneggiatore, sa che ha solo questa chance per brillare e l'afferra al volo, eliminando un avversario e facendone rientrare uno della propria squadra. Dodgeball non prova neanche per un secondo a essere qualcos'altro, e carica il suo revolver di boiate con colpi perforanti. Anche alla fine, quando tutto sembra così scontato, ecco la chicca, il tocco di genio: tutti i soldi che Peter vince e che gli permettono di rilevare la Globo Gym avversaria (praticamente un comodo deus ex machina) arrivano dentro un forziere con su scritto, in splendide lettere dorate, proprio "Deus Ex Machina". Gioco, partita, incontro.

Il doppiaggio italiano

Doppiaggio sì, doppiaggio no, la terra dei cachi. Lasciamo perdere questo discorso, perché l'inserimento capillare di Dodgeball in Italia è avvenuto anche grazie al doppiaggio e all'adattamento. Il lavoro dell'immortale Tonino Accolla sul White Goodman di Ben Stiller è iconico. Il doppiatore di Homer Simpson avvolge il personaggio come un manto e ne estremizza i tratti, trasformando un "nobody makes me bleed my own blood" a "nessuno mi fa sanguinare il sangue sanguinante", strizzando la voce, passando da acuti a frasi a mezza bocca, una più precisa e dissacrante dell'altra. Tutto l'adattamento gioca sulla follia del film, esasperando ancora di più il politicamente scorretto, o modificandolo per farlo apprezzare al nostro pubblico. Ogni personaggio acquista un quid in più, diventando macchietta ragionata o icona trash, danzando abilmente sul filo dell'esagerazione. E sì, saltellando con sgraziata malizia da una parte all'altra.

Le chicche (isteriche)

Dodgeball è pieno zeppo di citazioni e riferimenti. Ciliegine dissacranti su una torta pronta a esplodere. Piccole chicche che riescono a far fare quello scatto in più al film, consentendogli di rimanere nell'ambito cult grazie a un David Hasselhoff leggermente alterato, un Lance Armstrong (purtroppo) profetico, un William Shatner così a caso o - ed è la perfezione assoluta - un Chuck Norris che alza il pollice, come a dire che sì, andrà davvero tutto bene. Ci sono talmente tante piccolezze sparse che spesso vanno perse, e noi siamo lì, speleologi di arganetti, tra una testa cinese mozzata e un blando tranquillante per topi vivaci.

Dodgeball non ti lascia prendere fiato, inondandoti di ignoranza ragionata scena dopo scena, mentre tu vorresti soltanto sintonizzarti su ESPN8, la "Ocho", per gustarti una partita di calcio con la palla infuocata o i campionati di lancio del nano.

Perciò, sì, Dodgeball è e resterà sempre un capolavoro della commedia demenziale, immortale nella comicità e nei suoi personaggi, consapevole del proprio mezzo cinematografico e capace di sfruttarlo al massimo, senza guardarsi mai indietro. Dopotutto, quando scegliete i giocatori per una qualsiasi partita, ricordatevi di prendere i ragazzi più forti e grossi per la vostra squadra, così potrete mettervi tutti insieme contro i più deboli. Questo un guilty pleasure, forse, non ve lo insegnerebbe mai. Ma un capolavoro sì.

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