I migliori horror del 2020, da The Lighthouse a Gretel & Hansel

L'unico orrore che ci piace vedere è quello su piccolo o grande schermo: riscopriamo insieme cinque tra i titoli più interessanti di quest'anno.

I migliori horror del 2020, da The Lighthouse a Gretel & Hansel
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Il 2020 è stato letteralmente un annus horribilis, non solo per la tragica situazione che il mondo sta vivendo ma anche per il cinema, con le sale ancora chiuse in molti Paesi, Italia inclusa. L'orrore più sano, quello tipicamente di genere, ha invece visto la luce in diverse produzioni di notevole interesse, seppur limitate a livello di numero rispetto alla precedenti stagioni.
Abbiamo perciò deciso di segnalarvi cinque titoli che rispecchiano altrettanti modi di approcciarsi al filone, da storie di zombie ad aggiornamenti di grandi classici fino a recentissimi cult e originali rivisitazioni di drammi contemporanei, nella speranza che prima o poi l'unico horror che vedremo sarà quello sul grande o piccolo schermo.

#Alive

Il giovane Joon-woo, nerd incallito, passa la maggior parte del proprio tempo tra le mura domestiche, davanti allo schermo di un computer. Una mattina scopre come la città intera sia vittima di un'epidemia che colpisce la maggior parte degli individui, rendendoli violenti e affamati di carne umana: in parole povere, dei veri e propri zombie.
Solo in casa e impossibilitato a mettersi in contatto con la sua famiglia, il ragazzo osserva dall'alto del suo balcone il caos che si diffonde per le strade e deve anche barricarsi per evitare possibili intrusioni da persone infette.

Dopo Train to Busan (2016), dalla Corea del Sud arriva un altro gradevole titolo a tema morti viventi. #Alive miscela egregiamente una ficcante ironia, una tensione drammatica a tratti opprimente e godibili dinamiche action, impreziosite dal buon numero di comparse e dall'efficace make-up degli zombie.
Novanta minuti all'insegna del sano intrattenimento di genere, con alcune forzature narrative coperte ampiamente dalle solide performance dei due protagonisti.

The Lighthouse

Alla fine del diciannovesimo secolo il giovane Ephraim Winslow si trova a lavorare, col più anziano marinaio Thomas Wake, come guardiano del faro su una remota isola della costa del New England.
Mentre il rapporto tra i due è inizialmente ostico, Winslow nota degli strani fenomeni che avvengono sul posto ed è spesso vittima di allucinazioni. Il mistero si infittisce in quanto Wake impedisce al suo più prestante collega di visitare la parte superiore del faro, provocando nel ragazzo ulteriori dubbi e rancori.

La seconda prova dietro la macchina da presa di Robert Eggers, dopo l'esordio cult The VVitch (2015), conferma il talento fuori dagli schemi di un regista alla costante ricerca di un autorialismo duro e puro, tramite il quale rileggere gli schemi del "cinema dark".
Girato in un magnifico bianco e nero, The Lighthouse racconta una storia di fantasmi personali e misteri da svelare, concentrando l'intero focus narrativo sul rapporto estremo tra i due protagonisti, magnificamente interpretati da Robert Pattinson e Willem Dafoe, per un film che rilegge in chiave moderna e inedita il mito di Proteo e Prometeo.
Un titolo in cui l'orrore ancestrale è insito in ogni suo singolo fotogramma, visibile o invisibile che sia.

His House

Bol e Rial sono due rifugiati sudanesi sbarcati in Inghilterra dopo un tragico viaggio per mare che è costato la vita alla figlia. La coppia ha chiesto asilo politico ma si trova ora a combattere contro i vincoli della democrazia britannica, che sembra non sapere cosa fare di loro.
A un anno dall'arrivo nella terra di Sua Maestà si sono visti finalmente concedere un alloggio popolare, ma la loro permanenza sul suolo nazionale è strettamente legata al rispetto di certe norme che dimostrino un comprovato tentativo di integrazione e una stabilità emotiva.
La casa assegnata è una catapecchia in periferia, ma almeno Bol e Rial possono dormire sotto un tetto tutto loro. Peccato che non siano da soli e che quelle quattro mura siano infestate da una presenza spaventosa, che inizia a tormentarli.

Il dramma dell'immigrazione viene sfruttato dal regista e sceneggiatore Remi Weeks per realizzare un accattivante ibrido, sospeso tra il racconto della tragedia dei sopravvissuti e dinamiche da horror sovrannaturale.
His House non è il classico film su una casa infestata, ma bensì la trasposizione metamorfica in chiave spiritica della catarsi dei protagonisti, stranieri in terra straniera, costretti a lottare non solo contro le logiche del sistema ma anche contro i fantasmi del proprio passato.
Il risultato è un titolo che fa paura in molteplici modi, adempiendo magnificamente alle logiche del filone e regalando un paio di colpi di scena che fanno male.

L'uomo invisibile

Intrappolata in una relazione violenta e manipolatrice con un ricco e brillante scienziato, Cecilia Kass scappa nel cuore della notte facendo perdere le sue tracce, con l'aiuto di sua sorella, di un loro amico d'infanzia e della figlia adolescente di quest'ultima.
Ma quando il violento ex di Cecilia si suicida e le lascia in eredità una parte cospicua della sua vasta fortuna, lei sospetta che la sua morte sia solo una messa in scena.
Mentre una serie di inquietanti coincidenze diventano letali e minacciano la vita di coloro che ama, la sanità mentale di Cecilia inizia a vacillare, nel suo disperato tentativo di dimostrare di essere braccata da qualcuno che nessuno può vedere.

Leigh Whannel riesce a portare un grande classico come L'uomo invisibile (1933) e aggiornare il romanzo di H.G. Wells nel nuovo millennio tramite l'effetto del movimento #MeToo, e quindi rivisto in un'ottica femminista.
La donna è qui solo inizialmente vittima ma ben presto diventa combattiva protagonista di una nemesi che non è percettibile alla vista, anch'essa diventata metafora dello strisciante maschilismo sottotraccia che per decenni ha monopolizzato il mondo del cinema.

Gretel & Hansel

Tanto tempo fa, in una terra lontana e maledetta devastata dalla guerra, la giovane Gretel e il suo fratellino Hansel sono costretti dalla loro famiglia ad allontanarsi da casa per partire alla ricerca di cibo e lavoro. Nonostante l'aiuto di un nobile cacciatore, i due fratelli finiscono per perdersi in un bosco fitto e oscuro.
Dopo tanto girovagare Gretel e Hansel si imbattono in una misteriosa casa isolata, abitata da una vecchietta apparentemente gentile, credendo così di aver trovato finalmente un rifugio sicuro. Ma inspiegabili banchetti senza limiti nonostante la carestia, incomprensibili, spaventose stranezze e inquietanti mormorii di bambini provenienti dalla casa, fanno sorgere in Gretel l'orribile dubbio che la vecchia padrona nasconda segreti raccapriccianti.

Un altro ribaltamento dei ruoli già a partire dal titolo, dove la figura femminile viene prima di quella maschile andando contro la tradizione della nota fiaba dei fratelli Grimm.
Un'opera che sfrutta l'atmosfera e il terrore del silenzio, trovando sempre il modo di inquietare lo spettatore e di sorprenderlo con soluzioni accattivanti anche dal punto di vista stilistico.
Il regista Oz Perkins - figlio del grande Anthony -, che d'altronde aveva già dato prova del suo talento visionario in opere come February - L'innocenza del male (2015) e l'originale Netflix Sono la bella creatura che vive in questa casa (2016), qui confeziona un'opera visivamente magnifica che sa come conquistare il pubblico di riferimento.

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