I migliori film di Quentin Tarantino aspettando C'era una volta a Hollywood

In vista dell'uscita di C'Era Una Volta a Hollywood il 18 settembre prossimo, riviviamo la carriera di Quentin Tarantino attraverso i suoi migliori film.

speciale I migliori film di Quentin Tarantino aspettando C'era una volta a Hollywood
Articolo a cura di

L'idea che degli appassionati di cinema fossero in grado di realizzare in prima persona i propri film, guardando indietro alla storia della Settima Arte, potremmo farla risalire alla Nouvelle Vague francese, quando un gruppo di giovani critici e studiosi della materia decise di passare dalle pagine delle loro riviste alle cineprese.
Le influenze di quel movimento arrivarono fin dall'altra parte dell'oceano, toccarono la sensibilità di nomi allora sconosciuti come Steven Spielberg, George Lucas, Martin Scorsese, Francis Ford Coppola, Brian De Palma e tanti altri, che presero quello che era venuto prima nel loro mondo (Hollywood), lo mischiarono agli insegnamenti della Nouvelle Vague e crearono qualcosa di nuovo, portando il cinema verso nuovi territori a cavallo della corrente conosciuta come New Hollywood.
Poi, negli anni '90, dal nulla arrivò il commesso di una videoteca di Los Angeles appassionato di b-movie e altri generi misconosciuti, che invece di provare a cambiare tutto ancora una volta distrusse letteralmente ciò che avevano fatto tutti quelli arrivati prima di lui e si mise a costruire a modo suo: questo, in breve, il motivo per cui Quentin Tarantino è il regista più originale e influente degli ultimi trent'anni, e in occasione dell'uscita del suo nuovo lavoro C'Era Una Volta a Hollywood abbiamo deciso di riunire in un unico speciale i suoi migliori film.

Kill Bill

A ben sei anni di distanza dal suo terzo lungometraggio, Jackie Brown, Tarantino nel 2003 (e 2004) torna con quello che nel corpo filmico può essere considerato come il progetto più rappresentativo del suo stile, un grande unicum super-pop e glamour, un'opera d'exploitation incredibilmente fresca e originale che contemporaneamente profuma di familiare. Questo perché al suo interno c'è praticamente di tutto, o per lo meno tutto quello che da sempre interessa a Tarantino: mescolando lo spaghetti-western con i film di samurai, il revenge movie ai gongfu e il cinema gangster ai wuxiá orientali, Tarantino infila nel frullatore praticamente ogni cosa (anche Brian de Palma e l'anime) come se volesse abbracciare ogni cliché e topos del cinema di serie b per ricodificarlo in chiave postmoderna. Praticamente non esiste nient'altro che assomigli a Kill Bill, c'è solo Kill Bill.

A Prova di Morte

Tarantino sa scrivere le donne, già in Pulp Fiction ne aveva dato prova e ancora di più lo aveva fatto in Jackie Brown e Kill Bill, ma con A Prova di Morte, il suo progetto più piccolo, strano e più ingiustamente sottovalutato, lo ha dimostrato chiaro e tondo: la sua passione per l'amalgama dei generi arriva a confini impensabili con questo mix fra commedia, slasher e action automobilistico che è tanto preciso quanto imprevedibile e selvaggio.
Con Kurt Russell nei panni di uno stuntman misogino che uccide le sue vittime come Michael Myers, ma usando la propria auto al posto del coltello, Tarantino omaggia Punto Zero, White Line Fever, Bullit, Getaway e Psycho, assumendo nel finale i toni di una favola profetica sulla rivalsa sociale delle donne, raccontata al ritmo sfrenato di alcuni fra i migliori inseguimenti automobilistici mai impressi su pellicola.

Le Iene

Difficile credere come un film con persone ben vestite particolarmente interessate al significato di Like a Virgin di Madonna e al senso delle mance nella società statunitense potesse rivelarsi un rivoluzionario passo verso un nuovo tipo di gangster movie, appena due anni dopo l'uscita di Quei Bravi Ragazzi di Scorsese. Folgorante, realistico e incredibilmente energico per quanto povero di mezzi, Le Iene è Tarantino che si rifà a Cassavetes rileggendolo, con un budget da due soldi ma decine e decine di idee. Sia commedia che dramma che thriller, è il seme dal quale sarebbe nato il capolavoro assoluto che è Pulp Fiction, la prima tessera del domino che bisogna buttar giù per far crollare tutte le altre; del film successivo già nasconde alcune tracce ma la differenza è che qui, a suo modo, il cineasta sembra ancora guardare quasi con fare reverenziale a ciò che è venuto prima, ben consapevole di quale strada avrebbe seguito subito dopo e forse per questo desideroso di indugiare sulla vecchia ancora un altro po', prima di abbandonarla per sempre. Le Iene è il bacio della buonanotte al cinema moderno appena prima del risveglio nell'avantpop.

C'Era Una Volta a Hollywood

Nel corso del 2018 per Alfonso Cuarón è stata la Città del Messico del 1970, che ha ricostruito in ROMA mostrandoci le folle in rivolta che un giorno avrebbero ispirato le sequenze enormi de I Figli degli Uomini (leggi: Everycult su I Figli degli Uomini), un anno dopo Tarantino risale all'anno prima (1969) fermandosi però a qualche coordinata più a nord-ovest, dalle parti di Los Angeles.
C'Era Una Volta a Hollywood è la lettera d'amore che Tarantino scrive per il suo cinema. Ripartendo dalla stessa struttura di The Hateful Eight (due lunghe parti distinte e separate ma allacciate dall'intervento di un narratore), l'autore propone una trama orizzontale che racconta il superfluo e ci si perde, mettendo l'azione e la violenza da parte per gli ultimi minuti (come in TH8, un cambio drastico per la sua cifra stilistica che, se davvero volgerà al termine col decimo film, purtroppo potrebbe non avere il tempo di esplorare maggiormente) e concentrandosi sulla forza del racconto, sul piacere del raccontare storie, sulla forza che le storie hanno e sul godimento che proviamo nell'ascoltarle. Se Kill Bill rappresenta la massima espressione della materia tarantiniana, C'Era Una Volta a Hollywood è l'emblema della sua essenza.

Bastardi Senza Gloria

A metà fra il dramma da interni e lo spaghetti-western con indosso i costumi della Seconda Guerra Mondiale, Bastardi Senza Gloria mescola con incredibile armonia tutti i suoi estremismi inconciliabili, rispecchiando il caos matematico e passionale che anima la poetica di Tarantino. Con uno spirito da b-movie elevato allo stato dell'arte, l'opera si fa carico di un affascinante discorso meta-narrativo che esalta la potenza distruttiva dell'arte audiovisiva, trasformando letteralmente l'atto del fare cinema in vere e propria mozione di guerra. Sarà anche vero che la penna ne uccide più della spada, ma di sicuro per Tarantino la pellicola fa danni ancora maggiori: addirittura riscrivere la storia.
Per maggiori approfondimenti, recuperate l'Everycult su Bastardi Senza Gloria.

Pulp Fiction

Fin dalla scena iniziale Pulp Fiction grida in faccia al mondo di essere un film, vantandosene con un'audacia senza pari, non pretende di ingannare il suo pubblico fingendo di voler raccontare la vita attraverso il cinema, in Pulp Fiction semmai è il cinema ad essere riletto attraverso la vita. I gangster discutono di hamburger al formaggio e massaggi ai piedi come se fossero dietro le quinte di un film in attesa di calarsi nella parte da recitare ("Coraggio, entriamo nei personaggi!"), le persone inquadrate (nel senso di rigide e ligie al dovere) sono letteralmente bollate come rettangoli segmentati, non accade nulla di quello che dovrebbe accadere secondo i canoni del cinema e della letteratura gangster, noir, hard boiled e pulp, sembra che le cose vadano nel solito modo ma ecco che invece imboccano tutt'altro bivio, con protagonisti che sembrano principali e che invece muoiono a metà film, solo per poi essere resuscitati grazie alla magia del montaggio e agli stratagemmi della sceneggiatura atemporale e iconoclastica. Pulp Fiction è lo spartiacque che ha diviso la storia del cinema in un Avanti QT e un Dopo QT.
Per altri approfondimenti, recuperate pure l'Everycult su Pulp Fiction.

Che voto dai a: C'era una volta a Hollywood

Media Voto Utenti
Voti: 10
6.8
nd