I migliori film Netflix Original: 9 titoli da non perdere

Nel mare magnum dei prodotti Netflix andiamo a vedere quali sono i migliori film confezionati dalla grande N: ecco i titoli must see.

speciale I migliori film Netflix Original: 9 titoli da non perdere
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La questione dei film originali Netflix è sempre un po' complessa. Perché ormai la strada che la grande N sta percorrendo è quella della quantità, rispetto alla qualità, veniamo così inondati di prodotti dal dubbio gusto comico, di film senza alcun mordente, che riempiono scaffali su scaffali mediatici finendo in un dimenticatoio quasi imbarazzante, a livello di numero di titoli. Eppure Netflix continua per la sua strada, azzeccando un ottimo prodotto solo ogni tanto, quando c'è qualche strana congiunzione astrale. Però, fortunatamente per noi abbonati, succede. Cerchiamo quindi di tirare fuori una bussola per questo enorme mare magnum di lungometraggi, capendo quali sono quelli effettivamente da mordere. Si parla di film Netflix, quindi niente pellicole che il servizio streaming ha solamente distribuito (vedi Annientamento, tanto per fare un esempio). Pronti?

Beasts of No Nation - Cary Joji Fukunaga (2015)

E pensare che Netflix era partita con il botto. Il suo primo film originale è un gioiello firmato Cary Joji Fukunaga, il regista della folgorante prima stagione di True Detective. La guerriglia in Africa vista dagli occhi di un bambino, che si trova un fucile in mano e diventa un soldato per gioco. Un gioco folle e sadico orchestrato dal Comandante, un Idris Elba fenomenale, padre e patrigno, capace di rendere pop la guerra. Un film che vi sporcherà con la sua bellezza, soprattutto grazie alla regia di Fukunaga, così potente e silenziosa, in grado di far esplodere di amore tutto lo schifo della morte. Colori brillanti, fango, pallottole, e lo sguardo di un ragazzino costretto a trasformarsi in un adulto, mentre attorno le vite vengono falciate come spighe di grano.

Hell or High Water - David Mackenzie (2016)

Polvere, sputacchiere, rapine in banca, voci roche dal sapore di ruggine. Hell or High Water è un western moderno, parte della Trilogia della Frontiera di Taylor Sheridan (che comprende Sicario di Denis Villeneuve e Wind River dello stesso Sheridan). Pezzi di mondo americano dimenticato, dove non ci sono più i cowboy, gli assalti alla diligenza, i saloon e i mezzogiorni di fuoco. Non esistono più, ma continuano a lasciare uno strascico pesante, che ammanta tutto, soffocando cose e persone. Così vivono Toby (Chris Pine) e Tanner (Ben Foster), fratelli rapinatori di banche nel Texas occidentale. Così vive anche Marcus Hamilton (il sempre totalizzante Jeff Bridges), neo-sceriffo dalla stella stanca ma sempre lucida e brillante. In mezzo a tutto morte e pallottole, sole arido e sangue rappreso. E noi non possiamo chiudere gli occhi, mai.

I Don't Feel at Home in This World Anymore - Macon Blair (2017)

Essere pazzi è una qualità. I Don't Feel at Home in This World Anymore si porta a casa, giustamente, il Sundance, perché è imbevuto di quel festival, riuscendo però a discostarsene grazie alla scrittura e alla regia di Macon Blair, che imprime tutto sé stesso dentro un prodotto ibrido ma perfettamente amalgamato. Sangue, comicità, nichilismo, follia ed Elijah Wood con i nunchaku, cosa volete di più? Perché la storia parte da Ruth (Melanie Lynskey), infermiera stanca del proprio lavoro (e delle persone), che trova la casa sottosopra dopo aver subito un furto. Qualcosa scatterà dentro di lei, convincendola a combattere il menefreghismo generale, anche solo per vincere le proprie paure. Ma aperto il vaso di Pandora non si potrà più richiudere.

Okja - Bong Joon-ho (2017)

Dopo essersi fatto conoscere dal mondo con il folgorante Snowpiercer, Bong Joon-ho passa attraverso Netflix per il suo film ambientalista, contro gli allevamenti intensivi e lo sfruttamento animale, per un pianeta migliore. Fischiato a Cannes, Okja racconta di un "super maiale" creato per risolvere una sorta di crisi alimentare globale. In mezzo propaganda economica e mediale, bugie, cospirazioni, multinazionali, torture, ideali e, in fin dei conti, una ragazzina che vuole soltanto riabbracciare il suo migliore amico, con il quale è cresciuta, che ama, e che vorrebbe soltanto vedere tranquillo e felice. E Bong Joon-ho, giustamente, prende la sua posizione: in mezzo alla crudeltà quasi totale degli essere umani vuole farci capire che, spesso e volentieri, siamo proprio noi quelli senza un'anima.

Per primo hanno ucciso mio padre - Angelina Jolie (2017)

Dopo un inizio claudicante dietro la macchina da presa, Angelina Jolie trova tramite Netflix il suo film migliore. Per primo hanno ucciso mio padre (che la Jolie ha anche co-scritto) è una ferita ancora aperta, uno sguardo (purtroppo) innocente sulla rivoluzione degli Khmer Rossi in Cambogia, e sul massacro che l'ideologia comunista ha portato in quella terra, diretta causa della Guerra del Vietnam e dei bombardamenti americani sulla Cambogia neutrale. Tutto tramite gli occhi di una bambina, che vede la sua famiglia trasformata in formiche operaie, combattenti, indottrinate giorno dopo giorno contro un nemico spesso immaginario, mentre la rivoluzione diventa religione, e tutta l'ideologia viene sporcata esattamente come hanno fatto i maiali di Orwell. In mezzo a questa devastazione umana e psicologica si pone il dolce tocco registico della Jolie, che riesce a raccontare tutto senza entrare nei dettagli cronachistici: a lei interessa proprio questo scarto tragico tra la Storia che falcia le vite e una bambina che vorrebbe soltanto giocare. In Cambogia, negli Anni '70, i giochi per i più piccoli erano però attività tipo la pulizia del proprio fucile o scavare buche per le mine.

The Meyerowitz Stories - Noah Baumbach (2017)

Famiglie sconclusionate, incomprensioni, New York e una sequenza di personaggi matti e adorabili nella loro follia. Noah Baumbach rimette la firma su un suo classico film, con il quale gratta il concetto di famiglia lasciando una polverina fine e coloratissima. E, tanto per mettere la ciliegina, riesce a ricalcare su Adam Sandler un ruolo perfetto, facendo brillare le doti dell'attore, che quando viene diretto dalla mano giusta sa davvero rendersi memorabile (come qualcun altro del resto). The Meyerowitz Stories ha dentro un po' di tutto, come una vecchia scatola lasciata in una soffitta polverosa. Magari la maggior parte delle cose rimaste dentro sono da buttare via, però troverete sicuramente un giocattolo che vi farà tornare in mente la vostra infanzia. Starà solo a voi decidere se tenerlo o no.

Hold the Dark - Jeremy Saulnier (2018)

Jeremy Saulnier imprime la sua firma precisa e pienamente contemporanea dentro Hold the Dark, film che starebbe bene in compagnia proprio della Trilogia della frontiera di Taylor Sheridan. Un ragazzino sparisce da una comunità in Alaska, isolata e circondata da boschi e lupi. Russell Core (un sempre strepitoso Jeffrey Wright), naturalista ed esperto di lupi in pensione, viene chiamato per ritrovare il bambino. Da lì in poi aspettatevi qualsiasi cosa. Saulnier sa benissimo come fare cinema, e anche se Hold the Dark è il più debole della sua filmografia, riesce a veicolare tutti i suoi messaggi, con inquadrature ragionate, chirurgiche, spruzzando sangue e violenza con asettica ed esplosiva precisione. Il film vi trascinerà a forza dentro il suo freddo buco nero, e una metà di voi non vorrà più uscire, mentre l'altra urlerà dal profondo per respirare un po' d'aria che non bruci i polmoni.

La ballata di Buster Scruggs - Joel e Ethan Coen (2018)

Folle, sopra le righe, memorabile, capace di creare piccole icone: Coen, dalla testa ai piedi. La ballata di Buster Scruggs è un western a episodi splendidamente atipico, infarcito di personaggi matti, scritti a puntino dai due fratelli per i loro interpreti, che si divertono, gigioneggiano, senza mai dimenticare una vena di dolce malinconia. Il tutto mentre volano pallottole, si corre per l'oro, ci si incammina lungo carovane infinite, si tentano rapine in banca e si cantano canzoni al limite del trash. Eppure i due fratelli tirano i fili alla perfezione, facendo ballare le loro marionette in questo teatro che sa di fiaba nera, corredato da pianole meccaniche e racconti lugubri, battute folgoranti e, forse, un sorriso finale. Amaro o no, sta a noi scoprirlo.

Roma - Alfonso Cuarón (2018)

Il miglior film mai prodotto da Netflix. Per distacco e senza possibilità di replica: Roma vale da solo il prezzo dell'abbonamento. La simbiosi mentale con il cinema che diventa un vero e proprio film, intriso di passato e amarcord, di malinconia e dolore, di folle amore, famiglia, morte.

Roma ha dentro qualsiasi cosa, e Cuarón la mette in scena con esplosiva intimità, creando inquadrature iconiche da storia della settima arte, movimenti di macchina armonici e potenti (basti pensare al carrello finale sulla spiaggia), tutto per sé stesso e per noi. Roma è cinema tangibile, di quelli che ti si fissano nella mente colorandola di bianco e nero, mentre la storia di Cleo (Yalitza Aparicio), domestica nella Città del Messico di inizio Anni '70, diventa singola e universale, per una sola moltitudine in grado di raccontare, davvero, tutti noi.