I migliori film del 2018 in dodici scene chiave

Salutiamo questo 2018 ripercorrendo i più bei momenti cinematografici contenuti in alcuni dei suoi migliori film.

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Il 2018 è stato un anno davvero grandioso per il cinema, con tantissimi ottimi film e diversi capolavori che rimarranno incastonati nella memoria del pubblico per molti anni a venire. Come di consueto, con l'avvicinarsi del nuovo anno è giunto il momento in cui Everyeye si guarda indietro e riepiloga i mesi di cinema trascorsi insieme a voi: in questo articolo vogliamo non solo proporvi alcuni dei migliori film del 2018 (qui la lista definitiva) ma raccontarvi alcuni dei momenti chiave degli ultimi dodici mesi.
Sfoderate i pop-corn e ripercorrete insieme a noi le migliori scene del 2018: vi facciamo presente che i film presi in considerazione sono tutti stati distribuiti in Italia in un periodo compreso fra l'1 gennaio 2018 e il 31 dicembre 2018, non solo al cinema ma anche in streaming o (in un solo caso) direttamente per il mercato home video. Tutti i progetti mostrati in anteprima per la stampa durante i vari festival nazionali che non abbiano raggiunto il pubblico sono stati esclusi, dato che loro data di uscita farà riferimento al 2019.
Infine, prima di cominciare, qualche menzione speciale per i film che non sono rientrati nella nostra top 12: Il Sacrificio del Cervo Sacro di Yorgos Lanthimos, Un Affare di Famiglia di Hirozaku Kore'eda, Hereditary di Ari Aster, You Were Never Really Here di Lynne Ramsey e Dogman di Matteo Garrone, Cold War di Pawel Pawlikowski e Spider-Man: Un Nuovo Universo di Peter Ramsey, Robert Persichetti Jr. e Rodney Rothman. ATTENZIONE: l'articolo può contenere importanti spoiler sui film trattati.

12. The Other Side of The Wind di Orson Welles: "Sesso in auto"

Dopo quarant'anni d'attesa Orson Welles ritorna con The Other Side of The Wind, mockumentary ante litteram e meta-cinematografico che non solo riscrive la storia del cinema (Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato, considerato il primo film falso-documentario, è uscito nel 1980, quattro anni dopo la conclusione delle riprese del film di Welles) ma ci sconvolge con la scena di sesso più bella, ottundente e stimolante dell'anno.
Ispirato dalla sua compagna e musa Oja Kodar, Welles realizza una sequenza dalla carica erotica dirompente, che si muove trasognata fra luci di neon rosse, gemiti soffusi e rintocchi di pioggia sul cofano. Il montaggio ipercinetico esalta i movimenti animaleschi dei corpi, che ballano uno sull'altro in fotogrammi straripanti di sudato lerciume, psichedelia e oscuro voyerismo.


11. I Segreti di Wind River di Taylor Sheridan: "La porta"

L'esordio alla regia dell'acclamato sceneggiatore Taylor Sheridan è un assoluto gioiello della cinematografia thriller, che raggiunge l'apice dello stile nell'affilato e agghiacciante atto finale. Se ne Il Silenzio degli Innocenti di Jonathan Demme c'era una porta che grazie alla magia del montaggio si apriva su un luogo geografico inatteso per il pubblico, ne I Segreti di Wind River ce n'è un'altra che si apre su un livello temporale diverso da quello che lo spettatore stava vivendo nell'inquadratura precedente.
Nel mondo di frontiera di Sheridan ogni singola azione viene ripagata a carissimo prezzo, e l'autore nella sequenza flashback del film esplicita la sua teoria sollevando un velo per mostrarci la risoluzione del mistero alla base del film. Uno stacco al montaggio di rara raffinatezza, che sarà superato solo da quello di un altro film, che incontreremo fra qualche posizione.


10. Chiamami Col Tuo Nome di Luca Guadagnino: "Padre e figlio"

Sono davvero tanti i momenti di grande cinema che Luca Guadagnino ci ha regalato con Chiamami Col Tuo Nome, ma ripensando all'elegante, sinuosa e delicata ode all'amore del regista palermitano dopo tutti questi mesi la prima a balzare in mente è il monologo di Michael Stuhlbarg.
La scena è tanto semplice quanto eloquente, carica di una dolcezza disarmante: racconta di un padre che accetta l'amore di suo figlio per un altro uomo, e una volta vista è letteralmente impossibile dimenticarla. È anche raro, nel cinema come nella vita reale, guardare un uomo adulto così a suo agio nella propria eterosessualità ammirare apertamente i gusti omosessuali del figlio adolescente, che non solo il padre analizza con filosofia ma quasi invidia, esprimendo un amaro rimpianto per le proprie opportunità perdute.
C'è un dono prezioso in questi minuti: ci ricordano che l'amore di un genitore verso il figlio non è sempre scontato, così come non lo è la comprensione del prossimo, e chi può beneficiarne deve ritenersi fortunato.

09. Annientamento di Alex Garland: "Il delirio psichedelico"

Annientamento, il viaggio fantascientifico ed espressionista realizzato dallo sceneggiatore e regista Alex Garland è il figlio mostruoso e alieno nato dall'irripetibile copulazione filmica fra 2001: Odissea dello Spazio, Solaris e Apocalypse Now. Nella sua epopea Garland riflette sull'auto-annientamento, la distruzione e l'evoluzione, e questa metafora si manifesta davanti ai nostri occhi nel climax del film, un vero e proprio delirio psichedelico che risucchia tanto la Lena di Natalie Portman quanto lo spettatore.
La palpitante colonna sonora elettronica composta da Ben Salisbury e Geoff Barrow si presta a corredo di quelle che sono solo le immagini più stranianti e sconcertanti dell'anno. La logica narrativa viene superata per rappresentare la lotta interna del protagonista, del DNA, del pianeta e dell'universo stesso, un universo in cui tutto è in continuo ed eterno movimento.


08. A Star is Born di Bradley Cooper: "I'll never love again"

I momenti in cui le emozioni vengono rilasciate in dirompenti esplosioni non mancano di certo in A Star Is Born, folgorante esordio alla regia di Bradley Cooper, ma dal nostro punto di vista c'è una scena in particolare nella quale il vigore che fuoriesce dallo schermo è talmente vibrante da spiccare su tutte le altre.
No, non stiamo parlando del buco nello stomaco da ansia da prestazione quando la Ally di Lady Gaga è costretta a salire sul palco e buttarsi in pasto al pubblico per cantare per la prima volta Shallow, ma della tragica ultima performance del brano I'll never love again. Come ne I Segreti di Wind River, un momento che rischiava di essere banale viene elevato a opera d'arte grazie a uno stacco di montaggio, quando sul finire della canzone un flashback riporta in vita Jackson Maine (Cooper) e gli permette di cantare ancora, lasciandogli completare la canzone mentre Ally lo guarda con le lacrime agli occhi.
Quello stacco è sia uno schiaffo al pubblico che un vero e proprio colpo da maestro effettuato da Cooper: con un gusto cinematografico che non è lecito aspettarsi da un esordiente, la scena ci porta direttamente nella testa e nel cuore della protagonista, dove il ricordo del suo amante vivrà per sempre.


07. First Reformed di Paul Schrader: "Intimità spirituale"

Oltre a essere un magnifico regista e un ancor più straordinario sceneggiatore, Paul Schrader è prima di tutto un critico cinematografico esperto e uno studente di cinema appassionato: come Olivier Assayas e Quentin Tarantino non è solo pienamente consapevole del tipo di cinema che ambisce a creare, conosce i meccanismi con i quali può attingere alle opere che hanno formato la sua visione per riplasmarle all'interno del suo cinema.
In First Reformed, arrivato in Italia solo per il mercato home-video, rivisita la sua sceneggiatura di Taxi Driver da un punto di vista ecclesiastico e metafisico, legandosi alla forza evocativa delle immagini di Andrej Tarkovsky e alle argomentazioni tematiche di Ingmar Bergman, il tutto però riletto tramite la lente minimalista del suo idolo Robert Bresson.
Tra primi piani silenziosi ed eloquenti voice-over, l'ambigua e misteriosa sequenza d'intimità spirituale tra il reverendo Toller (Ethan Hawke) e Mary (Amanda Seyfried) rappresenta il fulcro del film: è una scena di sesso che viene spogliata del contatto carnale e diventa metafisica, unione di menti e anime e non di corpi, che sfida la gravità del realismo e trascende i limiti dell'esperienza sensoriale.

06. Avengers: Infinity War: "Thanos usa il Guanto dell'Infinito"

Era abbastanza ovvio che la mega hit globale dei Marvel Studios, quarto film della storia a superare il tetto dei due miliardi di dollari di incasso dopo Avatar, Titanic e Star Wars: Il Risveglio della Forza, finisse nella nostra classifica. A dispetto dei tanti altri momenti indimenticabili che riserva Avengers: Infinity War, il nichilista e sconvolgente schiocco di dita di Thanos è di certo il più indimenticabile.
Il gesto, reiterato tre volte nel corso del film quasi a volerne sottolineare la minaccia, è diventato nel giro di un paio di giorni un vero e proprio marchio distintivo dell'opera, e nelle settimane successive all'uscita del blockbuster del Marvel Cinematic Universe si è imposto con disarmante facilità nella cultura popolare.
Non guasta poi che la sequenza arrivi al termine di una corsa a perdifiato scritta magistralmente da Christopher Markus e Stephen McFeely e diretta con poderosa precisione dai fratelli Anthony e Joe Russo, un capolavoro dell'intrattenimento che per struttura e ambizione si muove a metà fra Il Signore degli Anelli: Le Due Torri e Star Wars: L'Impero Colpisce Ancora.
Indipendentemente da ciò che accadrà in Avengers: Endgame, sarà impossibile dimenticare il senso di sconfortante impotenza che trasuda dai fotogrammi finali di Infinity War, che ha visto gli eroi di un cinecomic assaporare la cenere della sconfitta come mai prima d'ora. Gli Avengers sono morti. Lunga vita agli Avengers.


05. La Ballata di Buster Scruggs, di Joel e Ethan Coen: "The Gal Who Go Rattled"

"Mr Arthur non aveva idea di cosa avrebbe detto a Billy Knapp". È la frase-prologo con la quale si apre il quinto segmento narrativo de La Ballata di Buster Scruggs, antologia western firmata dai fratelli Coen: ognuno dei sei capitoli che compongono il film si apre allo stesso modo, con le pagine di un libro che vengono sfogliate e una singola frase che anticipa e/o riassume la vicenda che verrà narrata nei minuti seguenti, e il capitolo The Gal Who Go Rattled già si presenta con fare affascinante dalle enigmatiche parole di cui sopra.
Per scoprire il significato della frase bisognerà arrivare fino alla fine dell'episodio e sopravvivere all'epopea malinconica e commovente che ci narra: la storia segue Zoe Kazan nei panni di una giovane ragazza benestante di nome Alice che, insieme a suo fratello, è diretta verso l'Oregon, al passo di un'enorme carovana protetta dai cowboy Mr Arthur (Grainger Hines) e Billy Knapp (Bill Heck).
The Gal Who Go Rattle è il segmento de La Ballata di Buster Scruggs che forse più di tutti gli altri riesce nel triplice compito di riprodurre il mito del Far West, raccontare una storia appassionante (che avrebbe addirittura meritato la durata di un lungometraggio) e racchiudere tutti i temi cari alla poetica dei Coen. È una fortuna che sia l'episodio più lungo, perché vorresti non finisse mai.

04. Mission: Impossible - Fallout di Christopher McQuarrie: "Il salto"

Abbiamo già parlato delle tre scene cardine di Mission: Impossible - Fallout in uno speciale che vi abbiamo proposto qualche giorno dopo l'uscita del film, e allora avevamo deciso di lasciare fuori quella già celeberrima dell'HALO Jump per concentrarci su finezze meno ovvie e ancor meno pubblicizzate. Ma sotto sotto forse già a livello inconscio sapevamo che avremmo avuto la possibilità di parlare dello spericolato stunt di Tom Cruise in questo pezzo, e quindi eccoci qui.
Nel primo atto del film la star, con il volto sempre incorniciato dal casco della tuta personalizzata creata appositamente per questa scena, oltre a lanciarsi da un aereo in volo da oltre 25.000 piedi di altezza, recita in piano-sequenza per tutto il tragitto, enfatizzando il panico della caduta con la mimica facciale e i movimenti.
Il dop Rob Hardy lo segue metro dopo metro, fianco a fianco a lui dalla parte sbagliata della gravità, mentre si lancia attraverso una coltre di nubi cariche di elettricità (aggiunte in CGI) per sfidare addirittura i fulmini.
Quando l'audio scompare per lo schiocco della folgore, i timpani iniziano a rimbombare e il senso del vuoto diventa una voragine gigantesca, nella quale l'attore continua a precipitare. E noi con lui, perché a quel punto non siamo neanche a metà strada.


03. First Man - Il Primo Uomo di Damien Chazelle: "L'allunaggio"


In parte 2001: Odissea Nello Spazio per quanto riguarda la rappresentazione del viaggio in orbita e in parte Sopravvissuto - The Martian per la ricostruzione del suolo extraterrestre, First Man - Il Primo Uomo è un crescendo continuo e incessante che mira alla Luna ma spia fra le mura domestiche della quotidianità, raccontando un'impresa mitologica attraverso gli occhi di un uomo comune.
È nel climax finale che Damien Chazelle collega le due colonne portanti della sua opera, quando la Terra e la Luna entrano in contatto grazie al Neil Armstrong di Ryan Gosling: spingendosi dove nessuno era mai andato prima pur di sfuggire alla mestizia che ingrigiva le mura domestiche, infiacchiva le sue responsabilità di padre e appassiva il suo rapporto coniugale con Janet (Claire Foy), il protagonista di Chazelle mette piede sul suolo lunare per seppellire definitivamente le sue angosce scaturite dalla morte della figlia piccola. È qui, nella silente ed eterna notte della Luna, che Neil può finalmente seppellire la bimba e far sgorgare quel dolore sopito per anni. Le note di Justin Hurwitz scandiscono l'intera sequenza e si consegnano all'immortalità del cinema.

02. Il Filo Nascosto di Paul Thomas Anderson: "Il vestito"


La storia d'amore tossico che costituisce il corpo de Il Filo Nascosto, raccontata con magnetica inquietudine da Paul Thomas Anderson, travalica i limiti percettivi del cinema e rapisce gli occhi con composizioni statuarie e luci algide, le orecchie con sinfonie orchestrali avvolgenti come abiti su misura, le menti con simbolismi e immagini significanti che - come sempre in Anderson - rimandano ad altri significati e perfino i cuori, che con tale avidità i due protagonisti cercano in continuazione di celare, donare o strapparsi a vicenda.
Ma è l'elemento tattile che la regia dell'autore evidenzia maggiormente, che è il più difficile da trasmettere al cinema e quindi quello che più stabilisce il valore di quest'opera: Anderson descrive il sesso e la seduzione tramite l'arte sartoriale, ci fa sentire il piacere di toccare sia la seta delle vesti che coprono l'amata del protagonista che la sua stessa pelle.
In questo senso la sequenza in cui Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis) prende le misure di Alma Elson (Vicky Krieps) diventa non solo un gioco di predominio sessuale, in cui i ruoli di dominatore e sottomesso si scambiano a ogni guizzo di sguardi, ma anche un'elegante sfida creativa nella quale non è mai chiaro chi dei due personaggi sia l'artista e chi la musa ispiratrice.


01. Roma, di Alfonso Cuaron: "La spiaggia"

In Roma di Alfonso Cuaron ci sarebbero decine di scene meritevoli di menzione da inserire in questa lista, ma potendone sceglierne solo una abbiamo deciso di tuffarci - letteralmente - nell'emblematica gita in spiaggia di Sofia e i suoi figli in compagnia della tata Cleo.
Il film, che Cuaron ha prodotto, scritto, diretto, fotografato e montato, scavalla la tendenza del cinema contemporaneo a guardare con nostalgia alle opere degli anni '80 e volge il proprio sguardo due decenni più indietro, realizzando un film sulla bellezza di un cinema passato (il neorealismo di Fellini) per proporlo alle generazioni future (quelle di Netflix).
È un film sacro, Roma di Alfonso Cuaron, che prende un pezzo di storia dell'arte e lo consegna all'avvenire, che parla di infanzia e ricordi, del confine fra la vita e la morte (che può essere sottile ma resistente come un'incubatrice di plexiglass sotto il peso dei calcinacci), di nascita e crescita e di non-nascita e non-crescita e soprattutto di progresso, sia sociale che individuale.


La chiusa arriva nella scena finale, una lunga ripresa fluida come l'oceano che segue Cleo (Yalitza Aparicio) dalla sabbia alle onde della corrente, fin dentro l'abbraccio della famiglia per la quale lavora, ma che col tempo l'ha accolta. C'è tutta la piccola, grande odissea vissuta dalla ragazza in questa sequenza, in quelle onde c'è la marea del mondo che ha provato a inghiottirla e soffocarla ma dalla quale lei è riuscita a emergere, aiutando chi le stava intorno nel frattempo.
In quelle lacrime c'è tutta la rabbia, la disperazione, in quel sole bianco e freddo c'è l'indifferenza dell'universo e in quell'abbraccio c'è il film nella sua interezza: una famiglia che si stringe a se, tanti corpi che assumendo la forma di un gruppo scultoreo di michelangiolesca memoria si raccolgono, diventando nel processo una cosa sola, un'unità indissolubile e infrangibile. E il miglior momento cinematografico del 2018.

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