I migliori film sulle arti marziali: da Bruce Lee a Jackie Chan

Le arti marziali e il cinema hanno un legame ormai assodato: ma quali sono i 10 film più importanti mai fatti in questo ambito?

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Le arti marziali e il cinema hanno creato un connubio indissolubile, a cui decine di attori, artisti marziali e registi hanno dedicato film che hanno dato al pubblico adrenalina, azione e divertimento, ma non solo. Sovente infatti queste pellicole hanno mostrato una filosofia di vita, si sono fatte portatrici di valori e tradizioni secolari, connesso culture molto diverse e ancora oggi Bruce Lee (il simbolo stesso di questo cinema) è indicato come colui il quale ha mostrato per primo anche le minoranze etniche e il popolo orientale, in modo diverso, più profondo, meno legato a personaggi ridicoli o cliché cinematografici.
Alla fin fine, però, in questi prodotti rimane centrale l'azione: di seguito quelli che per noi di Everyeye sono i migliori 10 film sulle arti marziali in assoluto, i titoli che hanno portato qualcosa di unico e rivoluzionario al genere.

Undisputed III

Il primo Undisputed era forse il film meno riuscito di Walter Hill: un match di boxe dietro le sbarre tra il Campione dei Pesi Massimi e una sorta di detenuto-filosofo ex pugile.
Il secondo episodio però, uscito nel 2006, aveva come protagonisti Michael Jai White e la rivelazione Scott Adkins, due dei più bravi artisti marziali cinematografici odierni.

Adkins interpretava il villain, Boyka, terrificante lottatore russo che tanto piacque al pubblico da guadagnare un terzo episodio da protagonista, costretto a combattere per la propria libertà in un torneo clandestino nelle carceri russe.
Undisputed III: Redemption ha Adkins, Marko Zaror e Lateef Crowder che si esibiscono in alcune delle migliori scene di combattimento mai concepite e interpretate, quasi uscite dai picchiaduro più estremi. Il tutto con una colonna sonora "da sballo" e il tema dell'amicizia virile come sfondo.

The Legend of Drunken Master

L'apporto di Jackie Chan alla settima arte è stato talmente grande da fargli avere un Oscar alla carriera nel 2017.
Unendo arti marziali, espressività del cinema muto, commedia demenziale e adventure, ha permesso al genere di fare passi in avanti incredibili in termini di popolarità e diffusione e, tra tutti i suoi film, uno dei più importanti è The Legend of Drunken Master, del 1994.

Seguito del bellissimo Drunken Master del 1978, il film aveva come protagonista ancora una volta il leggendario maestro Wong Fei Hung, in lotta contro una gang di contrabbandieri, che sconfiggerà utilizzando lo stile di combattimento dell'ubriaco.
Film quasi senza pari per la complessità delle coreografie, The Legend of Drunken Master è anche uno degli action più spassosi e divertenti di ogni tempo, e ha nel combattimento finale qualcosa di impareggiabile.

Ong Bak

Nel 2003 il mondo conobbe Tony Jaa e il suo Ting, lottatore incaricato di ritrovare la testa del Buddha che un gruppo di criminali ha trafugato dal suo povero villaggio thailandese.
Il Muay Thai è una delle arti marziali più famose e popolari del mondo, e Tony Jaa (nome d'arte di Panom Yeerum) se ne fa portatore nella forma più antica, rende il suo corpo arma, si impadronisce di un ruolo che è a metà tra quello di un vendicatore e un ingenuo ragazzo di campagna che conosce per la prima volta la città.

Fantastico nelle coreografie, felicissima commistione tra il cinema d'azione orientale e l'action americano, Ong Bak ha alcuni dei combattimenti più elettrizzanti di sempre ed è stato capace di cambiare profondamente il genere.

The Raid 2

Sono anni che l'oriente ci regala film rivoluzionari, capaci di andare oltre e donare al pubblico qualcosa di mai visto.
The Raid nel 2011 aveva stupito per le scene d'azione incredibili, sanguinolente, ambientate in un palazzo di Giacarta in cui forze speciali e criminalità si scontravano all'ultimo sangue, in una battaglia interminabile, a base di raffiche di mitra, coltellate, pugni, calci e chi più ne ha più ne metta.
Il seguito, The Raid 2, diretto da Gareth Evans, vede protagonista sempre Iko Uwais, questa volta costretto ad agire da infiltrato per eliminare i boss del crimine.

Se questo film è nella lista è perché ha unito il genere gangster, action e delle arti marziali in modo unico, con personaggi degni dei migliori film di Bruce Lee e con un combattimento finale tra Uwais e Cecep Arif Rahman in cui il Pencak Silat, l'arte marziale del sud-est asiatico, si guadagna definitivamente il suo spazio nella mitologia cinematografica.

Ip Man

Film semi-autobiografico, che unisce fantasia e realtà, Ip Man ha avuto il merito di rinverdire il genere e di far riscoprire un personaggio tra i più affascinanti delle arti marziali come Ip Man.
Con protagonista un bravissimo Donnie Yen, il film è ambientato nella Cina degli anni '30, poco prima di quell'invasione nipponica che costringerà il maestro e la sua famiglia a fare i conti con il terrore e la prepotenza degli invasori.

Straordinario insegnante e atleta, gentiluomo mite e pacato, Ip Man rappresenta da molti punti di vista il perfetto alter ego all'esuberanza sfacciata di Bruce Lee (suo futuro allievo) e soci.
Diretto con mano aggraziata e intensa da Wilson Yip, stupisce sia per la bellezza dei combattimenti, sia per il saper alternare humor e dramma, facendo comprendere la tragedia di un popolo che pagò un tributo sanguinoso per la propria libertà.

Black Belt

Nella Manciuria occupata dall'esercito giapponese nel 1932, il maestro Shibahara muore senza aver nominato un successore per il suo dojo, e i suoi tre pupilli, Choei, Taikann e Giryu sono costretti dall'esercito giapponese ad abbandonare il luogo e a prendere strade diverse. Chi di loro sarà degno del maestro?

Black Belt è senza ombra di dubbio uno dei migliori film mai fatti sul Karate. Ne illustra spirito e filosofia, all'interno di uno dei periodi più bui e disonorevoli della storia del Giappone.
Al contrario di tante altre opere, qui i combattimenti sono realistici, coerentemente con un film che cerca di mostrarci i valori fondamentali della cultura taoista, l'eterno contrasto tra gli opposti, e il messaggio di disciplina e auto-controllo delle arti marziali.
Molto elegante e assolutamente non retorico, ha tra gli interpreti maestri di Karate del calibro di Tatsuya Naka e Akihito Yag.

Fist of Legend

Remake del bellissimo Dalla Cina con furore di Bruce Lee del 1972, Fist of Legend, diretto da Gordon Chan, è ambientato agli inizi del primo conflitto mondiale, nella Shangai occupata dal Sol Levante.
Jet Li sancì definitivamente il suo rango di erede di Bruce Lee, raccogliendo il testimone del suo Chen e facendone un vendicatore dalla velocità e agilità incredibili, immortalate da una regia e una fotografia di enorme qualità.

Film incentrato sul concetto di vendetta, onore e sacrificio, propone la medesima visione delle arti marziali di Lee: adattabilità, imprevedibilità e lotta contro dogmi che venivano ampliati alla sfera sociale e privata.
Fist of Legend, oltre a garantire divertimento e adrenalina, mostrò finalmente dei giapponesi meno malvagi e crudeli del solito e sottolineò la misoginia e intolleranza interne al mondo orientale.

L'ultimo combattimento di Chen

Un capitolo basilare della settima arte e della cultura pop. Il film più personale di Bruce Lee, l'ultimo, quello in cui la concezione delle arti marziali e la sua filosofia si manifestano nel modo più lampante e puro.
La scala e la salita continua rappresentano quella tradizione "stalattitica" contro cui aveva lottato tutta la vita, lo guidano verso l'apice delle proprie possibilità, lo costringono a misurarsi con sé stesso.

Wing chun, Tanglangquan, Kali, Tae Kwon Do e Hapkido costringono Chen a staccarsi dal noto, dalla rigidità dello status quo, ad affidarsi al suo Jeet Kune Do.
Ecco che la luce vince sulle tenebre, la flessibilità sulla durezza, "Sii acqua..." diceva Lee e L'utimo combattimento di Chen questo è: la rappresentazione di un credo.

L'urlo di Chen terrorizza anche l'Occidente

Divertente ed elettrizzante avventura di Chen in terra italiana, è sicuramente uno dei film di arti marziali più famosi di sempre, che vede Bruce Lee in trasferta a Roma per aiutare uno zio, in balia di un'organizzazione criminale decisa a mettere le mani sul suo ristorante.
Il famosissimo duello nel Colosseo tra Bruce Lee e Chuck Norris richiese tre giorni di riprese ed è un'icona del genere, fu quello dove forse Bruce Lee meglio riuscì a esprimere il suo percorso di innovazione delle arti marziali, la sua filosofia di vita legata al concetto di adattabilità e superamento dei dogmi.

Fu anche metafora della vendetta dei cinesi contro quegli americani che da sempre al cinema li costringevano in ruoli umilianti e ridicoli.
Con bei colpi di scena e un ritmo in crescendo che si sposa a uno humor molto azzeccato, L'urlo di Chen terrorizza anche l'Occidente è da decenni un punto di riferimento basilare per il genere a cui appartiene.

Hero

Il capolavoro di Zhang Yimou, un film puro e aulico, il simbolo stesso della capacità del genere wuxia di toccare vette estetiche e semiotiche di incredibile raffinatezza.
Nella Cina del terzo secolo a.C., Yimou ci parla di intrighi, di battaglie, di maestri di spada e arti marziali, ma anche di cosa voglia dire seguire un'etica, quanto importante sia sapere quando non sguainare una spada.

Jet Li, il suo Senza Nome, altro non è che l'artista marziale chiamato a scoprire qualcosa di nuovo ogni giorno, a mettersi alla prova, per toccare quella verità che non è mai ciò che sembra.
Raggiungere uno stato di coscienza superiore, ecco il vero obbiettivo per chi pratica le arti marziali.
Hero ci mostra tutto questo: le tentazioni, i pericoli, gli errori in cui non cadere, come perseguire l'armonia tra cuore e polso, l'unità tra uomo e spada. Perché essa è ovunque, anche nella mente.

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