I migliori film action e sci-fi del 2018: da MI6 a Bumblebee

Adrenalinici, sorprendenti e tecnicamente superlativi: i migliori film d'azione e di fantascienza usciti nell'anno ormai agli sgoccioli.

speciale I migliori film action e sci-fi del 2018: da MI6 a Bumblebee
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Il 2018 è ormai agli sgoccioli, pronto a cedere il passo a un nuovo anno - si spera - ricco di emozioni cinematografiche. Come accade sempre, allora, eccoci arrivati a stilare diverse classifiche relative al mondo dell'intrattenimento, per ripercorrere insieme i momenti salienti delle stagioni filmiche succedutesi nel corso degli ultimi 12 mesi.
Abbiamo già parlato dei migliori cinecomic, incoronando Avengers: Infinity War dei fratelli Russo come l'apice del genere sotto forma di live-action, parlando anche delle migliori commedie dell'anno e degli horror. È arrivato ora il momento di stilare la classifica dei migliori film d'azione e sci-fi dell'anno, pensata con le dovute accortezze.
Troverete quindi film correlati profondamente ai due generi d'appartenenza, senza aggiunte di cinecomic, film d'animazione o altro - quindi niente Deadpool 2, Spider-Man: Un nuovo universo e così via.
Ci torneremo poi sopra con altre due classifiche, per cui non disperate: in queste righe, tratteremo di combattimenti entusiasmanti, tecniche sbalorditive e creazione di mondi stupefacenti. Iniziamo!

7. L'uomo sul treno

Il film di Jaume Collet-Serra con protagonista Liam Neeson è uno dei piccoli cult di genere regalatici dal 2018. Non un capolavoro di scrittura e fin troppo legato a tanti cliché narrativi, ma quando si tratta di "venire alla mani" e alla costruzione della coreografia e quindi della scena, il film si dimostra un validissimo titolo d'azione che riesce a catalizzare l'attenzione dello spettatore sui puri elementi costitutivi del genere d'appartenenza.

C'è adrenalina, c'è sorpresa e c'è un Liam Neeson in stato di grazia. La mano di Collet-Serra è decisa, la sua visione delle sequenze di combattimento cristallina ed elettrizzante. Un titolo dove se le "suonano" letteralmente di santa ragione, con cognizione di campo, di gesti, di sguardi. L'uomo sul treno è un film muscolare quando serve, mai più del dovuto ma comunque più del necessario; senza pretese ma con tanta grinta inaspettata.

6. Annientamento

Vedendo l'adattamento cinematografico del romanzo di Jeff VanderMeer, la sensazione è quella di un totale annichilimento del raziocinio. L'effetto è totalmente voluto, ovviamente, appartenendo il romanzo al sottogenere del New Weird, la cui definizione si deve proprio all'autore statunitense, che lo ha descritto come "un fantasy contaminato dalla fantascienza e dall'horror dove ci si abbandona al bizzarro".

Qui l'azione è presente, ma è soltanto connaturata in alcuni ed essenziali passaggi di una storia che apre le braccia a ciò che non si conosce e a un particolare ermetismo stilistico, quindi niente eccessi tecnici dal punto di vista coreografico, quanto esagerazioni artistiche in termini di estremizzazione concettuale dell'immagine.
Annientamento è un tipo di fantascienza che non lascia generalmente scampo alla logica. Il mix che incorpora soprattutto elementi sci-fi e venature survivol horror è un cocktail di genere godibile e fresco che fa dell'ambiente dell'Area X il vero e grande protagonista grammaticalmente maschile della storia. Si esplora a fondo il rapporto uomo-natura, capovolgendo la sopraffazione della seconda sui primi, anche se poi c'è da fare i conti con elementi artificiali e ignoti, capaci comunque di alterare molecole o DNA di persone, flora o fauna per cambiarli, creare qualcosa di nuovo.
La 12° spedizione raccontata da Alex Garland si inserisce così in un complesso e modulato processo di creazione e dissoluzione, scomparendo al suo interno e distruggendo ogni certezza fisico-biologica della protagonista interpretata da Natalie Portman e dello spettatore, fino al totale annientamento dei criteri valutativi della realtà.

5. Upgrade

Produzione Blumhouse, regia affidata al Leigh Whannel di Insidious 3, anche sceneggiatore di Saw - L'enigmista e di Insidious. Tradotto: budget ridotto all'essenziale ma completamente al servizio di un'idea vincente, parte Il Giustiziere della Notte, parte L'uomo da sei milioni di dollari, perfettamente declinato sia sotto la grammatica action che sotto quella sci-fi.

Parliamo di un titolo "piccolo" che produce un grande risultato, raccontando la vendetta di un uomo rimasto tratraplegico (Logan Marshall-Green) che torna a camminare grazie a un microchip di sua invenzione, capace di donare però anche potenzialità del tutto particolari. C'è adrenalina e azione spesso brutale e accattivante, quasi fosse uscita dagli anni '80 scalciando nel marasma di produzioni nostalgia tanto care a Hollywood, al grido però tutto particolare di body horror e revenge movie.
Bello da vedere, intrigante e riuscito. Titoli come Upgrade sono da premiare e sostenere, perché fanno del genere la chiave vincente per raggiungere risultati importanti.

4. Bumblebee

Il primo spin-off della serie cinematografica dei Transformers lascia che il franchise ritrovi una propria voce, più intima ed emozionante, senza però rinunciare a una sana dose d'azione mozzafiato. La sequenza su Cybertron che funge da prologo all'arrivo di Bumblebee sulla Terra è un portento di effetti speciali e movimenti di macchina digitali, così come il successivo e lunghissimo inseguimento tra l'Autobot e uno dei suoi nemici Decepticon.

A differenza di Michael Bay, che ama un cinema più pirotecnico e focalizzato sull'azione martellante, il film di Travis Knight trova un baricentro convincente tra forma e contenuto, rifacendosi al cinema di genere anni '80 e '90 - E.T., Il Gigante di Ferro, Navigator - senza però mai dimenticarsi per un solo istante di essere un film sui Transformers. Una vera sorpresa che sfida apertamente i capitoli precedenti curati da Michael Bay, uscendone con le ossa rinforzate e un tifo sfegatato di pubblico e critica.

3. Soldado

Se il Sicario di Denis Villeneuve era l'apoteosi stilistica della tensione declinata elegantemente in forma action, Soldado di Stefano Sollima è più o meno l'esatto opposto. C'è tantissima forma e la mano del cineasta italiano emerge prepotentemente dalla scena: il suo è un cinema esuberante molto legato a un crescendo serrato del ritmo, che sfrutta la tensione come mezzo, non come chiave di lettura intrinseca della sequenza.

È un film che ha gli stessi protagonisti di Sicario e appartiene allo stesso universo, ma non ha coordinate temporali precise né un'esatta continuity con il capitolo precedente. Ha una propria anima specifica, quindi un'identità stilistica che trova la sua base nella cinematografia di Sollima, che mai tenta di imitare Villenevue e anzi, evitando prontamente il confronto, dà a Soldado la sua impronta, il suo taglio, la sua visione. Un film che si racconta mediante l'azione e una sapiente impalcatura scenica e tecnica. Meno raffinato di Sicario nella sua muscolarità, ovviamente meno autoriale ma elettrizzante, avvincente e molto riuscito.

2. Ready Player One

Già soltanto il ribaltamento che Steven Spielberg ha fatto dello Shining di Stanley Kubrick varrebbe il secondo posto di Ready Player One, ma c'è tantissimo altro a rendere il film un vero gioiello del 2018.

L'adattamento del romanzo nerd per eccellenza di Ernest Cline è un lavoro di trasposizione "liberamente fedele" che trasla al cinema un mondo in realtà virtuale maestoso, opulento e visivamente incredibile. La magnificenza del film si riscontra sia nella costruzione metodologica e concettualmente precisa di OASIS, sia nelle tantissime citazioni alla cultura popolare tutta, come anche nella mano sapiente di Spielberg. In Ready Player One c'è stupore, citazionismo, divertimento e una regia che tra piani sequenza digitali e scene action ingombranti e spettacolari regala due ore e venti di assoluta goduria nerd adatta a tutti. Cinema di estasi e meraviglia.

1. Mission: Impossible Fallout

L'ultimo film del franchise dedicato alle avventure di Ethan Hunt è esaltazione massima della cultura dell'azione, mai rozza e sempre raffinata, implacabile e in continuo crescendo, drastica nel rifiuto di apparire come un more of the same e decisa a colpire duro, sorprendere con sincerità e stile. Tutto è spinto al limite, anche il corpo dello stesso Tom Cruise, al tempo stesso protagonista assoluto del progetto e mezzo di esasperata (positivamente) comunicazione concettuale dell'azione secondo Christopher McQuarrie.

È come se le ambizioni di attore e regista fossero entrate in una perfetta risonanza artistica, vibrando all'unisono. La comunione di intenti dei due crea così uno spettacolo action mastodontico e adrenalinico, che non lascia più dubbi sul corroborato talento di McQuarrie e sull'ormai collaudatissimo e sodale rapporto con Cruise. In questo senso, Mission: Impossible - Fallout diventa anche un contenitore "dell'urgenza di esagerare" dei due, di spingersi sempre di più al limite, ma non per assurdo come un Fast & Furious qualunque, perché il tentativo è quello di restare - dove possibile - ben piantati alla veridicità dell'azione. Un film galvanizzante, tecnicamente impeccabile, stilisticamente sontuoso.

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