I film horror contemporanei sono ancora in grado di spaventare?

Siamo davvero sicuri che basti un semplice jumpscare ben piazzato per trasformare un film mediocre in un horror intramontabile?

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Il cinema horror, nel corso dei decenni, non ha mai smesso di reinventarsi, dando vita a un numero davvero impressionante di sottogeneri capaci di accontentare una fascia di pubblico molto ampia. Negli ultimi dodici anni però si è verificata una sorta di involuzione del genere, che ha portato molti autori a uniformarsi riguardo i metodi per creare tensione nello spettatore, ascrivibili a un singolo quanto banale espediente: il jumpscare.
Oltre a spiegare i motivi che hanno portato l'horror contemporaneo ad accartocciarsi su se stesso, è bene andare anche ad analizzare alcune opere che invece si sono distinte per la cura con cui sono state realizzate, così da avere una visione d'insieme più ampia possibile, in modo da orientarsi tra le migliaia di pellicole disponibili.

Violenza, ironia, horror?

Parliamoci chiaro: spaventare gli spettatori nel 2018 non è assolutamente un'impresa facile. Viviamo in un mondo interconnesso in cui la violenza (fisica, concettuale, verbale, psicologica) è all'ordine del giorno e ci viene mostrata/raccontata in qualsiasi momento attraverso TV, radio, smartphone e social network. Questo continuo bombardamento mediatico ci ha quindi reso parecchio insensibili a qualsiasi tipo di contenuto violento, spingendo di conseguenza anche lo stesso cinema horror a impegnarsi per trovare espedienti sempre nuovi con cui terrorizzarci.
Oltre all'apatia generale di cui un po' tutti ormai soffriamo senza quasi accorgercene, bisogna tenere conto anche del disincanto dei ventenni-trentenni di oggi, cioè quelle persone nate a cavallo tra gli anni '80-'90 che nel corso del tempo hanno sviluppato una specie di "scudo" alla paura, generato dall'aver visto classici moderni come Nightmare, Venerdì 13, Halloween, Hellraiser, Suspiria, Dracula di Bram Stoker (e molti molti altri) ma anche per un'inclinazione quasi innata nello spernacchiare l'intero genere, utilizzando l'ironia come un vero e proprio schiacciasassi in grado di rendere buffa anche la più tragica delle situazioni.
Questa sorta di disincanto (post?) moderno si è riversato ovviamente anche sulle nuove generazioni, cioè la fascia di pubblico nata dal 2000 in poi, incapace, se vogliamo, di comprendere appieno le basi essenziali del cinema horror, per tutta una serie di dinamiche socio/culturali evolutesi nel corso degli anni. Per capire al meglio il nodo cruciale del problema si può prendere in esame il già citato primo film della saga di Nightmare.
La pellicola è infatti riuscita a imporsi all'interno del genere horror per la sua unicità, dato che il protagonista Freddy Krueger si è trasformato nel corso del tempo in una vera e propria icona riconoscibile , così com'è successo a vari mostri di altri film, come Jason Voorhees, Leatherface e Michael Myers. Il pubblico, trovandosi davanti qualcosa a cui non era realmente preparato, si è sentito a tutti gli effetti spiazzato e, proprio per questo, anche maggiormente coinvolto dalla visione dei film.

Lo stesso principio può ovviamente applicarsi a tutti i sottogeneri dell'horror, non solo allo slasher, basti pensare a film come L'esorcista, La mosca o Poltergeist. L'impatto mediatico che molti film horror hanno avuto sulla cultura pop in passato, oggi, semplicemente, non è più replicabile per via di innumerevoli ragioni, tra cui l'impennata verso l'alto della nostra soglia di tolleranza riguardo qualsivoglia forma di contenuto violento e/o orrorifico.
La fascia di pubblico compresa tra i venti e i trent'anni però, per quanto appartenente a un target spesso cinico e disilluso, riconosce ancora l'importanza di determinate opere classiche del genere horror, cosa invece che avviene sempre più raramente nelle nuove generazioni. Il target dei giovanissimi si è ritrovato purtroppo in un vero e proprio limbo contenutistico, in cui non ci sono più punti di riferimento del passato e meno che mai nel presente.
Tutti i film horror leggermente datati (parliamo di quelli usciti dal 1970 in poi e non di quelli del 1930) risultano per le nuove generazioni semplicemente kitsch, stupidi, demenziali, con "pupazzoni finti" o con "gli effetti speciali fatti malissimo" .
La concezione con cui vengono ideati moltissimi horror recenti ha purtroppo preso una piega pessima, basandosi il più possibile sul replicare quanto visto in film inconcludenti come Paranormal Activity o ESP - Fenomeni Paranormali. Purtroppo, per quanto esistano delle eccezioni degne di nota, bisogna constatare con rammarico che la maggior parte dei film horror moderni insegue con convinzione la formula del jumpscare fine a se stesso, andando di fatto ad annullare l'essenza stessa dell'horror e puntando tutto su una fascia di pubblico che ormai si accontenta di vedere "le solite cose".
È come trovarsi costantemente davanti ai video fake/paranormali che imperversavano su Youtube un po' di anni fa; una serie di sequenze in cui si vedono porte aprirsi senza apparente motivo con in sottofondo una musichetta pseudo inquietante.

La sfilza di film tutti uguali e basati sulla stessa concezione dello spavento è virtualmente infinita: Paranormal Activity (e i relativi seguiti), The Gallows, Lights Out, Insidious (e i relativi seguiti), Annabelle Creation, The Lazarus Effect e tantissimi altri (riconducibili per la maggior parte, se non tutti, alla casa di produzione Blumhouse), non sono nient'altro che la stessa idea ripetuta ciclicamente e stancamente in miriadi di sfumature diverse.
Per quanto ci siano anche in questo filone film più riusciti di altri, il problema di fondo è che il pubblico generalista ha assorbito e si è abituato a questo tipo di prodotti, che oggi vengono considerati spaventosi/terrorizzanti anche se in ogni singola pellicola l'unico espediente utilizzato per creare tensione è quello di far comparire i vari mostri e/o presenze all'improvviso, giocando con gli sbalzi repentini dell'audio.
A completare il cerchio di questa vera e propria massa di film senza personalità ci pensa The Boy, ultimo gradino di una corsa al ribasso contenutistico, esempio lampante di quanto sia debole la struttura degli horror moderni, quando in un film jumpscare based sono proprio questi ultimi a mancare.
In questo scenario apocalittico però, fatto di film creati con lo stampino e senza nessuno spunto originale, c'è ancora qualche impavido eroe che ha deciso di sfidare il mercato e le linee guida canoniche per spaventare il pubblico odierno, provando a creare qualcosa di realmente interessante anche se non per forza innovativo.

La mia paura è anche la tua?

Per quanto in realtà la paura sia soggettiva (paura del buio, paura dell'Inferno, paura dei clown, paura dei libri di Fabio Volo e Federico Moccia, paura di qualsiasi altra cosa), una delle regole base di un buon film horror è quella di provare a travalicare i confini della soggettività, puntando i riflettori su un concetto di paura il più ampio possibile, facendo leva più su una sensazione generale di disagio e inquietudine opprimente anziché su un brevissimo spavento momentaneo.
Il rito, film del 2011 tratto dal libro di Matt Baglio e diretto da Jan Mikael Hafström, pur andando a inserirsi nel filone ultra abusato delle possessioni demoniache, riesce a costruire un intreccio credibile in cui il senso di minaccia è sempre tangibile per tutta la durata della pellicola.
L'opera procede in crescendo, facendo leva su una serie di situazioni in grado di creare tensione in modo intelligente, come ad esempio nella scena in cui il giovane protagonista parla al telefono con il padre ricoverato in ospedale. Babadook, film uscito nel 2014, creato e diretto da Jennifer Kent, risulta estremamente godibile per tutta la prima metà grazie a una sapiente rielaborazione del tema della casa infestata. Lo spettatore viene così trasportato in una vicenda dal clima disturbante dove una situazione familiare difficile diventa il vero fulcro nevralgico del film, in cui il sovrannaturale assume il ruolo di un semplice plus all'interno della storia.
Babadook crea quindi una sensazione di tensione in modo raffinato, allontanandosi quasi sempre dallo spavento facile, per puntare su un tipo di paura maggiormente introspettivo e profondo. Peccato solo per l'ultima parte, in cui i toni cambiano leggermente facendo calare un po' la qualità generale dell'opera, con oltretutto un colpo di scena troppo didascalico e leggermente fuori contesto.
The VVitch, film del 2015 a opera di Robert Eggers, può essere annoverato sicuramente tra i migliori film horror degli ultimi dieci anni, grazie a una moltitudine di fattori che ne hanno decretato il successo anche a livello internazionale. Per questo è forse doveroso soffermarsi maggiormente sulla pellicola per analizzarne alcuni punti chiave.
L'opera, una commistione ben riuscita tra l'horror e alcune leggere contaminazioni provenienti da un sottotesto dark fantasy/fiabesco, mette in scena la drammatica situazione di una famiglia del New England del 1600, costretta a un esilio forzato da parte della comunità di cui faceva parte e impegnata a tentare di sopravvivere in un casolare sperduto al limitare della foresta.

Anche qui, come nei film precedentemente citati, si cerca di creare tensione senza abusare dei jumpscare o altri espedienti scontati, anzi, cercando di rendere tangibile la minaccia sovrannaturale andandola a inserire in un contesto il più possibile reale.
In The VVitch, la prima cosa che colpisce è il senso di immedesimazione che i personaggi riescono a regalare allo spettatore; i vari attori sono infatti riusciti a donare ai loro alter ego un grado di introspezione e realismo davvero notevoli, risultando assolutamente credibili in ogni situazione grazie anche a una realtà rurale ricreata in modo ottimale.
Il bosco, dimora della strega che infesta la zona, sembra vivere di vita propria; in questo clima realmente opprimente, dove non ci si può considerare al sicuro da nessuna parte, l'aspra quotidianità della vita di tutti i giorni diventa un problema enorme per i protagonisti, al pari se non addirittura superiore a quello rappresentato dalla minaccia ultraterrena.
Ogni azione svolta dal padre, dall'andare a caccia fino alla raccolta del grano, diventa con il passare del tempo sempre più difficile, non solo per via delle naturali asperità che si trova ogni giorno di fronte, ma anche per i conflitti interni in cui si ritrova coinvolta la sua famiglia.

I personaggi risultano ben caratterizzati, grazie a varie sfumature caratteriali in grado di offrire numerose chiavi di lettura; basta infatti uno sguardo, un gesto o un'espressione per far comprendere allo spettatore cosa sta succedendo davvero e/o quali sono le pulsioni recondite dei protagonisti, in un susseguirsi di situazioni sempre diverse e mai scontate.
L'opera riesce più volte a spiazzare lo spettatore grazie a un'ottima gestione del ritmo, in grado di impennarsi improvvisamente, specialmente dalla seconda metà del film.
Il finale poi è in grado di chiudere perfettamente il cerchio delle vicende, non lasciando nulla al caso ma anzi, andando ad aggiungere un nuovo grado di profondità all'opera. Anche se oggi, dunque, tenendo d'occhio soprattutto il panorama indipendente, si possono trovare film horror di qualità elevata come il recente Hereditary, è comunque palese constatare come i canoni stilistici dell'intero genere siano cambiati.
Bisogna quindi capire fino a quando la formula del jumpscare un tanto al chilo riuscirà a rimanere in vetta, sperando nel mentre di vedere nuove opere capaci di andare nella direzione opposta. Così magari, in un giorno lontano, i film horror veri, terrificanti, torneranno a essere la maggioranza.

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