I Fantastici 4, il film invisibile degli anni '90

Il primo film dedicato al gruppo di supereroi Marvel ha visto la luce molti anni dopo la sua effettiva realizzazione: scopriamo il perché.

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Il cinema dei supereroi è ormai l'investimento più redditizio per i produttori che spendono centinaia di milioni di dollari con la consapevolezza che questi saranno ampiamente ripagati dai futuri incassi al botteghino. Ma non è sempre stato così e fino agli anni '90 investire in un prodotto ad alto budget su dei tizi in calzamaglia portava con sé un certo alone di rischio.
Se si esclude infatti il mitico dittico burtoniano dedicato all'Uomo Pipistrello, erano rarissimi i casi di successo di un cinecomic, e realizzare un'operazione a tema era una pratica ancora poco utilizzata. Questo può servire come parziale scusante ma non certo come assolutoria giustificazione per quanto accaduto al primo live-action tratto dall'amatissimo fumetto Marvel de I fantastici 4, rimasto invisibile come il personaggio di Sue Storm.
Il film infatti non vide mai la luce delle sale, nascosto agli occhi del pubblico per oltre due decenni, almeno fino alla scadenza di quei diritti che qualche mese fa ci hanno permesso di recuperarlo in tutta la sua completezza.

Dove tutto ebbe inizio

La storia dietro alla realizzazione del progetto è già di per sé "fantascientifica", in quanto i diritti furono comprati nel 1986 e per molti anni non se ne fece poi nulla.
Il detentore dei suddetti, il tedesco Bernd Eichinger comprese come realizzare un blockbuster fosse impossibile e per scongiurare la fatidica scadenza, sempre più imminente, si decise a dare vita a un'operazione in economia.
Per ottenere il massimo con il minimo sforzo chiamò nientemeno che l'iconico regista Roger Corman, uno che sapeva fare di necessità virtù come nessun altro, per supervisionare il tutto con un budget di appena un milione e quattrocentomila dollari.
La regia venne affidata a Oley Sassone, che vantava qualche esperienza sul piccolo schermo e un paio di titoli diretti al mercato home video, e per il cast furono reclutati attori misconosciuti.
Alla fine delle riprese e dopo vari eventi promozionali, troupe e cast ricevettero una doccia fretta: Fantastic 4 non sarebbe stato distribuito. Varie voci si sono rincorse su tale scelta, ma questa è una storia che nessuno, a parte i diretti interessati, saprà mai come è andata realmente.

Copie pirata cominciarono a fare capolino negli anni successivi in rete. Recentemente il film è anche stato condiviso su YouTube, permettendo a tutti di farsi un'idea sul reale stato delle cose.
E a posteriori è comprensibile come si sia scelto di evitare il pubblico ludibrio ai tempi, in quanto Fantastic 4 appare vecchio di almeno una ventina d'anni in quanto a messa in scena e logiche narrative.

L'inizio della storia

Andiamo con ordine e affrontiamo la trama in primis, che si presenta come la classica origin-story che cerca di seguire, con alcune - più o meno - sostanziali differenze, la genesi della controparte cartacea.
La vicenda ha infatti inizio con Reed Richards e Victor von Doom, due studenti di fisica e migliori amici tra loro, che stanno lavorando a un acceleratore di particelle e decidono di testarlo durante il passaggio di una cometa. L'esperimento ovviamente va per il peggio, con Victor che rimane gravemente ferito e dato per morto.

Dieci anni più tardi Reed è ormai un affermato scienziato alle prese con una nuova missione: insieme agli amici Ben, Johnny e Susan si mette in viaggio su una navicella spaziale con il compito di rintracciare una straordinaria fonte energetica.
Qualcosa, anche per intervento esterno, va ovviamente storto e il mezzo precipita sulla Terra.
Gli astronauti sono tutti miracolosamente incolumi e si scoprono dotati di incredibili poteri, ognuno legato alle rispettive personalità. Neppure il tempo di abituarsi alla loro nuova condizione che i quattro si trovano ad affrontare un misterioso nemico, il dottor Destino.

Poco di fantastico

La sceneggiatura, per quanto lacunosa e ricca di ingenuità, non è la parte peggiore dell'insieme, con alcune figure secondarie caratteristiche - il Gioielliere ricalca sia il supercriminale Uomo Talpa che alcuni villain dei Batman di Tim Burton - e una linearità che strizza in più occasioni l'occhio ai cultori del fumetto.
Allo stesso tempo le atmosfere scanzonate e le diverse gag rimandano proprio a un'altra versione del Cavaliere oscuro, ossia quella televisiva degli anni '60, pur senza possederne pari ispirazione.

Lo scarso budget è il vero e proprio tallone di Achille dell'ora e mezza di visione, con situazioni spesso imbarazzanti nelle quali gli effetti speciali mostrano tutta la loro povertà: dal costume artificioso per la Cosa agli "allungamenti" di Reed saranno non pochi i momenti dove Fantastic 4 crolla nel ridicolo involontario, con le stesse scenografie di simil cartapesta che castrano sul nascere qualsiasi dose di verosimiglianza e fanno risultare il tutto irrimediabilmente retrò.
Il regista non poteva certo far miracoli con le risorse a disposizione, ma la mancanza di personalità diventa palese nella coesione tra le fasi di puro parlato e le sequenze action, queste giocate sul succitato "vorrei ma non posso" e affidate quando possibile all'autoironia.
Ed è proprio questo lo spirito con il quale approcciarsi per recuperare una pagina, paradossalmente, fondamentale per comprendere l'evoluzione del genere supereroistico sul grande schermo.

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