I Cyborg nel cinema da Metropolis a Ex-Machina

Breve storia del Cyborg e delle sue differenze con l'Androide, partendo da Metropolis e arrivando a Ex-Machina.

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Difficile scrivere un pezzo sulla figura del cyborg senza citare fin da subito Metropolis. Il film di Fritz Lang, che ha segnato per sempre la storia della fantascienza con una "sberla" visiva che ancora oggi stupisce, mette in scena uno dei primi cyborg di sempre. Sicuramente il primo dei memorabili. Nella città di Metropolis prendono forma l'utopia e la distopia dell'uomo del primo Novecento, secolo frenetico e complicato: la guerra più grande di sempre, l'industrializzazione forzata, la rivoluzione comunista da una parte e il potere del capitale dall'altra, and so on, per dirla alla Zizek. Il cinema tedesco degli anni venti poneva in crisi l'idea di positivismo scientifico e metteva in scena una lunga serie di scienziati pazzi. Non vi stiamo certo a raccontare la trama dell'opera di Fritz Lang, ma vi basti sapere che nel film c'è un personaggio che si chiama Rotwang. Lo scienziato pazzo in Metropolis è proprio Rotwang, ovvero l'inventore di tutte le macchine della città e padre di un'invenzione che lo fa sentire al pari di un dio: "l'uomo-macchina". HEL è il nome dell'androide dal corpo femmineo che lo scienziato ha creato con intenti malvagi. Ovvero, per dominare la massa proletaria.

È curioso accorgersi di come la prima (importante) apparizione di una figura robotica si riveli un pericolo per le classi sociali popolari. Ma nel caso specifico del nostro viaggio, è ancor più interessante notare come, agli albori del Cinema, Metropolis fonde in HEL sia la figura dell'androide che quella cibernetica. L'androide è un robot, 100% circuiti, pelle di metallo, testa che macina bit. Il cinema e il fumetto sono costellati da figure indimenticabili. Dirne una? Gli androidi di Blade Runner. Il cyborg è una miscela, cavi ed elettricità, vero, ma di mezzo ci si mette la carne umana. In Metropolis pare che HEL sia un androide a tutti gli effetti, ma è anche vero che c'è un momento del film in cui Rotwang, con un marchingegno ad onde magnetiche, riesce a trasporre l'aspetto fisico della protagonista sulla sua creatura per darle delle sembianze umane. A ripensarci in Metropolis le cose si complicano nel caso si voglia giocare di definizioni. Perché se il cyborg è più uomo che macchina, allora il vero cyborg sarebbe Rotwang stesso, che al posto di un braccio ha una protesi artificiale!

Le definizioni di cyborg e androide da Alien a Robocop

Girovagando per il web notiamo che una delle costanti, utili a marcare una linea semantica tra il cyborg e l'androide, è che il primo è vivo, il secondo no. E così le cose sembrano solo complicarci la vita. Tra gli anni ‘70 e gli ‘80 il cinema di fantascienza americano è in fase di gloria. Alien (1979) setta un nuovo standard, non solo per quanto riguarda le metodologie utili nello spaventare a morte lo spettatore, ma anche nelle forme tipiche di un androide. Il personaggio di Ash, il capo-tecnico della Nostromo, si scopre essere una macchina solo nel momento in cui viene eliminato a colpi di estintore in testa. Ma Ash è pronipote di Walter e David 8, interpretati entrambi da Fassbender in Prometheus e Alien Covenant. Del nucleo narrativo dei due ultimi film della saga tanto si è incentrato sulla presa di coscienza e dei comportamenti umani dei due gemelli. Similissimi a personaggi Shakesperiani usciti da la Tempesta, uno dei due è fin troppo umano al punto tale da farci (e farsi!) dimenticare di essere un androide. È così uomo da voler uccidere, e lo fa. L'androide dovrebbe pensare come una macchina, ma loro non lo fanno. Allora cosa sono Walter e David?

Robocop

Ma facciamo un passo indietro e parliamo del cyborg per eccellenza: Robocop. Peter Weller nei panni dell'agente Murphey racchiude alla perfezione i canoni. La maggior parte del suo corpo è una macchina, al punto tale da scatenare fastidio e disagio da parte di tanti suoi vecchi conoscenti e colleghi. Robocop mette in crisi una teoria che fece fortuna qualche anno fa, quella secondo la quale il cyborg rappresenta il sogno dell'uomo, ovvero di elevarsi rispetto alle altre forme viventi sulla Terra. Sconfiggere Darwin, dopare la gara evolutiva. Essere un cyborg e rappresentare uno step evolutivo... ma da Robocop in poi non è mai stato così: l'uomo della pellicola guarda al cyborg con sospetto e preoccupazione, con un atteggiamento di vero e proprio razzismo. A proposito di cyborg spaventosi, è stato James Cameron a sfornare uno degli ibridi di carne e metallo tra i più riconoscibili di sempre. "You're really real! I mean, you're like a machine underneath, right? But sort of alive outside?" "I'm a cybernetic organism. Living tissue over a metal endoskeleton." È questa la definizione che fa di se stesso il Terminator (Arnold Schwarzenegger). La carne viva nasconde l'essenza, un complesso armamentario di metallo, specchio di una società sempre più dipendente al mondo dell'automazione. Il corpo del T-800 è così umano da poter invecchiare, come dimostra il capitolo finale, Terminator Genisys, ma d'altronde era l'unica spiegazione buona alle rughe che negli anni sono comparsi sui (non proprio eterni) muscoli di Schwarzenegger.

Star Wars vs Star Trek

Anche Star Wars ci regala un paio di cyborg. Anakin Skywalker, certo, del quale possiamo assistere l'intera trasformazione: prima gli parte un braccio duellando col Conte Dooku; Anakin diviene cyborg già nell'istante in cui gli impiantano una mano artificiale ma, la vera trasformazione alla quale tutti state pensando, avviene solamente alla fine del terzo capitolo della seconda trilogia. Durante i minuti finali de La Vendetta dei Sith, in una delle scene più drammatiche dell'intera saga, Obi Wan ha saccagnato (cit.) il suo allievo, mutilandogli le gambe e il braccio buono. Anakin è ad un passo dalla morte ma viene soccorso da una nave dell'Imperatore e letteralmente ripristinato come se fosse un sistema operativo, rinascendo come Darth Vader. Ah, ci sarebbe anche il generale Grevious. È tutto metallo tranne che per il cervello e dintorni. E dato che si parla di Star Wars è il caso di citare lo storico avversario televisivo, Star Trek. La serie ideata negli anni ‘60 da Gene Rodenberry è sempre stata lucida interprete delle utopie tecnologiche della società Occidentale. Nella serie originale, quella con Spock e Kirk in pratica, esistono già le videochiamate (spaziali), strumentazioni mediche simili alla tac moderna e roba che negli anni ‘60 era difficile immaginare in un prodotto televisivo per famiglie. La serie di The Next Generation, prodotta vent'anni dopo, si riempie di ibridi umani-macchina, dei veri e propri cyborg. Qualcuno potrebbe partire dal personaggio di Data. Ma egli è sostanzialmente un androide, difficile considerarlo un cyborg, è costituito interamente, o quasi, da materiale artificiale, incluso il cervello positronico (invenzione ereditata da Isaac Asimoov).

Discorso totalmente diverso per i Borg, che in TNG sostituiscono i Klingon nella parte dei cattivoni di turno. Come in molti dei casi precedenti, anche i Borg riflettono un'angoscia razionale e tangibile nei confronti della cibernetica. Nel film Star Trek: Primo Contatto si scopre il passato misterioso della razza più temuta dalla Federazione. Inizialmente simili agli uomini, i Borg, prima di diventare quello che sono, erano una società altamente tecnologizzata. Gli scienziati decisero di impiantare nei corpi della popolazione componenti cibernetici. I Borg si potenziarono intellettualmente e fisicamente ma, di contro, persero la volontà individuale, trasformandosi in una massa guidata da un unico scopo, quello di dominare lo spazio.

Gli ultimi anni

In tempi recenti abbiamo assistito alla trasposizione cinematografica della saga letteraria di Asimoov sui robot. In Io, Robot Will Smith interpreta il detective Spooner. È un cyborg, essendo dotato di un braccio meccanico. Stesso discorso per uno dei personaggi più noti della Marvel al Cinema: James "Bucky", il soldato d'Inverno! Come si diceva all'inizio dell'articolo, per anni per le differenze semantiche tra cyborg e androidi si sono pesate sulla la presenza più o meno massiccia di impianti artificiali su un corpo di cellule vive, o viceversa. Col tempo, però, la differenza è andata un po' a sciogliersi nel momento in cui il mondo scientifico e quello della finzione hanno cominciato a speculare sulle possibilità di trovare brandelli di coscienza nelle intelligenze artificiali. Tanto era già stato fatto negli anni quaranta, quando Alan Turing, il padre dei moderni calcolatori, ideò il famoso test che porta il suo nome. In parole povere un soggetto A ha il compito di interrogare due altri soggetti, B e C. A non sa chi, ma uno dei due tra B e C è un'intelligenza artificiale, mentre l'altro è un essere umano. Nel caso in cui l'interrogatore consideri umana l'IA, allora questa si potrebbe considerare capace di simulare i processi cognitivi. In realtà il discorso sarebbe ben più complesso ma fermiamoci qui. Se il Blade Runner di Scott, ereditato dal romanzo di Philip Dick, già propone un discorso filosofico complesso e articolato, in anni recentissimi è Ex Machina che spiazza lo spettatore in un gioco a tre incentrato sul test di Turing. L'intelligenza artificiale del film, interpretata da quella che è probabilmente una delle dieci ragazze più belle terra, Alicia Vikander, è a tutti gli effetti un androide. Se dovessimo attenerci alla definizione fisica, certo: non c'è nulla di origine umana nel suo corpo. Quello che però è il fulcro del film, così come di Blade Runner, o di un altro prodotto altrettanto recente come Chappie, è la possibilità che gli automi possano assurgere a una coscienza. Una coscienza che vive a tutti gli effetti. Mangia, dorme, fa l'amore, prega, uccide. La possibilità odierna di immaginare androidi che divengono a tutti gli effetti esseri viventi lentamente sfalda quel fossato che li distaccava dai cyborg.

Chiudiamo l'articolo allontanandoci dal Cinema americano e infine dal cinema stesso come medium. In Italia una ventina di anni fa usciva Nirvana, film di Gabriele Salvatores e piccolo cult tra gli appassionati del cinema di genere. Opera in grado di anticipare alcune tematiche che sarebbero state trattate da Matrix in poi, il film è fatto di hacker e virus che rendono coscienti pezzi di codice di un videogioco. Nel mondo di Nirvana è possibile farsi trapiantare impianti cibernetici. Ad esempio c'è Joystick, che vuole acquistare delle iridi per potenziare lo sguardo, o come la blu capelluta Naima (interpretata da Stefania Rocca), che si ritrova tanto di ingresso dati sulle sopracciglia. Il Giappone ci ha saputo regalare decine e decine di cyborg. La filmografia di un maestro come Shinji Tsukamoto è segnata da uomini devastati da impianti metallici, disfunzioni corporee e rappresentazioni di una modernità della velocità incomprensibile. Ne sono un esempio il feticista di Tetsuo o l'indimenticabile Le avventure del ragazzo del palo elettrico. I manga e gli anime sono costellati di ibridi, presenti in tante saghe che hanno formato la nostra infanzia. Ve ne citiamo giusto un paio. Come in Metropolis anche nel Dragon Ball di Akira Toriyama c'è un dottore pazzo: il dottor Gelo ha trasformato degli esseri umani in cyborg, ve li ricordate no? Sono C17 e C18. E poi una miriade di altri personaggi, come lo Spike di Cowboy Bepop, ma soprattutto Motoko da Ghost In the Shell, probabilmente l'opera animata che ha meglio saputo parlare di cyborg e filosofia.

Stiamo assistendo ad un presente sempre più attento nei confronti delle intelligenze artificiali. Non solo, i cyborg già esistono e sono tra noi. Le storie incredibili di Neil Harbisson e Kevin Warwick ne sono una prova. Intanto il Dipartimento della Difesa americano ha investito milioni di dollari in un programma di aggiornamento cibernetico per i militari sul campo... Van Damme e l'UniSol, direttamente usciti da Universal Soldier, se lì dietro ci siete voi battete un colpo.

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