I Batman di Tim Burton a confronto

Ancora oggi, i Batman di Tim Burton rappresentano al meglio il concetto di blockbuster autoriale. Analizziamone insieme gli aspetti fondamentali.

I Batman di Tim Burton a confronto
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Batman, famosissimo supereroe del pantheon DC creato ormai 80 anni fa da Bob Kane e Bill Finger, ha attraversato numerose decadi approdando via via su un numero davvero elevato di media diversi, passando dai fumetti al cinema, fino ai videogiochi (così come le serie animate e televisive) riuscendo sempre a rinnovarsi e a sorprendere numerose generazioni di fan.
Il supereroe, da sempre al centro dei dibattiti per la sua capacità di catalizzare l'attenzione del pubblico mondiale, è stato spesso reinterpretato anche nelle sue incursioni nel mondo del cinema.
Dopo aver analizzato i suoi storici nemici, così come le sue apparizioni più moderne attraverso le visioni di Nolan e Snyder, (ovviamente in attesa di vedere l'incarnazione di Reeves e Pattinson), in questo speciale proveremo a concentrarci su due degli adattamenti cinematografici più famosi di sempre sul supereroe, cioè quelli diretti da Tim Burton, provando ad analizzarne gli aspetti più caratteristici quanto iconici.

Il Batman di Tim Burton, Michael Keaton, Jack Nicholson e Kim Basinger

Dopo un passato non così facile in Disney, vari progetti indipendenti e due film estremamente godibili, quali Pee-wee's Big Adventure e Beetlejuice - Spiritello porcello, Tim Burton sale ancor di più alla ribalta internazionale con il suo personale adattamento di Batman, riuscendo in un colpo solo a dare lo slancio definitivo alla sua carriera e a riportare il personaggio dei fumetti a una sua dimensione più seriosa e oscura (in netta controtendenza con la serie televisiva colorata e ultra pop degli anni '60 con protagonista Adam West), ottenendo un enorme consenso sia di critica che di pubblico.
Il film, per la sua grande abilità nel rimanere costantemente in bilico tra la visione autoriale di Burton e l'ammiccamento agli stilemi del blockbuster moderno (attraverso un modus operandi che Raimi avrebbe adottato alcuni decenni dopo per dar vita ai suoi Spider-Man) è riuscito a resistere all'inesorabile scorrere del tempo invecchiando molto bene.
Tim Burton ha ripescato a piene mani dall'immaginario classico del personaggio fumettistico andando a riproporre su grande schermo elementi iconici quali il costume, la Batmobile, i gadget, i nemici e la stessa Gotham senza però risultarne di fatto soffocato ma anzi, trovando un ottimo punto d'incontro tra la visione degli studios e la sua.

Il regista, facendo leva anche sulla poetica dell'outsider (che nel secondo capitolo ritroveremo in maniera ancora più marcata) ha saputo in un certo senso spogliare lo stesso Batman della sua aura di sacralità descrivendolo a tratti come un folle, seppur votato al bene e all'eroismo.
Non a caso, la figura dello stesso Joker è stata elevata quasi a protagonista assoluta, dando di fatto anche a Jack Nicholson la possibilità di esprimersi senza alcun limite così da caratterizzare il suo personaggio in maniera davvero sfaccettata, a cavallo tra perfido gangster, clown folle e villain squisitamente sopra le righe e dal taglio fortemente fumettistico.
La stessa Gotham City, oscura, cupa, fumosa, a tratti gotica e insondabile, ha innegabilmente conferito all'intera opera un taglio talvolta ansiogeno ma mai privo di fascino, attraverso una rappresentazione della città che, molto probabilmente, rimane ancora oggi come la più particolare tra quelle proposte su grande schermo.

Il confronto tra il supereroe e la sua nemesi per eccellenza diventa così uno dei punti cardine del film, capace di mettere due folli a confronto attraverso numerose sequenze dal taglio fortemente epico e solenne ma non per questo spogliate da una certa aura infantile e ludica.
Il continuo rimando al concetto di supereroi e supercriminali che si scontrano rapportato a una semplice lite tra due persone fuori di senno (nonostante le loro nette differenze etiche e morali) ha saputo fornire alla pellicola un'ulteriore chiave di lettura, rendendo di fatto il film di Burton un caso a sé stante all'interno dei film di matrice supereroistica.

Il Batman di Tim Burton, Michael Keaton, Danny DeVito e Michelle Pfeiffer

Seppur restio (almeno in un primo momento) a tornare sul sequel di Batman, Tim Burton ha comunque deciso di dirigere anche il secondo lungometraggio legato a uno dei supereroi più famosi del mondo, prendendosi ancora più libertà rispetto a quanto fatto con la prima pellicola.
Attraverso un'impostazione stilistica capace di ricordare quanto avvenuto successivamente con il secondo capitolo di Hellboy, Burton si è preso la briga di rimodellare i vari personaggi presenti in scena (su tutti il Pinguino), dando alla luce un film ancora una volta fortemente autoriale, pregno di una poetica dark/gotica, inserendola molto bene all'interno dell'intera mitologia batmaniana.
La stessa sequenza di apertura del film, che ci fa assistere alla nascita di Oswald Cobblepot, disconosciuto dall'altolocata famiglia per via della sua deformità fisica, risulta addirittura vicina ad alcune influenze stilistiche molto più horror che al racconto di matrice supereroistica, mettendo da subito in chiaro la stessa natura di uno degli antagonisti, una figura realmente tragica - quanto talvolta disturbante - capace di incarnare la tematica dell'outsider burtoniano.

Oltre al solito eccellente lavoro in fatto di caratterizzazione svolto su Batman, in questo sequel è stata riservata una parte di tutto rispetto anche a Catwoman, mostrata qui nel suo lato più inquietante (e ancora una volta a tratti folle).
Testimone è il suo stesso costume, in cui sono perfettamente visibili le cuciture grezze effettuate a mano dalla stessa Selina ritornata in vita e pronta a vendicarsi del perfido industriale Max Shreck, personaggio capace di incarnare tutti i lati oscuri del capitalismo senza morale così da donare al film un ulteriore grado di profondità.
Ancora una volta la città di Gotham è riuscita a giocare un ruolo fondamentale nel ricreare la particolare atmosfera gotica e oscura della pellicola, anche per via di un egregio lavoro svolto in quanto a scenografie.
La seconda pellicola su Batman firmata da Tim Burton appartiene infatti a quei rari casi in cui il sequel filmico si rivela di pari qualità rispetto all'originale (seppur vari critici e fan lo reputino addirittura superiore al primo capitolo).

Sicuramente la maggiore libertà creativa di Burton ha contribuito alla messa in scena di un Batman e di una Gotham ancora più vicini al loro particolare tipo di immaginario, capace di trovare la sua summa proprio attraverso il personaggio del Pinguino che, grazie all'ottima performance di Danny DeVito, rimane ancora oggi come uno dei villain fumettistici più memorabili della storia del cinema.
Maestosa anche l'intera colonna sonora (così come per il primo film) a opera del leggendario Danny Elfman, a oggi uno dei compositori più richiesti e talentosi di Hollywood.

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