I 5 personaggi ai quali non avremmo voluto dire addio

Tra personaggi morti o che hanno visto terminate le saghe delle quali erano protagonisti, ecco un viaggio attraverso gli addii più difficili.

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Abbiamo dovuto dire addio a tantissimi personaggi nel corso della storia del cinema, arrendendoci non solo a delle morti illustri, ma anche a saghe terminate che ci hanno costretto ad abbandonare completamente l'idea di poter continuare a vedere quel determinato personaggio. La morte, d'altronde, rappresenta uno dei momenti più topici delle narrazioni, soprattutto se utilizzata come movente per il protagonista, che ne trae beneficio per poter portare a termine la propria missione salvifica. Ma allo stesso tempo ci sono morti che servono solo a potenziare il percorso narrativo di un prodotto, che si tratti di un libro o di un film.
Abbiamo quindi provato a selezionare cinque morti che non possono non entrare nel cuore dello spettatore, alle quali, però, vi chiediamo come sempre di aggiungere le vostre, certi del fatto che una selezione su una scala così vasta non è mai facile.

Avengers: Endgame - 2019

Iniziare questa classifica senza citare Tony Stark potrebbe essere considerato un vilipendio all'industria cinematografica. Non c'è ragione per cui la morte di Iron Man non dovrebbe appartenere a un momento storico del cinema dei nostri tempi, un evento dinanzi al quale nessun cineasta o appassionato cinefilo potrebbe rimanere impassibile.
La chiusura di Avengers: Endgame è costruita in un climax che passo passo ci conduce a una vittoria storica dei Vendicatori sul temuto Thanos, l'avversario che più di tutti ha saputo tenere sotto scacco gli eroi della Terra e gli extraterrestri accorsi ad aiutare il pianeta sul quale viviamo.
Se quindi pochi minuti prima Captain America aveva donato un fremito a tutti gli appassionati lettori dei fumetti Marvel, afferrando Mjöllnir come avrebbe fatto Thor, e suonando poi la carica per assaltare le forze avversarie, è nello sguardo di Robert Downey Jr. che avviene il momento di maggior empatia tra lo spettatore e la storia raccontata.

"Io sono Iron Man" è una frase che non solo chiude la battaglia, ma anche l'evoluzione di un personaggio che si era presentato a noi, oltre dieci anni prima, come un gradasso, un borioso filantropo desideroso solo di mostrarsi superiore agli altri.
Nel momento in cui Tony Stark, però, la pronuncia, prossimo alla morte, con le gemme dell'infinito tra le mani, avviene quella definitiva metamorfosi in un uomo consapevole di dover usare la propria forza per salvare il mondo, a costo della vita.
È il sacrificio che più di ogni altro nell'entertainment mette il punto all'evoluzione di un personaggio unico, che si prostra dinanzi al proprio destino: quello di essere un eroe.
Un evento che deflagra e impatta, con la sua onda d'urto, su tutto l'universo Marvel, producendo effetti anche su quella che sarà la Fase 4, come già mostrato durante l'ultimo film di Spider-Man, con Peter Parker scosso dalla morte di quello che stava diventando il suo mentore.

Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 2 - 2011

Una vita intera a vestire i panni dell'antagonista, o almeno a voler sembrare tale. Severus Piton è uno dei personaggi più elaboratori dell'universo di Harry Potter, uno dei più maturi e anche più complessi da interpretare e da comprendere.
Il principe mezzosangue, ex mangiamorte e membro dell'Ordine della Fenice, per l'intera durata della saga si lascia etichettare come uno dei principali antagonisti, desideroso di provare solo odio nei confronti di Harry, soprattutto a causa della somiglianza con il padre James, suo eterno rivale ai tempi della scuola di magia a Hogwarts.

Nello sviluppo della storia, però, Piton riesce a dimostrarsi un abile stratega, spesso manovrato anche da Silente, con il quale riesce ad architettare delle mosse sempre molto argute, pur restando in prima linea il suo fastidio nei confronti di Harry.

Nonostante l'omicidio di Silente nelle ultime battute della vicenda e il voto infrangibile con Narcissa Malfoy, dopo esser stato sconfitto da Voldemort decide di trasferire i suoi ricordi a Harry, così da poter rivelare tutto al ragazzo, a partire dall'amore per la madre, mai cessato, e tutto il bene che, in maniera silenziosa, era riuscito a fare proprio per far sì che il destino di Potter si compisse.
Dopo anni di odio accumulato nei confronti di Severus, alla fine il ribaltamento del ruolo è quell'inaspettato plot twist che riabilita la figura del professore agli occhi del pubblico e di Harry.

Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 2 - 2016

Il rapporto che si sviluppa tra Katniss Everdeen e sua sorella Primrose è sin da subito molto profondo: la protagonista di Hunger Games, d'altronde, decide di offrirsi volontaria al posto della sorella quando vengono convocati i giochi. Il fatto che Katniss inizi il suo percorso per diventare la ghiandaia imitatrice parte inevitabilmente da quella decisione di sacrificarsi al posto di Prim.
Ne Il Canto della Rivolta - Parte 2, arriva il momento di difendersi dall'assalto di Capitol City, che per sedare la rivolta di tutti i Distretti decide di sganciare delle bombe sui cittadini, senza preoccuparsi di fare distinzioni di sorta.
Mentre Katniss corre e prova a stendere le guardie dello schieramento avversario, all'orizzonte appare proprio Primrose, intenta a dare un seguito a quelle doti da curatrice che la madre le aveva lasciato in eredità.
Da medico volontario, la ragazza sta prestando soccorso a un ferito, quando all'improvviso una bomba alle sue spalle esplode, uccidendola dinanzi agli occhi di Katniss.
Un momento straziante, soprattutto a fronte del fatto che lo spettatore assiste alla crescita e alla formazione di Prim, da ragazzina ingenua e indifesa a donna matura e pronta a caricarsi il bene degli altri sulle proprie spalle.
Vederla morire in maniera così tragica resta uno dei momenti più pesanti di tutta la saga di Hunger Games.

Bambi - 1942

Non si può non inserire in una classifica del genere la morte della madre di Bambi.
Il Classico animato di Walt Disney contiene al suo interno uno dei momenti più tragici del cinema d'animazione, in grado di segnare moltissimi dei bambini non solo dell'epoca, ma anche di chi negli anni ha poi recuperato la storia del cerbiatto.
Sono due i messaggi che si nascondono dietro questa vicenda. Il primo riguarda la morte prematura della madre di Walt Disney, che nel 1938 fu vittima di una fuga di gas dall'abitazione che Walter aveva regalato ai propri genitori.
L'incuria dei giorni precedenti aveva spinto il cineasta di Chicago a disinteressarsi dei problemi alla caldaia che i genitori avevano già comunicato più volte e nel momento in cui il padre e la domestica riuscirono a salvarsi, Walter si sentì responsabile della morte della madre, tanto da interrompere la lavorazione di Fantasia per due mesi.

Il voler far morire la madre di Bambi poteva essere un'allegoria o un parallelismo a quanto gli era accaduto.
Il secondo messaggio è diventato negli anni un archetipo dei film horror, soprattutto quelli che hanno ben compreso quanto faccia più paura il non visto.
La morte della madre di Bambi avviene completamente lontano dai nostri occhi, con la possibilità di ascoltare solo il colpo di fucile, mentre il cerbiatto fugge sotto la neve.
La vediamo correre, lasciandola sparire per sempre dalla nostra vista. Quello che ci aspetta dopo è solo la figura del re della foresta che si staglia dall'alto della collina con le sua corna dirompenti, mentre le lacrime per la morte della madre di Bambi ancora sgorgano.

Il Re Leone - 1992

Una delle più appassionanti reinterpretazioni dell'Amleto di William Shakespeare nasce da una storia che Jeffrey Katzenberg, il fondatore del periodo rinascimentale della Disney, avrebbe voluto scrivere basandosi sulla sua carriera infranta in politica.
Katzenberg lavorò in maniera molto intensa a Il Re Leone, salvo poi arrivare alla fine e pensare che Pocahontas avrebbe generato molto più profitto e successo di quanto ha poi totalizzato la storia di Simba.
Stella luminosa del firmamento dei Classici Disney, Il Re Leone ci costringe ad assistere a un percorso di morte dilaniante.
Dopo aver capito che il rapporto tra Scar e Mufasa, i due fratelli che si giocano il titolo di re della savana, non finirà bene, il tranello dell'antagonista porta il vero re a doversi preoccupare della possibilità che il figlio, Simba, venga schiacciato da una mandria infuriata di gnu.
La corsa per salvare il piccolo leoncino porta Mufasa proprio nelle grinfie del fratello, che dopo aver simulato la volontà di aiutarlo lo lascia cadere dalla rupe, ponendo fine alla sua vita e pronunciando la frase "lunga vita al re".
Convincendo Simba di essere il vero colpevole della morte del padre, bisogna attendere soltanto la parte finale del Classico per arrivare a sentire Scar pronunciare la famosa confessione "ho ucciso io Mufasa", l'ammissione di colpa definitiva, che scatena in Simba la reazione necessaria a riprendersi ciò che gli spetta: il trono di re.

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