I 45 anni di Chloë Sevigny, una ribelle a Hollywood

Chloë Sevigny è una delle attrici più controverse della sua generazione. Ripercorriamo alcuni dei titoli più interessanti della sua carriera.

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Bionda, lineamenti del viso inconfondibili, occhi grandi e azzurri. Talento evidente. Se si associa questa descrizione al cinema indipendente il pensiero non può che andare a Chloë Sevigny.
Nelle sue vene scorre sangue francese, canadese e polacco, è simbolo di un cinema anticonvenzionale; mai troppo banale nelle sue scelte, la Sevigny ha dimostrato nel corso della sua carriera di saper declinare il proprio talento in diversi progetti che di certo non spiccavano per schematismo e banalità. In occasione del suo recente compleanno, ripercorriamo cinque dei migliori film ai quali Chloë Sevigny abbia partecipato nel corso della sua carriera.


Gummo (1997)

Dopo aver esordito un paio d'anni prima in un film diretto da Larry Clark ma sceneggiato da Harmony Korine, Chloë Sevigny partecipa al debutto di quest'ultimo alla regia. Cresciuta negli ambienti underground newyorchesi e accumulata un po' di gavetta nel mondo della moda, la Sevigny ha lasciato esplodere la sua impronta sperimentale come artista proprio attraverso un'opera molto particolare, Gummo.
Una narrazione sconnessa ma estremamente affascinante della giovinezza urbana, attraverso la documentazione di una fanciullezza maledetta e piena di solitudine. Unica attrice professionista del cast, l'attrice si destreggia bene in un contesto dissoluto e disilluso, arido di emozioni e privo di qualsivoglia valore.
Grande esordio alla regia per Korine e splendido l'apporto di una giovane attrice che già mostrava il suo incredibile talento.

Boys Don't Cry (1999)

La fama per Chloë Sevigny arriva due anni dopo, nel 1999. L'attrice partecipa al biopic su Brandon Teena, ragazzo transgender in un film ambientato nel Nebraska degli anni '90. La protagonista è Hilary Swank, in uno di quei ruoli che da soli possono valere una carriera. Brandon s'inserisce in una nuova comunità, instaurando diverse amicizie e innamorandosi di Lana, in un luogo pieno di pregiudizi, bigottismo e crudeltà.
Chloë Sevigny è strepitosa nel complicato ruolo di una ragazza che scopre una verità scomoda per la società chiusa nella quale è costretta a vivere e che riguarda la persona amata. Una delle opere più crude degli anni '90, ritratto essenziale dell'efferatezza degli spietati e disumani preconcetti della società.

The Brown Bunny (2004)

Lo stile provocatorio di Chloë Sevigny ha anche mostrato spessore nel corso degli anni, mai svelandosi fine a sé stesso. Un'altra controversa collaborazione è quella con il compagno Vincent Gallo. L'attrice consolida il suo status di interprete avvezza al cinema indie più estremo e mai scontato in The Brown Bunny, rappresentando l'amore concluso del protagonista, Bud. Daisy chiude e apre questo percorso on the road del ragazzo, che parte dalla fine di un amore e si conclude ritrovandolo. Forse diverso, forse ancora inesorabilmente lo stesso.
Contestatissimo al Festival di Cannes, al quale venne proiettato, The Brown Bunny è diventato nel tempo un piccolo cult significativo all'interno del comparto indipendente a stelle e strisce. Celebre è soprattutto la scena (non simulata) della fellatio praticata da Chloë Sevigny al compagno in una sequenza del film.

Dogville (2004)

Una delle collaborazioni più rilevanti nella carriera di Chloë Sevigny è quella con il controverso Lars von Trier, che la inserisce nel ricco cast di Dogville, tra cui figurano anche Nicole Kidman e James Caan, e la immerge nuovamente in una comunità angosciante e avvolgente, in un paesino di montagna nell'America degli anni '30.

Grace Mulligan fugge dalla città in quanto inseguita da dei gangster e trova rifugio presso uno scrittore, Tom (Paul Bettany).
Diffidenze, complotti, sotterfugi e ostilità sono alla base della pellicola di von Trier - con il quale lavorerà anche nel film Manderlay - in cui Chloë Sevigny interpreta Liz Henson, padrona di un negozio del villaggio. Un ruolo di supporto molto importante per lei, che ha dimostrato il suo peculiare eclettismo nel riciclarsi in ogni tipo di personaggio, sia lavorando come protagonista che nelle vesti di caratterista.

Zodiac (2007)

Proprio da caratterista Chloë Sevigny trova terreno fertile dagli anni 2000 in poi, con pellicole come Zodiac, in cui lavora per un regista del calibro di David Fincher. Nel film affianca il personaggio protagonista della narrazione, interpretato da Jake Gyllenhaal, nel ruolo della fidanzata e poi moglie del vignettista Robert Graysmith, che collabora con il cronista Paul Avery (Robert Downey Jr.) e l'ispettore Dave Toschi (Mark Ruffalo) alle indagini riguardanti il misterioso serial killer soprannominato Zodiac.
Chloë Sevigny conferma di essere così un'attrice in grado di conferire rilievo a personaggi limitati quantitativamente nella trama del film, grazie a un carisma che riesce a rendere interessante qualsiasi tipologia di ruolo. Una dote molto importante per un'attrice che non ha mai avuto paura di rischiare, affermando:"Sono molto orgogliosa della mia integrità, meno del mio cinismo".

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