I 10 mostri più spaventosi della storia del cinema

Da Godzilla a King Kong, da La Cosa a Blob, un viaggio alla scoperta dei 10 mostri più spaventosi della storia del cinema.

I 10 mostri più spaventosi della storia del cinema
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Ancora non si sa di preciso come potremo vedere Godzilla vs Kong: il Covid19 ha fatto saltare ogni piano, programma e periodizzazione cinematografica.
Tuttavia, nell'attesa, è giusto anche fare un viaggio nel passato, andare a ripescare quali straordinari mostri e creature la settima arte ha usato per spaventarci, stupirci, emozionarci. Un viaggio in cui, oltre a mistero, orrore e meraviglia, è giusto riconoscere che regna anche il materializzarsi delle nostre paure più ancestrali, degli angoli più bui e misteriosi della nostra psiche, nonché la rappresentazione della società umana.
E quindi ecco i migliori 10 mostri del cinema, che tra adventure, sci-fi e film di genere ci hanno dato materiale in abbondanza per i nostri incubi come per i nostri sogni di riabbracciare un drago. Peccato che spesso però, dietro a denti aguzzi o scaglie, si nasconda la mostruosità dell'uomo.

King Kong

Impossibile non partire dal gigantesco Re dell'isola del Teschio. La colossale scimmia King Kong fin dal 1933 si aggira iraconda eppure malinconica nella nostra fantasia. Creato da Merian C. Cooper dopo che questi aveva visto un enorme esemplare di varano di Komodo, King Kong è ancora oggi una delle icone più famose della settima arte.
La sua stazza e la sua storia si sono evolute nel corso dei decenni, grazie a dozzine di film, serie tv, romanzi e anche videogiochi, per quanto lo script originale definito da Cooper e da Edgar Wallace sia ancora oggi senza pari per creatività e fantasia.
Enorme, possente, feroce e imprevedibile, Kong è metafora della parte più violenta, passionale e irrazionale dell'animo umano, in particolare dell'istinto sessuale maschile.
Ricalcando la celebre Bestia creata da Jeanne-Marie Leprince de Beaumont, Kong diventò, con il suo impossibile amore per la bella Ann, anche un simbolo di amore maledetto e distruttivo. Tuttavia egli è emblema della forza e possanza della natura, della lotta di quest'ultima contro un'umanità descritta come egoista, priva di ogni pietà e rispetto.

Godzilla

Dopo Re Kong ecco che arriva il momento dell'immane lucertola nipponica, che a breve sarà protagonista di uno scontro leggendario. Frutto della fantasia del geniale produttore Tomoyuki Tanaka, Godzilla fu concepito in modo plateale coma una sorta di metafora vivente dell'incubo nucleare, che si era materializzato per il popolo giapponese con le due atomiche del 1945.
La Guerra Fredda e i continui esperimenti nucleari fecero di questa gigantesca lucertola guerriera il portatore della vendetta della natura sulla scelleratezza dell'uomo.
Tuttavia, nel corso di una vita cinematografica lunghissima per fertilità e variazioni, il leggendario Godzilla è diventato anche simbolo del potere divino, personificazione lovecraftiana di un passato preistorico e mitologico, infine occasionale difensore della razza umana contro altri mostri.
La sua essenza rimane connessa a un'accezione di potenza così come di moralità assolutamente meno lineare ed empatica rispetto a quella di Kong.
Del resto, la sua stessa natura lo collega alla dimensione divina shintoista, al concetto di distruzione come unica via per la rinascita della vita. Godzilla rimane tra i mostri più importanti e amati della storia del cinema.

La Cosa

Tra tutti quelli in classifica, ben pochi possono rivendicare la natura terrificante e maligna di questo essere alieno, partorito dalla fantasia del grande romanziere John W. Campbell, che già Howard Hawks aveva portato sul grande schermo negli anni '50.
Il remake diretto dal leggendario John Carpenter è uno dei film sci-fi più importanti di tutti i tempi, soprattutto grazie a lei, a La Cosa, a questo antico e sanguinario essere che dal 1982 si agita nella nostra fantasia.
Restando fedele al romanzo originario, Carpenter rese questo parassita mutaforma la metafora della psicosi innestata dalla Guerra Fredda che Campbell aveva creato, ma anche qualcosa di una dimensione oscura più profonda, più inquietante.

Il vero mostro si nasconde dentro di noi, aspetta solo di uscire, di manifestarsi all'interno di un'umanità che è fragile, in cui l'uomo è il suo peggior nemico, in cui non esiste alcuna solidarietà o unità d'intenti reale.
L'ossessione del contagio, l'odio verso il diverso, il mostro che passa da un individuo all'altro, ancora oggi è una delle metafore più orrende e possenti sulla violenza insita nell'uomo, sulla sua mancanza totale di controllo, dell'incapacità di essere solidale e costruttivo.

Alien

Nessuna creatura di questo elenco è stata frutto di un lavoro, di un percorso artistico così complesso e sfaccettato come lo xenomorfo diventato leggenda grazie al capolavoro firmato da Ridley Scott.
I quadri di Francis Bacon, i disegni e le sculture di Giger, le idee di O'Bannon e Shuett, furono condensate dal nostro Carlo Rambaldi, utilizzate da Scott per creare quella che era una metafora visiva e diegetica dello stupro, della deformità sia morale che fisica ma anche della vendetta femminile contro un mondo guidato dagli uomini.
L'Alien è probabilmente l'extraterrestre più feroce, spietato e selvaggio di tutti i tempi, anche grazie a una struttura sociale che richiama ai riti tribali sanguinari, al sacrificio umano delle culture antiche, su cui però si innesta anche il tema del mostro, della deformità dell'uomo che è pronta a manifestarsi.
Il tutto senza dimenticarsi della componente religioso-mitologica, che dall'universo creato a suo tempo da Lovecraft si unisce anche al concetto di peccato originale, di punizione verso un'umanità indegna, al mito della Caverna di Platone.

Clover

Cloverfiled è forse uno dei migliori Monster Movie del XXI secolo. Le peripezie di un gruppo di amici, isolati in una New York assalita da una gigantesca e terrificante creatura, denominata Clover, hanno terrorizzato il pubblico nel 2008 e generato altri due seguiti.
Connettendosi all'universo di Lovecraft, così come ai già citati Godzilla, King Kong e affini, Matt Reeves fu capace di rinnovare il genere, connettendosi ai vecchi film di alieni degli anni '50 e '60, all'animazione giapponese, alla dimensione complottista e videoamatoriale. Clover è una creatura alta 76 metri, un mix tra un insetto, un anfibio e una sorta di pipistrello, coperto da parassiti artropodi aggressivi e tossici, e appare sostanzialmente invulnerabile a tutte le armi dell'uomo.
Inquietante, caotica, animata da un'istintiva aggressività, questa creatura è l'immagine fatta e finita dell'impossibile che diventa reale, della potenza dell'imprevedibile dentro le nostre piccole vite borghesi e superficiali, del drago apocalittico che si aggira per quell'America che da alcuni mesi si era scoperta indifesa contro un altro mostro, molto più distruttivo: la crisi economica.

La Mosca

Tra i più belli e disperati film di fantascienza di tutti i tempi, La Mosca, diretto da David Cronenberg e tratto dal romanzo di George Langelaan, ancora oggi è indicato come una delle più belle metafore della morte e della trasformazione fisica di sempre.
Seth Brundle (Jeff Goldblum), brillante e istrionico scienziato, a poco a poco vede il suo corpo diventare quello di una gigantesco insetto. Perde denti, capelli, attraverso l'orrore negli occhi della sua amata Veronica (Geena Davis) afferra la sua terribile condizione di disumanizzazione, è costretto a guardare in faccia un destino terrificante.

Grazie agli effetti speciali di Chris Walas, La Mosca diventò una sorta di totem della mostruosità della società americana degli anni '80, arrivista e maschilista, ma assunse anche a metafora dell'AIDS, che in quegli anni stava seminando il terrore in tutto il mondo.
Da quel film di 35 anni fa pochi altri racconti hanno saputo rendere così bene il concetto di autodistruzione, così come quanto la vanità sia sovente il nostro peggior nemico, privandoci della nostra umanità, della capacità di rapportarci ai nostri simili.

I Graboids

Fantastico e indimenticabile cult sci-fi horror degli anni '90, oltre a lanciare Kevin Bacon, Tremors offrì al pubblico il giusto mix di azione, spavento e ironia, che ancora oggi ha pochi eguali.
Il Nevada desertico diventava il teatro di una sorta di survival movie, quasi di versione arida de Lo Squalo, con giganteschi vermi preistorici che, attratti dalle vibrazioni e dai rumori, si aggiravano cibandosi di ogni essere umano nei paraggi.
La Amalgamated Dynamics compì un mezzo capolavoro nel creare questi orrendi mostri, i Graboids, sorta di incrocio tra uno squalo, un serpente e una talpa, che parevano partoriti da un qualche mito apocalittico, ciechi eppure sensibilissimi al suono.
In questo caso non vi sono metafore filosofiche, religiose o sociali, ma semplicemente il vecchio, caro, terrore, la dimensione di totale vulnerabilità dell'uomo verso le belve della natura (reali o meno).
Tuttavia il film recuperò anche le atmosfere dei vecchi monster movie anni '50 e '60, o de Lo Squalo di Spielberg, anche il fascino del western alla John Ford, l'assedio della civiltà da parte del caos selvaggio.

Blob

Cult di enorme impatto ereditato dalla fantascienza anni '50, influenzata dalle atmosfere apocalittiche dell'incubo nucleare della guerra fredda, il Blob, diretto da Irvin S. Yeaworth Jr., è senza ombra di dubbio uno dei mostri più inquietanti e originali mai visti al cinema.
Creatura aliena, arrivata sulla Terra grazie a una meteora, il Blob si nutre di ogni essere vivente che ha la malaugurata sorte di incrociare il suo passaggio, apparendo ai nostri occhi come una sorta di gelatinosa poltiglia rossa in movimento, che nulla può arrestare.
Più prede ingloba, più cresce di dimensioni. L'unica cosa che pare rallentarlo e infliggergli danni è il freddo, che alla fine permetterà all'umanità di neutralizzarlo e seppellirlo nell'artico. Pur senza emettere suoni o avere artigli, denti o tentacoli, è sicuramente uno dei mostri più spaventosi della lista.
Blob è metafora sia del pericolo comunista, che dell'omologazione nella società capitalistica. Entrambi sono spinti dalla volontà di azzerare ogni individualità, di rendere tutto parte di un'inconsistente realtà che non si ferma di fronte a nulla, che non conosce pietà o empatia.

Gill-Man

Il Mostro della Laguna Nera è un piccolo gioiello del genere horror sci-fi, uscito nel 1954 e diretto da Jack Arnold, in cui si narrava di una spedizione paleontologica in Amazzonia, imbattutasi in un essere metà pesce e metà uomo. In breve la creatura si sarebbe rivelata un nemico terribile, grazie a una pelle robustissima, alla ferocia e alla forza fisica, indomabile e sadicamente attratta dalla donna del gruppo.
Frutto di una collaborazione conflittuale tra il designer Bud Westmore e la disegnatrice Millicent Patrick, Gill-Man rappresentò non solo la personificazione di miti ancestrali ed esotici, ma anche la dimensione più violenta, prevaricatrice e maschilista della sessualità.
Film dalle forti connotazioni erotiche, poi sviluppate in modo più romantico ne La Forma dell'Acqua di del Toro, Il Mostro della Laguna Nera portava con sé l'eredità oscura degli Orchi e delle Bestie delle fole antiche, ma anche (come King Kong) la maschera inquietante di una natura sempre angariata e sfruttata da uomini non meno malvagi e crudeli.

Lo Squalo

Per chiudere questa classifica, non si può che omaggiare il "drago" per eccellenza del nostro cinema, la creatura che più di tutti si è connessa all'archetipo di Jung, nonché il vero protagonista del terror movie più leggendario di sempre: lo Squalo.
A oggi, in molti criticano il film di Steven Spielberg per aver reso gli squali carnefici, quando invece sono sempre più minacciati dall'estinzione proprio dagli uomini. Ma è fuori di dubbio come, ispirandosi a fatti reali dell'estate del 1916, oltre a cambiare per sempre il cinema, il film abbia risvegliato la sopita paura di essere divorati in mare, in quella distesa blu dove l'uomo è assolutamente indifeso.
Gigantesco, sadico, astuto e potente, lo Squalo è ancora oggi il simbolo dell'ignoto e dell'invisibile che ci spaventa, di quell'angolo prezioso e magnifico della nostra mente, che da sempre è il vaso di Pandora dei nostri stessi incubi. Il gigantesco squalo bianco si erge a emblema del Leviatano, della mitologia marinara, il rivendicare la supremazia da parte di una natura che solo apparentemente è sotto il nostro controllo.

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