Speciale Huntik 5D

A metà fra cinema stereoscopico e attrazione da Luna Park: un'esperienza unica!

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Tra alti e bassi, nel corso degli ultimi anni la stereoscopia ha trovato nella sala cinematografica il suo mezzo di applicazione più diffuso. Certo, c’è ancora molta strada da fare per una definitiva affermazione. Se da un lato i grossi successi di Avatar e della conversione in 3D di Titanic - guarda caso, dietro a entrambi c’è il genio di James Cameron - suggeriscono un futuro incoraggiante, dall’altra a frenare gli entusiasmi ci sono ancora il sovrapprezzo notevole del biglietto e l’effetto fastidioso che molti soggetti avvertono nel dover indossare gli occhialini per lungo tempo. Così, film che in 2D hanno incassato benone, come Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare, hanno invece lasciato parecchio a desiderare, in termini di guadagni, nella rispettiva controparte stereoscopica.
Ma il 3D non è solo sala. Lo si può usare ad esempio per la divulgazione, o per agevolare visite virtuali nei musei per chi magari, per ragioni di disabilità, non può permettersi di completare il percorso. Di questo e di altro si è parlato, tempo fa, nel convegno a tema organizzato per il 3dDAY del Future Film Festival bolognese, con l’originale presentazione, a dimostrazione di quanto detto sopra, di un corto in 3D finanziato nientemeno, a scopi scientifici, che dall'Istituto Nazionale di Astrofisica. Ma l’attenzione va anche e soprattutto a un’altra realtà, riguardante invece l’entertainment, dove la stereoscopia è stata fortemente presente nel corso di tutti gli anni ’90 e dei successivi 2000, prima del rilancio al cinema. Parliamo dei parchi di divertimenti, con particolare riferimento al lancio di un’attrazione, Huntik 5D, ispirata a una popolare serie di cartoon e di fumetti, sorta nel resort romano di Rainbow Magicland.

Un po’ di storia...

L’accoppiata 3D e luna park - nelle sue molteplici varianti a tema o ‘acquatiche’ - non è certo una novità. Il contesto si presta: il pubblico in quei lidi cerca spettacolarità ed emozioni rapide e intense. Franco Valenziano, VFX supervisor proprio per Huntik 5D, lo spiega molto chiaramente: “Il bello di lavorare su un parco a tema è che puoi esagerare, non devi preoccuparti dello stress visivo, perché in media si tratta di esperienze brevi, di 5 o 6 minuti”.
Chi ha avuto modo di frequentare i parchi USA, come gli Universal Studios o gli MGM di Orlando, in Florida, questo tipo di attrazioni le ricorda bene. Uno storico esempio ne è stato Captain EO, cortometraggio di Francis Ford Coppola interpretato da Michael Jackson, che nonostante la contenuta durata di 17 minuti fu allora il film più costoso mai prodotto, con una spesa tra i 17 e i 30 milioni di dollari. Ma anche James Cameron, prima di Avatar, si era già cimentato con la tecnica stereoscopica, realizzando Terminator 2 3D, un breve filmato con i protagonisti della saga fantascientifica (interpretati dai medesimi attori: Arnold Schwarzenegger, Robert Patrick e Edward Furlong), che, combinato con la recitazione di scene da parte di stuntman e un percorso introduttivo molto dettagliato, portavano lo spettatore dritto nel cuore di Skynet.

Ibridazione. In tutti i sensi...

Huntik 5D (il 5 è riferito al fatto che sono coinvolti tutti i sensi, compresi olfatto e udito) però, è la prima attrazione del genere in Italia, dove, nonostante la presenza di schermi IMAX anche attrezzati per la stereoscopia, fino ad ora ci si era limitati alla proiezione di documentari e filmati educativi che con l’intrattenimento avevano una connessione piuttosto vaga.
Non solo: l’attrazione è fortemente innovativa anche a livello internazionale, perché mescola caratteristiche che sono proprie di diversi generi. Oltre al filmato 3D e agli stunt-show, di cui abbiamo già parlato, nei parchi USA sono molto popolari le ‘dark ride’, in cui il pubblico sale a bordo di un veicolo e viene trasportato lungo un percorso su binari che gli permette di assistere a delle scene, di solito in ambiente buio - per favorire la visibilità, come al cinema - e interpretate da sofisticatissimi robot, chiamati animatroni, che replicano le fattezze di umani, animali, alieni o quant’altro. Proprio Pirati dei Caraibi, l’attrazione che ha generato la saga di film, rientra in questa specie, a cui si aggiunge un’altra tipologia di ‘ride’, di cui il massimo rappresentante è l’attrazione dedicata a Ritorno al Futuro che ha campeggiato per molti anni agli Universal Studios, poi sostituita da una, analoga, dedicata al mondo dei Simpson. In questo caso il veicolo restava fermo sul posto, vibrando e muovendosi però, attraverso un sistema basculante su ogni asse, in coordinamento con le immagini che venivano proiettate su un megaschermo di fronte agli occhi degli astanti. L’impressione era proprio quella di essere a bordo della DeLorean del tempo, scaraventati da un’era a un’altra - si fronteggiava perfino un dinosauro - naturalmente alla velocità, come ben sanno gli amanti del film, di 88 miglia all’ora. Un’altra, molto simile e installata agli MGM, era invece dedicata al mondo di Star Wars (si saliva a bordo del Millennium Falcon), ma in entrambi i casi la stereoscopia non era della partita, e l’effetto tridimensionale, comunque d’impatto, era garantito soltanto dalla curvatura dei grandi schermi a cui era affidata la proiezione.
In Huntik 5D convivono tutti questi aspetti. Il veicolo, che conta otto posti e integra un woofer per percepire al meglio i suoni bassi, si muove su rotaie, conducendo gli spettatori in ambienti scenograficamente perfetti, che riproducono le location avventurose del cartoon - da un tempio egizio, alla giungla, a rovine dal sapore Maya - ma in alcuni momenti si ferma davanti a un grande schermo e inizia a muoversi su sé stesso, a ritmo con le immagini. In più, c’è il 3D. E perfino la ‘vecchia’ arte degli animatroni non è superata. La battaglia finale, infatti, è contro un realistico drago realizzato proprio con questa tecnica.

Immersione totale. E interattività!

Suona spettacolare? Lo è sicuramente. Abbiamo visto i protagonisti del cartoon, Dante, Sophie e il titano Cherit, a grandezza naturale, introdurre l’avventura. Abbiamo assistito alla battaglia contro un enorme coccodrillo che sbucava addirittura dal soffitto - il che ha richiesto, come si immagina, molto lavoro per regolare bene l’angolatura dello schermo e rendere l’effetto credibile - a lotte contro demoni, a una caduta spericolata nei sotterranei di un castello e alla liberazione di un gigante. Ma ancora non abbiamo detto dell’interattività.
In qualche modo, infatti, Huntik 5D può considerarsi imparentato con il mondo dei videogiochi. Gli spettatori sono dotati di un’arma a infrarossi con la quale devono colpire dei bersagli, sia su schermo che nell’ambiente circostante, alcuni in evidenza, altri nascosti. Si tratta di autentici minigiochi a tempo, con tanto di punteggio individuale.
Durante la liberazione del titano, ad esempio, i giocatori dovevano puntare a dei cubi che lo circondavano, facendoli esplodere. Naturalmente, la corsa dopo un tot di minuti deve andare avanti - sempre in modo che gli astanti di un veicolo non vedano quello precedente o quello successivo, per una totale sensazione di coinvolgimento - quindi il filmato terminerà comunque, ma avrà un finale diverso a seconda del raggiungimento o meno dell’obiettivo da parte del gruppo di giocatori. Gli schermi - dieci in totale, tutti a retroproiezione - sono di 5 metri per 8, in definizione altissima. L’area è di 3.500 metri quadri complessivi, e naturalmente non comprende solo l’attrazione vera e propria ma anche il percorso d’ingresso - strutturato come la facciata di una tomba faraonica - e quello di uscita, che porta a un accessoriato negozio di gadget. Anche la scenografia di questa parte è stata curata nei minimi dettagli dall’art director Tommaso Gomez, fattosi le ossa nel settore della lirica. Dall’inizio alla fine, insomma, l’esperienza è di immersione totale nel mondo di Huntik. Noi diciamo che il gioco vale decisamente la candela.

Huntik 5D Chiaro che non si può valutare l’attrazione di un parco a tema con gli stessi parametri di un film, ma da ciò che abbiamo potuto vedere, la sensazione di immersione è trascinate e coinvolgente. L’ibridazione di generi- dark ride, filmato 3D, videogioco, animatroni - è intrigante e dovrebbe garantire una varietà tale da portare il pubblico a voler ripetere la corsa anche più di una volta, dando da riflettere sulle potenzialità della stereoscopia anche al di fuori della sala cinematografica.