Speciale Hugo Cabret

Alla scoperta di Hugo Cabret, ultima fatica di Martin Scorsese

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Nel corso della sua straordinaria carriera, il regista premio Oscar Martin Scorsese ha regalato al pubblico la sua visione originale ed il suo talento incredibile, dando vita ad una serie di film indimenticabili. Ora questo leggendario registar ci invita ad unirsi a lui in un viaggio elettrizzante verso un mondo magico, con il suo primo film in 3D basato sul fantasioso bestseller The Invention of Hugo Cabret di Brian Selznick.
Hugo Cabret racconta l‘avventura di un ragazzino dalle mille risorse, il cui tentativo di scoprire un segreto che riguarda suo padre produrrà una profonda trasformazione in lui e nelle persone che lo circondano, conducendolo in un luogo caldo e sicuro che potrà finalmente chiamare "casa".
Per il film, Scorsese ha riunito un cast imponente, che comprende stelle nascenti del cinema al fianco di star rinomate del teatro e del grande schermo, fra cui Sir Ben Kingsley, Sacha Baron Cohen, Asa Butterfield e Chloe Grace Moretz.
Ugualmente prestigiosa è la squadra tecnica dietro la macchina da presa, composta da artisti di grande talento, molti dei quali sono frequenti collaboratori di Scorsese: il doppio premio Oscar alla fotografia Robert Richardson, lo scenografo vincitore di due premi Oscar Dante Ferretti, la montatrice che ha vinto tre Academy Award Thelma Schoonmaker, la costumista tre volte premio Oscar Sandy Powell, il supervisore agli effetti visivi premiato con l‘Oscar Rob Legato e il compositore pluri premio Oscar Howard Shore. Un cast attoriale e tecnico, dunque, di prim'ordine, per questa pellicola candidata a ben undici premi Oscar.

Scorsese, Méliès e Selznick

Dopo un‘infanzia trascorsa a Little Italy, il quartiere italiano di New York City, fra gli anni '40 e '50, il giovane Martin Scorsese iniziò a lavorare nelle case cinematografiche dell‘epoca, incoraggiato da suo padre, un appassionato di cinema, con cui il giovane Scorsese frequentava le sale buie dei cinematografi, alimentando così il suo interesse per questa straordinaria forma d'arte. Perciò quando il premiato romanzo di Brian Selznick The Invention of Hugo Cabret è approdato sulla sua scrivania grazie al prolifico produttore Graham King (che aveva già collaborato con Scorsese in altri tre film), il filmmaker premio Oscar ha avvertito una particolare sintonia nei confronti di questo racconto. Afferma Scorsese: “Mi ha colpito la vulnerabilità del protagonista. Hugo è un ragazzino che vive da solo fra i grandi spazi della stazione ferroviaria, cercando di stabilire un legame con suo padre, da tempo scomparso” Scorsese ricorda: “Ho ricevuto il libro quattro anni fa, ed è stata un‘esperienza molto intensa... L'ho letto tutto d'un fiato, in brevissimo tempo. Ho sentito subito un'affinità con la storia di questo ragazzo, con la sua solitudine, il suo interesse nel cinema, i meccanismi della creatività. Gli oggetti meccanici del film, che comprendono cineprese, proiettori e gli automi, consentono al ragazzo di stabilire un contatto con il padre, e al regista Georges Méliès di ritrovare se stesso e il suo passato”.

The Invention of Hugo Cabret

Scorsese, a sua volta, ha condiviso il libro con la figlia minore, che gli ha confermato la qualità magica di questa storia: “Quando leggo i libri a mia figlia, vivo il racconto in modo nuovo. Riscopro l'opera attraverso gli occhi di un bambino”.
L'autore Brian Selznick racconta la genesi del suo libro: “Ricordo di aver visto 'Viaggio nella luna', l'incredibile film del 1902 di Georges Méliès, e la memorabile scena in cui un razzo si schianta sull'occhio della luna che ha la forma di un volto umano, si era radicata fermamente nella mia immaginazione. Volevo scrivere la storia di un ragazzino che incontra Méliès, ma non sapevo quale potesse essere la trama. Sono passati anni. Ho scritto e illustrato oltre venti racconti. Poi, nel 2003 mi è capitato fra le mani un libro intitolato Edison’s Eve di Gaby Wood. È una storia che parla proprio degli automi, e con mia grande sorpresa, c‘era un capitolo dedicato a Méliès”.
Sembra che gli automi di Méliès (robot azionati da un meccanismo interno, che sembrano in grado di svolgere funzioni autonome) siano stati donati ad un museo dopo la morte del filmmaker, dopo essere stati ritrovati in una soffitta, dove erano stati dimenticati e rovinati dalla pioggia.
Selznick continua: “Immaginai un ragazzino che rovista fra l'immondizia e trova una di queste macchine rotte. Non sapevo ancora chi fosse questo bambino, né conoscevo il suo nome... Mi venne in mente il nome Hugo e lo associai alla parola cabaret, trasformando quest‘ultima in Cabret, per darle un suono francese. Ed ecco come è nato Hugo Cabret”.
Le ricerche condotte sugli automi e sugli orologi, la vita di Méliès e la Ville Lumière degli anni ‘20 e ‘30 alimentarono l‘immaginazione dell‘autore, e il racconto di un ragazzo avventuroso che vive all'interno della stazione ferroviaria di Parigi iniziò a prendere vita, allacciandosi alla storia di altri personaggi coloriti che lo circondano. Aggiungete al tutto un robot abbandonato e un filmmaker sul viale del tramonto ed ecco prendere vita il libro di Selznick con le sue splendide illustrazioni. Pubblicato nel 2007, The Invention of Hugo Cabret (A Novel in Words and Pictures) ha vinto la Caldecott Medal 2008 (con cui la Association of Library Service to Children premia generalmente l'artista del più bel libro illustrato americano per bambini) ed è stato selezionato dal New York Times come Miglior Libro Illustrato del 2007. Ha occupato inoltre il primo posto dei bestseller del New York Times ed è stato finalista del National Book Award.

Tra storia e fantasia

Afferma il produttore Graham King: “Il mio socio di produzione Tim Headington ed io siamo rimasti incantati dal libro di Brian Selznick. Abbiamo immediatamente pensato che questa storia poteva diventare un bellissimo film, soprattutto con la regia di Martin Scorsese”.
I produttori si sono rivolti a John Logan (lo scrittore di The Aviator) affinchè trasformasse le parole e le illustrazioni di Selznick in una sceneggiatura. Come succede con la maggior parte dei libri che diventano film, c‘era qualcosa da modificare. Commenta Logan: “Ho dovuto tagliare e cambiare alcuni elementi presenti nel libro di Brian per realizzare un film più breve e più snello. I disegni mi hanno aiutato molto perché ricordano gli storyboard di un film. In effetti sono stati una vera e propria mappa da seguire. La sceneggiatura inizia con una descrizione molto simile ai primi disegni di Brian nel libro”.
Il produttore King ha pensato a Scorsese per la storia di Hugo, un'idea inizialmente insolita che King spiega così: “Tutti i film di Scorsese hanno una sensibilità particolare e Hugo Cabret non è diverso. Le immagini suggestive e le performance fantastiche sono tutte lì. La differenza principale è che questo film non è rivolto esclusivamente ad un pubblico adulto, bensì a tutti”.
Per rendere omaggio all‘opera di Selznick, Scorsese ha adottato un diverso formato cinematografico. Spiega: “Lo spettatore di un film non ha il vantaggio di un lettore, che ha accesso ai pensieri e ai sentimenti più reconditi del protagonista. Ma nel film c‘è il suo viso straordinario, e le sue azioni esaltate dal 3D. La storia aveva bisogno di essere modificata, perciò alcuni elementi del libro sono stati eliminati. Ma penso che certe immagini -in particolare nel 3D- siano così eloquenti da riuscire a raccontare l‘intero libro”.
Scorsese voleva rendere giustizia all‘opera e commenta: “Brian Selznick e il suo libro sono stati una continua fonte di ispirazione, infatti ne portavamo sempre con noi alcune copie. Il libro ha un look molto preciso e anche il nostro film ha il suo, molto diverso da quello del libro, che ad esempio è in bianco e nero. Abbiamo voluto unire realismo e fantasia”.

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