Hollywood alcolica: quando il successo trascina a fondo

Amati, invidiati e problematici: i divi dello star system logorati da un mondo vizioso dove, circondati da media e pubblico, si è comunque soli.

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Il potere logora e il successo non è da meno. Il problema non dovrebbe essere interpretato nella sua sola valenza negativa, dove il vizio prende un inaspettato o magari ricercato sopravvento su questo divo o quella star, perché, al netto di un'esposizione pubblica e mediatica preponderante, questi attori o attrici restano comunque persone come tutti noi, esseri umani, come tali aperti all'errore e alle vicissitudini della vita. Non tutti sono giustificabili e nessuno qui vuole agire da psicoterapeuta senza licenza, ma la voglia di comprensione è una delle più grandi armi della conoscenza e di un meccanismo empatico importante.
Esattamente come un dolore profondo, una delusione o il troppo stress possono agire in modo venefico su di noi, anche i divi dello star system hollywoodiano risentono negativamente di fattori ansiogeni, forse persino più di quanto immaginiamo; alcuni perché completamente schiavi del proprio ego, trascinati a fondo da un mondo profondamente corrotto nei costumi, e altri invece perché umanamente fuori posto in un universo opulento e scintillante dove non deve essere facile restare se stessi.

Il dolore sa nuotare

La via più facile per scappare dai problemi, soprattutto ad Hollywood, è annegarli in fiumi di alcool o dosi massicce di droghe. Giusto ultimamente, in merito, siamo purtroppo venuti a conoscenza di una brutta ricaduta di Demi Lovato, ex-ragazzina prodigio di casa Disney, ricoverata per overdose in condizioni critiche ma poi fortunatamente ripresasi. Lei, come tanti altri bambini cresciuti all'interno di un sistema profondamente vizioso, ha conosciuto la fortuna forse troppo presto, in un contesto in cui spesso l'apparenza deve obbligatoriamente vincere sulla personalità. È stato insomma facile per questi pre-adolescenti cadere vittime di cattive compagnie e successivamente di droghe o alcool -ricordiamo anche Macaulay Culkin o il compianto River Phoenix-, ma la dipendenza nella sua valenza alcoolica ha colto e coglie ancora anche alcuni dei grandi nomi di Hollywood.
Su tutti, in questi giorni sta tenendo banco il ritorno in riabilitazione di Ben Affleck, che mette così ancora più a rischio il suo ritorno nei panni dell'Uomo Pipistrello in The Batman -si dice per questioni assicurative. Gli ultimi due anni non sono stati dei più rosei per l'attore, che ha prima di tutto ricevuto una quantitativo massiccio di critiche e insulti per il suo lavoro tra le fila del DCEU e ha poi assistito inerme al flop del suo ultimo film da regista, La legge della Notte, per lui davvero molto importante.
In aggiunta, la sua vita privata è stata scossa dal divorzio con l'ex-moglie Jennifer Garner, con la quale resta in ogni caso in ottimi rapporti, soprattutto per il bene dei figli. Lo scorso anno, Affleck annunciava via Facebook la "fine della sua riabilitazione della dipendenza da alcool", un problema -scriveva con sincerità- "con il quale ho avuto molto a che fare nel passato e con il quale dovrò continuamente tornare a confrontarmi". Il flop di Jutice League e la continua esposizione mediatica (per lo più negativo, legata al DCEU) lo hanno poi rispedito nel baratro, riaprendo la ferita di una depressione galoppante causato dal divorzio e dal fallimento.
Il 2018 non vedrà infatti Affleck protagonista di nessun progetto, anche se il prossimo anno dovrebbero (a questo punto è d'obbligo) uscire Triple Frontier e The Last Thing He Wanted. La Garner resta comunque vicina all'ex-marito, aiutandolo nel suo percorso di ripresa.
La sovraesposizione mediatica e il carico di aspettative, quindi, sono in questo caso la principale causa della dipendenza, esattamente come successo anche per Jon Hamm, riabilitatosi due anni e mezzo fa, e per Simon Pegg, che ha rivelato proprio in questi giorni, in un'intervista a cuore aperto, la sua battaglia ormai vinta da tempo contro l'alcool.

Per quanto riguarda Hamm, nell'annunciare la sua entrata in rehab, l'attore è stato al tempo stesso vago sulle "correlazioni" che hanno condotto a quel problema e molto specifico sul fattore scatenante: "Ho sempre detto in molti modi diversi che recitare può essere un compito difficile", affermava la star: "Certo, non come fare il cardiochirurgo pediatrico, ma presenta le sue sfide". A quanto pare, infatti, la sua totale immedesimazione nel Don Draper di Mad Men lo ha portato a cadere vittima dell'alcool, tanto da dover prendere seri provvedimenti per poter partecipare in tempo alla premiere dell'ultima stagione della serie, che lo ha reso grande agli occhi della critica e del pubblico.
Le parole più significative, però, le ha spese Pegg parlando della sua dipendenza, di cui soffriva ancora al tempo di Mission: Impossible 3 e anche quando recitava nei panni di Scotty nel reboot di Star Trek di J.J. Abrams: "Due cose che riuscirebbero per molti a spezzare molti problemi", dice, "ma io mi sentivo perso e infelice. Ero un alcolizzato. Ricordo com'era la mia vita in quel periodo, quanto fosse grave la mia crisi, ma sono un attore. Il mio mestiere è fingere e quindi fingevo che andasse tutto bene". Pegg rivela inoltre che a salvarlo è stata la moglie, convincendolo a entrare in riabilitazione e ad andare agli Alcolisti Anonimi: "Non credo sarei ancora qui senza il suo aiuto", sentenzia infine.
Dall'altra parte della barricata ci sono poi star come Johnny Depp, che hanno fatto del vizio, della dipendenza e di una vita di eccessi una personalissima bandiera, tanto che una delle citazioni più famose riconducibile all'attore è questa: "Ho iniziato a fumare a dodici anni, ho perso la verginità a tredici e a quattordici avevo già provato ogni tipo di droga. Non dico di essere stato un cattivo ragazzo. Ero solo curioso". Il dolore e la dipendenza, però, a distanza di anni e superata ormai la mezza età, sono ancora lì, a costringerlo a una vita a quanto pare solitaria e a continue diatribe legali, tanto che lo stesso Depp è arrivato a dichiarare "di non aver mai ritenuto possibile di poter cadere così in basso". L'eccesso, in questo caso, è sempre stato di casa se non addirittura ricercato, ma per i nomi sopra citati e per moltissimi altri si è solo trattato, nel tempo, di annegare ogni malessere nell'alcool, privi della consapevolezza che il dolore sa nuotare e che non va ricacciato, quanto combattuto.

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