Hellboy II: The Golden Army e l'arte visionaria di Guillermo del Toro

Riscopriamo insieme una delle scene più impattanti e visionarie di Hellboy II: The Golden Army, cioè l'ingresso al mercato dei troll.

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Quando si parla di Hellboy II: The Golden Army, il film scritto e diretto da Guillermo del Toro (su soggetto del creatore originale del personaggio Mike Mignola), diventa ormai sempre più difficile non farsi cogliere da una sottile nota di malinconia. Soprattutto in funzione del capitolo finale mai girato, da parecchi anni ormai sogno proibito di un numero considerevole di fan. Un vero peccato, vista l'alta qualità tanto del primo film quanto del secondo, con quest'ultimo capace, come poche altre opere cinematografiche, di racchiudere in maniera esemplare la poetica visionaria, stilistica e concettuale di Guillermo del Toro.

L'armata d'oro

Il primo film sul personaggio ha avuto il grande merito di trasporre in maniera soddisfacente il ciclo iniziale delle avventure vissute da Hellboy, riuscendo, seppur con i dovuti accorgimenti, a catturare le atmosfere a tratti dark e immaginifiche degli stessi fumetti di Mike Mignola. Con il secondo capitolo, però, del Toro ha deciso di discostarsi maggiormente dalla cupezza del primo, andando verso una dimensione a cavallo tra fantasy e fiaba, così da rimescolare tutte le carte in tavola riuscendo a dar vita a un prodotto unico e appagante.
Hellboy II vede il rabbioso principe degli elfi Nuada impegnarsi al massimo per ottenere la corona reale, un potentissimo artefatto capace di fornire al possessore l'abilità di controllare la Golden Army, un vero e proprio strumento di morte e distruzione composto da 4900 robot virtualmente indistruttibili.
Del Toro ha quindi deciso di creare uno specifico mondo incantato, governato da una pletora di creature fantastiche, arrivando a inserire Hellboy - così come i suoi alleati - all'interno dello stesso, in un crescendo di situazioni al cardiopalma.
Il "realismo magico" visto nel primo film evolve in maniera esponenziale. I numerosi protagonisti vengono proiettati in un vero e proprio universo alternativo dalla forte connotazione fiabesca, dove un gran numero di creature appartenenti al folklore popolare (delle più disparate culture) prendono magicamente vita senza soluzione di continuità.

All'interno della pellicola c'è una scena che, più di ogni altra, riesce a racchiudere questa sorta di "irrealismo magico" deltoriano, cioè la sequenza dell'ingresso al mercato dei troll, in cui l'estro del regista raggiunge il suo apice creativo/visionario in maniera tanto semplice quanto efficace.

Un mercato particolare

Hellboy, Abe e il dottor Johann Krauss, intenzionati a vederci chiaro su alcuni misteriosi eventi avvenuti in città, decidono di recarsi al mercato dei troll così da scoprire nuove importanti informazioni.
La sequenza dell'ingresso nella zona nascosta vede una prima fase in cui i protagonisti si ritrovano a dialogare con una bisbetica (ma all'apparenza normale) signora anziana.
Gli speciali occhiali indossati da Hellboy gli permettono però di scoprire subito l'inganno, così da vedere la vecchietta per quello che è davvero: un brutto troll affamato di gatti e terrorizzato dai canarini.
Il mondo nascosto viene quindi portato alla luce del sole, rendendo lo stesso spettatore partecipe di un universo complementare a quello reale, dove persone all'apparenza comuni nascondono in realtà la loro identità mostruosa.
Il momento in cui i vari personaggi tentano di ottenere informazioni dal troll riesce in pochi attimi a farci comprendere i numerosi aspetti caratteriali che li contraddistinguono.
Dall'irruenza di Hellboy alla pacatezza di Abe, fino alla spasmodica ottemperanza delle regole di Krauss, il trittico di eroi rappresenta un team ben bilanciato, in grado di permettere a ogni singolo spettatore di identificarsi maggiormente con il beniamino che preferisce.

Il mercato assume così la valenza di un vero e proprio spartiacque tra mondo reale e immaginario, traghettandoci all'interno della poetica deltoriana legata al fantastico.
Il grande numero di effetti utilizzati, funzionali a dare a ogni singola creatura un look concreto e tangibile, rendono il bazar un luogo vivo e credibile, popolato da bizzarri esseri con una propria specifica personalità.

Il momento in cui Hellboy e Krauss dialogano con il bambino mostruoso ammanta l'intera sequenza di una sfumatura a tratti weird e dark. Nel mondo magico, infatti, non tutto è come appare: la sconcertante rivelazione della piccola creatura mostruosa tramite la frase "non sono un bambino, sono un tumore" rimane ancora oggi uno dei momenti cult della pellicola.
L'ingresso al mercato dei troll può quindi considerarsi come una summa dello stile eclettico e visionario del regista, capace in pochi minuti di puntare sul sense of wonder come pochi altri cinecomic hanno saputo fare, rendendo di fatto The Golden Army un vero e proprio capolavoro capace di far sognare a occhi aperti un'enorme fascia di pubblico.

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