Speciale Hawkeye: Conan alla conquista della civiltà

Ripercorrete con noi il viaggio crossmediale dell'eroe cimmero

speciale Hawkeye: Conan alla conquista della civiltà
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"Sappi, o principe...che tra gli anni in cui gli oceani inghiottirono Atlantide e le sue splendide città, e gli anni dell'ascesa dei figli di Aryas, ci fu un'età di sogno durante la quale fantastici regni erano disseminati nel mondo, come manti celesti sotto le stelle. Nemedia, Ophir, Brithunia, Hyperborea, Zamora con le sue brune donne e le misteriose torri dei ragni, Zingara con la sua cavalleria, Koth confinante con la pastorale Shem, Stygia con le sue tombe protette dalle ombre, Hyrkania i cui cavalieri indossavano acciaio, seta, e oro. Ma su tutti i regni del sognante occidente, primeggiava superbo quello di Aquilonia. Qui venne Conan il Cimmero, neri i capelli, torvo lo sguardo, la spada in pugno: un ladro, un predone, un assassino, capace di abissali malinconie e di incontenibili esplosioni di gioia, che venne a schiacciare sotto i suoi piedi i più preziosi troni della terra."

Non c’è nulla che si possa aggiungere, volendo presentare il personaggio di Conan il Cimmero, nato dalla penna di Robert Ervin Howard nel 1932, a ciò che l’autore stesso mette in bocca ai cronisti di Nemedia, tra i più accurati storici dell’immaginario e affascinante regno di Hyboria, ambientazione delle avventure del barbaro più celebre della letteratura, del cinema, dei fumetti e della tv.
Un personaggio di grande richiamo multimediale, dunque, che si appresta ora a tornare in sala - dopo i due celebri film degli anni ’80 interpretati da Arnold Schwarzenegger - in una nuova e scattante versione diretta da Marcus Nispel e interpretata dall’hawaiiano Jason Momoa. Per celebrare l’evento, affronteremo un viaggio fantastico alla scoperta delle sue radici e delle caratteristiche che il personaggio ha acquisito spostandosi di piattaforma in piattaforma, dai racconti che lo vedevano protagonista sulla rivista pulp Weird Tales, che ne delinearono il carattere, ai comics che contribuirono a definirne l’aspetto fisico, senza dimenticare altri media più moderni come i videogiochi, che pure più volte l’hanno visto protagonista. Cercheremo di tracciare un percorso. Un viaggio, diremmo, simile a quelli che hanno caratterizzato l’immaginaria biografia dello stesso Conan, che ci porterà, speriamo, a ottenere un punto di vista alternativo gettando una luce nuova su di lui e sul mondo che lo circonda. Benvenuti in Hyboria dunque, armiamo la carovana e che il pellegrinaggio abbia inizio.

Conan tra Natura e Cultura

Ma, innanzitutto, chi è Conan? Una biografia ricostruita unendo gli elementi più canonici delle fonti che lo riguardano lo vuole figlio di un fabbro, cresciuto nelle selvagge terre di Cimmeria a causa di una fuga dei suoi parenti, dovuta a una faida di sangue. Diventa guerriero il giorno in cui spezza il collo a un toro durante una cerimonia che, come nel più classico dei riti di iniziazione, pone fine alla sua adolescenza e lo definisce come un adulto, su cui la sua tribù avrebbe sempre potuto contare. Primo elemento interessante: il rito che rende Conan un "uomo culturale" (ovvero un adulto, capace di fornire un contributo alla società) è un taurobolio, l'uccisione di un toro. Una pratica che ritroviamo spesso nei miti, come quello delle Baccanti che, colte da fervore divino, sbranano a morsi un toro vivo. Ma anche nel cinema, per esempio in  Apocalypse Now di F.F. Coppola, dove l'atto di macellare un toro è messo in relazione con l'uccisione del colonnello Kurtz, re "disfunzionale" di cui il protagonista Willard è simbolicamente destinato a prendere il posto. Soprattutto, il taurobolio è centrale nei culti misterici di Mithra, legati a temi come rinascita e fertilità, che arrivarono tra il III e il IV secolo d.c. a competere - spesso sovrapponendosi - con quelli cristiani per il ‘dominio' del religioso sentire nell'Impero Romano. Ebbene, tra gli dei adorati e spesso invocati da Conan c'è proprio Mithra, che se non è proprio esattamente quella divinità, certamente la richiama e le assomiglia. Questo, tanto per rendere l'idea di quanti ‘strati' di tradizione, suggestioni e cultura ci siano nel complesso narrativo relativo al barbaro di Cimmeria, che non si limita a fornire ore di spensierato appagamento fantasy ma pizzica e solletica, più o meno consapevolmente, direttamente le corde della nostra memoria collettiva. Antropologicamente parlando, il rito di passaggio ha la funzione di rendere gli uomini esseri sociali, facendoli passare dallo stato di natura dell'infanzia alla fase della ‘cultura' che caratterizza la fase adulta. Ciascuno impara ciò che sarà da grande, l'attività che lo renderà utile alla sua comunità: un contadino, un cacciatore, un guaritore. Conan diventa un guerriero. Barbaro, certo, ma già in questo modo, il suo primo passo verso la civiltà è compiuto.L'evento che più lo influenza è però la partecipazione a una battaglia contro il vicino impero di Aquilonia. Conan lo sconfigge, assieme al presidio che gli è stato affidato, ma ne intravede la gloria e ne resta ammaliato. In lui si fa strada il desiderio di viaggiare verso i grandi regni del Sud. Sarà quest'ansia di conoscenza - e di cultura - a traghettarlo verso imprese come l'espugnazione della Torre dell'Elefante, al cui interno un sacerdote nasconde e tortura un essere venuto nientemeno che dallo spazio, dotato appunto di una testa da pachiderma, capace di elargire un immenso potere a chi lo sa dominare. Già da pochi tratti emergono le influenze letterarie di Howard, dall'horror di Lovecraft - primo su tutti il ciclo di Cthulhu - alla letteratura di carattere etnografico, antropologico e storico-religioso. Conan si muove al tempo del mito, in un'epoca preistorica successiva alla caduta di Atlantide, che ha l'indeterminatezza del ‘c'era una volta'. E, come i protagonisti dei miti, può essere a suo modo considerato un eroe civilizzatore, la cui brama di conoscenza si oppone all'oscura magia e alla superstizioni di stregoni e mostri maligni che sembrano appartenere a un mondo ancora più arcaico e arcano del suo. Ma che hanno tutti un punto debole: sono concreti e tangibili, e dunque eliminabili con un fendente di spada ben assestato.

Il re è morto! Viva il re!

Non stupisce, dato quanto abbiamo appurato, che a Conan si addicano attributi regali: pur essendo un nomade, dallo spirito irrequieto e vagabondo, gli capita spesso l'occasione di potersi fermare in un posto ed ottenere il dominio su un piccolo regno, grazie ai favori che le sovrane del luogo sono disposte a concedergli per via della sua forte attrattiva mascolina, che lascia naturalmente trasparire anche grandi doti amatorie e, soprattutto, di fertilità. Ma proprio il suo innato spirito vagabondo lo fa sempre desistere e lo spinge ed allontanarsi dal richiamo della stanzialità.In questa continua alternanza Conan incarna alla perfezione la figura di un uomo al confine tra due culture, quella nomadica della caccia (prima) e della pastorizie (poi), dominata da una struttura patriarcale, e quella statica dell'agricoltura, dove le donne mantengono la supremazia grazie al loro potere di donare la vita - e dunque, per estensione, di preservarla, facendo ad esempio sì che i campi continuino a dare i loro frutti - ma sono alla costante ricerca dell'elemento maschile che fornisca il suo sperma, senza il quale le loro capacità creative risultano nulle. Nel complesso simbolico legato ai cicli dell'agricoltura la donna è la Terra, che cresce i frutti nel suo grembo grazie all'intervento dell'uomo, che naturalmente è il seme.Torna centrale l'elemento mithraico: quello di Mithra era un culto misterico, e come tutti i misteri strettamente connesso con i rituali agricoli, da cui nasce. Mithra - come Osiride, Dioniso, Adon e tutti gli dei che muoiono e risorgono, compreso il ‘rivale' Gesù - rappresenta il grano, che ogni anno deve morire durante la trebbiatura e l'anno successivo deve tornare in vita per sfamare gli uomini che coltivano il suo culto. L'uccisione del toro, che con il suo sangue bagna il terreno fertilizzandolo, sposta sul piano della pratica rituale questo concetto, permettendo agli uomini di intervenire direttamente, secondo la loro credenza, sui cicli stagionali, sui quali non avrebbero altrimenti alcun controllo.La parabola del Cimmero raggiunge il suo zenith attorno ai quarantacinque anni d'età, quando gli capita l'occasione di sedere sul trono di Aquilonia, approfittando di una rivoluzione contro il regnante in carica: alcuni vecchi commilitoni gli propongono di parteciparvi e di divenire il monarca. Conan lo farà, strangolando il re davanti al suo trono e impadronendosi della corona. Siamo ancora di fronte a un altro elemento di rilievo antropologico non indifferente. Il re diventa tale dopo aver ucciso ritualmente il suo predecessore. Una tradizione di cui troviamo tracce a partire dal Rex Nemorensis reso celebre dal saggio Il ramo d'oro di James Frazer, un classico della letteratura del suo genere. Il sacerdote di Diana nel tempio di Nemi era protagonista di un antico culto, considerato inusuale all'interno del contesto storico dell'antica Roma ma, secondo Frazer, ancora molto presente e radicato. Seguendo la sua interpretazione, il rex - che era ovviamente ‘rex' solo di nome, essendo l'istituto della regalità stato destituito in Roma già da tempo - agiva sulla natura e sulla fertilità grazie ai suoi poteri. Ma, al sopraggiungere della decadenza fisica del re- mago, non più adatto al suo ruolo sociale, la successione veniva determinata dall'uccisione rituale del rex nemorensis da parte di uno sfidante, che lo deve sconfiggere in duello dopo aver spezzato il ramo del boschetto di Diana. Al di là dell'effettiva attendibilità di quanto riportato da Frazer, più volte messa in discussione, non si può negare che il racconto sia estremamente suggestivo, e che trovi moltissimi paralleli e riscontri nel corso di una lunghissima tradizione, che attraverso il mito e la religione arriva fino alla moderna letteratura: da Edipo a Macbeth, il re, per affermarsi, deve uccidere il suo predecessore. I racconti di Conan scritti da Howard terminano con una estenuante battaglia contro un mago risorto, imbattibile, che avanza verso Aquilonia dalla vicina Nemedia, per conquistarla. Conan cade vittima di un complotto: viene imprigionato e dato per morto, e al suo posto diviene re Valerio, che appartiene alla vecchia dinastia. Ma, grazie all'aiuto di una ragazza, il barbaro riesce a fuggire e a riconquistare la corona, scacciando i Nemediani. Come riscatto per la vita del re, Conan chiede ed ottiene Zenobia, che diviene regina al suo fianco. Di quel periodo, fino alla sua morte, si sa poco, ed è incerta anche la notizia dei suoi molti figli, il più valoroso dei quali, Conn, non è comunque mai riuscito a raggiungere il padre per gloria e coraggio nelle imprese.

Il Conan letterario

Il personaggio di Conan esordisce nel 1932, sulla rivista ‘pulp' Weird Tales. Il primo racconto che lo vede protagonista si chiama La fenice sulla lama. Howard già bazzicava la pubblicazione da tempo con le storie dell'eroe puritano Soloman Kane. Conan nasce però come evoluzione del meno fortunato Kull di Valusia, un atlantideo creato anni prima dallo stesso autore che, curiosamente, "presterà" uno dei suoi avversari, lo stregone Thulsa Doom, al primo Conan di celluloide. I racconti delineano già molto bene i caratteri più affascinanti del personaggio, che non è solo un energumeno tutto muscoli intento a macellare orchi con la spada, ma presenta già in origine interessanti sfumature. Quella che più colpisce è il suo carattere di inconsapevolezza e ingenuità, che lo porta a grandi contraddizioni. Conan vive alla giornata e non è assolutamente cosciente del suo destino, né del suo percorso che, dallo stato di ‘barbarie', lo porterà ad acquisire il ruolo di regnante illuminato e di capofamiglia premuroso. Né, tantomeno, sa di essere simbolo di un percorso universale che accomuna tutti gli uomini, né di portare con sé il germe della conoscenza e della civiltà che in lui alberga e che le sue amanti bramano, e che i suoi amici ammirano e invidiano.A suo modo, fa cultura, preservando l'ordine delle cose e contribuendo a contenere quanto di maligno, misterioso e pericoloso la natura scaglia contro l'uomo civilizzato. Eppure, quella civiltà, il barbaro stenta a comprenderla. Howard, attraverso Conan o altri personaggi di contorno, trova sempre l'occasione per criticare il genere umano, tanto avvezzo alle comodità, quanto alle azioni subdole, sempre pronto ad ottenere il proprio vantaggio, anche a costo della vita di qualcun altro. "La barbarie è lo stato naturale dell'umanità - si dice in Oltre il fiume nero - La civiltà è innaturale. È un capriccio delle circostanze. E la barbarie, alla fine, deve sempre trionfare." Proprio in contrasto con questo atteggiamento, Conan spicca soprattutto per nobiltà nel portamento e nelle azioni. E ciononostante, i suoi mestieri sono quelli di mercenario, ladro, pirata. Ma non si tira mai indietro, al di là del guadagno, quando c'è da aiutare qualcuno in difficoltà. In questo consiste il suo essere "barbaro", nel restare pulito, nobile e sincero di fronte ai deboli e agli umili, verso i quali nutre il rispetto che invece non sente nei confronti di ricchi e prepotenti, che costantemente deruba e raggira. Una sorta di incrocio tra il "buon selvaggio" e Robin Hood, che immediatamente conquista il cuore dei lettori.Il ciclo letterario di Conan conta 17 storie, da La fenice sulla lama del 1932 a Chiodi rossi del 1936. Ne esistono però quattro postume: La figlia del gigante dei ghiacci, Il Dio nell'urna, Il tesoro di Tranicos  e La valle delle donne perdute che, secondo quanto stabilito dal massimo studioso della materia, lo scrittore di fantascienza e saggista Lyon Sprague de Camp, sono di attribuzione certa in quanto realizzate quando Howard era ancora in vita, mentre The Snout in the Dark, Drums of Tombalku, Il Palazzo dei Morti e The Hand of Nergal ci sono arrivate solo in forma di soggetto o di frammento. Altre produzioni legate al mondo di Conan sono Wolves Beyond the Border (un altro frammento), un saggio intitolato The Hyborian Age e il poema Cimmeria, entrambi del '32 e pubblicati solo nel 2003. C'è dibattito circa la possibilità di considerare o meno "canoniche" altre opere che vedono il Cimmero protagonista, ma che non sono state scritte personalmente da Howard. Tra le carte dell'autore infatti, il suo esecutore testamentario Glenn Lord ha trovato una serie di racconti e romanzi incompleti, soggetti o addirittura abbozzi, che per buona parte sono stati affidati, con il consenso di Lord stesso, a vari scrittori, tra cui Bjorn Nyberg, Lin Carter, Karl Edward Wagner, John Maddox Roberts, Andrew Offut, J. Ramsey Campbell, Paul Anderson, Richard A. Lupoff, Robert Jordan, Steve Perry, Leonard Carpenter, John C.Hocking e lo stesso Sprague de Camp, con risultati in linea di massima nettamente inferiori a quelli raggiunti dai testi howardiani.Come per ogni personaggio popolare, ovviamente, non mancano le parodie. Tra le più celebri, quella realizzata da Terry Pratchett: Cohen il barbaro, uno dei personaggi del famosissimo ciclo ambientato nel Mondo Disco, e Conan the Librarian (Conan il bibliotecario), protagonista in due romanzi di Hadley Baxendale. In Italia, il modo più semplice per possedere tutto lo scibile ‘conaniano' in campo letterario, è rivolgersi ai due completi volumi economici della Newton Compton, facilmente reperibili su e-bay, di cui esiste anche un cofanetto che comprende altre opere di Howard, dai racconti di Solomon Kane a quelli di Kull.

Conan a fumetti

Conan, dunque, alla fine "cede", civilizzandosi. Lo fa saggiamente, mettendosi lui stesso a capo della massima istituzione del vivere civile hyboriano: la sovranità. Ma certo rinuncia al suo stile di vita libero e nomade. Conan il Re non può essere più Conan il Barbaro. Conan è un conquistatore - è uno dei suoi molti appellativi, lo vedremo - ma, come nel gioco amoroso ben riuscito, conquistare significa anche essere conquistati. Come l'Impero Romano faceva propri culti e tradizioni delle province che andava man mano acquisendo, Conan fa propria la civiltà, e ne diviene parte. Una parabola umana, l'abbiamo detto, che ha carattere di universalità. Questo, sul piano del racconto. Ma il suo carattere da conquistatore permane anche se ci si sposta sul piano meta - letterario, perché dopo aver guadagnato le stime dei lettori di Howard, il personaggio ha continuato a estendere il suo regno e la sua influenza anche su altre forme mediatiche e d'intrattenimento, spostandosi gradualmente dalla parola scritta all'immagine attraverso il fumetto, che lo consacrerà definitivamente.
Buffo dunque apprendere che, all'inizio, la scelta da parte della Marvel di produrre fumetti dedicati a Conan fosse un ripiego. Roy Thomas avrebbe infatti voluto acquistare i diritti di sfruttamento dei romanzi di Lin Carter con protagonista Thongar di Lemuria. Ma l'agente dell'autore pretese una cifra troppo alta per le tasche dei dirigenti Marvel, che si rivolsero così al cimmero, pagando poche centinaia di dollari per quella che in breve si sarebbe rivelata un'autentica miniera d'oro: in brevissimo tempo il personaggio raggiungerà un successo senza precedenti, arrivando ad insidiare perfino la popolarità di Spider-Man.L'esordio del Conan a fumetti è datato 1970. La serie, intitolata semplicemente Conan the Barbarian, durerà ben 275 numeri, fino al 1993. La prima, celebre storia venne disegnata da Barry Windor Smith, il cui nome resterà per anni legato a quello del personaggio. Curiosamente, la sua versione è ben diversa da quella rude e imponente che poi verrà tradizionalmente acquisita dal pubblico e che molto deve all'opera dell'illustratore Frank Frazetta, recentemente scomparso, che si occupò di dipingere gran parte delle copertine dei romanzi. Il Conan di Windsor Smith, invece, in linea con lo stile morbido e pittorico dell'autore, è di una bellezza diafana e classica. I capelli mossi e corvini, il fisico atletico ma slanciato ed elegante, perfino effeminato in determinate inquadrature, certo lontano da quello di un culturista. Potremmo dire che, in qualche modo, il nuovo interprete cinematografico di Conan, Jason Momoa, si avvicina di più a questa forma che a quella del possente Schwarzenegger, ispirato invece al Conan di John Buscema e Neal Adams, subentrati verso la metà degli anni '70. L'arrivo dei due cartoonist segnerà nella serie un radicale cambio di rotta, quello che oggi chiameremmo ‘reboot', riportando il barbaro alla crudezza degli esordi, non solo nel look, ma anche nel carattere. Il Conan di Smith era loquace e riflessivo, questo - sempre a opera di Thomas - decisamente più burbero, complice anche il fatto che l'autore aveva iniziato a realizzare vere e proprie riduzioni dei romanzi originali, mentre all'inizio preferiva concentrarsi su trame inedite.Dato che il successo continuava ad aumentare, alla testata se ne affiancarono ben presto altre. Una piuttosto breve, Savage Tales, conta 5 numeri dal maggio al luglio 1971, mentre merita approfondimento Savage Sword of Conan, che andò avanti dal '74 al '95 con un totale di ben 235 numeri. Le sue particolarità stavano nella grafica - tutte le storie erano realizzate in uno stentoreo e tenebroso bianco e nero - e nell'alto tasso di violenza e crudezza che caratterizzava le trame, più che mai adatte a un'ambientazione barbara e selvaggia. Questo approccio fu reso possibile da un escamotage: la pubblicazione venne infatti presentata come "rivista" e inizialmente pubblicata da una sottoetichetta della Marvel, la Curtis Magazine, riuscendo così a "sfuggire" alle trame del massimo organo di censura dei fumetti Usa, il Comics Code Authority. Lo stesso Thomas diresse il magazine e scrisse le storie per i primi 60 numeri, che videro alternarsi illustratori di prestigio come Dick Giordano, Alfredo Alcala, Jim Starlin, Al Milgrom, Pablo Marcos e Walter Simonson, oltre a Windsor Smith, Adams e Buscema che già avevano familiarità con il personaggio. Si ricordano inoltre le epiche copertine dipinte da nomi illustri come Earl Norem, Bob Larkin e Joe Jusko. Un'altra significativa differenza rispetto alla serie principale a colori è che le storie non erano sempre consecutive, e coprivano invece diversi periodi della vita di Conan, compresi gli anni della maturità e della giovinezza.Altre serie e miniserie seguiranno negli anni successivi: tra l'89 e il '98 vengono pubblicati i 55 numeri della serie King Conan, tra il '94 e il '95 i 14 di Conan The Adventurer, tra il '95 e il ‘96 gli 11 di Conan e i 10 di Conan the Savage, a cui vanno aggiunte varie graphic novel, mini e strisce per quotidiani, one-shot molto spesso improntati al cross-over con altri personaggi Marvel come Thor o, grazie allo stratagemma del viaggio nel tempo e della storia immaginaria, addirittura con l'Uomo Ragno. Quasi tutte queste storie sono arrivate in Italia su varie riviste dall'Editoriale Corno (ad esempio Conan, di cui uscirono 9 numeri, Gli Albi dei Supereroi, con 13 albi dedicati all'eroe howardiano, e Conan e Ka-Zar, pubblicato in 44 fascicoli), poi da Comic Art (La spada selvaggia di Conan, sostituito in seguito da Le cronache di Conan, e Conan il barbaro) e infine da Marvel Italia, che prima proseguì le serie della Comic Art, e poi vi affiancò la collana Conan l'avventuriero (dove pubblicò le storie della breve serie Conan the Adventurer più alcuni numeri di Conan the Barbarian), lo speciale Conan chiaroscuro e alcune miniserie e one-shot pubblicati su più testate. Sarà poi Panini Comics a ereditare lo scettro, pubblicando anche tre speciali (due volumi di Conan il conquistatore e Conan speciale) le cui storie vedevano, tra l'altro, la partecipazione di talenti italiani come Ade Capone e Alessandro Bocci. Quasi in risposta, la Marvel fece un ultimo tentativo, producendo due miniserie i cui disegni furono affidati ad  altrettanti disegnatori italiani, come Claudio Castellini e Stefano Raffaele. Nel 2000, però, i diritti di pubblicazione di Conan da parte della Marvel cessano. Li rileva nel 2003 la Dark Horse Comics, specializzata a quei tempi in avventure a fumetti che avevano per protagonisti gli eroi dei film più famosi. L'editore affida le storie del barbaro a Kurt Busiek (testi) e Cary Nord (disegni). In Italia saranno pubblicate sempre dalla Panini Comics, assieme a un'accurata ristampa delle storie del passato. Neanche il mondo delle nuvole parlanti ha risparmiato a Conan esilaranti parodie. Non possiamo evitare di citare in questo senso il Groo - The Wanderer di Sergio Aragones, pubblicato da vari editori tra cui le stesse Marvel e Dark Horse, o il nostrano Conat il Rabarbaro, breve e divertentissima striscia a opera di Stefano Disegni e Massimo Caviglia, che prendeva di mira il film di John Milius di cui parleremo a breve. Nato in origine per la trasmissione tv ‘Lupo Solitario' è stato poi pubblicato nel volume Lo salviamo noi il cinema, assieme ad altre riuscite prese in giro di celebri pellicole. Anche Cerebus l'oritteropo, ambizioso ciclo indipendente del canadese Dave Sim, iniziato nel 1977 e durato 300 numeri fino al marzo 2004, nasce in origine come parodia del barbaro di Cimmeria, acquisendo man mano sempre maggior autonomia, sofisticatezza artistica e originalità.

Conan al cinema

Non poteva mancare, date le potenzialità che il Conan a fumetti aveva dimostrato di possedere in termini di guadagno per i suoi editori, l'interesse di registi e produttori cinematografici. Puntuale come un orologio, nel 1981 l'attento Dino De Laurentiis rilevava i diritti della saga e produceva assieme a Universal quello che ancor oggi è da molti considerato un inarrivabile capolavoro, diretto dall'inaspettato John Milius, affermatosi tre anni prima con Un mercoledì da leoni ma poco avvezzo a lavori di genere fantasy e action. Il protagonista, Arnold Schwarzenegger, esattamente come Conan è destinato a grandi imprese: diventerà una star e una personalità a suo modo influente non solo nel mondo del cinema, dando i natali a un autentico filone con la sua fisicità stentorea e l'inespugnabile espressione di marmo, ma anche della politica USA, fino ai recenti scandali su cui non è il caso di soffermarsi in questa sede. A quei tempi però, Schwarzy è poco più di un giovanotto dallo strambo accento austriaco, che dopo notevoli successi in campo sportivo - segnando un record per essere stato il più giovane Mister Olympia nel 1970 - cerca di riciclarsi nel cinema grazie al suo fisico possente. Il paradosso è che, per interpretare Conan - ruolo che in effetti gli calza a pennello, essendo in pratica la fotocopia, fatta eccezione per i capelli castani invece che neri, del personaggio visualizzato da Buscema - Schwarzy è costretto a seguire una dieta per diminuire il volume dei suoi muscoli, che gli impediscono di maneggiare bene la spada. Il film, intitolato semplicemente Conan il Barbaro, è molto fedele al capostipite letterario, ma non si rifà a un racconto specifico, prendendo qua e là dai romanzi e dai fumetti. Ad esempio è presente l'assedio alla Torre - niente dei dalla testa d'elefante, però. Nella pellicola, anche per motivi di budget, gli elementi fantastici, pur presenti, sono molto ridotti - mentre l'infanzia di Conan è del tutto rivisitata. L'avversario principale è lo stregone Thulsa Doom (un inquietante James Earl Jones), che come abbiamo già avuto modo di affermare appartiene originariamente all'universo di Kull. In merito a quanto abbiamo precedentemente riscontrato, è interessante sottolineare un particolare passaggio del film, non presente in libri e fumetti, in cui Conan, oltre a guadagnare di giorno in giorno sempre maggiore abilità con la spada, passa molto tempo a leggere. Come abbiamo visto, nei romanzi e racconti di Howard il Conan giovane mostra scarso interesse verso la cultura, dedicandosi più all'azione, mentre quando compare più anziano e già regnante sembra avere una maggiore sensibilità verso la conoscenza teorica: in The Phoenix on the Sword, ad esempio, discute con il conte Prospero sull'incompletezza delle mappe possedute da Aquilonia, mentre lui stesso ne sta realizzando una rappresentante le nazioni a nord del paese, quasi del tutto ignote e considerate alla stregua di leggenda dagli aquiloniani. Nel film, invece, già da giovane Conan si dedica allo studio della filosofia, nel corso dei viaggi che compie come lottatore. Non si comprende di preciso perché Milius e Oliver Stone, autore della sceneggiatura, abbiano voluto inserire questo elemento, dato che poi non sembra avere alcuna importanza nello sviluppo della trama, ma certo è che gli autori centrano il punto: anticipando la ‘culturalizzazione' di Conan, ne esplicitano di fatto il percorso di vita: dalla natura alla cultura, dalla barbarie alla civiltà.Alla base della trama, c'è fondamentalmente una storia di vendetta: gli uomini di Thulsa Doom massacrano la famiglia di Conan. Lui viene imprigionato e costretto per anni ai lavori forzati. E' l'unico fanciullo del suo villaggio a sopravvivere, e questo lo rende fortissimo. Viene utilizzato allora come gladiatore in tornei in cui risulta sempre vincitore. Affrancato dalla schiavitù, si mette in cerca dell'assassino dei suoi parenti. Una storia cruda, in cui è altissimo, almeno per i tempi, il tasso di violenza grafica, assieme ad espliciti riferimenti sessuali, tanto che il film fu vietato ai minori di 18 anni. Tra le scene più cruente, c'è la decapitazione della madre di Conan di fronte agli occhi di lui, ancora bambino, e un lungo supplizio del protagonista su una croce di legno, sequenza derivata dal racconto A Witch Shall be Born, nonché strizzata d'occhio al cinema cristologico e, dunque, al tema del sacrificio, di cui abbiamo parlato. La sceneggiatura originariamente proposta da Stone prevedeva di spostare l'azione in un futuro post-apocalittico, forse per richiamare la serie di Mad Max, che al tempo otteneva successi notevoli al botteghino. Ma Milius - fortunatamente, ci permettiamo di dire - rifiutò, e non se ne fece nulla.  Una riflessione particolare la merita proprio il personaggio di Thulsa Doom, che nel film ha la capacità di tramutarsi in un serpente, personificazione del dio che la sua setta adora. Una delle possibili interpretazioni del film è proprio la critica ai fanatismi religiosi.
Negli antichi riti di fertilità, il serpente, simbolo fallico, aveva connessioni con la Madre Terra. Le rimanenze di tali rituali d'origine ancestrale ricorrono spesso nei miti, nelle leggende, nelle fiabe. Dalla Medusa di Perseo al Drago di San Giorgio, gli eroi capaci di dominare questi rettili mostruosi affermano al contempo il controllo sulla propria sessualità e il suo conseguente buon uso a fini culturalizzanti e fertilizzanti. Il serpente è l'animale che striscia nella Terra, entrandovi e uscendone in continuazione, ha connessione con il mondo dei morti, il Tartaro sotterraneo, che a sua volta può controllare, praticando simbolicamente una "resurrezione" con il cambio di pelle stagionale. Dominare il serpente vuol dire poter affermare sulla morte tutto ciò che rappresenta il suo contrario: dalla pianta alimentare che fornisce la possibilità di nutrirsi alla capacità di riprodursi, permettendo l'affermazione e la sopravvivenza della specie.
Il successo del film fu enorme: Conan il Barbaro incassò circa 40 milioni di dollari nei botteghini statunitensi, più altri 50 milioni sui mercati stranieri. Naturale dunque che si pensasse a un sequel, che arrivò, puntuale, nel 1984. John Milius, però, non era disponibile a girarlo. Lungi dal considerarlo un danno, De Laurentiis colse l'occasione come una manna dal cielo. Voleva guadagnare ancora di più, ed era convinto che la strada giusta per farlo fosse smorzare la violenza e rendere i toni più leggeri e divertenti, in modo da attrarre anche un pubblico di ragazzini. La regia venne affidata al produttore Richard Fleischer, che aveva già lavorato con De Laurentiis in Barabba (1961) e Mandingo (1975). Il cast è parzialmente rivoluzionato e rimpinguato di personaggi pittoreschi, a cui danno corpo interpreti ancor più pittoreschi come la cantante pop Grace Jones o il lottatore Andre The Giant, non accreditato perché travestito da mostro cornuto. Nonostante gli sforzi per abbassare il rating, il film ottiene comunque una R. Viene allora rimontato - o addirittura rigirato, secondo altre fonti - nella forma con cui giunge poi in sala. Che è quella di una fin troppo lineare e secondo molti scialba avventura fantasy, spogliata di ogni sottotesto simbolico e molto simile a quella che potrebbe essere la campagna base di un qualsiasi gioco di ruolo, con un gruppo di avventurieri - capeggiati da Conan, naturalmente - intenti a recuperare il corno perduto di un'antica divinità e, già che ci sono, a salvare una principessa in pericolo. Grazie anche agli effetti speciali del nostro Carlo Rambaldi, il film piacque però al pubblico, incassando rispettivamente 31 milioni di dollari in America, che si aggiungono al guadagno di 69 milioni di dollari nel resto del mondo dopo il rilascio nel 1984. Non gradirono invece Roy Thomas e Gerry Conway, originariamente ingaggiati per buttare giù la trama. Insoddisfatti del risultato finale, pubblicheranno la loro versione della storia nel 1990, sotto forma di una graphic novel dal titolo Conan: The Horn Of Azoth (Il corno di Azoth), disegnata da Mike Docherty. Il fumetto cambia i nomi di molti personaggi: il dio oscuro Dagoth diventa Azoth, la principessa Jenna diventa Natari, Zula diventa Shumballa, la guardia Bombaata diventa Strabo, il sacerdote maligno Toth-Amon diventa Rammon e i personaggi della Regina Taramis e del Leader vengono combinati nello stregone Karanthes, padre di Natari. Una novellizzazione del film è stata inoltre scritta da Robert Jordan nel 1984.Più volte si è vociferato di un altro sequel, con un Conan più anziano, magari già con in testa la corona di Aquilonia. Per molti mesi il progetto ha avuto anche un titolo, King Conan: Crown of Iron, con l'idea di far tornare Schwarzenegger a interpretarlo e Milius a dirigerlo. Il rumor andò avanti fino al 2003, anno in cui l'elezione di Arnold a Governatore della California spense ogni speranza di poter portare a termine il film.

I figli di Conan

Un prodigio di mascolina fertilità come Conan non poteva che generare molti eredi. La maggior parte dei quali, come spesso avviene, illegittimi. Stavolta, però, non parliamo di Conn e degli altri che potrebbero succedergli sul trono di Aquilonia, ma dei suoi discendenti in campo cinematografico, del più diretto dei quali, il sequel Conan il distruttore, abbiamo detto.Opinione comune è che un Conan 3 non abbia mai visto la luce in sala.  Giusto, ma non esatto. Il terzo film, chiamato Conan - il conquistatore (avremmo rincontrato questo appellativo, l'avevamo promesso) è stato in effetti realizzato nel 1997. Solo che...manca Conan. Schwarzenegger avrebbe infatti dovuto riprendere il ruolo che lo aveva portato al successo ma, impegnato in altri progetti, rifiutò cortesemente. Al suo posto venne chiamato l'Hercules televisivo Kevin Sorbo, che però non se la sentiva di confrontarsi con un predecessore tanto amato dal pubblico. Sorbo era al tempo piuttosto popolare, e pur di ottenere la sua presenza la Universal decise di assecondare le sue richieste, modificando la trama per adattarla al personaggio di Kull. Una veloce modifica al titolo, et voilà, Kull il conquistatore, per la regia di tal John Nicolella, era pronto.Ma già dall'81, dopo il successo del film di Milius, le sale cinematografiche avevano cominciato ad essere invase da orde di barbari muscolosi e lungocriniti, epigoni del celebre predecessore. I titoli sono tanti, elencarli tutti richiederebbe un'enciclopedia a sé stante. Possiamo però studiare questa invasione barbarica scegliendo di soffermarci sui più significativi e curiosi, a partire da Yado, del 1985, che presenta più di un motivo di interesse. A partire dal fatto che si tratta a tutti gli effetti di un'altra sorta di ‘seguito spirituale' di Conan il distruttore, in quanto vede coinvolta la medesima squadra: il regista Richard Fleischer e lo pseudo-protagonista Arnold Schwarzenegger. Perché pseudo? Perché in realtà in originale il film si chiama Red Sonja, e il vero personaggio centrale della trama è una scultorea guerriera - qui interpretata da una Brigitte Nielsen al massimo della forma - che, paradosso dei paradossi, nei fumetti ha più volte incrociato la spada, e in qualche occasione anche ‘altro', con il barbaro cimmero. Dato il coinvolgimento di Schwarzy, che suo malgrado dovette adattarsi a fare da ‘spalla' lavorando al set per sole tre settimane, sarebbe stato quasi naturale farne uno spin-off a tutti gli effetti, dove il gigante austriaco interpretava Conan, magari anche solo per un cameo. E invece no. Yado è un gigantone un po' anonimo inventato appositamente per il film, che oltretutto copre un ruolo piuttosto limitato, anche se il trailer e la campagna di lancio italiana, a partire dal cambio di titolo, miravano a far pensare il contrario, tentando di sfruttare la popolarità che l'attore aveva acquisito in quegli anni nel nostro paese. Comunque, non funzionò. Il film incassò soltanto 6.948.000 dollari, a fronte di un budget di investimento di 15.000.000. Andavano meglio, pur non facendo miracoli, altri progetti analoghi, realizzati magari con budget più limitati ma con tanta inventiva, senza contare troppo sulla presenza della ‘star' di turno. Come La spada a tre lame (The Sword and the Sorcerer) di Albert Pyun, del 1982, che pur ‘rippando' alcune scene dal prototipo - la crocifissione, ad esempio - riesce ad aggiungere di suo quel tanto che basta, a partire dalla ‘tamarrissima' arma che da il titolo italiano al film, a farne un piccolo cult per appassionati, tanto che più volte si è ventilata l'idea di dargli un seguito, per ora mai concretizzatasi. Oppure The Beastmaster (conosciuto da noi come Kaan - Principe guerriero) di Don Coscarelli (1982), che generò ben due sequel e addirittura un serial per la tv nel 2000.
L'Italia non è rimasta a guardare, forte anche di una lunga tradizione di peplum e "sandaloni" realizzati con merito negli anni d'oro di Cinecittà. In fondo, bastava spogliare un po' di più le ‘femmine', aggiungerci un po' di magia, qualche mostro, qualche drago e il gioco era fatto. Nacquero così nel 1982 Gunan il guerriero di Franco Prosperi e Sangraal - la spada di fuoco di  Michele Massimo Tarantini, entrambi interpretati dall'improbabile "fisicone" Pietro Torrisi/Peter McCoy. E poi la saga di Ator (ben quattro film) e Thor il conquistatore di Anthony Richmond/Tonino Ricci, con Bruno Minniti/Conrad Nichols nei mutandoni di pelliccia, nulla a che vedere - a dispetto del titolo - con il supereroe Marvel recentemente portato al cinema da Kenneth Branagh. Su questi due ultimi personaggi in particolare vale la pena soffermarsi. I film sono naturalmente realizzati a scopo prettamente commerciale, ricalcando in maniera più o meno pedissequa i modelli statunitensi e trovando sempre il modo di ottenere il massimo risultato possibile con il minimo impegno economico possibile. La qualità è quella che è. La saga di Ator, ad esempio, ricicla spesso materiale girato per altri film (in particolare il secondo episodio, che pesca stock-footage dai precedenti Dove osano le aquile e Taur, il re della forza bruta). Eppure, come avviene più spesso di quanto si creda, in entrambi i casi i registi dicono qualcosa di importante e - con tutta probabilità - non lo sanno. Sia Ator che Thor, infatti, esplicitano con consapevolezza una caratteristica fondamentale dell'archetipo di protagonista ‘heroic fantasy', che invece Conan tiene più o meno mascherata e in secondo piano fino alla conclusione della sua lunga parabola. Entrambi, come lui, sono eroi civilizzatori, destinati a insegnare agli uomini la conoscenza, l'arte di sopravvivere, di coltivare le piante commestibili, di cuocere gli alimenti. In sostanza, sono destinati a conquistare la cultura e a trasmetterla agli altri. Come il Prometeo del mito greco ruba il fuoco per consegnarlo agli uomini, Thor alla fine del film regala agli abitanti del villaggio che ha deciso di proteggere il seme di grano, simbolo della vita. Non c'è bisogno di sottolineare troppo l'ennesimo riferimento - non sappiamo quanto volontario, ma poco importa - ai rituali di fertilità, agreste e sessuale, che più volte abbiamo incontrato durante il nostro percorso. Ator, dal canto suo, interpretato nei primi tre film da Miles O'Keeffe e nel quarto da Eric Allan Kramer, è presentato fin dall'inizio come un uomo di conoscenza, prima ancora che come eroe d'azione: è spadaccino, alchimista, scienziato, mago, studioso e ingegnere, e può creare oggetti dal nulla. E uno dei temi principali del secondo film della serie, Ator 2 - Orion, è il trionfo della scienza sulla magia e sulla superstizione. Tra l'altro, il sequel non avrebbe dovuto esistere: inizialmente D'Amato doveva dirigere un film intitolato Adamo ed Eva e ambientato ai tempi degli uomini delle caverne. E lo aveva anche cominciato, il che spiega anche - dato che in tempi di magra non si butta via nulla - l'incipit ‘preistorico' e piuttosto strambo della pellicola, quasi del tutto svincolato dal resto della trama. Il film venne distribuito nel 1984 in America come The Blade Master, mentre la director's cut, proprio in virtù di tale marginale elemento, come Cave Dwellers (Gli abitanti delle caverne). D'Amato abbandonò la serie nel 1986, proprio quando venne annunciato che non ci sarebbe stato un terzo film su Conan. Prese il timone Alfonso Brescia, nell'87, per dirigere Iron Warrior, altrimenti conosciuto come Ator - il guerriero di ferro. Ma dopo le prime riprese un incidente lo costrinse ad abbandonare, per cui toccò al produttore Ovidio Assonitis finire il lavoro. Il budget era comunque più alto rispetto a quello dei primi due film,  per cui fu possibile usare più tecniche e trucchi citando i più popolari classici del tempo: da Indiana Jones a Superman, passando per Excalibur. Il personaggio di Ator viene però radicalmente cambiato, sia nel look - capelli neri con coda di cavallo, mentre in origine sfoggiava una chioma bionda - che nel background. Ator 3 non rispetta infatti la continuità con gli episodi precedenti, dove si diceva che il protagonista fosse stato adottato - altra caratteristica tipica dell'eroe archetipico, che ne delinea la particolarità rispetto agli uomini comuni: come Ercole, Gesù Cristo, John Connor, Anakin Skywalker o Superman non ha genitori o nasce/viene concepito in maniera singolare - mentre qui lo si vede giocare con suo fratello gemello nell'incipit. Insoddisfatto di questo approccio, D'Amato decise di dirigere un altro Ator nel 1988. Il film uscirà due anni dopo, col titolo Quest for the Mighty Sword. In Italia è noto con il titolo alternativo The Lord of Akili, mentre in America come Ator III: The Hobgoblin, titolo che indica peraltro il disprezzo di D'Amato nei confronti del film precedente, che non viene neanche considerato in cronologia. Il quarto Ator però, più che un sequel, è un remake o meglio, quello che oggi chiameremmo ‘reboot', tanto che è interpretato da un altro attore e ripercorre le vicende del primo capitolo. I costumi dei troll presenti nel film vennero riutilizzati per Troll 2 di Claudio Fragasso, considerato tra le pellicole più brutte in assoluto della storia del cinema, ma proprio per questo di grande successo. Soprattutto in Germania, dove Ator 4 venne distribuito col nome di Troll 3. Ma i ‘figli di Conan' non si sono sempre presi così sul serio: il divertente The Barbarians & Co. (1986) di Ruggero Deodato, ad esempio, mescola con intelligenza azione e ironia. Il regista ha più volte dichiarato di aver pensato, all'inizio, di dirigere una pellicola dai toni seriosi ed epici, usando come elemento distintivo il fatto di avere a disposizione per il ruolo di protagonisti ben due culturisti invece di uno. Erano i gemelli Paul. Ma ben presto Deodato si rese conto che i due, sempre intenti a farsi dispetti, erano delle autentiche macchiette, completamente fuori di testa. Di lì la vincente idea di unire capra e cavoli, usando lo humour anche come arma per mascherare degli effetti speciali non proprio da Oscar. Smaccatamente parodistico è invece l'Attila - Flagello di Dio interpretato da Diego Abatantuono e diretto da Castellano e Pipolo nel 1982. Talmente celebre da non necessitare altre presentazioni, il film valse immediatamente al suo protagonista la nomea di ‘Conan di Segrate', a riprova di quanto l'imponente figura del cimmero influisse sui costumi dell'epoca anche nella nostra Italia.Tornando all'estero, un altro film che si rifà per molti versi al ciclo del barbaro cimmero è Il re scorpione di Chuck Russell, del 2002. Interpretata dall'ex-wrestler The Rock e, nei pochi panni della sacerdotessa Cassandra, dalla sexy Kelly Hu - famosa da noi come la ‘Kaori' del formaggino Philadelphia - la pellicola nasce come spin-off della serie La Mummia, a sua volta molto ispirata ai film di Indiana Jones. I duelli all'arma bianca e i rocamboleschi inseguimenti, uniti alla fisicità del protagonista che proprio grazie a questo film, ai tempi, fu eletto erede ideale di Schwarzenegger - tanto che per molti anni si vociferò di un suo coinvolgimento nel nuovo Conan - non avrebbero affatto stonato in una pellicola d'ambientazione hyboriana, qui sostituita da una Mesopotamia in versione fantasy. Più simile alla spensieratezza di Conan il distruttore che alle cupe atmosfere dell'opera di Milius, Il re scorpione recuperava il principale antagonista de La Mummia - Il ritorno e ne faceva un buono, narrando quello che gli era successo prima di diventare crudele e mostruoso. Ottimi i risultati al botteghino (36 milioni di dollari solo negli Stati Uniti, più di 90 in tutto il mondo), tanto che arrivò anche un prequel, Il re scorpione 2 - Il destino di un guerriero, anche se straight-to-video e interpretato da un altro attore.Per chiudere la carrellata, ci piace citare un altro insospettabile ‘discendente' del Conan di Milius. Si tratta di Mongol, pellicola di Sergei Bodrov del 2007. Qui si parla di Gengis Khan, un personaggio storico, e si abbandonano , per forza di cose, riferimenti espliciti a elementi fantastici, magia e stregoneria. Eppure, in termini di atmosfere, tecnica narrativa e afflato epico, non siamo lontani dalle selvagge lande di Hyboria.

Conan in tv

Nel nostro paese sono in pochi a sapere che, nel suo vasto peregrinare da un media all'altro, Conan ha conquistato per un breve periodo anche gli schermi televisivi. Prima, nel 1992, con un cartoon e successivamente, nel 1997, con 22 episodi ‘live action' interpretati dal nerboruto culturista tedesco Ralf Moeller. Entrambe le serie, indipendenti l'una dall'altra, avevano lo stesso titolo: Conan the Adventurer. La serie animata, arrivata anche in Italia, contava 64 episodi, e venne poi seguita nel '94 da Conan and the Young Warriors, che ne aggiungeva altri 13. Com'è facile intuire, in entrambi i casi i toni erano piuttosto smorzati, con poca violenza e molta avventura, per rendere il prodotto adatto a un pubblico di bambini e adolescenti. Il modello era sul genere He-Man and the Masters of the Universe, altro cartone di culto ispirato a una celebre linea di giocattoli con cui, come vedremo, Conan ha molto da spartire. I telefilm, realizzati in stile decisamente ‘low budget', mescolavano invece un po' di Howard e un po' delle pellicole cinematografiche, da cui si autonomizzavano però in termini di continuity, shakerando il tutto con influenze dai serial Hercules e Xena, che a quei tempi andavano per la maggiore. In tv, Conan era uno schiavo che, dopo essersi liberato dalle sue catene, otteneva una spada magica proveniente da Atlantide e una profezia da parte del dio Crom, che gli preannunciava il suo destino da re, specificando che lo sarebbe diventato ‘per sua stessa' mano, ovvero - come già abbiamo visto in altre versioni - compiendo un sacrificio. In questo caso, la testa da far rotolare è quella dello stregone Hissah Zuhl, che tiene sotto scacco la Cimmeria, patria di Conan, ed è anche responsabile della morte dei suoi genitori. Il barbaro è qui accompagnato nelle sue scorribande da un'allegra cricca di buontemponi, tra cui un nano, un guerriero di capoeira, una ladra esperta e un energumeno muto. A differenza della sua taciturna e scontrosa controparte cinematografica, il Cimmero è gioviale e affabile, anche se dalla versione Schwarzy eredita movimenti e look (in particolare i mutandoni di pelliccia, il modello di spada e i capelli castani, un particolare che lo differenzia dalle descrizioni dei romanzi e dei fumetti, dove li ha scuri). Nella serie, tra l'altro, fa una rapida comparsata anche il personaggio di Red Sonja.

Giocando ai barbari: RPG

In quanti, dunque, hanno interpretato il ruolo di Conan? Verrebbe da dire in tre, mettendo nel conto, oltre allo Schwarzy cinematografico e al Moeller televisivo, anche il novizio Jason Momoa, protagonista del reboot in uscita in sala in questi giorni. Ma giochiamo a essere letterali: gli interpreti del barbaro nel mondo potrebbero essere infiniti. Già, perché quando si ama tanto un personaggio, a volte seguire passivamente le sue gesta non basta. Le si vuole vivere in prima persona.E cose c'è di meglio, a tale scopo, che una bella partita ad un gioco di ruolo? Chissà in quanti avranno chiamato "Conan" il loro personaggio in Dungeons & Dragons, ma, per i più precisini, che non vogliono rinunciare al crisma dell'ufficialità, sono stati pubblicati nel corso degli anni diversi RPG che erano dichiaratamente ispirati al barbaro di Cimmeria. D'altro canto, proprio a partire da Dungeons & Dragons, l'ambientazione fantasy  è una delle preferite tra chi bazzica questo genere d'intrattenimento, e proprio per la versione Advanced di D&D viene prodotta la prima avventura ispirata al mondo di Conan, poi seguita da altri moduli, pubblicati dalla TSR che infine, visto il discreto successo, decide di lanciare sul mercato un regolamento a sé stante, usando una versione semplificata del manuale di base. Classe del personaggio di Conan? Guerriero - ladro, ovviamente. Si poteva scegliere di impersonare durante le campagne uno dei protagonisti dei film oppure, come da tradizione, di creare un personaggio totalmente nuovo, attraverso i classici sistemi di tiro dei dadi e assegnazione punti. Conan comparirà poi anche come supplemento per il Gioco di Ruolo universale GURPS, pubblicato dalla Steve Jackson Games. Il manuale base venne accompagnato da alcune avventure aggiuntive (GURPS Conan and the Queen of the Black Coast, GURPS Conan: Beyond Thunder River, GURPS Conan: Moon of Blood, GURPS Conan: The Wyrmslayer) e anche tradotto in italiano dalla DAS.Il primo vero gioco di ruolo autonomo di Conan arriva invece in epoca piuttosto tarda, nel 2004, pubblicato dalla Moongoose con il titolo Conan RPG. Il manuale base usava una variante ‘open' del collaudato sistema D20 -lo stesso usato da Dungeons & Dragons - e venne ben presto affiancato da accurati manuali che fecero la felicità degli appassionati, approfondendo  le località geografiche, la magia e tutto ciò che poteva aiutarli a immergersi completamente nell'era hyboriana, con molta fedeltà all'opera di Howard. Nel 2006 è uscita la traduzione italiana.Il ‘role playing' è però una pratica per appassionati ed esperti. Un'attività di nicchia che non tutti hanno il tempo e la voglia di coltivare. Ma neanche a chi cercava un'esperienza di gioco più semplice e meno impegnativa è stata negata la possibilità di sentirsi Conan per un attimo. Ad esempio, nel 2009, fece la sua comparsa il gioco da tavolo L'Era di Conan, edito dall'italiana Nexus e distribuito in tutto il mondo.

Giocando ai barbari: videogiochi

I videogiochi non potevano certo mancare. Negli anni '80, quando i film di Milius e Fleischer passavano al cinema, il video-intrattenimento domestico, nato da poco, si spartiva il pubblico con i bar e le sale giochi. Tutte le piattaforme però subirono l'influenza del Cimmero, affrontando l'assalto di decine di barbari in pixel: alle gesta di Conan erano chiaramente ispirati classici come Rastan Saga o la serie Barbarian, dove potenti e muscolosi guerrieri molto simili a Schwarzenegger si dovevano prendere a spadate tra loro (nel primo episodio) o dar la caccia a mostri d'ogni genere (nel secondo, in cui si poteva scegliere anche di interpretare un'amazzone). I formati dell'epoca - tra i più diffusi c'erano il Commodore 64, lo Spectrum e il più potente Commodore Amiga - differivano molto tra di loro per potenza e linguaggi di programmazione, e spesso capitava che lo stesso gioco presentasse una qualità diversa a seconda del computer che lo faceva girare, ma in questi casi i programmatori riuscirono alla perfezione a sfruttare le potenzialità di ogni macchina rendendo sempre l'esperienza di gioco memorabile. Circa la serie Barbarian, c'è poi una curiosità, perché in effetti ben due case produttrici sfruttarono il generico titolo, che permetteva di non pagare diritti ai discendenti di Howard, per produrre il loro videogioco: la prima, la Psygnosis, realizzò una raffinata avventura dinamica dove ai combattimenti si alternavano enigmi e la ricerca di oggetti. La seconda, la Palace, diede invece vita alla serie sopracitata, molto più improntata all'azione pura. Un altro classico del genere ‘barbarico' fu Sword of Sodan su Amiga 500, che presentava personaggi alti più della metà dello schermo (per l'epoca, un elemento raro), scene sanguinolente e un sonoro di grande atmosfera.
Il più celebre fra gli epigoni videoludici del cimmero ad ogni modo è probabilmente Ax Battler, protagonista di Golden Axe (1989), picchiaduro a scorrimento di SEGA dal grande successo e dai numerosi seguiti, ambientato in un universo fantastico che molto deve all'immaginario Howardiano.
Il sentiero tracciato da Conan, come prevedibile, è stato successivamente seguito in massa dall'industria videoludica: trattasi di un 'format' assolutamente vincente su cui basare titoli densi d'azione ed epicità, come dimostra la recente e seguitissima saga di God of War, ambientata ai tempi dei miti greci e dalla trama adulta e cruenta.In nessuno di questi casi, però, la fonte d'ispirazione era esplicitamente dichiarata. Per veder comparire ufficialmente il nome di Conan in un videogame ci vorranno anni. Per la prima volta, a memoria d'uomo almeno, accade in un'avventura testuale dell'italiana Systems Editoriale, Conan, appunto, realizzata per Commodore 64. Chi all'epoca c'era, la ricorda con piacere e nostalgia: la struttura riprendeva quella del racconto ‘a bivi', che su carta andava parallelamente formalizzandosi nella trovata del ‘librogame', volumi di gran successo editoriale in cui il lettore poteva scegliere, seguendo particolari indicazioni di salto di pagina, che piega far prendere alla trama. Oggi siamo abituati a ben altro, ma ai tempi questo modo di giocare risultava alquanto coinvolgente. Di Conan, però, in quell'avventura c'era solo il nome. Per il resto si trattava di una generica campagna fantasy che vedeva il giocatore di volta in volta coinvolto in missioni dalla struttura piuttosto classica, dal salvare la figlia del re allo sconfiggere un pericoloso mago. La grafica, a parte una scarna presentazione, era totalmente assente, ma questo era un bene: gli scenari più belli li creava la fantasia del giocatore, come accade per i migliori romanzi. Discorso analogo per Conan il barbaro della Papersoft, che condivideva la formula del predecessore migliorandola ed estendendola a tre episodi. Ma anche qui, i riferimenti all'era hyboriana sono piuttosto vaghi. Il primo gioco con licenza realmente ispirato all'eroe cimmero è un action/adventure per PC degli anni '90, per la verità non molto entusiasmante, tanto che, al momento, sembra essersene persa qualsiasi traccia. Si ricordano invece con maggior piacere il Conan uscito nel 2004 sotto il marchio TDK Interactive per Playstation 2, Xbox e Nintendo Gamecube, che nonostante una grafica piuttosto scarna rendeva assai bene paesaggi e situazioni tipiche del ciclo howardiano, e quello di THQ del 2007 per le console di generazione successiva, PS3 e Xbox 360, forse il primo prodotto videoludico veramente all'altezza. In entrambi i casi il grosso dell'azione è incentrato sui combattimenti, spezzati di tanto in tanto da qualche piccolo enigma. Infine, nel 2008 Funcom pubblica Age of Conan: Hyborian Adventures, un apprezzato videogioco di ruolo di massa (comunemente abbreviato in MMORPG), fortemente ispirato al celeberrimo World of Warcraft, in cui i giocatori si confrontano tra di loro direttamente online. In questo caso, più che il barbaro, personaggio di contorno, a far la parte del protagonista è lo scenario hyboriano stesso, mentre gli utenti sono chiamati a interpretare eroi nuovi di zecca, appositamente creati tramite un editor, scegliendo tra tre razze (Aquiloniani, Stigi e Cimmeri) e un nutrito numero di mestieri. Tra cui non mancano, ovviamente, il Guerriero e il Ladro!

Giocando ai barbari: action figures

E per i più piccoli? Conan ha fatto naturalmente il suo trionfale ingresso anche nel mondo dei giocattoli e delle action-figures, di cui esistono molte varianti prodotte da varie case specializzate. I collezionisti sanno come trovare le più rare e pregiate in giro per le fiere-mercato e per la rete, ma in questo particolare contesto a solleticare la nostra curiosità è soprattutto una gustosa leggenda metropolitana, non confermata ma persistente. Si narra infatti che il "bambolotto" di He-Man, tra i personaggi di punta della serie Masters of the Universe prodotta da Mattel che a sua volta conquisterà per anni la tv e perfino il cinema, fosse in origine stato progettato proprio per rappresentare Conan il Barbaro, tentando di sfruttare l'onda che sarebbe derivata dal preannunciato film di Milius. I dirigenti della Mattel ci avrebbero poi ripensato quando ebbero modo di vedere la pellicola finita, fin troppo carica di sesso e violenza per poterne fare una linea di giocattoli dedicata ai bambini. Modificato il personaggio alla bene e meglio (il che spiegherebbe l'improbabile compresenza sul pupazzo di sopracciglia nere e caschetto biondo), lo avrebbero messo poi sul mercato nella versione che conosciamo. Chi abbraccia questa pittoresca tesi fa notare inoltre che nel minilibro illustrato allegato al balocco le origini di He-Man, che poi sarebbero state modificate dal cartoon inserendo l''identità segreta' del pavido principe Adam, un po' sul modello Superman/Clark Kent, erano molto simili a quelle di Conan: un guerriero barbaro che abbandona la sua tribù e viene in contatto con poteri mistici e creature sovrannaturali. Altri legami si possono rintracciare nella figura di Skeletor, nemico giurato di He-Man, potente stregone con un teschio al posto della faccia. Come abbiamo detto, nel film di Milius l'antagonista di Conan è Thulsa Doom, anche lui un mago, preso in prestito dal ciclo narrativo di Kull. Nella pellicola, può trasformarsi in serpente e ha il volto di James Earl Jones. Nei fumetti ispirati a Kull, invece, dove ricopre il ruolo di avversario, il suo viso è quello di uno scheletro. Come se non bastasse, in una successiva rielaborazione del franchise dei Masters, viene rivelato che Skeletor inizialmente aveva un'apparenza umana, prima di restare sfigurato dai suoi stessi esperimenti con la magia, anche questa una caratteristica più volte attribuita al villain di origine howardiana. Ancora, alcuni personaggi della linea di giocattoli Mattel, chiamati The Snake Men, presentano caratteristiche ofidiche, il che potrebbe essere certamente stato ispirato dalla trasformazione di Earl Jones nel film di Milius. Insomma, vera o no, la leggenda ha i suoi fondamenti. Un altro tassello che contribuisce a rendere il "mito" di Conan attuale e intrigante.

Conclusioni

Giunti alla meta del nostro lungo percorso nelle selvagge terre hyboriane, possiamo trarre le nostre conclusioni, constatando piacevolmente di aver guadagnato un punto di vista, se non inedito, quantomeno insolito e originale, sul personaggio di Conan. Lo abbiamo più volte definito "un conquistatore". Ma, in definitiva, a parte i talami delle donne che via via incontra sul suo percorso, e una corona negli anni tardi della sua vita, cosa conquista Conan, alla fine della sua parabola? Risponderemmo, la civiltà. Dalla sua condizione barbara d'origine, Conan diventa un sovrano saggio, dall'anarchia passa alla forma più assoluta e classica di ordine sociale, l'istituto della regalità. Impara a controllare le nascite e a far fruttare i terreni in suo possesso, impadronendosi anche di un sapere che potremmo definire ‘tecnologico' in molteplici sfumature e declinazioni, dall'arte della guerra a quella della seduzione, passando per le conoscenze geografiche ed etnografiche acquisite nel corso di tutti i suoi viaggi, che lo rendono simile alle figure di grandi esploratori come Magellano e Marco Polo. Lo abbiamo detto, però: conquistare implica anche restare conquistati, farsi parte di qualcosa che prima era estraneo. Così, se negli anni giovanili Conan era sprezzante del lusso e degli agi che il civilizzarsi comporta, alla fine ne rimane catturato. Snaturato, direbbero in molti, magari con sdegno. Ma, se è vero che il cammino di Conan è un percorso di passaggio dalla natura alla cultura, nessuna espressione potrebbe essere più adeguata.Spostando nuovamente il discorso sul piano meta-letterario, le considerazioni restano analoghe: Conan nasce sulla carta e approda ai computer e ai videogiochi, immergendosi appieno in un processo di evoluzione tecnologica a cui si potrebbe ascrivere anche l'imminente film di Nispel, girato con l'ausilio dei più moderni strumenti - la computer graphic - e delle più innovative forme di ripresa e narrazione: già dai primi trailer visibili in rete, in molti hanno potuto notare l'influenza del ciclo fanta-futuribile di Matrix nella resa di acrobazie ed evoluzioni guerresche del Cimmero. Anche la veste sarà all'ultimo grido, dato che il film abbraccia il 3D stereoscopico. Il 18 agosto, quando Conan the Barbarian versione 2011 sarà in sala distribuito da 01, scopriremo se il barbaro saprà conquistare anche i botteghini e, soprattutto, i cuori degli appassionati.

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