Speciale Hawkeye - Casa dolce casa...

Un viaggio tra le case infestate più famose del Cinema

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E' nuovamente pronto a infestare i nostri incubi. Stiamo parlando di un tema tanto prolifico quanto abusato come quello delle case infestate, che al cinema ha vissuto miriade di incarnazioni più o meno riuscite. A pochi mesi dall'uscita nelle sale italiane dell'ultimo film di James Wan, Insidious (dove però il plot prende ben presto una via piacevolmente diversa), è di questi giorni l'avvento di Non avere paura del buio, produzione made in Guillermo del Toro e remake di un horror per la televisione, ormai di culto, diretto nel 1973 da John Newland. Ma su celluloide quali sono le origini più remote e i classici senza tempo che questo sottogenere dell'horror ci ha regalato nell'ultimo secolo? Proponendo una panoramica dei titoli più significativi, Everyeye è pronta a prendervi per mano ed accompagnarvi in un viaggio di terrore atavico e primordiale, ancor più spaventoso proprio perché nascosto tra le pareti di un ambiente familiare.

Le origini

La prima incarnazione di una dimora stregata su celluloide si riconduce a The Ghost House, film del 1917 diretto da William Churchill de Mille, fratello maggiore dell'immortale Cecil B. Pellicola che, a quasi un secolo dalla sua realizzazione, risente pesantemente il peso dei suoi anni, distaccandosi inoltre, storia a parte, dagli archetipi dell'horror classico e virando più su quelli della commedia. Sulla stessa scia, anche se con risultati ancor'oggi apprezzabili, si colloca The Haunted House (1921), co-diretto e interpretato da una leggenda della Settima Arte come Buster Keaton. Negli anni a seguire altre opere più o meno interessanti hanno cercato di rilanciare il tema, ma, complice in parte il limite (per questo genere) del muto, e il periodo relativamente arcaico di un certo tipo di argomenti, una delle prime pellicole il cui valore è riconosciuto tutt'oggi come avanguardiste è La casa sulla scogliera (1944), ghost story con protagonisti Ray Milland e Ruth Hussey, nel film fratello e sorella alle prese con una villa maledetta a picco sul mare. Lo stesso Milland ha dichiarato in diverse interviste rilasciate anni fa diversi trucchi "amatoriali" usati come e veri e propri espedienti per girare alcune delle scene più inquietanti. Nonostante ciò, e anche se ad oggi si rivede con piacere, il vero terrore era ancora lontano. Tre anni dopo un maestro del Cinema come Joseph L. Mankiewicz si cimenta nel filone, dirigendo Il fantasma e la signora Muiz (1947), nel quale una splendida Gene Tierney, vedova afflitta, viene tormentata dallo spirito di un prode capitano di marina, perito anni prima, interpretato da Rex Harrison. Anche qui il flavour prende ben presto la via della love story di stampo paranormale, e un dolce romanticismo permea la vicenda. Giocato sul tema del sospetto e della paura dell'ignoto, sia esso inspiegabile o più razionalmente terreno, è il classico La casa dei fantasmi (1959), che vede un diabolico Vincent Price organizzare una notte "a premio" a patto che gli invitati riescano a sopravvivere a ciò che accade nella magione. Chi sarà, se vi è, il colpevole? Più giallo che horror, ma visto il titolo non poteva mancare in questa nostra retrospettiva.

L'inizio della paura

Giungiamo nel nostro periglioso cammino al 1963, quando vede la luce un vero e proprio capolavoro del genere, Gli invasati (traduzione quanto meno curiosa dell'originale The Haunting), diretto da Robert Wise. Un gruppo di persone è determinato a scoprire l'esistenza o meno dei fantasmi, e si rinchiude così in una villa nella quale tutti i precedenti proprietari erano scomparsi in circostanze misteriose. Tra dibattiti scientifici e di fede, gli spaventi non mancheranno, così come i dubbi e le paura alimentate da inquietanti rumori notturni e simbolismi gotici. Un film d'atmosfera, che gioca sulla tensione costante sino ad un finale inaspettato e spiazzante, rifatto con risultati mediocri nel 1999, in Haunting - Presenze. Altro piccolo grande cult è senza dubbio Ballata macabra (1976) di Dan Curtis. Una coppia, trasferitasi da poco in un'antica magione a prezzo modico, col solo obbligo di occuparsi della vecchia padrona di casa, viene perseguitata da fatti inspiegabili e da possessioni demoniache. Ottimo il cast, in particolare è memorabile la prova di Oliver Reed nei panni del marito.  Ancora una coppia, e ancora un classico delle ghost house: è il momento di parlare di Amytiville Horror (1979), primo capitolo di una abusata saga (sette seguiti e un remake), ancor oggi in grado di offrire diversi sobbalzi dalla sedia a oltre trent'anni dalla sua uscita. Qui la casa assume una forma quasi "vivente", con diverse sequenze in cui la di "Lei" architettura assume a forma quasi di un volto umano, pronto a mietere senza pietà le vittime che osano andare ad abitarvi, rivelando un mistero ancestrale e diabolico che corrompe le stesse anime dei proprietari. Il tutto terrorizza ancor più se si pensa che la storia narrata è tratta da una disturbante vicenda di cronaca nera che fece scalpore in America.

Gli anni '80

Gli anni '80 non potevano cominciare nel migliore dei modi, ed ecco così che nel 1980 anche Stanley Kubrick si cimenta nel settore, realizzando uno dei suoi film più amati e conosciuti, Shining (1980). Tratto dal romanzo di Stephen King, che in seguito ne ha sempre disconosciuto la trasposizione cinematografica, le vicende che riguardano lo scrittore fallito Jack Torrance e la sua famiglia sono ormai ampiamente conosciute da chiunque si ritenga un amante o conoscitore della Settima Arte. Stessa fama che lo accomuna ad un altro evergreen come Poltergeist - Demoniache presenze (1982), diretto da Tob Hooper, autore della sceneggiatura insieme a Steven Spielberg, anche produttore. Meno conosciuto, ma meritevole di recupero, è invece Changeling (1981), in cui un ottimo George C. Scott deve vedersela con lo spettro di un bambino all'interno di una vecchia villa. Spaventoso più per il dramma psicologico insito che nelle scene tipicamente horror, un film da rivalutare. Il percorso negli eighties si conclude con Beetlejuice - Spiritello porcello (1988), secondo lungometraggio di Tim Burton, e ancor oggi geniale per il connubio di riusciti effetti speciali e un dissacrante dark humour che il regista sembra aver progressivamente perso nel proseguo della sua carriera.

Gli anni '90

Gli anni '90 si fanno ricordare per due titoli assai diversi ma entrambi di grande presa sul pubblico. E' infatti nel 1995 che vede la luce la prima incarnazione su celluloide del fantasmino Casper, memorabile più per l'ottima qualità degli effetti speciali e l'ottima interpretazione di una giovane Christina Ricci che per reali meriti artistici. L'altro titolo di culto del decennio è senza dubbio Beloved (1998) che, a dispetto di un risultato al botteghino a dir poco disastroso, è riuscito a conquistarsi le lodi della critica un po' ovunque, potendosi fregiare anche del titolo di prima casa infestata "all black" (tra i protagonisti, Danny Glover, Thandie Newton e Oprah Winfrey). Appartenenti al genere, ma di qualità incostante, si possono citare Echi mortali (1999), e due remake come Il mistero della casa sulla collina (1999) e il già enunciato Hauntings - Presenze (1999).

Post 2000

Il nuovo millennio inizia col botto, offrendoci una delle pellicole a tema più inquietanti di sempre. The Others (2001), diretto da Alejandro Amenàbar e interpretato da una Nicole Kidman in stato di grazia, è ad oggi uno dei picchi più alti del genere, capace di terrorizzare anche il cuore più indomito. Una ghost story dalle tinte fortemente drammatiche, che vive di una tensione viva e pulsante con scene madri assai nocive per i deboli di cuore e in possesso di uno dei finali più dolorosi e geniali della storia del Cinema. Mantenendone in parte le linee guida, ma giocando in seguito su vie più terrene e violente, l'anno successivo è Darkness (2002) a infestare le sale cinematografiche di tutto il mondo. Su una trama dalle reminiscenze apocalittiche il regista Jaume Balagueró (in seguito autore di Rec), imbastisce una storia tormentata che non lesina nella violenza, sia fisica che psicologica, avvalendosi della bravura di Giancarlo Giannini e della bellezza di un'adolescente Anna Paquin. Il decennio non ha poi altri sussulti di rilievo, ma alcuni titoli come Session 9 (2001), la miniserie tv scritta da Stephen King, Rose Red (2002), e L'incubo di Joanna Mills (2006) potrebbero saziare la fame degli appassionati.

Ghost house d'Oriente

Prima di dare uno sguardo alle uscite più recenti, è d'uopo dedicare un paragrafo alle paure d'Oriente, da sempre terreno fertile per gli spiriti e le case stregate.  Tra i titoli di vero e proprio culto, ma meno conosciuti, è doveroso ricordare Hausu (1977) di Nobuhiko Obayashi. Un gruppo di studentesse giapponesi, in vacanza dalla zia di una di loro, viene letteralmente assediata dalle mura della casa, luogo di oscure presenze. Tra una comicità grottesca e una violenza a tratti esilarante, vengono raccontati alcuni stereotipi della società nipponica con un'energia irrefrenabile. Classico immortale, che fonde atmosfere gotiche con l'ambientazione storica ai tempi dei samurai, Kuroneko (1968) di Kaneto Shindo è ancor oggi una visione irrinunciabile per tutti gli amanti del cinema del lontano est. Tra amore e morte, colpa e redenzione, un dramma dalle marcate venature horror in grado di inquietare magnificamente. Da segnalare infine, tra le chicche ignorate dalla distribuzione nostrana, Haunted Apartments (2005), nel quale un intero stabile, occupato da sinistre apparizioni, tiene sottoscacco i residenti, impedendogli di uscire per più di un giorno dai propri confini, pena una morte terribile. Più conosciuti (e usciti in dvd anche in Italia), e accomunati tutti quanti dal fatto di aver subito dei, quasi sempre inferiori, remake a stelle e strisce, sono Apartment 1303 (2007), Dark Water (2005), Two sisters (2003), Into the mirror (2003) e il mai troppo citato Ju-on - The grudge (2000).

La legge dei sequel

Gli ultimi anni hanno visto il successo incontrastato di una nuova saga, Paranormal activity, di cui è stato già annunciato un quarto capitolo. Forse perchè figlio di una fascinazione arcaica per queste paure primordiali, il responso del pubblico di fronte a questo genere di pellicole è spesso assai gratificante per i produttori, che non a caso sfruttano i brand fino alla sfinimento. E' questo il caso di un titolo come La casa (1981) di Sam Raimi, che oltre a un seguito-remake e un avventura "a parte" del mitico Bruce "Ash" Campbell, ha visto ben altri cinque sequel apocrifi, tre di matrice italiana e due americana. Tenuto per ultimo non a caso, perché se non forse il più rappresentativo sicuramente la saga di Ash può dirsi il culto per eccellenza in fatto di dimore infestate.

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