Harvey Weinstein contro il NY Times: la libertà di stampa è di nuovo a rischio

Il New York Times ha promesso di pubblicare una scottante inchiesta sulla vita di Harvey Weinstein, ma il produttore non ci sta.

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Solitamente quando si pensa agli Stati Uniti si ha subito in mente un'immagine di libertà assoluta, di parola e di stampa. Lo stesso "sogno americano", su cui è fondata l'intera nazione, racconta di una terra piena di opportunità, leale e democratica, in cui tutto è possibile. Anche un semplice operaio può aspirare a diventare Presidente, con il giusto carisma e talento, mentre i giornali sono per tradizione privi di padroni, autonomi e indipendenti. Questo almeno sulla carta, spesso la realtà è clamorosamente diversa, lo dimostra la battaglia legale che Harvey Weinstein sta iniziando contro il The New York Times, il tutto per evitare la pubblicazione di un articolo che lo riguarda direttamente. Procediamo comunque per gradi: chi è Harvey Weinstein? Il suo nome probabilmente è sconosciuto al grande pubblico al di fuori degli Stati Uniti, poiché il suo lavoro avviene dietro le quinte, eppure ha a che fare con moltissimi prodotti hollywoodiani che vedete ogni giorno e che avete visto negli ultimi decenni. Si tratta infatti di uno dei più potenti produttori cinematografici viventi, premio Oscar nel 1999 per aver prodotto Shakespeare in Love. La sua impronta se ne sta dietro film come Scream, Fahrenheit 9/11, The Artist, Il lato positivo - Silver Linings Playbook, Sin City - Una Donna per cui Uccidere e potremmo continuare ancora per svariati minuti. Per intenderci è il co-fondatore della Miramax, a lui dunque dobbiamo tutti i film di Quentin Tarantino, e il patron insieme al fratello più giovane Bob della The Weinstein Company.

Avvocati in prima linea

Per farla breve è uno dei nomi più imponenti dell'industria cinematografica made in USA, uno di quelli in grado di far tremare le ginocchia. Certo non ai giornalisti del New York Times, che proprio in nome della loro autonomia hanno annunciato un articolo sulla sua vita privata. Un'inchiesta in piena regola, che ha coinvolto decine di dipendenti e associati di Weinstein, che ha raccolto storie e documenti che risalgono sino alla fondazione della Miramax, circa due decadi fa. La notizia inizialmente non ha colpito più di tanto il magnate, al contrario il diretto interessato ci ha subito scherzato su, dichiarando: "È una storia fantastica, voglio comprarne i diritti cinematografici". Ora però, a poche ore dalla pubblicazione dell'inchiesta, qualcosa è andato storto. Il produttore ha messo in campo non solo il suo avvocato di fiducia, David Boies, ha chiamato a raccolta anche Lisa Bloom, avvocato californiano specializzato in casi di molestie sessuali, e Charles Harder, avvocato di Beverly Hills che recentemente ha rappresentato Hulk Hogan contro il sito Gawker. Questa di Hulk Hogan è stata una battaglia legale senza precedenti in America, l'ex lottatore di wrestling ha contestato la pubblicazione di un video considerato privato sulla testata web, costretta poi dal tribunale a un risarcimento milionario, nonostante la libertà di stampa sancita dalla costituzione (per saperne di più vi consigliamo il documentario Nobody Speak: le complicazioni della libertà di stampa disponibile su Netflix).


Un pericoloso precedente

Questo caso potrebbe avere aperto uno squarcio nella legislazione americana, creando un pericoloso precedente. Precedente a cui probabilmente si aggrapperanno anche gli avvocati di Harvey Weinstein contro il New York Times, che rischia dunque di vedere imbavagliata la sua libertà di inchiesta e di pubblicazione. Un caso spinoso di cui è ancora difficile parlare in dettaglio, anche perché lo stesso Times si è rifiutato di commentare una questione che riguarda una storia non ancora pubblicata. Nessuno conosce il contenuto del report, eppure in molti sono pronti a scommettere che riguardi il carattere scontroso del produttore sul posto di lavoro. Harvey Weinstein è considerato storicamente un tipo alla mano, brillante e moderato, eppure dal libro Down and Dirty Pictures del 2004 - che lo riguarda direttamente - sono uscite verità leggermente diverse. Peter Biskind, l'autore, ha raccontato casi di vero e proprio bullismo da parte di Weinstein nei confronti dei propri sottoposti, il produttore viene definito fra le righe "un artista della rabbia", pronto ad esplodere alla prima occasione buona. Che il report del Times contenga storie un tantino scomode? Speriamo di scoprirlo e che, al di là di tutto, la stampa americana possa ancora fare il suo lavoro, autonomo e indipendente.

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