Harry Potter e la pietra filosofale è ancora oggi un film perfetto

Torniamo a parlare della trasposizione di Harry Potter, delle intuizioni e dello stile di uno dei film più riusciti dell'intera saga di Hogwarts.

Harry Potter e la pietra filosofale è ancora oggi un film perfetto
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Quando Warner Bros. comprò i diritti cinematografici della saga letteraria di Harry Potter, J.K. Rowling aveva già pubblicato tre romanzi della serie con un quarto libro in arrivo. Era il 1999 e la saga sul Maghetto con la Cicatrice era già divenuta un bestseller mondiale ad ad appena tre anni dalla sua prima pubblicazione, con oltre 30 milioni di copie vendute e stampato in ben 27 lingue. Un vero e proprio fenomeno editoriale per ragazzi, Harry Potter, che ben presto ruppe gli argini di riferimento al suo target principale, introducendo già da Il prigioniero di Azkaban in poi tematiche ed elementi sempre più maturi e strettamente correlati all'evoluzione e al cambiamento dei suoi protagonisti e del mondo d'azione.

Ci vide lungo, il produttore David Heyman, che consigliato dai suoi collaboratori alla Heyday Films decise di accantonare l'idea di adattare la saga di The Ogre Downstairs sul grande schermo per puntare su di un universo più magico e meglio strutturato come quello ideato dalla Rowling. La proposta piacque anche a Warner, che infatti acquistò i diritti di sfruttamento per la cifra di 1 milione di sterline, provando a coinvolgere alla regia il maestro Steven Spielberg. Spaventata dall'idea che la compagnia potesse eventualmente sviluppare sequel non autorizzati della saga, la Rowling cedette alla promesse dello studio imponendo allo stesso una sola condizione: che l'intero cast dell'adattamento fosse britannico con alcune eccezioni irlandesi. Già a pochi mesi dall'accordo, i lavori di post-produzione di Harry Potter la Pietra Filosofale cominciarono alacremente, con la compagnia convinta di avere tra le mani una saga dal potenziale economico inimmaginabile.

Vola, Columbus, vola

In effetti fu quello che pensò anche Spielberg, che seppure incuriosito dal progetto alla fine declinò l'offerta. La divergenza artistica con lo studio fu sin da subito profonda: l'autore voleva sviluppare o un film d'animazione con la voce di Haley Joel Osment oppure un lungometraggio live-action che comprendesse molte parti dei quattro romanzi fin lì pubblicati.

Il vero problema del regista era la mancanza di una sfida concreta, e questo a causa della certezza dei profitti che la trasposizione avrebbe generato. Arrivò a dichiarare che girare film in questo modo "era come sparare a delle anatre in un barile". Alla fine, infatti, scelse di dedicarsi al progetto più difficile in quel momento in mano a Warner Bros, A.I. - Intelligenza Artificiale (leggete il nostro speciale per i 20 anni di Intelligenza Artificiale), e non fu un caso che scelse proprio Osment come protagonista. Con Spielberg ufficialmente fuori dai giochi, la società valutò attentamente autori del calibro di Terry Gilliam (seconda scelta della Rowling), Jonathan Demme, Ivan Reitman e Chris Columbus, puntando infine su quest'ultimo grazie al tono e allo stile di alcuni suoi precedenti lavori come Mamma, ho perso l'aereo o Mrs. Doubtfire. E bisogna ammettere che la visione del regista ben si allineava con lo spirito, le tematiche e il worldbuilding de La pietra filosofale, in termini anagrafici il più giovane e fiabesco dei capitoli della saga e dai contenuti più introduttivi e dunque meglio malleabili in chiave di adattamento.

Uscito infine nelle sale nel dicembre del 2001, esattamente 20 anni fa, il risultato fu una trasposizione encomiabile ed esemplare, un film che riuscì a riproporre in versione cinematografica ogni singolo ed essenziale aspetto del primo e importante libro della serie, trasportando di peso e con ossequiosa fedeltà un intero universo letterario sul grande schermo, centrandone l'obiettivo estetico e tonale e dando vita a un mondo favoloso e incantato - ma credibile - davanti agli occhi attoniti di noi tutti, catturati dalla poesia fanciullesca ed evocativa di momenti straordinari e indimenticabili.

Impossibile, d'altronde, scordare il primo incontro tra Hagrid ed Harry, come poi impensabile scardinare dal proprio cuore il ricordo dell'arrivo a Diagon Alley, la visita alla Gringot, la prima inquadratura in campo lungo di Hogwarts (nella sua versione iniziale) e l'accattivante charme della Foresta Oscura. Tutte sequenze entrate di diritto nella storia del cinema, addirittura - se proprio vogliamo azzardare - nel manuale di perfezione traspositiva cinematografica, perché tutti attimi in grado di generare emozioni indelebili e felicità, come se le parole del libro originale fossero uscite di peso dalle pagine per andare a creare l'impalcatura stessa dell'adattamento di Columbus.

Buona la prima

Il merito di questo impressionante successo non fu però soltanto dell'autore, perché a contribuire al risultato ci pensarono anche lo sceneggiatore Steve Kloves e l'attenta e maniacale supervisione creativa della Rowling, fatto che per altro non infastidì minimamente Columbus. Dal canto suo, Kloves parlò di "un adattamento molto difficile", stretto anche nella morsa della paura di rovinare una creatura letteraria così magnifica.

Quando lo sceneggiatore incontrò la Rowling, comunque, quest'ultima apprezzò molto le sue osservazioni sul mondo e sui personaggi, stringendo quasi nell'immediato un buon equilibrio collaborativo ed elaborando insieme a lui uno script levigato all'eccesso affinché non tradisse anima, contenuti e personaggi del romanzo. Considerando che l'idea iniziale di Columbus era quella di una trasposizione di 3 ore dettagliata al massimo delle possibilità produttive, con quella uscita in sala lunga 152 minuti (2 ore e 40 quella estesa), il film vide praticamente la luce così come originariamente pensato e voluto dall'autore, con Kloves che riuscì a confezionare una sceneggiatura puntigliosa ed estremamente riuscita e la Warner che accettò di tagliare solo lo stresso necessario per ridurre la durata del film e adattarlo alle esigenze dei botteghini.
Prima ancora che Harry Potter divenisse l'evento cinematografico per eccellenza ad appuntamento biennale, con incassi e popolarità garantiti, La pietra filosofale riuscì in quello che solo poi La camera dei segreti e Il prigioniero di Azkaban seppero bissare: dare una vera e propria impronta autoriale a uno dei sette e turbolenti anni scolastici del Maghetto con la Cicatrice.

Lo ricordiamo allora con affetto e trasporto grazie alla cura di ogni singola parte della trasposizione, comprese le ammalianti musiche di John Williams, le scenografie (poi cambiate dal terzo anno in poi) di Stuart Craig e Stephenie McMillan, i costumi, gli effetti pratici e speciali, la scelta attenta e oculata dei tre interpreti principali, forse uno degli esempi di casting più centrati dell'intera storia del medium.

Ci è rimasto nel cuore perché ha saputo dare un tocco di sognante magia al Natale di 20 anni fa, rapendoci e fidelizzandoci per sempre mediante un lavoro di maieutica cinematografica infantile, aiutandoci e accompagnandoci nella crescita, dando modo a tutti di identificarsi in qualcuno o qualcosa di quel magnifico universo. Cosa forse più importante di tutte, comunque, amiamo, rivediamo e parliamo ancora di Harry Potter e la Pietra Filosofale perché oltre a quanto già sottolineato era, resta e sarà sempre un grandissimo film, uno degli apici netti di perfezione dell'intero Wizarding World.

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