Hannibal Lecter: l'inquietante serial killer de Il silenzio degli innocenti

Tra i serial killer più iconici del cinema c'è sicuramente Hannibal Lecter, interpretato magistralmente da Anthony Hopkins ne Il silenzio degli innocenti.

Hannibal Lecter: l'inquietante serial killer de Il silenzio degli innocenti
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L'iconico personaggio nato dalla mente dello scrittore Thomas Harris ha raggiunto il grande pubblico dopo la sua apparizione nel film cult Il silenzio degli innocenti, capace di guadagnarsi ben cinque premi Oscar tra cui quelli dedicati ai migliori attori protagonisti, vinti da Anthony Hopkins e Jodie Foster nel 1992.
Diventato in breve un metro di paragone per tutti i film a sfondo thriller/poliziesco successivi, ha generato numerose opere derivate tra cui prequel, sequel e la recente serie tv con protagonista Mads Mikkelsen, purtroppo stoppata prematuramente.
Seppur la prima apparizione al cinema del personaggio risalga al 1986, nel capolavoro Manhunter - Frammenti di un omicidio di Michael Mann, è innegabile come sia stata l'interpretazione di Hopkins a far diventare il serial killer tanto conosciuto in tutto il mondo.
Continua così la nostra disamina dei villain più iconici del cinema e, dopo l'analisi incentrata su Norman Bates, siamo ora pronti a farci trascinare nella diabolica psiche di Hannibal Lecter per cercare di comprenderne i suoi lati più oscuri e bestiali.

Un male viscerale

Nonostante ne Il silenzio degli innocenti il personaggio di Hannibal non compaia per chissà quanto tempo, i suoi confronti con la recluta dell'FBI Clarice Sterling rimangono tra i momenti più riusciti dell'intero film, seppur l'opera riesca a mantenere alta l'attenzione dello spettatore dall'inizio alla fine, puntando in maniera ottimale su un senso di tensione costante.
Fin dalla sua prima apparizione, il folle psichiatra e criminologo risulta da subito estremamente pericoloso quanto inquietante, capace già solo con il proprio magnetico sguardo di incutere timore nei propri interlocutori.
Uno degli aspetti fondamentali del personaggio è quello di rappresentare un'ambivalenza a livello concettuale, visto che pur incarnando il male nella sua forma più pura, diventa un elemento fondamentale per la risoluzione delle indagini (particolare che ritornerà anche nel prequel Red Dragon), così da rendere la sua figura ancora più sfaccettata di quanto non fosse già all'inizio.
Hannibal è comunque tenuto in una speciale cella di isolamento per via della sua immane pericolosità e intelligenza, a cui nessuno può avvicinarsi senza prendere le misure di sicurezza adeguate.
Ne Il silenzio degli innocenti vediamo così un Hannibal restio a collaborare, intenzionato più che altro a scavare nei meandri della psiche di Clarice Sterling rimanendone attratto, creando con lei uno strano legame di amore/odio da cui la stessa recluta dell'FBI rimane profondamente turbata.

Il serial killer è riuscito a diventare iconico anche grazie alla figura complementare di Clarice Sterling capace, nonostante le avversità, di riuscire a tenergli testa, cercando al tempo stesso di reprimere la sua rabbia e la sua frustrazione (come ad esempio nel loro primo incontro) nel dover dipendere in un certo senso da un essere tanto spregevole per la risoluzione delle indagini.
Il confronto fra i due trova probabilmente la massima espressione nel momento in cui la recluta decide di raccontare al serial killer i propri traumi interiori e infantili, in cui vediamo Hannibal quasi nutrirsi (quanto in maniera simbolica e quanto in maniera letterale non è dato saperlo) delle paure di Clarice.
Le stesse doti intellettive quasi sovrumane del serial killer, capaci in pochissimo tempo di portare alla luce le paure e le ansie di qualsiasi persona con cui entra in contatto, lo rendono un avversario tremendamente ostico da sconfiggere, abile non solo sul piano mentale ma anche su quello fisico.

Gli agnelli hanno smesso di gridare?

Nonostante Lecter sia spesso propenso a comportarsi in modo raffinato (è infatti una persona molto colta, amante della letteratura, dell'opera e della buona cucina), riesce comunque a risultare in numerosi casi estremamente brutale e molto abile anche nei combattimenti corpo a corpo, particolare in grado di renderlo una vera e propria macchina di morte.

Il villain possiede un solido background introspettivo che lo rende tanto affascinante quanto spaventoso, in grado di sconvolgere la stessa collettività di cui fa parte anche per la sua attitudine nel cibarsi delle sue vittime, talvolta offrendo prelibati manicaretti a persone ignare di star mangiando altri esseri umani.
Di grandissimo impatto scenico una delle sequenze presenti in Hannibal, in cui il serial killer non esita a cucinare un pezzo di cervello di una sua vittima arrivando a farglielo addirittura mangiare, dettaglio in grado di spingere la pellicola a toccare in alcuni casi alcune influenze stilistiche molto vicine allo splatter così come all'horror.
Il lato più oscuro e morboso di Hannibal viene così alla luce a più riprese, anche solo tramite il suo sguardo, da cui traspare letteralmente il suo insensato istinto omicida in grado di terrorizzare chiunque gli si pari davanti.
La sua ossessione per Clarice non finisce comunque nel primo film, visto che nel secondo (in cui la struttura generale cambierà notevolmente mostrandoci il villain intento a non farsi catturare) i due personaggi torneranno a confrontarsi a più riprese, mentre una delle vecchie vittime del serial killer, il miliardario sfigurato Mason Verger, sarà impegnato nell'architettare un'atroce vendetta.

Con Red Dragon invece, ritroviamo un Hannibal più vicino a quanto visto ne Il silenzio degli innocenti, ancora una volta ingabbiato e intento a giocare con Will Graham, l'agente che è riuscito a catturarlo, interpretato da Edward Norton.
La particolare psiche di Lecter viene così messa in risalto ancora una volta attraverso numerose scene, mostrandoci il netto contrasto tra le due anime dello spietato villain, una capace di risultare profondamente accettata dalla società, mentre un'altra totalmente avversa ai principi basilari della civiltà.
Lecter risulta così un individuo profondamente sicuro di sé, se vogliamo anche superbo, perché desideroso di prendersi gioco di tutto e tutti per via della sua straordinaria intelligenza, che gli permette di capire anche in maniera molto rapida se qualcuno nutre dei sospetti su di lui.
Dal punto di vista estetico, di grande impatto scenico la maschera/museruola marchio di fabbrica del personaggio, un elemento profondamente caratteristico atto ancora una volta a far presente agli spettatori l'innata pericolosità del villain, capace in pochi secondi di ribaltare a suo vantaggio anche situazioni sfavorevoli grazie alle sue straordinarie abilità.
Ma il suo tratto più inquietante rimane forse quello di riuscire a entrare nella mente delle persone, arrivando a ordire elaborati stratagemmi per eliminare i suoi avversari anche quando impossibilitato a lasciare la sua cella, così come a legarsi a loro in maniera morbosa e viscerale come nel caso di Clarice Sterling.

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