Halloween, una saga da brividi: tutti i sequel, dal migliore al peggiore

Per festeggiare la ricorrenza di Halloween e il nuovo film della saga horror, ecco la nostra classifica di tutti i seguiti del classico di John Carpenter.

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Dal 25 ottobre è nelle sale italiane Halloween, il lungometraggio di David Gordon Green che reinventa il franchise creato nel 1978 da John Carpenter. Un film che torna alle origini, azzerando tutti i sequel precedenti (i quali, a loro volta, avevano già parzialmente alterato la continuity della saga), restituendo a Michael Myers il lato misterioso e puramente malvagio che lo aveva reso affascinante nel primo capitolo. L'operazione ha visibilmente dato i frutti sperati, dato che dopo due weekend di programmazione negli USA e uno a livello internazionale il film ha già portato a casa quasi 200 milioni di dollari (con un budget di appena 10 milioni).
Per l'occasione, abbiamo voluto ripercorrere la storia del franchise con una classifica di tutti i sequel, dal migliore al peggiore. Mancherà quindi all'appello la versione di Rob Zombie, e abbiamo scelto di escludere anche Halloween III (1982), situato in una linea temporale a sé e unico capitolo in cui Michael Myers non appare.

Halloween (2018)

Partiamo proprio dal nuovo lungometraggio, il primo dopo quasi quarant'anni a vantare la partecipazione attiva di Carpenter, il quale ha deciso di tornare all'ovile per assicurarsi che il risultato fosse all'altezza delle aspettative sue e dei fan. Detto, fatto: il creatore della saga ha contribuito in quanto produttore esecutivo, approvando la sceneggiatura e il casting, e ha anche rivisitato le proprie composizioni musicali per dare alla celebre colonna sonora una nuova vita. Il risultato è un film che rispetta l'originale e si ricollega ad esso in ottica contemporanea: sono passati quattro decenni, Michael è stato rinchiuso in un manicomio per tutto questo tempo e ora è pronto a mietere nuove vittime per le strade di Haddonfield. Ad aspettarlo però c'è Laurie Strode, che dopo quella sanguinaria notte del 1978 si è preparata per far sì che Michael muoia definitivamente.
Filologico e brutale, il film di David Gordon Green trova il suo punto di forza maggiore proprio nel ritorno di Jamie Lee Curtis, il cui personaggio è traumatizzato ma anche pronto a combattere. E quando parte quel tema musicale, che strizza l'occhio a quello di quarant'anni fa, è impossibile non essere nuovamente catapultati in quel mondo di puro, semplice terrore.

Halloween: 20 anni dopo (1998)

Già nel 1998, per festeggiare il ventennale, era previsto che Carpenter tornasse a occuparsi della saga, ma quei piani andarono a farsi benedire a causa di divergenze contrattuali con due dei produttori (i fratelli Weinstein). Jamie Lee Curtis rimase a bordo, invece, e si percepì chiaramente la sua volontà di chiudere - sulla carta - la storia nel modo giusto: in questo caso vengono azzerati i tre sequel precedenti, su cui ritorneremo più in là, e ritroviamo Laurie, precedentemente data per morta, con una nuova identità e una nuova vita, ma il ricordo di Michael (che in questa linea temporale è ancora il suo fratello maggiore, dettaglio rimosso nel 2018) non le dà tregua. Il regista Steve Miner, precedentemente reduce da un paio di seguiti di Venerdì 13, non sa gestire benissimo la tensione che caratterizza il capostipite della saga, ma regala un paio di belle uccisioni e un finale il cui unico difetto è quello di essere stato ridimensionato dal film successivo.
Notevole anche l'aspetto filologico: i titoli di testa omaggiano il compianto Donald Pleasence, facendoci sentire la voce del dottor Loomis, e in una scena palesemente influenzata dal postmodernismo di Scream c'è un dialogo tra la Curtis e sua madre, l'attrice Janet Leigh, altra icona del brivido cinematografico grazie alla sequenza della doccia in Psycho.

Halloween II (1981)

Uscito tre anni dopo l'originale ma ambientato nella stessa notte, il secondo capitolo, nelle intenzioni di Carpenter e Debra Hill, doveva essere l'ultimo incentrato su Michael Myers (il progetto fallimentare di cui fece parte Halloween III prevedeva un format antologico, con storie diverse a cadenza annuale). Ufficialmente affidato al regista Rick Rosenthal, il film fu in realtà parzialmente rigirato dallo stesso Carpenter, per rendere più cruente alcune sequenze. Il risultato è una copia alquanto sbiadita dell'originale, sorretta principalmente dalle interpretazioni di Jamie Lee Curtis e Donald Pleasence. Oggi è ricordato soprattutto per aver contribuito in modo decisivo alla mitologia del franchise fino al 2009 (remake di Zombie compreso): è in questo capitolo che viene svelato il rapporto di parentela fra Laurie e Michael.

Halloween 4: Il ritorno di Michael Myers (1988)

Dopo il flop del terzo film si decise di far tornare in scena il celebre killer, il che portò all'addio di Carpenter al franchise per trent'anni. Laurie Strode è ufficialmente morta in un incidente automobilistico (riveduto e corretto nel settimo capitolo, in cui si dice che aveva simulato il suo decesso), e il nuovo oggetto dell'ossessione omicida di Michael è la sua giovane nipote, Jamie Lloyd (Danielle Harris). Torna il dottor Loomis, e con lui quel minimo di dignità che possiedono anche i capitoli peggiori del franchise originale, ma è solo un elemento minore in quello che, pur mettendo in scena il ritorno di un'autentica icona horror, è sostanzialmente indistinguibile dai numerosi slasher anonimi nati proprio grazie al successo senza precedenti del film di Carpenter.

Halloween 5: La vendetta di Michael Myers (1989)

Il finale del quarto episodio suggeriva una direzione diversa per il franchise, esplorata anche in parte nella versione di Rob Zombie, con un altro membro della famiglia che raccoglie l'eredità della furia omicida di Michael. Ma ai produttori quell'idea non piacque, anche perché una bambina killer avrebbe probabilmente causato problemi con la censura, e così la follia di Jamie fu fortemente ridimensionata e, ancora una volta, è Michael a seminare morte e panico mentre cerca di eliminare la nipote. Lo spirito originario del franchise, a undici anni di distanza dal prototipo di Carpenter, è ormai un lontano ricordo, ma per i fan del serial killer c'è un momento che sottolinea quanto Myers sia implacabile e disumano: dopo essere stato in coma per un anno, la prima cosa che fa è ammazzare l'eremita che si era preso cura di lui durante la convalescenza.

Halloween 6: La maledizione di Michael Myers (1995)

L'ultimo episodio interpretato da Donald Pleasence, che morì prima dell'uscita e creò un piccolo grattacapo ai produttori quando fu necessario rimaneggiare il finale, è noto principalmente per tre motivi: è il primo lungometraggio in cui appare Paul Rudd, scritturato nei panni della versione adulta di Tommy Doyle, il bambino a cui Laurie Strode fece da babysitter nel 1978; esiste in almeno due versioni diverse, di cui una rimasta inedita per quasi vent'anni, con un finale a dir poco folle; e, per finire, è il capitolo che fornisce una spiegazione alquanto ridicola delle capacità preternaturali di Myers, il quale sarebbe invincibile e spinto a eliminare i propri parenti a causa di una maledizione runica. Inutile dire che questa storyline fu la prima a essere eliminata del tutto, nonostante la prima sceneggiatura del settimo episodio, a cura di Kevin Williamson, avesse trovato un modo di tener conto di tutti i film usciti fino a quel punto.

Halloween - La resurrezione (2002)

Per sedici anni questo fu l'ultimo capitolo della saga originale, principalmente a causa della morte di Moustapha Akkad, storico produttore del franchise. Dopo essere scampato ancora una volta alla morte (la spiegazione fu girata durante le riprese dell'episodio precedente, che si concludeva con la decapitazione di Michael), il killer inarrestabile fa i conti con Laurie una volta per tutte (e Jamie Lee Curtis, pur essendo presente nel film solo per esigenze contrattuali, dà sempre il massimo). Il resto della storia è ambientato nella casa d'infanzia di Myers, dove alcuni giovani stanno girando un reality. Si ritorna quindi alla formula dello slasher che ha poco a che vedere con lo spirito di Halloween, con vette di ridicolo involontario quando Michael deve vedersela con il produttore del programma, interpretato da Busta Rhymes.

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