Halloween: tutta la saga di Michael Myers spiegata bene

Un viaggio alla scoperta della nascita e del mutamento del franchise ideato da John Carpenter in più di quarant'anni di gore cinematografico.

Halloween: tutta la saga di Michael Myers spiegata bene
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Dopo che Donald Pleasence venne scelto per il ruolo del Dr. Loomis nel primo Halloween di John Carpenter (qui la nostra recensione di Halloween), l'attore rivelò al regista che "non capiva il copione e che nemmeno gli piaceva", aggiungendo di aver "accettato la parte solo perché Distretto 13 - Le brigate della morte era piaciuto molto alla figlia per la colonna sonora". Lo disse veramente, spiegando in modo implicito anche i precedenti rifiuti dei ben più noti Christopher Lee e Peter Cushing.

Un film in cui non credeva nessuno, quello che all'epoca uscì in Italia con il titolo "La notte delle Streghe" (solo perché nel '78 l'anglofilia non era ancora dilagata, e così era conosciuta la festività americana nel Bel Paese), ma che Carpenter voleva fare a tutti i costi. Era così deciso a realizzarlo che riuscì a produrlo con un budget misero, limitandogli la possibilità di grossi ingaggi. Così risicato che l'interprete con la maschera di Michael Myers, Nick Castle, venne pagato all'epoca 25 dollari al giorno. Il più pagato fu proprio Pleasence con 20 mila dollari - anche perché era il solo attore famoso nel cast.

Al suo secondo lungometraggio, all'età di 30 anni, a Carpenter venne chiesto di realizzare un film dallo stesso impatto de L'Esorcista di William Friedkin. A proporglielo, promettendo d'investire tempo e denaro, fu Irwin Yablans, produttore che scelse anche il nome del progetto, visto che Carpenter voleva inizialmente chiamarlo The Babysitter Murder. È così che nacque la prima bozza del primo film horror ambientato interamente nella notte più terrificante dell'anno.

I primi anni del franchise di Halloween

Storia narrata vuole che il concept del primo e magnifico Halloween venne ideato da Carpenter sulla base di un pitch mai realizzato per un sequel di Black Christmas, cult dell'orrore di Bob Clark del 1974. Il regista chiese infatti al collega come avrebbe continuato la storia semmai avesse girato un secondo capitolo su questo assassino psicotico, e Clark rispose: "Lo farei catturare, poi evadere dall'istituto psichiatrico, tornare dove aveva ucciso e rifargli fare tutto da capo".

Senza rendersene conto, aveva consegnato a Carpenter il disegno unico e primitivo del suo più famoso assassino, anche se poi il regista lo "umanizzò" dandogli un nome - Michael Myers, appunto - e un background. Insieme alla co-sceneggiatrice Debra Hill e seguendo alcune indicazione di Yablans, l'autore confezionò un racconto votato all'idea dell'immortalità del male, guardando a vecchie credenze celtiche e alla natura stessa delle festività di Halloween come "la notte in cui le anime di scatenano per seminare il caos tra i vivi". Prese tutto questo e lo racchiuse in una storia sul bambino più perfido e malvagio del mondo e su di una cittadina americana con un oscuro passato. A mancare all'appello, secondo tradizione dell'orrore, era l'interprete della ragazza protagonista della narrazione, Laurie Strode, quella che sarebbe divenuta una delle final girl più famose della storia del cinema. Venne scelta Jamie Lee Curtis, al suo debutto cinematografico (la stessa Jamie Lee Curtis che ha vinto il Leone d'Oro alla carriera quest'anno a Venezia).

Pur sconosciuta, fu la Hill a notare che l'attrice era figlia di Janet Leigh di Pyscho, pensando che questo avrebbe generato non poco interesse e convincendo Carpenter a sceglierla come protagonista. La storia la sappiamo poi tutti: fuggito dal manicomio di Smith's Grove, 15 anni dopo aver ucciso la sorella Judith a soli 6 anni, Michael Myers torna ad Haddonfield per seminare panico e terrore, prendendo di mira due babysitter, una della quali proprio Laurie. Quest'ultima diventa un'ossessione per lui, riuscendo a sfuggirgli e colpendolo e ferendolo più volte.

All'intreccio partecipa anche Loomis, psichiatra di Myers che si vede infine costretto a sparargli, convinto di averlo ucciso. Il male non può essere sconfitto, però, e Michael è incarnazione di questo, tant'è che l'idea di vederlo scomparire nel nulla proprio alla fine del primo capitolo voleva "spiazzare e stuzzicare l'immaginazione del grande pubblico", che doveva vedere Myers ovunque ma da nessuna parte, esattamente come il male che ci circonda, sfuggente e ineluttabile.

Questo aprì le porte al sequel diretto, Halloween II del 1981, sempre ambientato nella stessa notte del 1978 e con l'intero distretto di polizia di Haddonfield sulle tracce dell'assassino dileguatosi nel nulla. Qui si approfondisce la storia di Laurie e scopriamo che questa è in realtà la sorella biologica di Michael, motivo che spinge il killer a questa caccia senza tregua.

Da questo momento in poi, dopo la fine del secondo capitolo, il franchise perde una continuity precisa e procede secondo un criterio caotico, assecondato da un certo disinteresse creativo di Carpenter, che aveva già concluso la storia di Myers (quella che lo interessava) in due film profondamente correlati tra loro. È infatti vero che partecipando alla stesura della sceneggiatura di Halloween III, il regista volle creare una storia completamente diversa ma sempre ambientata nel periodo della notte delle streghe, salutando poi la serie per ben 13 anni.

Rinascite, rilanci e ritorni

Intanto la storia prosegue. Halloween 4 e Halloween 5, usciti nell'88 e nell'89, creano un nuovo dittico sequel diretto dei primi due capitoli, dando Laurie Strode per morta e riportando al centro del terrore Michael Myers e anche sua nipote, Jamie Lloyd. I lungometraggi vengono accolti generalmente con freddezza, distrutti dalla critica e perlopiù indifferenti al pubblico di massa.

Arriva anche Halloween 6 nel 1995, sempre legato ai due capitoli precedenti e tendenzialmente ricordato perché ultimo film della saga con Donald Pleasence nel ruolo di Loomis. Il franchise continua stanco e senza idee, soprattutto all'interno di una dimensione narrativa ormai sfibrata. Nel 1998, così, a vent'anni esatti dall'uscita del primo film in sala, Steve Miner riesce a richiamare in servizio Jamie Lee Curtis per interpretare nuovamente Laurie Strode in Halloween: 20 anni dopo, film ideato e prodotto con la chiara intenzione di ignorare i capitoli della saga dal 3 al 6, che da questo momento in poi finiscono definitivamente nell'oblio della continuity. Il film è accolto con tiepido entusiasmo ma ha successo, tant'è che nel 2000 esce anche il sequel, Halloween - La resurrezione, nuovamente diretto da Rick Rosenthal (già regista del secondo capitolo). Termina così il secondo ciclo narrativo della sanguinosa crociata di Myers ad Haddonfield, lasciando spazio all'uscita di un reboot targato Dimension Film e firmato da Rob Zombie nel 2008 e intitolato Halloween - The Beginning.

Il musicista e regista ha effettivamente qualcosa da raccontare sulla saga, tant'è che per la prima volta firma un prequel incentrato nel primo atto su Michael Myers ancora bambino, all'inizio della sua psicopatia omicida. Zombie non è intenzionato a creare una nuova saga di Halloween, sostanzialmente ripetendo gli errori passati, ma desidera unire in una cronologia adeguata gli elementi essenziali degli otto film precedenti e creare LA storia di Michael Myers e Laurie Strode per inserirla in un nuovo contenitore ben realizzato.

Essendo un rilancio, anche i personaggi vengono re-castati: nel ruolo di Laurie troviamo Scout Taylor-Compton e in quelli di Loomis il mitico Malcolm McDowell, mentre Myers è affidato alla fisicità di Tyler Mane. Nonostante non riceva critica entusiaste, il film si rivela un successo al boxoffice aprendo la strada a un secondo capitolo reboot, sempre scritto e diretto da Zombie che però si rivela deludente sia in chiave qualitativa che commerciale, lasciando ripiombare nuovamente la saga nell'oblio.

Questo almeno fino al 2018, quando la Blumhouse Productions entra in possesso dei diritti del franchise e affida regia e sceneggiatura di un nuovo progetto a David Gordon Green. L'autore ha dunque un'idea di una certa grandeur intellettuale: creare una trilogia conclusiva della saga ignorando tutti e nove i film usciti in passato e ricollegarsi direttamente al primo, solo, unico e inimitabile capolavoro di Carpenter.

Esce così Halloween nel 2018 (leggete qui la recensione di Halloween), ambientato quarant'anni dopo la notte del '78 e pensato per essere un sequel-reboot fedele alle intenzioni iniziali della Hill e di Carpenter, cioè legato al concetto del male ineludibile e inscalfibile, introducendo però in contesto un principio di ciclicità dello stesso, evoluto poi in trascendenza della figura di Michael Myers nell'ultimo e riuscito Halloween Kills (qui la nostra recensione di Halloween Kills). La fine ci aspetta adesso il prossimo anno, quando uscirà al cinema Halloween Ends che metterò probabilmente fine - una volta per tutte - a uno degli assassini più famosi della storia del cinema.

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