Speciale di Halloween: chi ha paura del babau?

Celebriamo Halloween andando alla (ri)scoperta di alcuni dei villain più iconici e caratteristici del cinema horror moderno.

Speciale di Halloween: chi ha paura del babau?
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Il 31 ottobre è ormai arrivato, è dunque il momento di celebrare a dovere Halloween, festa "horror" per eccellenza. Per l'occasione abbiamo deciso di dedicare uno speciale a coloro che hanno avuto il merito di terrorizzare le nostre notti cinefile, ossia i villain (umani, mostruosi o spiritici) che nella storia del cinema recente, termine usato ovviamente in senso ampio, hanno infestato il relativo genere di appartenenza.
Dagli affilati artigli di Freddy Krueger ai diabolici puzzle di Jigsaw, dall'anima dannata di Sadako/Samara a serial killer terreni come Michael Meyers e Jason Voorhes, iniziamo questo terrificante viaggio nel quale la paura è assoluta e totalizzante protagonista, di qualunque natura o provenienza essa sia.

Freddy Krueger (Nightmare)

"Uno, due, un due tre, Freddy arriva e cerca te!
Due tre, tre e quattro, chiudi la porta o scappa il gatto!
Quattro cinque, sei e sette, un crocefisso tengo a mani strette.
Sette otto, non andremo a letto,
Nove dieci, dieci! Non dormiremo più!"


La filastrocca è stata tradotta in maniera diversa a seconda dei vari capitoli del franchise (quella poco sopra è del terzo film), mentre è rimasta invariata nella versione originale, ma ognuna delle traduzioni ha sempre mantenuto quell'aura di inquietudine che precedeva l'arrivo di uno dei babau per eccellenza dell'immaginario horror moderno, ossia il Freddy Krueger interpretato da Robert Englund in tutta la saga classica.
Il serial killer dell'incubo che tormentava le fasi oniriche dei protagonisti, salvo rivelarsi un pericolo tangibile anche nella realtà, ha trovato soprattutto nelle mani del suo creatore Wes Craven i maggiori spunti, con ispirati aliti metacinematografici nella sua ultima incarnazione.
Lunghi artigli, volto sfigurato, maglietta a righe e un tenebroso cappello ne hanno forgiato un'iconografia estetica delle grandi occasioni, e anche il background sulla sua tragica fine terrena lo ha reso una figura più complessa del previsto, sempre pronta a eliminare le sue malcapitate vittime nei modi più fantasiosi e scorretti.

Sadako/Samara (Ringu/The Ring)

"Sette giorni": è questo il limitato range che un'inquietante voce al telefono annuncia come nefasta predizione sul tempo rimasto da vivere al ricevente, destinato allo scadere di tale data a trovare un'orribile e terrificante morte per mano di una bambina fantasma dai lunghi capelli neri bagnati e dagli abiti bianchi sporchi di fango.
ll 1998 e il 2002 sono gli anni in cui la saga ha trovato i momenti di maggiore ispirazione, nel primo è infatti è uscito l'originale giapponese di Hideo Nakata mentre il secondo segna l'arrivo nelle sale del fortunato remake americano a cura di Gore Verbinski.

Due opere, entrambe derivate dal romanzo di Koji Suzuki, riuscite soprattutto nelle loro diversità, con la pellicola nipponica che crea una torbida atmosfera e il rifacimento che utilizza con dovizia e intelligenza le dinamiche degli jumpscare. In entrambe le occasioni è comunque il personaggio spiritico a risultare la fonte di massimo terrore, e il drammatico passato che questi ha dovuto affrontare quando era ancora in vita, morendo di stenti in un pozzo dopo, per l'appunto, sette giorni di agonia, acuisce di atmosfere malinconiche il cuore di una villain sempre pronta a offrire sorprese, seppur parzialmente decaduta nei numerosi sequel/spin-off del franchise, sia orientali che occidentali, uno su tutti il poco riuscito sequel/reboot del 2016.

Pinhead (Hellraiser)

"Tu hai aperto la scatola e noi siamo venuti. Devi venire con noi a provare i nostri piaceri." E che piaceri, quelli "proposti" dall'iconico leader dei Cenobiti, personaggio ricorrente dell'infinita saga nata dall'immaginario di Clive Barker e diffusasi in ben dieci film, numerosi racconti e lunghe serie a fumetti. La scatole di Lemarchand, elemento comune in tutti gli incipit degli episodi cinematografici, apre le porte per la dimensione in cui vivono questi inquietanti esseri immortali, un tempo uomini e ora creature mostruose dal corpo mutilato al servizio di Leviathan.

Pinhead ha un corposo background che si sviluppa nei vari episodi, grazie al quale scopriamo il suo passato "terreno": era infatti un veterano della prima guerra mondiale che, di ritorno dal conflitto e traumatizzato da quanto visto sul campo di battaglia, cerca nuovi piaceri nel dolore finendo per imbattersi proprio nella misteriosa scatola.
Il villain, dotato di abilità speciali potenzialmente infinite, è caratterizzato da un look estremo, con il volto e la testa ricoperta di spilli e un abbigliamento dai toni gothic/dark che ha influenzato anche certe mode a tema.

Leatherface (Non aprite quella porta)

Conosciuto in italiano anche come "faccia di cuoio", l'umana/disumana nemesi della saga di Non aprite quella porta è uno dei più brutali assassini del cinema horror, autore di torture e crudeli esecuzioni che hanno segnato una tappa fondamentale nella modernità del genere, già dal primo macabro capitolo del 1974. Ispirato alla figura del serial killer americano Ed Gein, colpevole di atti di squartamento e necrofilia sulle proprie vittime e di utilizzare parte di cadaveri prelevati dalle bare per il proprio arredamento, Leatherface trova inaspettati lati introspettivi nella sua malattia mentale, in quanto è convinto di agire per giusta causa nella missione di difendere la propria famiglia da immaginarie minacce esterne.
Tre maschere diverse a seconda dello stato d'animo, vittima di paranoia e schiavo di una famiglia disturbata, il sadico personaggio ha avuto anche un prequel interamente dedicato al suo passato, il recente Leatherface (2017) diretto da Alexandre Bustillo e Julien Maury.

Jason Voorhes (Venerdì 13)

Da vittima a carnefice il passo è assai breve, almeno per gli sceneggiatori della saga di Venerdì 13 che, dopo il primo capitolo, hanno trasformato il personaggio di Jason in villain assoluto e totalizzante del franchise. Se nel capostipite il background di questi è solo vagamente narrato, e il ruolo di nemesi spetta alla tormentata madre Pamela (impazzita, credendolo morto), la sua storia è destinata a espandersi nei successivi episodi e a condurlo sulla via del male assoluto.
Nato con disturbi mentali il 13 giugno del 1946 (guarda caso un venerdì), il piccolo Jason viene gettato ancora bambino in un lago da alcuni ragazzi e, non sapendo nuotare, viene ritenuto morto per annegamento dalle autorità che non hanno mai ritrovato il suo corpo.

In realtà Jason sopravvive, cominciando a vivere nei boschi attigui al campeggio di Crystal Lake come fosse una bestia selvaggia, prima che gli eventi lo trasformino prima in un assassino vendicatore, poi un brutale serial killer e infine in una sorta di non-morto dotato di forza sovrumana. Camicia a quadri, maschera da hockey a nascondergli perennemente il viso e un paio di jeans sgualciti sono i suoi tratti distintivi, un look "pseudo-normale" dietro il quale si cela una furiosa macchina di morte.

Michael Myers (Halloween)

Il nome deriva da un omaggio che il regista John Carpenter, dietro la macchina da presa del primo leggendario capitolo, volle fare all'omonimo distributore europeo della sua seconda pellicola, Distretto 13 - Le brigate della morte (1976). Maschera inquietante (utilizzata plasmando a piacimento una del capitano Kirk acquistata in un negozio a tema), tuta blu da meccanico e coltellaccio per un aspetto relativamente "normale" rispetto ad altri colleghi, ma non per questo meno spaventoso e brutale.

Il perenne mutismo e il volto nascosto hanno contribuito all'aura di insano mistero che permea il villain della saga di Halloween, recentemente tornata a nuova gloria grazie all'efficace sequel/reboot diretto da David Gordon Green. Nato in una famiglia problematica, con il bisnonno condannato alla sedia elettrica, insoddisfatto della propria esistenza tanto da attaccarsi morbosamente alla figura materna e poi alla nonna. La gelosia lo porterà a commettere un tragico fatto di sangue e alla successiva reclusione in manicomio, prima che in età adulta il Nostro diventi finalmente il serial killer che tutti gli appassionati dell'horror amano e conoscono.

Chucky (La bambola assassina)

Dalla fine degli anni '80 il personaggio di Chucky infesta il cinema horror, rivelandosi l'antesignano di tante bambole assassine future. Il bambolotto che ospita lo spirito senza pace del serial killer Charles Lee Ray è stato al centro di ben otto pellicole, l'ultima delle quali diretta proprio quest'anno da Lars Klevberg e accolta discretamente sulla nostre pagine.
Nonostante l'aspetto apparentemente innocuo, quest'atipico villain ha regalato divertenti spaventi nel corso degli anni al pubblico di appassionati, anche per via della sua particolare genesi.

L'assassino poco sopra citato ha infatti trasferito tramite un rito voodoo la propria anima nel venduto bambolotto di Tipo Bello, la cui diffusione tra i più piccoli ha spesso complicato le indagini delle varie vittime/avversari coinvolti, come nel secondo episodio qui recensito. La carica ironica e citazionista aumenta ulteriormente nel quarto capitolo, La sposa di Chucky (1998), quando il protagonista decide di trasferire l'anima della sua ex-compagna umana in un altro involucro simile, quello di una bambola vestita da sposina.

Pennywise (It)

Sin dalla sua primissima apparizione su schermo nella miniserie televisiva degli anni '90, il personaggio di Pennywise ha terrorizzato il pubblico di ogni latitudine: se la versione interpretata da Tim Curry era sicuramente più "giocosa" dal punto di vista estetico rispetto a quella "fresca" di Bill Skarsgard nel nuovo adattamento da record, il suo far capolino dalle fogne era comunque un'inquietante premonizione di morte.
Un essere mutaforma, che appare spesso nelle sembianze di un pagliaccio e si nutre delle paura degli abitanti di Derry, cittadina del Maine in cui il terrore si nasconde dove meno te lo aspetti. D'altronde, come sostenuto dallo stesso Stephen King, autore del personaggio in fase letteraria, cosa spaventa di più i bambini se non un clown?

Ma It, questo il vero nome della millenaria creatura, è un essere dalle origini ignote, creatosi molto tempo prima dell'universo stesso e diventato dopo il suo arrivo sulla Terra un tutt'uno con la città in cui è ambientata la vicenda, risvegliandosi ogni ventisette anni per placare la sua fame. La sua altra nota incarnazione, quella del ragno gigantesco che i personaggi devono affrontare alla fine del romanzo, lo rende un villain ulteriormente sfaccettato e terrificante.

Toshio - Kayako (Ju-on - The Grudge)

L'onryo è un tipo di yorei, ossia un fantasma giapponese che ritorna nel mondo dei vivi alla ricerca di vendetta. La maggior parte è di sesso femminile e, come la Sadako/Samara citata a inizio articolo, anche Kayako è lo spettro di una giovane donna che è stata brutalmente uccisa dal marito nella sua casa di Narima, in compagnia del figlio Toshio, anch'esso ritornante come anima dannata.
Una morte orribile per entrambi, la madre dissanguata in un sacco della spazzatura e con l'osso del collo spezzato (da qui il suo caratteristico lamento), il secondo affogato nella vasca da bagno.

Lo stesso assassino, punito mortalmente dallo spirito vendicativo della moglie, è un'altra figura ricorrente di questa saga nata in Giappone e poi evolutasi anche nei remake hollywoodiani (un nuovo reboot occidentale è in arrivo), dalla qualità, va detto, non sempre eccelsa.
Certo è che i primi episodi hanno introdotto queste figure così inquietanti e miserevoli, per le quali provare un misto di pietà e terrore, questo amplificato dal look funereo in piena tradizione da fantasmi nipponici.

Jigsaw (Saw)

Jonathan Kramer si nasconde dietro lo pseudonimo di Jigsaw ed è meglio non averci mai a che fare, visto le sadiche e spesso mortali torture alle quali vengono sottoposti i malcapitati protagonisti della saga torture-porn inaugurata nel 2004 da James Wan. Malato terminale di cancro, il Nostro mette le proprie vittime davanti a una sfida e sta solo al loro ingegno e alla loro fortuna la relativa sopravvivenza: una sorta di prova che il villain pone dinanzi a persone che hanno mostrato disprezzo per la vita stessa.

La carriera criminale di Jonathan è dovuta a una tragedia nel suo passato, quando un drogato uccise il bambino che aspettava dalla moglie ancora nel grembo materno, con futura crisi coniugale e divorzio dovuti al dramma. Dopo un tentativo di suicidio senza successo, il mastermind iniziò la sua particolare missione di redenzione per far apprezzare ad altri il valore dell'esistenza, in una sorta di folle e discutibile crociata morale. Dotato di grande intelligenza, Jigsaw ha un gran numero dei seguaci che ha istruito per continuare la sua missione anche dopo la propria morte.

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