Halle Berry in John Wick 3 - Parabellum: identikit di un'assassina

La sua Sofia è un personaggio dalla fisicità incredibile, la degna compagna d'armi del sicario interpretato da Keanu Reeves.

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Il franchise di John Wick si è dimostrato espressione estremista e positiva dell'ala cinematografica d'azione, incapace di scendere a patti con l'impianto narrativo di un film per guardare oltre, alla costruzione di sequenze dalla sintassi di genere impeccabile. Anche questo è un modo di fare politica, quella che piace tanto a George Miller o Gareth Evans, dedicata interamente a un genere spesso bistrattato qualitativamente e portato invece da mani esperte e competenti al livello dei grandi.
Con John Wick 3 - Parabellum Chad Stahelski continua la sua campagna di santificazione dell'azione nella forma e nel contenuto, promettendo tanto e mantenendo forse ancora di più, grazie a una visione miracolata della scena e soprattutto delle coreografie, come a diverse e ottime trovate che danno un spinta in più al progetto.

Non parliamo soltanto di sequenze ineccepibili nelle loro riflessioni muscolari o armi-dipendenti, ma anche dell'introduzione di un personaggio che riesce a giocarsela ad armi pari con John: la Sofia di Halle Berry, una di quelle sorprese che forse non ci saremmo aspettati. Non che la Berry fosse una pessima attrice o che la fiducia nelle sue capacità fosse ridotta, ma è l'uso che ne fa Stahelski e il suo infallibile addestramento ad averci lasciato con la mascella a terra.
[ATTENZIONE, SPOILER A SEGUIRE]

Seduto, John!

Nell'universo criminale di John Wick, la storia del nostro protagonista non ci è stata presentata come il classico racconto d'origini, perché come sappiamo il sicario interpretato da Keanu Reeves è riuscito a slegarsi dalla Gran Tavola grazie all'aiuto di Santino d'Antonio e a ritirarsi a vita privata con la moglie. L'azione comincia in medias res e dunque senza approfondire il passato di John, che in più di 25 anni di onorato servizio si è creato un nome e una rete di contatti e amicizie decisamente significativa.
Più dei capitoli precedenti, Parabellum si addentra allora nel passato del protagonista, svelandoci le sue origini bielorusse (il suo vero nome è Jardani), le basi del suo addestramento al corpo a corpo e anche una vecchia conoscenza, appunto Sofia, che aveva aiutato tempo addietro chiedendo in cambio un Pegno. Il problema è sempre lo stesso: gli affetti. Una volta che l'amore penetra nelle fondamenta caratteriali di un sicario dal sangue freddo, scalda ogni cosa, lasciando un intenso tepore nello spirito glaciale di una macchina da combattimento.

Se per John è stata la moglie, per Sofia è stata la figlia, ma lei non ha avuto la stessa fortuna del collega, dovendo in sostanza chiedergli aiuto per mettere al sicuro la bambina e allontanarla definitivamente da un ambiente invivibile e impossibile da lasciarsi alle spalle.
John ritrova Sofia al Continental di Casablanca, in un ruolo gestionale, ma presentandogli il pegno la mette in condizioni di essere - come spiega lei - "fottuta": perché lui ha una scomunica, una taglia da 15 milioni sulla testa, e lei è obbligata ad aiutarlo nonostante il suo ruolo. "Conseguenze", piace dire in Parabellum a John, forse la parola più emblematica del film, tanto che Sofia accetta non senza rabbia di ripagare il pegno e aiutare il collega. E qui cade la mascella.

In John Wick non c'è grammatica dialogica che tenga. Non una sceneggiatura che sovrasti qualitativamente il comportato action, perché tutta la sua bellezza, la sua purezza di genere e il suo mantra cinematografico è riversato nella messinscena dell'azione, che dà senso, carattere e forma al franchise.
Ecco: Sofia diventa protagonista di una delle migliori scene d'azione dell'intera saga e forse una delle più lunghe, magnifiche e strutturare degli ultimi anni. Certo grazie al CQC e alle sparatorie, ma in mezzo ci sono altri due elementi importanti, due Belgian Malinois addestrati dalla stessa Berry a combattere in campo aperto.

Sofia è un ex sicario che non ha perso il tocco neanche per sbaglio, controparte eccezionale di John, figura messianica di morte per i suoi avversari, che la vedono arrivare come una sorta di Trinità assassina: la madre e i due cani al seguito, bellissimi, buoni e morbidi finché non lo decide Sofia, che sguinzagliandoli nella sparatoria gli fa letteralmente evirare i nemici con una ferocia impressionante.
Si batte con una grazia esaustiva, con una foga suadente che incanta più del move set del collega, almeno nella sequenza di cui parliamo, per tutti i suoi quindici minuti di durata.

È un massacro che sembra infinito e Sofia è la dama al centro dello spettacolo, suo Alfa e Omega. Tutto è dedicato a lei e ai suoi due "bambini", ogni cosa avviene per sfruttare i cani in battaglia, elemento che Stahelski voleva utilizzare già da anni. Non solo ci riesce, ma facendolo introduce nell'Universo di John Wick un personaggio di incredibile fisicità, capace di entrare nelle dinamiche del franchise e del genere come una deflagrante esplosione d'entusiasmo.
Rivederla nel prossimo capitolo John Wick 4 ci sembra il minimo. Dedicargli uno spin-off, decisamente il massimo.

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