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Speciale Gravity

Alfonso Cuarón, David Heyman e Sandra Bullock raccontano la loro esperienza con lo straniante sci-fi Gravity

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Cinque anni. Questo il tempo passato dall'ultimo film di Alfonso Cuarón, I figli degli uomini, con Clive Owen e Julienne Moore, grandioso affresco post-apocalittico con alcuni dei piani sequenza più complicati visti recentemente al cinema. Regista eclettico, Cuarón ha sempre dimostrato una grandissima capacità scenica e stilistica in ogni sua pellicola, dal dramma alla fantascienza fino al fantasy (il suo Harry Potter è con buona probabilità il migliore per quanto concerne la messinscena e la regia). Con il suo nuovo lavoro Gravity, Cuarón è pronto a lasciare il pubblico ancora una volta a bocca aperta con sequenze che Guillermo del Toro ha dichiarato essere “grandiose e spettacolari”. Ambientato nell'orbita terrestre, il film racconta la storia della dottoressa Ryan Stone (Sandra Bullock), un geniale ingegnere medico alla sua prima missione sullo shuttle assieme all’astronauta veterano Matt Kowalsky, (George Clooney) al comando del suo ultimo volo prima di ritirarsi. Durante quella che sembrava una passeggiata nello spazio di routine, ecco che accade il disastro. Lo shuttle viene distrutto, lasciando la Stone e Kovalsky completamente da soli, collegati a nulla se non l'uno all'altra, ruotando verso l'oscurità.

Il silenzio assordante dello spazio profondo

Ospiti del panel del Comic-Con ci sono stati Alfonso Cuarón, il produttore del film David Heyman e la protagonista Sandra Bullock (nella sua prima apparizione alla rassegna californiana). Unico a mancare è stato George Clooney, attualmente impegnato con le riprese del suo nuovo film The Monument Men.
Cuarón ha aperto le danze descrivendo la storia della pellicola dei due astronauti e di come nel film non vedremo altro che loro due: nessun altro attore finirà nell'occhio della cinepresa. Il regista messicano ha raccontato di come ha lavorato per dare al pubblico la sensazione di sentirsi come se si stesse davvero fluttuando nello spazio insieme ai protagonisti, creando un'esperienza veramente coinvolgente. Prima di mostrare una clip, Cuarón ha inoltre spiegato che nel trailer si vedevano e sentivano numerose esplosioni, ma visto che non c'è nessun suono nello spazio, quei suoni non saranno inclusi nella versione definitiva del film. Finalmente la frase “nello spazio nessuno può sentirti urlare” diverrà realtà.
Nella clip si vedono i due protagonisti alle prese con un'attività extra-veicolare (EVA) per eseguire alcune riparazioni sullo Space Shuttle. Improvvisamente i due vengono contattati dal controllo missione che dice loro di abortire tutto e tornare dentro lo Shuttle perché un missile russo, lanciato per distruggere un satellite alla deriva, ha causato una inaspettata cascata di detriti diretti nella loro direzione. Il personaggio della Bullock comincia ad andare nel panico, ma si riprende grazie alle parole del collega. Tuttavia, ciò non serve a nulla poiché i due vengono investiti dall'onda di detriti finendo alla deriva nello spazio. L'intera clip vista nella Sala H è un lungo piano sequenza nello stile della famosa scena dell'imboscata de I figli degli uomini. La più pura cifra stilistica di Cuarón. Si pensi però che la clip presentata è durata solo cinque minuti, mentre l'intero piano sequenza che aprirà il film durerà la bellezza di diciassette minuti. “Per girare i piani sequenza dipendi da un sacco di altre persone - ha dichiarato il regista - non è difficile per me. È difficile per tutti gli altri. Per questo devo ringraziare il grande lavoro degli attori e di tutta la crew tecnica.

Attori, cavi e green screen

Sandra Bullock si è detta intimidita dall'enorme sforzo tecnologico che è servito per creare l'illusione di assenza di gravità. L'attrice ha raccontato che in una tipica giornata lavorativa si trovava isolata in un cubo di 9m X 9m, mentre luci e telecamere controllate in remoto si muovevano intorno a lei. Ci voleva diverso tempo per tirarla fuori dal cubo, così spesso decideva di rimanerci dentro per tutto il giorno. Quando era chiusa là dentro, ha continuato a raccontare, doveva comunicare con il regista attraverso un microfono e delle cuffie.
Heyman ha spiegato che il robot cinepresa si muoveva alla velocità di 40 Km/h e poteva arrestare la sua corsa in pochi millisecondi. Nel caso qualcosa fosse andato storto la Bullock ha detto che non avrebbe avuto modo di togliersi di mezzo e sarebbe stata investita in pieno! L'attrice ha anche aggiunto di essere claustrofobica e di aver paura di volare. Inizialmente avrebbero dovuto girare alcune scene nella “Vomit Comet” della NASA, un volo parabolico in grado di simulare l'assenza di gravità venti secondi alla volta, ma che fortunatamente l'idea è stata abbandonata all'ultimo minuto. La cinepresa operata in remoto è diventata così l'unica alternativa per riuscire ad avere l'illusione dell'assenza di peso.
La Bullock ha spiegato al pubblico che si doveva allenare quotidianamente per rafforzare gli addominali e la parte centrale del busto poiché tutto il peso era focalizzato là a causa dei cavi che la tenevano agganciata. “Mi suonava molto Cirque du Soleil, ma mi volevo allenare per potere fare tutto quello che mi veniva richiesto... ho anche voluto un look molto androgino per il mio personaggio, in quanto ha subito una grande perdita nella sua vita e ha voluto prendere le distanze da quel momento.
Infine David Heyman (produttore della saga di Harry Potter e che aveva lavorato con Cuarón in occasione del terzo episodio) ha elogiato il regista per la sua volontà di spingere al limite la tecnologia per ricreare un'illusione più vera possibile. “È un pazzo che non ha paura di niente e che non si accontenta di nulla che non sia meno che perfetto. Un vero e proprio rompipalle, ma nel migliore dei modi.
Gravity arriverà nelle sale italiane il 3 ottobre, ma i più fortunati potranno vederlo alla Mostra d'arte cinematografica di Venezia il 28 agosto, quando inaugurerà la più famosa rassegna cinematografica d'Italia.

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