Golden Globe 2018: la rivincita dei gregari

La 75esima edizione dei Golde Globe ha determinato la rivincita assoluta dei gregari, protagonisti di un grande anno cinematografico

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È possibile che un premio, uno degli eventi più importanti del settore cinematografico come i Golden Globe, riesca a sovvertire la quasi totalità delle previsioni? Assolutamente si, o almeno è quello che ha dimostrato la 75esima edizione andata in scena nella notte (italiana) di oggi 8 gennaio. Chi si aspettava un trionfo a mani basse dei più grandi nomi del panorama attuale, ha dovuto malamente ricredersi, perché la serata è stata dominata da quelli che possiamo chiamare, affettuosamente, gregari.
Nel ciclismo si tratta di eroi silenziosi che operano nell'ombra, che hanno un solo scopo nella loro gara: aiutare e portare alla vittoria i loro colleghi più famosi, quotati e acclamati. Nel calcio sono i padroni del campo, anche se raramente concludono a rete, al contrario lavorano per confezionare occasioni per gli attaccanti più scaltri e talentuosi. Anche nel cinema esistono delle personalità di spicco che a ogni lavoro conquistano critica, pubblico e box office, anche se questo è magari un rito che avviene ogni 3-4 anni. Nel mezzo ci sono altri centinaia e migliaia di prodotti realizzati da autori minori o indipendenti, che in ogni caso danno un apporto fondamentale all'industria. Proprio loro hanno conquistato palco e riflettori degli ultimi Golden Globe 2018.

Tre Golden Globe a Ebbing, Missouri

Per capire cosa è successo basta partire dalla categoria più ambita, delicata e difficile, il Miglior Film Drammatico. Nella cinquina finale vi erano quattro film giganteschi più un outsider, pensiamo a Dunkirk di Christopher Nolan, il super favorito della vigilia, a La Forma dell'Acqua di Guillermo del Toro, già vincitore dell'ultima Mostra del Cinema di Venezia, The Post del veterano Steven Spielberg e Chiamami con il tuo nome del nostro Luca Guadagnino, uno dei titoli più apprezzati del 2017 negli USA, anch'esso super favorito. Il vincitore, il film che non ti aspetti appunto, è stato invece Tre manifesti a Ebbing, Missouri, piccola enorme perla firmata Martin McDonagh che tratteggia, a mo di metafora nel crudo sud degli Stati Uniti, l'importanza della tolleranza e la piccolezza dell'odio. Temi incredibilmente attuali e universali che possono essere traslati su diversi piani, nel mondo di oggi. Un premio meritato, così come quello caduto dal cielo direttamente nelle mani di Greta Gerwig e la sua opera prima Lady Bird. Una commedia indipendente che in religioso silenzio ha sorpreso al botteghino americano grazie al potente passaparola.

I secondi saranno i primi

Martin McDonagh è riuscito a sorprendere anche nella categoria Miglior Sceneggiatura: i suoi tre manifesti sono riusciti a spuntarla contro avversari del calibro di Aaron Sorkin e Guillermo del Toro. Inaspettato, ma comunque ultra meritato, il riconoscimento accordato a Allison Janney per la sua straordinaria performance in I, Tonya, biopic sopra le righe che racconta con ironia e dolore la vera storia di Tonya Harding, pattinatrice artistica con un oscuro passato. Il ruolo della madre di Tonya le ha permesso di vincere accanto a Octavia Spencer e Mary J. Blige. Sorpresa anche per James Franco, che grazie a un altro film indipendente come The Disaster Artist ha conquistato il pubblico americano e presto conquisterà anche quello europeo. È lui il miglior attore protagonista in una commedia, al di sopra di Hugh Jackman e Steve Carell. Passiamo però al più gregario fra tutti, Sam Rockwell, che grazie ai manifesti di Ebbing ha vinto (e giustamente) come miglior attore non protagonista accanto allo statuario Christopher Plummer, a Willem Dafoe e Arnie Hammer. Piccola grande nota di merito a Frances McDormand, anche se non si può propriamente chiamare "gregaria" a causa del suo Oscar e del suo Globe vinti rispettivamente nel 1997 e nel 1994. Anni '90 per l'appunto, all'attrice mancava un riconoscimento di peso nella sua ultima parte di carriera, durante la quale ha collezionato interpretazioni incredibili ma spesso messe in ombra da altri. L'omertosa e violenta Ebbing, ma soprattutto un ruolo da madre ferita, offesa ma perfettamente lucida, sono valsi un premio indimenticabile, un degno sigillo su una carriera gigantesca. Indimenticabile come questa 75esima edizione dei Globe, che ha lasciato "ai secondi" la primissima fila.

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