Gli Oscar aprono al cinema popolare: scelta necessaria o mossa azzardata?

Tra le novità della 92° edizione degli Academy Award ci sarà l'introduzione di una nuova categoria, atta a valorizzare (o ghettizzare) il cinema "pop".

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Il cinema, sia formalmente che stilisticamente, viene sin dalla sua esistenza (o quasi) suddiviso in generi. In termini di pura storia o atmosfera, un film può risultare "di genere" a livello contenutistico, ma può anche non appartenere specificamente a un precisa tipicizzazione, risultando però di genere nella forma, nella messinscena e nella regia.
Da qui si evolve la suddivisione critica, che oggi come oggi comprende tantissimi sottogeneri, come ad esempio quello dei cinecomic, ormai da più di un decennio il filone dei blockbustser commerciali più prolifici e proficui nel panorama cinematografico. In realtà si dovrebbe andare oltre e definirli un mix di generi, perché al loro interno non ne contengono uno specifico ma diversi tutti insieme, che raccolti riescono a diventare estremamente popolari e a coinvolgere moltissimo pubblico.
E con un annuncio da molti a lungo atteso e da altri da tempo temuto, l'Academy Award ha deciso di aprire al cinema pop, regalandogli una categoria specifica nell'edizione degli Oscar 2020. Ma cosa potrebbe comportare una simile scelta?

Valorizzare, ghettizzare

A dire il vero, i cambiamenti che arriveranno nella 92° edizione del premio cinematografico più ambito di sempre saranno diversi. Come annunciato infatti pochi giorni fa, l'Academy ha deciso di risultare non solo più inclusiva, ma anche più accessibile nel resto del mondo, stringendo leggermente la forbice delle distanze temporali e terrestri.
Si è così deciso di anticipare la Cerimonia di premiazione ai primi di febbraio, esattamente al 9, riducendo la durata della serata da 4 a 3 ore, così da permettere un broadcast più corto e rispondere alle esigenze di moltissimi cinefili di tutto il globo.
Scelte che saranno sicuramente premiate dagli ascolti, negli ultimi anni drasticamente in calo. Anzi, le decisioni sono state sicuramente prese per aumentare audience e feedback, e su tutte quella più importante in quest'ottica - come anticipato - è senza dubbio l'introduzione della nuova categoria Best Popular Film, anche se presenta cortocircuiti fisiologici e ampi margini di contraddittorio.
Le specifiche sulla categoria, a due anni di distanza dal suo debutto, sono in realtà pochissime se non addirittura nulle, ma è facile pensare a pregi e difetti insiti nella stessa.
Innanzitutto, il cinema popolare, inteso nella sua valenza di successo economico e accoglienza, non è facilmente inquadrabile. Non si capisce, insomma, in che modo un film possa essere scelto come popolare. Dagli incassi? Dagli aggregatori di valutazioni? Dal budget di produzione o dalla distribuzione, capillare o meno?
I cinecomic Marvel, ad esempio, rispondono a tutte queste particolarità, potendosi obiettivamente piazzare in alto nella catena di comando della categoria con Avengers 4, Captain Marvel o Spider-Man: Far From Home, già attesissimi e chiacchierati ovunque nel web.
Gli farebbero successivamente seguito diverse produzioni Warner Bros, non per forza di cose cinecomic. Il 2019 sarà infatti un anno ricco di nuovi capitoli dei franchise più amati, partendo da Animali Fantastici e i Crimini di Grindelwald e passando per Godzilla: King of the Monsters, fino ad arrivare a Wonder Woman 1984. Da non dimenticare sono anche i live-action dei classici Disney come Dumbo o Il Re Leone e superhero movie nuovi di zecca come Shazam!, tutti titoli più che appetibili per la categoria Best Popular Film, che però, valorizzandoli, paradossalmente li ghettizzerebbe.
Questo perché la categoria potrebbe essere stata sì pensata per rispondere alle esigenze di un pubblico sempre più affezionato a produzioni di grande impatto pop - che da anni ne chiede a gran voce un riconoscimento specifico -, ma allo stesso tempo potrebbe escludere in una mossa non priva di malizia questo cinema considerato "inferiore" da molti esponenti dell'Academy (i più anziani, ed è inutile nasconderlo, che sono anche in gran numero) dalla corsa a Miglior Film.
Quest'ultima categoria, comunque, da sempre nasconde antinomie e vizi. Prendiamo ad esempio il caso di La La Land, che nel 2017 è stato uno dei titoli più di successo - sia per la critica che per il pubblico pagante -, il che lo rende indubbiamente un grande esponente dei Popular Film.

Nella sua corsa agli Oscar, il titolo di Damien Chazelle ha conquistato la statuetta per la Miglior Regia e l'Attrice Protagonista, vincendo anche altri premi tecnici, ma l'Academy nonostante questo ha deciso di non concedergli il miglior film, premio andato invece a Moonlight di Barry Jenkins, cinema più intimo e in termini commerciali dimenticabile.
Già un anno fa (ma anche molti altri anni passati) c'era insomma una sorta di velata volontà "ghettizzatrice" per questo cinema definito popolare, che poteva ricevere l'onore di una candidatura come Miglior Film ma mai assurgere agli onori della cronaca come vincitore. Giammai!
È anche inutile nascondere radici politiche e sociali di alcune vittorie, anche se ad esempio quest'anno il trionfo de La Forma dell'Acqua di Guillermo Del Toro ha rappresentato una crasi perfetta tra successo commerciale, cinema d'autore e tematiche socio-politiche rilevanti approfondite tramite il fantasy - e quindi il genere. Questo, insieme alla vittoria di Scappa - Get Out per la Miglior Sceneggiatura Originale, ha dato una spinta significativa al cinema popolare tra le file dell'Academy, il cui ricambio generazionale è già cominciato da un bel pezzo - anche se la strada da percorrere è ancora molto lunga.
Ovviamente, non è detto che un film non possa essere candidato in entrambe le categorie (Best Movie e Best Popular Film), ma se finora non è mai accaduto di vedere, per dire, un Logan, un Avengers o un Harry Potter tra i nominati a miglior film, siamo quasi certi che la categorizzazione a parte parli da sé, anche se bisognerà ancora vedere come sarà trattato Black Panther. In ogni caso, semmai il cinecomic di Ryan Coogler dovesse ricevere una nomination nella categoria magna, le motivazioni sono già note: tematiche di inclusione, successo di critica, taglio meno supereroistico.
Tutti elementi che lo rendono sì assai adatto a essere nominato - specie nei tempi che corrono -, ma anche una rondine sul finire dell'inverno, che da sola, proverbialmente, non fa primavera.