Gli attori svedesi alla conquista di Hollywood, dalla Garbo ad Alicia Vikander

Sverrir Gudnason è il nuovo divo svedese negli USA? Ecco i suoi connazionali sbarcati a Hollywood da Greta Garbo ad Alicia Vikander.

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Da una piccola produzione svedese è nato uno dei film-evento del 2017. Parliamo di Borg/McEnroe, che ha inaugurato i Festival di Toronto e Zurigo e successivamente conquistato il Premio del Pubblico BNL alla Festa del Cinema di Roma, con buone possibilità di essere menzionato durante la cosiddetta awards season negli Stati Uniti. Si prospetta anche un futuro - almeno parzialmente - a stelle e strisce per l'attore protagonista Sverrir Gudnason, nato a Stoccolma da genitori islandesi e ora destinato, presumibilmente, a ruoli più sostanziosi sul piano mediatico dopo la sua performance ipnotica nei panni di Bjorn Borg. Qualora si avverasse la componente americana della sua carriera, sarebbe l'ennesimo rappresentante di una notevole tradizione del suo Paese, capace di sfornare molteplici divi in grado di superare i confini nazionali e farsi ammirare in produzioni hollywoodiane.

Greta Garbo

La prima vera diva scandinava fu reclutata da Louis B. Mayer (su consiglio di Mauritz Stiller) nel 1925, all'età di vent'anni, dopo aver recitato in un solo film in patria. Al servizio della MGM recitò in varie pellicole di successo, tra cui Mata Hari e Grand Hotel, e passò con successo dal muto al parlato (il film Anna Christie fu pubblicizzato con lo slogan "Garbo parla!") prima di andare incontro ad una crisi professionale alla fine degli anni Trenta (il flop di Maria Walewska portò all'uso dell'espressione box office poison per descriverla, e la spinse a tornare provvisoriamente in Svezia). Nonostante qualche sporadico successo come Ninotchka, che le fruttò la terza candidatura all'Oscar, si ritirò ufficiosamente nel 1941, dopo aver recitato in 28 film (ci furono dei tentativi di tornare in scena, senza successo). Le fu offerto il ruolo di Norma Desmond in Viale del tramonto, che lei rifiutò.

Ingrid Bergman

Immortale sullo schermo grazie a Casablanca e protagonista di svariati altri classici diretti da registi come Victor Fleming, George Cukor e Alfred Hitchcock, l'attrice originaria di Stoccolma è nota anche per aver ispirato una celebre battuta dell'inglese John Gielgud: "Ingrid Bergman parla cinque lingue, e non sa recitare in nessuna di queste." Una frase contraddetta dalla carriera della diva, che nel corso di cinque decenni di attività si portò a casa tre Oscar (l'ultimo per Assassinio sull'Orient Express nel 1975), quattro Golden Globe, un Tony e tre Emmy (l'ultimo, postumo, per la sua performance nella miniserie televisiva Una donna di nome Golda) .

Max von Sydow

L'attore-feticcio di Ingmar Bergman è noto a tutti come l'interprete di Padre Merrin ne L'esorcista, un ruolo nato da una combinazione straordinaria di talento recitativo e trucco (poiché von Sydow era, all'epoca, poco più che quarantenne). Prima di affrontare il demone Pazuzu è stato Gesù ne La più grande storia mai raccontata, e nel corso dei decenni ha accumulato collaborazioni con registi del calibro di Sydney Pollack (I tre giorni del condor), Steven Spielberg (Minority Report), Ridley Scott (Robin Hood), Martin Scorsese (Shutter Island) e J.J. Abrams (Star Wars: Il risveglio della Forza). Nel 2012 ha ricevuto una nomination all'Oscar per la sua interpretazione muta in Molto forte, incredibilmente vicino, mentre lo scorso anno è apparso in tre episodi di Game of Thrones.

La famiglia Skarsgard

Qui abbiamo a che fare con una vera e propria dinastia, a cominciare dal patriarca Stellan che sul piano strettamente cinematografico è sempre stato più attivo oltreoceano che in patria. Tra i titoli più degni di nota segnaliamo Will Hunting - Genio ribelle, la saga di Pirati dei Caraibi, Millennium - Uomini che odiano le donne e vari film del Marvel Cinematic Universe, dove interpreta lo scienziato Erik Selvig. Anche i suoi figli sono, da diversi anni, attivi in territorio americano: Gustaf recita nella serie Vikings, mentre Alexander si è fatto notare in True Blood e Big Little Lies. Quanto a Bill, dopo un inizio un po' tremolante su Netflix con Hemlock Grove, egli è ora un giovane divo in ascesa, grazie al suo lavoro terrificante nel ruolo di Pennywise in It.

Peter Stormare

Se c'è bisogno di un cattivo, possibilmente di origine non americana, Stormare è una scelta popolare e piuttosto azzeccata, che sia al servizio dei fratelli Coen (Fargo), nella saga di John Wick, in commedie come 22 Jump Street o serie TV come Prison Break. Particolarmente notevoli le sue due apparizioni in film di Steven Spielberg, Il mondo perduto: Jurassic Park e Minority Report, dove gli è stato concesso l'uso della sua lingua madre a scopo comico. Recentemente lo abbiamo visto sul piccolo schermo in Arrow, The Blacklist, Manhattan e American Gods.

Lena Olin

Nel 1990 ha ricevuto una nomination all'Oscar come miglior non protagonista per il film Nemici, una storia d'amore (il suo secondo ruolo in una produzione anglosassone), ed è nota soprattutto per le sue apparizioni nei lungometraggi diretti dal marito Lasse Hallstrom (Chocolat, Casanova) e in film come L'insostenibile leggerezza dell'essere, Havana, La nona porta e The Reader (dove interpreta sia una donna sopravvissuta alla Shoah che la di lei figlia). Sul piccolo schermo ha recitato in Alias a partire dalla seconda stagione, e negli ultimi due anni è apparsa in Vinyl e Mindhunter.

Noomi Rapace

Lanciata dalla trilogia Millennium, basata sui romanzi di Stieg Larsson, l'attrice ha attirato rapidamente l'attenzione di Hollywood: nel 2011 ha fatto il suo debutto in lingua inglese in Sherlock Holmes: Gioco di ombre di Guy Ritchie, mentre nella primavera del 2012 è apparsa nel controverso Prometheus di Ridley Scott. Ha recitato anche in Passion di Brian De Palma, Dead Man Down di Niels Arden Oplev, The Drop di Michael Roskam e Child 44 di Daniel Espinosa, e in un cameo di Alien: Covenant. Nelle prossime settimane la vedremo sia al cinema, nel film Seven Sisters di Tommy Wirkola, che su Netflix in Bright di David Ayer.

Michael Nyqvist

Apparso al fianco della Rapace nella trilogia larssoniana, Nyqvist ha avuto una carriera americana meno vistosa, ma non per questo meno prolifica. È noto soprattutto per i suoi ruoli da antagonista in Mission: Impossible - Protocollo fantasma e John Wick, ed è stato cattivo anche in film come Abduction - Riprenditi la tua vita e Colonia e nella serie televisiva Zero Hour, cancellata dopo una stagione. È stato stroncato da un tumore ai polmoni la scorsa estate, ma lo vedremo ancora al cinema nel film postumo Radegund, diretto da Terrence Malick.

Alicia Vikander

Notata per la sua performance bilingue (inglese e danese) nel film A Royal Affair nel 2012, è apparsa nello stesso anno anche in Anna Karenina di Joe Wright, e nel 2013 l'abbiamo vista ne Il quinto potere di Bill Condon. L'anno della consacrazione è il 2015, con performance acclamate in Ex Machina e The Danish Girl, quest'ultima premiata con l'Oscar. Nel 2016 è apparsa al fianco di Matt Damon in Jason Bourne, e nella primavera del 2018 la vedremo in sala nei panni di Lara Croft in Tomb Raider. Con Euphoria, presentato ai festival di Toronto e Zurigo, ha esordito anche nella produzione.

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