Gioie e dolori del genere home invasion: da Funny Games a Knock Knock

L'home invasion è un sottogenere cinematografico capace di suscitare il più delle volte forti emozioni nello spettatore. Scopriamone insieme i motivi.

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Capire cosa ci spaventa davvero non è mai facile, soprattutto perché la paura è un'emozione mutevole, capace di assumere sempre forme diverse a seconda di numerosi fattori.
Se il cinema horror, fin dalle sue origini, ha tentato di esorcizzare tutto ciò che ci terrorizza usando molto spesso creature mostruose irreali di ogni sorta (tra cui vampiri, zombie, fantasmi, lupi mannari e demoni), con il sottogenere home invasion il discorso cambia leggermente.
Qui di seguito proveremo quindi ad analizzare tre diversi film incentrati sulla tematica dell'invasione domestica, capace di far leva su tutta una serie di pericoli che oggi, forse più di ieri, consideriamo tremendamente reali e tangibili.

Amorevoli vicini...

Il sottogenere dell'home invasion, capace di adattarsi molto bene anche in contesti narrativi all'apparenza agli antipodi, è stato impiegato in diverse opere cinematografiche, più e meno famose, per cercare di destabilizzarci fortemente usando come centro nevralgico degli avvenimenti uno degli elementi per noi più rassicuranti: la nostra abitazione.
La casa è, atavicamente parlando, il luogo che più di ogni altro rappresenta il concetto stesso di sicurezza; all'interno delle nostre mura domestiche siamo infatti protetti dagli insidiosi pericoli del mondo esterno che però, in determinate circostanze, possono comunque riuscire a raggiungerci lasciandoci in qualche modo visibilmente spiazzati.
Il solo immaginare che un individuo sconosciuto possa irrompere senza permesso all'interno della nostra abitazione (anche senza fare nulla) è un pensiero in grado di generare un forte senso di ansia e disagio nella stragrande maggioranza delle persone.

Ed è proprio per questo che le sequenze incentrate sull'home invasion, se ovviamente girate con cognizione di causa e gestite da un punto di vista emozionale al meglio, racchiudono al loro interno una violenza intrinseca davvero difficile da ricreare in altri contesti.
Basti pensare ad esempio a una delle scene più famose del film Arancia Meccanica di Stanley Kubrick, in cui vediamo il protagonista Alex - affiancato dai suoi inseparabili amici Drughi - irrompere nella casa di alcuni perfetti sconosciuti per compiere i crimini più efferati in onore della violenza fine a se stessa.

In sostanza, l'aspetto che rende molto potenti queste scene di violenza è il fatto di far leva sulla plausibilità degli eventi mostrati; se infatti negli horror classici è spesso una minaccia di tipo sovrannaturale a compiere omicidi o torture, nell'home invasion, di solito, è un criminale comune a macchiarsi dei più efferati delitti.

In Funny Games, il film di Micheal Haneke uscito nel 1997 (e rigirato shot-for-shot dieci anni dopo dallo stesso regista), vediamo una famiglia come tante venire di fatto brutalizzata da due ragazzi - che almeno in un primo momento si dimostrano educati e gentili - incapaci di provare alcun tipo di empatia verso il prossimo.
Il lungometraggio, molto provocatorio e dall'impostazione marcatamente autoriale, non disdegna alcuni piccoli colpi di classe (e di genio) decostruendo l'immaginario tipicamente ancorato alla realtà degli home invasion per giocare - letteralmente - con una dimensione surreale e spiazzante, in cui la quarta parete viene abbattuta senza soluzione di continuità.
Il risultato è un'opera altamente godibile ma al tempo stesso ermetica, capace tanto di mostrarci sequenze realmente brutali e intrise di una violenza a tratti morbosa (non solo fisica, ma anche concettuale e psicologica), quanto di sovvertire l'incedere classico della narrazione, mettendoci di fronte a una situazione in cui il male, quello vero, quello puro, non può essere in alcun modo arginato.

...o spietati carnefici?

The Strangers, il film del 2008 di Bryan Bertino, affronta invece la tematica dell'home invasion avvicinandosi molto di più ad alcuni stilemi tipici dell'horror, riuscendo - soprattutto nella prima parte - a creare tensione in modo intelligente.

Al contrario di quanto visto in Funny Games, dove gli "invasori" si presentano da subito a volto scoperto insediandosi in modo subdolo all'interno dell'abitazione procedendo per gradi, gli assalitori in The Strangers assumono quasi la valenza di entità sovrannaturali, arrivando a comparire in modo improvviso all'interno delle inquadrature (spesso sullo sfondo) mentre gli inquilini dell'abitazione (solitamente in primo piano) svolgono le loro faccende domestiche senza rendersi conto della minaccia impellente.

Il film punta quindi a rievocare le atmosfere malsane dei delitti di cronaca più efferati; la casa, simbolo appunto di sicurezza e stabilità, viene qui trasformata in un luogo malato e perverso da cui non è possibile uscire se non da morti.
Le mura domestiche assumono così una valenza negativa, in cui ogni stanza prende i connotati di una terribile prigione al cui interno può succedere qualunque cosa, anche la più tremenda e/o inenarrabile.

Durante i momenti più violenti e brutali, proprio per la cornice maggiormente reale in cui si svolgono gli avvenimenti, diventa davvero difficile rimanere impassibili di fronte a quanto si vede.
I personaggi protagonisti, cioè le vittime, non sempre riescono a sopraffare i propri assalitori, particolare ribadito dal senso di impotenza presente dall'inizio alla fine in pellicole di questo tipo.
L'impossibilità delle vittime di reagire (perché legate, imbavagliate o costrette a osservare i propri familiari che vengono torturati senza possibilità di replica alcuna) non fa che aumentare il senso di grande disagio provato dallo spettatore in questi specifici momenti.

Seppur quindi molte delle scene presenti nei film di stampo home invasion siano in grado di risultare impattanti tanto a livello visivo che narrativo, il rischio in alcuni casi è quello di non riuscire a gestire la suspense nel migliore dei modi, imbastendo una situazione eccessivamente sottotono.

In Knock Knock, film diretto da Eli Roth e uscito nelle sale nel 2015 con protagonista Keanu Reeves, l'intera situazione che si viene a creare, molto vicina agli archetipi del thriller, risulta in alcuni casi priva di mordente, nonostante l'incipit abbastanza interessante. Vediamo infatti l'architetto Evan Webber cedere alle avance di due avvenenti ragazze, Genesis e Bel, che ben presto rivelano però la loro perversa natura criminale.
Nonostante anche qui il protagonista venga umiliato e brutalizzato in vari modi, la violenza intrinseca presente nel film non viene però valorizzata dallo stile di regia, particolare che fa apparire l'intera pellicola come un mero esercizio di stile senza però nessun guizzo creativo degno di nota.

L'opera infatti si protrae stancamente dall'inizio alla fine senza mai provare a scioccare lo spettatore con trovate realmente fuori dagli schemi o innovative, soprattutto per via di un'escalation di situazioni che in realtà promette molto ma che in sostanza non mantiene quasi nulla.

Nonostante quindi alti e bassi, questo particolare sottogenere cinematografico (seppur ultimamente non così sfruttato) è in grado di tenere lo spettatore incollato allo schermo, puntando su tutta una serie di paure ancestrali fra cui quella legata all'ignoto.
E sì, la prossima volta che il vostro nuovo vicino verrà cortesemente a chiedervi dello zucchero, siamo sicuri che lo guarderete con occhi diversi...

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