Free State of Jones: un film storico sottovalutato?

Cinque anni fa, il film di Gary Ross usciva con scarso successo in sala. Eppure rimane uno dei migliori film storici dello scorso decennio.

Free State of Jones: un film storico sottovalutato?
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Ci sono film che paiono avere tutto ciò che serve per essere un successo di critica e pubblico. Un regista affermato, un cast azzeccato, un tema attuale e una storia interessante. Eppure, per qualche misteriosa ragione, si trovano a passare quasi ignorati, e solo dopo qualche anno ci si rende conto che forse meritavano maggior considerazione.
Free State of Jones è uno di questi film. Uscito nel 2016, per la regia di Gary Ross, riportava alla memoria uno dei fatti d'armi più strani e avvincenti accaduti durante la Guerra di Secessione Americana, per mano degli abitanti della contea di Jones, nel Mississippi.
Eppure, a dispetto del suo valore, questo film fu ingiustamente maltrattato, a beneficio di altri magari più accessibili per il grande pubblico. E allora, a cinque anni di distanza, forse è il tempo di guardarlo con occhi diversi.

Ai tempi della rivolta sul Mississippi

La sceneggiatura di Gary Ross attingeva a piene mani dai documenti e dalle fonti storiche più attendibili per parlarci di Newton Knight, di quel contadino della Contea di Jones che dopo i fatti d'arme accaduti nella battaglia di Corinth del 1862 (in cui perse un nipote) decise di disertare e tornare a casa. Nel Mississippi però, la Confederazione era spietata nell'esigere il suo tributo di sangue e beni. Per salvarsi, Knight assieme a molti altri trovò rifugio nelle paludi del Middle Border.
In breve, una piccola comunità formata da soldati disertori, contadini affamati, schiavi fuggiaschi e uomini stanchi di sottostare ai padroni terrieri si strinse attorno a lui. Era solo questione di tempo prima che si passasse alla rivolta armata, che fece di Knight e dei suoi una spina nel fianco della Confederazione.
Ma soprattutto, il Libero Stato di Jones fu uno dei primi esempi di autodeterminazione paritaria ed egualitaria, tra uomini che erano andati oltre le differenze di razza o censo, e seguendo il corso di tanti teorici libertari e utopici cercarono di creare un mondo migliore.
Matthew McConaughey nei panni del protagonista Newton Knight fu autore di una performance appassionata e credibilissima, sicuramente non inferiore a quella di un cult come The Lincoln Lawyer o di un biopic sontuoso com'era stato tre anni prima Dallas Buyers Club.
A lui fece da contraltare il personaggio di Moses Washington, che molto beneficiò della grande interpretazione di Mahershala Ali. Un bianco e un nero, un ex agricoltore e un ex schiavo diventarono in quei mesi di sofferenza e lotta più che amici, mentre attorno a loro il resto del Sud cercava in tutti i modi di debellare il cambiamento e l'emancipazione delle minoranze. Non proprio argomenti da nulla.

La realtà storica dell'America divisa

Umanissimo, ben lontano dall'essere un eroe, il Knight di McConaughey è un personaggio più vicino ai protagonisti dei western politicizzati degli anni della contestazione che a quelli del nuovo corso iperrealista.
Rispetto allo Hugh Glass di DiCaprio in The Revenant o al Capitano Blocker di quel doloroso road movie che fu Hostiles, quest'uomo si aggira in una frontiera americana descritta come certamente pericolosa, dura, ostica, in un Middle Border assediato da zanzare e sofferenza. Tuttavia non vi era solo morte ma anche solidarietà e ideali.
Certo, la vita era dura, la Guerra Civile aveva indurito gli animi, ma siamo lontani dall'Odissea nel dolore che quei due film western così acclamati avevano proposto, forse anche andando oltre il realismo, abbracciando il manierismo e l'esasperazione.
L'umanità qui è mutevole, è vile come coraggiosa, empatica come crudele.
Vi è il perfido e sadico Colonnello Elias Hood di un bravissimo Thomas Francy Murphy, così come la coraggiosa e cocciuta Rachel di Gugu Mbatha-Raw. Le donne hanno un ruolo non indifferente in questo film. Non sono più le vittime viste in Ritorno a Cold Mountain o mille altri film su quell'epoca. Come fu in quel periodo, in quegli anni di sangue, erano sia custodi del focolare che guerrigliere.

Free State of Jones riscrive il concetto di imboscata, di scontro armato com'era in quel XIX secolo, grazie a una regia sapiente e a una fotografia magnificamente "sporca" di Benoît Delhomme, capace di far afferrare in pieno l'arsura e l'umidità di quei luoghi, così come di valorizzare le scene più intime tra le mura domestiche.

Un film che è arrivato troppo presto?

Non vi è retorica in Free State of Jones. Non vi è neppure l'elogio del martirio come in 12 Anni Schiavo, quanto piuttosto una scelta connessa al realismo storico, che insegue anche il linguaggio, i modi e i rapporti interpersonali. Manca sicuramente di epica, quella che piace tanto al pubblico americano e questo forse può spiegare perché quel film non fu gradito alla critica e soprattutto al pubblico.
Ma forse la vera ragione del suo mancato successo è un'altra. Da una parte, arrivò sicuramente troppo presto. La Presidenza Trump ha infatti generato, per reazione, l'esaltazione di ogni film che avesse al centro problematiche di tipo razziale, sovente anche portando in alto, verso la gloria, film alquanto modesti.
Ma in quel 2016 eravamo ancora nel pieno dell'era Obama, pareva impossibile ritrovare lo spettro sudista ad assediare l'Unione. Quello spettro che il film ci fa vedere come sia sopravvissuto: con il trasformismo.

Free State of Jones infatti mostrò come i grandi latifondisti, i politici del sud, dovettero solamente tornare e giurare col sorriso sulle labbra sulla nuova Unione, per riavere privilegi e soprattutto impunità.
Il razzismo e la segregazione sopravvissero perché facevano comodo agli uomini che lo portavano con sé, i "poteri forti" necessari ai vincitori e al sistema economico. Un bell'atto d'accusa. Il che poi spiega anche perché i problemi, la conflittualità e l'odio di quel periodo storico siano sopravvissuti fino a oggi, siano arrivati fin davanti al Congresso.
Altro elemento fu il fatto che il film mancasse di un happy end, tanto caro ieri come oggi al pubblico mainstream, nonché di ottimismo, quello che nelle sue varie forme e declinazioni non può mai mancare da un film storico americano.
Inoltre, il personaggio di Knight dette fastidio a una parte di pubblico afroamericano, restio ad accettare che un uomo bianco fosse stato un salvatore di tanti neri.

A cinque anni di distanza, Free State of Jones rimane una grande occasione persa, per la critica e il pubblico americano, per il fatto di essere una possibilità unica di guardare alla propria Storia, alla propria essenza, in modo critico, acuto, senza quella retorica spicciola che è sempre stata l'anticamera del grande nemico statunitense: l'autoassoluzione.

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