Franco Nero: i 10 migliori film del grande attore italiano

Nel giorno del suo 79esimo compleanno, un omaggio al grande Franco Nero, con i 10 film più iconici della sua carriera d'attore.

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Lo sguardo di ghiaccio, il sorriso a fior di labbra che ci metteva un nonnulla a scomparire, contribuendo a donargli una presenza scenica più unica che rara nel panorama cinematografico italiano di quegli anni '60, votati alla sperimentazione e al fiorire di titoli che esploravano generi tra i più disparati.
Franco Nero è uno dei volti più iconici del nostro cinema in tutto il mondo, un attore che si è legato in modo unico ad alcuni dei film più celebrati della settima arte italiana, muovendosi dal poliziottesco allo spaghetti western, dal thriller al film d'autore. Nero fu capace di confrontarsi con registi e opere internazionali, mettendosi in gioco in produzioni difficili e rischiose.
Nel giorno del suo 79esimo compleanno andiamo a vedere assieme le sue migliori interpretazioni, esaltandone la figura di attore puro.

Django

Impossibile non partire da uno degli spaghetti western più leggendari di sempre, che lo stesso Tarantino omaggiò con Django Unchained.
In quel 1966, Corbucci firmò uno dei film più violenti e cupi mai visti fino ad allora, un revenge movie che fece scuola e influenzò in modo storico gran parte del cinema venuto dopo: generi quali l'action, il war movie e il poliziesco non furono più gli stessi.
Franco Nero, con il suo Django che sterminava razzisti e vendicava la famiglia trucidata dal sadico Maggiore Jackson, assunse anche un'enorme valenza politica, viva ancora oggi, nel mostrare un West spietato, fangoso, inclemente, dominato da uomini crudeli e immorali, ma soprattutto razzista, dove messicani e bianchi si odiavano in modo ferale.
Con la sua mitragliatrice che falcia i nemici, mentre si aggira curvo accompagnato dalla colonna sonora di Bacalov, ancora oggi Django è un'icona cinematografica di incredibile potenza, nonché il personaggio che più di tutti è legato al volto freddo e virile di Franco Nero, diventato una star mondiale grazie a questo cult senza tempo.

Camelot

Forse il punto cinematograficamente più "dorato" della sua carriera. Grazie a Camelot, Franco Nero riuscì a togliersi finalmente di dosso l'immagine da "duro" con la pistola, e a dimostrare che poteva donare performance molto più complesse e variegate, reggendo la pressione di condividere la scena con star internazionali.
Richard Harris, Vanessa Redgrave e Franco Nero erano i protagonisti di un originale (e all'epoca un po' incompreso dalla critica) musical drama opulento, sfavillante, ma che dietro la patina glamour da Hollywood della Golden Age nascondeva in realtà una riflessione amara sulla leadership politica dell'Occidente di quegli anni, orfana di Kennedy.
Franco Nero fu scelto su raccomandazione di Harris, con cui aveva lavorato in La Bibbia di John Huston, e sorprese pubblico e critica, dando al suo Lancillotto un incredibile fascino e sensualità, a cui si contrapponeva lo charme e l'algida eleganza di Harris.
Film fiume, premiato con tre Premi Oscar, fissò Franco Nero nel ruolo dell'eroe romantico presso l'immaginario collettivo, e offrì una visione nuova e originale sul mito di Re Artù.

Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica

Era l'Italia della Strategia della Tensione, del terrorismo nero e rosso, dei misteri, vi era una totale sfiducia dell'opinione pubblica verso lo Stato, o perlomeno una parte di esso.
Tra i film che più possiamo definire portatori dello spirito di quel tempo vi è anche Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica di Damiano Damiani, in cui Franco Nero interpretava l'onesto e integerrimo sostituto procuratore Traini, alle prese con un torbido intrigo a base di ricatti, politici corrotti, omicidi e depistaggi.
Film intenso, cinico, pessimista, portatore di una profonda rabbia verso un Paese che non riusciva a rialzarsi, ebbe in Franco Nero un protagonista misurato, sotto le righe, perfetto per rendere l'immagine di quell'Italia perbene, onesta, che non smise mai di lottare contro il sistema di cui era giocoforza chiamata a fare parte.

Il Giorno della Civetta

Tra tutti i film della sua cinematografia, Il Giorno della Civetta è uno tra quelli qualitativamente più alti e raffinati.
Il film di Damiano Damiani è uno dei migliori e più feroci sulla mafia e sulla cultura dell'omertà, anche grazie alla sceneggiatura di Damiani e Ugo Pirro, che valorizzò ogni pagina dell'omonimo romanzo di Sciascia.
Franco Nero, nei panni del Capitano Bellodi, fu semplicemente perfetto nel dipingere un antieroe simbolo dei tanti uomini in divisa o della magistratura, che combatterono una lotta impari contro Cosa Nostra.
La mafia aveva il viso oscuro e carismatico di un grandissimo Lee J. Cobb, assieme al quale Nero creò dialoghi e confronti di altissimo livello, improntati più che sulla mafia sulla nostra natura, sul rispetto e l'onore.
Con una bellissima Claudia Cardinale a rappresentare l'umanità inerme e senza speranza di una Sicilia arretrata e bigotta, Il Giorno della Civetta è ancora oggi uno dei film italiani di maggior attualità e caratura, uno di quelli in cui Franco Nero mostrò chiaramente di essere qualcosa di più di un belloccio con gli occhi azzurri.

Un Tranquillo Posto di Campagna

Ispirato al racconto "The Beckoning Fair One" di George Oliver Onions, Un Tranquillo Posto di Campagna del grande Elio Petri è stato uno dei film più importanti per Franco Nero.
Thriller psicologico inquietante e vagamente horror, vedeva Franco Nero nei panni del disturbato e incostante pittore Leonard Ferri, ritiratosi per trovare conforto e ispirazione in una villa della campagna veneta, su consiglio della manager e amante Flavia (Vanessa Redgrave, compagna anche nella vita di Nero).
Sceneggiato da Elio Petri, Tonino Guerra e Luciano Vincenzoni, Un Tranquillo Posto di Campagna è un film disturbante, ottimamente diretto, anche parecchio coraggioso nello sfidare lo spettatore dentro un lugubre e mefistofelico labirinto che altro non è che la metafora di quel fascismo che era sopravvissuto dento le case, la memoria, la carne del nostro paese.
Franco Nero fu autore di una performance davvero coraggiosa e ardita, che ne dimostrò una volta di più la caratura d'attore e la capacità di misurarsi con generi molto diversi.

Il Cittadino si Ribella

Poliziottesco diretto da Enzo Castellari, Il Cittadino si Ribella fu anche il film che per primo aprì la strada ai revenge movie italiani, quasi un sottogenere, che però dette grosse soddisfazioni al botteghino.
Franco Nero interpretò il mite ingegnere Antonelli che, ritrovatosi coinvolto in una rapina e malmenato dai banditi, comincerà da solo a farsi giustizia, quasi colto da una sorta di raptus irrefrenabile.
Film violento, cupo e pregno di morte e sconfitta, altro non fu che la manifestazione di una profonda rabbia e un malcontento che in quegli anni '70 attraversavano l'opinione pubblica, alle prese con una criminalità sovente impunita, grazie ai legami con ambienti eversivi e collusi.
Il confine tra giustizia e legge fu reso sempre più marcato da questo action un po' romanzato, in cui Nero interpretò efficacemente un personaggio in realtà molto meno virile o eroico di tanti altri della sua cinematografia.

Gott Mit Uns (Dio è con Noi)

Uno dei film antimilitaristi più importanti di sempre. Di certo uno di quelli in cui Giuliano Montaldo riuscì a mostrare con maggior efficacia il suo saper coniugare cinema e impegno civile.
Gott Mit Uns ricreò la vergognosa esecuzione avvenuta cinque giorni dopo la capitolazione nazista di due disertori della Marina tedesca: Bruno Dorfer e Rainer Beck.
Atto commesso col beneplacito delle allora truppe di occupazione canadesi, particolarmente simpatizzanti con i nazisti, fu ricreato in tutta la sua assurda drammaticità da Montaldo, che ebbe in Franco Nero e Larry Aubrey i protagonisti, nei panni dei due disgraziati condannati alla fucilazione.
Film dalla forte connotazione politica e pacifista, feroce verso la casta militare e le assurde e ipocrite regole del mondo della divisa, offrì a Franco Nero la possibilità di mettere in scena una performance di enorme impatto e intensità, umanissima e toccante.

Keoma

L'ultimo vero, grande, spaghetti western italiano, uno dei migliori film di Enzo Castellari, nonché il saluto finale a un genere che aveva fatto veramente grande l'Italia nel mondo.
Franco Nero fu il mezzosangue indiano Keoma, immerso in un revenge movie sanguinario, tragico e cupo, e ci donò l'ultimo grande giustiziere, l'ultimo antieroe della frontiera, dilaniato da un dramma familiare che si collegava al mito greco e a Shakespeare.
Film connesso in modo profondo al tema della paternità di stampo freudiano, Keoma, anche grazie a una colonna sonora fantastica e a una regia di grande efficacia, rappresentò una sferzante reprimenda a quella critica che aveva maltrattato e sottovalutato gli spaghetti western.
A metà tra classicità e sperimentazione, portato a termine tra mille difficoltà e ritardi, Keoma fu una delle migliori interpretazioni della carriera di Franco Nero, qui in grado di dominare ogni singola scena in modo incredibile.

Vamos a Matar Companeros

Uno degli spaghetti western più divertenti, anarchici, scatenati e romantici di sempre, naturalmente firmato da Sergio Corbucci.
Ambientato al tempo della Rivoluzione Messicana, Vamos a Matar Companeros era incentrato sulle gesta dell'eccentrico El Vasco (un Tomas Milian meraviglioso) e dello "Svedese" Peterson (Franco Nero), complici per forza in una rapina "rivoluzionaria" a una banca.
Scatenato Milian, sotto le righe Franco Nero, più legato al classico archetipo del duro di poche parole. La coppia funzionò alla grandissima e regalò al pubblico uno degli spaghetti western più iconici di quegli anni, una sorta di messa in scena parodistica dei tanti rivoluzionari che in quel momento si candidavano a guida delle masse in Europa, Sud-America e Asia.
Cinico, dissacrante e con una colonna sonora di Ennio Morricone di grande caratura, Vamos a Matar Companeros permise a Franco Nero di creare una variazione sul tema del freddo antieroe western.

Querelle De Brest

Ultimo film di Rainer Werner Fassbinder, Querelle de Brest divise moltissimo la critica e il pubblico in quel 1982.
Film difficile, opera quasi teatrale più che cinematografica, connessa alla tematica dell'omosessualità, della libertà personale e della morte, fu una sorta di epitaffio da parte di un grandissimo autore che se ne andò di lì a poco, lasciandoci questo film, dolente e bellissimo.
Lo sfortunato Brad Davis interpretava il marinaio Querelle, assassino e ladro, sessualmente incerto e indomito, intrappolato in un dedalo di eccessi, crimini, amato in modo disperato e determinato dal Comandante Seblon, a cui Franco Nero donò una falsa sicurezza che nascondeva profonda fragilità, il bisogno di un appagamento sentimentale che era anche la sua dannazione.
Film coerente, incentrato sull'omosessualità come scelta consapevole, umana, e non come regno di perfezione in quanto tale, confuse e turbò il pubblico, ma permise a Franco Nero di distruggere in parte la sua immagine di sex symbol che gli era stata affibbiata per troppo tempo.

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