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Speciale Final Cut in Venice

Alla Mostra del Cinema di Venezia i sei film africani più promettenti del prossimo futuro

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La Mostra del Cinema di Venezia è sempre stata una vetrina prestigiosa per cineasti, star e film dal grande richiamo, ma non dobbiamo dimenticare che una delle funzioni dei Festival dovrebbe sempre essere quella di promuovere il cinema di qualità e il cinema che merita di usufruire di una piccola “spinta” per poter raggiungere il proprio pubblico. Un film con grandi nomi in cartellone, probabilmente, andrà bene anche senza una presentazione pomposa ad un Festival: una pellicola indipendente, invece, senza mezzi, non potrà mai esprimere a pieno le proprie potenzialità. Final Cut in Venice, organizzato dalla Biennale di Venezia in collaborazione con il Festival International du Film d’Amiens e il Festival International de Films de Fribourg, serve proprio a dare un aiuto concreto al completamento di film provenienti dai paesi africani, dalla Giordania, dal Libano, dalla Palestina e dalla Siria. Il workshop consiste in due giornate di lavoro, in cui fino a sei film, selezionati in copia lavoro, vengono presentati a produttori, buyer, distributori e programmatori di festival cinematografici internazionali, per facilitarne la post-produzione, promuovere eventuali partnership di coproduzione e l’accesso al mercato distributivo. Sono previsti inoltre momenti di networking, incontri e riunioni in cui i registi e produttori potranno confrontarsi con i partecipanti al workshop, e premi di importante valore economico per aiutare i filmaker nel completamento delle loro opere. Di seguito vi proponiamo una piccola panoramica sui titoli presentati in questa seconda edizione.

A MAID FOR EACH (Libano)

In molte case libanesi c’è una lavoratrice domestica africana o asiatica. Oggi ci sono circa duecentomila lavoratrici domestiche emigrate su quattro milioni di libanesi. La storia ruota attorno a tre personaggi: il primo è Zein, che ha un’agenzia di lavoro domestico in Libano. Fa arrivare le donne dall’Asia e dall’Africa per farle lavorare nelle case dei libanesi.
Rima, invece, interpreta il ruolo di una cameriera e nella vita reale ha una domestica singalese. Il ruolo del “padrone” le è molto familiare e deve affrontarlo con lucidità. Lati, infine, è una cameriera ed è arrabbiata: è convinta che un giorno tutto salterà in aria e lei potrà godere di nuovo dei suoi diritti. Attraverso i tre personaggi di Zein, Rima e Lati, il film analizza un intero sistema, una logica che ormai è del tutto integrata nella vita quotidiana dei libanesi e che è data per scontata.

POSSESSED BY DJINN (Giordania, Germania)

La credenza nei demoni, o Djinn, è un aspetto poco conosciuto della cultura islamica. Con un approccio personale rispetto a questo controverso argomento, il film segue la vera storia di Aya, una bimba giordana di quattro anni uccisa dal padre che la credeva “posseduta”. Indagando su questo caso si risvegliano le paure e i demoni dell’infanzia della regista che decide di andare alla scoperta dell’origine dei Djinn. La loro comparsa è spesso collegata alla sessualità, all’instabilità politica, alla povertà e ai problemi di salute mentale. Questo argomento tabù rimane sostanzialmente irrisolto nei cuori e nelle menti dei musulmani, a causa della sua natura complessa e scomoda, e nel film si svelano i desideri repressi e le paure che il tema ancora oggi suscita. La struttura narrativa è simile a quella di un romanzo poliziesco, che ruota attorno a un caso di omicidio e trascina sempre più l’investigatore in un mondo parallelo e oscuro, mentre la regista, a sua volta, si ritrova a confrontarsi con gli echi del suo passato.

THE COUNCIL (Giordania, Emirati Arabi Uniti)

Il film racconta la storia del consiglio studentesco di una scuola di profughi palestinesi in Giordania: le campagne elettorali, le promesse fatte ai compagni e gli ostacoli che si oppongono alla realizzazione dei loro obiettivi. Una settimana dopo la formazione del consiglio Abul, 10 anni, e Omar, 13, iniziano a lavorare fianco a fianco per portare a compimento ciò che hanno promesso nella loro campagna elettorale. Lezioni di democrazia per i giovani rifugiati palestinesi, che da subito si scontrano con la realtà corrotta della comunità e con l’assenza delle istituzioni locali. Da parte delle ragazze fervono i preparativi per la danza popolare Dabka da eseguire davanti al Ministro dell’Istruzione e a un gruppo di ambasciatori in occasione della celebrazione della festa nazionale della Palestina. L’insegnante di religione accetterà che si esibiscano in una danza? E quale sarà la posizione della Direttrice?

ROLLABALL (Sud Africa, Ghana)

Girato ad Accra e dintorni, Rollaball segue i Rolling Rockets, una squadra di disabili del Ghana, che gioca a skate soccer. Il Ghana vanta un fiero patrimonio calcistico, quindi non c’è da meravigliarsi nel vedere il calcio giocato in tutte le sue forme in giro per il paese. Alcuni insoliti atleti giocano una delle forme più interessanti e uniche del gioco: lo skate soccer, una disciplina inventata da atleti con disabilità che è diventata un gioco che richiede abilità e competitività tanto quanto il calcio dei normodotati. Ogni domenica alcuni giovani sopravvissuti alla poliomelite, come Dungu, Smallee e No Fear, si ritrovano in una stazione di taxi deserta nel centro della città e per un paio d’ore diventano degli eroi. Dopo la partita, molti di questi giocatori possono solo tornare sulla strada e far riposare i loro corpi stanchi. Emarginati dalla società, sono costretti a sbarcare il lunario chiedendo l’elemosina e dormendo per strada. Rollaball offre un ritratto molto ravvicinato della squadra di skate soccer nazionale del Ghana mentre lavora verso il suo obiettivo sportivo: la Coppa d’Africa delle Nazioni. Il film segue anche le storie personali, le vite difficili e le sfide dei giocatori nella loro battaglia quotidiana per la sopravvivenza.

TEE SHIRT MAN (Madagascar)

Andry, un giovane universitario di 28 anni, colleziona T-shirt, spille e poster dei vari eventi culturali per cui lavora. Nel dicembre 2013 inizia la campagna elettorale per la più alta carica politica del Madagascar e, fatto del tutto eccezionale, si presentano ben trentatré candidati alle elezioni. Durante la campagna, i candidati distribuiscono gratuitamente magliette con le loro effigi e per Andry è l’occasione di fare incetta di T-shirt. Attraverso la sua ricerca di gadget, scopriamo un paese in cui regna l’insicurezza, dove l’economia è stata paralizzata da quattro anni di crisi. Si incontrano le persone, la gente comune che si esprime, si confessa, sopravvive. Per molti, le elezioni servono solo a soddisfare un “bisogno primario”, quello di vestirsi. Per altri, sono un’opportunità per guadagnare qualche soldo. Si delinea quindi il ritratto di un paese desolato e una malsana pratica politica. Si ritrae anche la gioventù dei quartieri popolari della capitale nella sua vita di tutti i giorni, con le sue speranze e disillusioni.

I HAVE A PICTURE (Egitto)

Il film è un viaggio nella storia del cinema egiziano in compagnia della prima comparsa del cinema arabo, Mutawee Ewies, e del suo amico, il vecchio assistente alla regia Kamal El Homossany. Il regista della pellicola, Mohamed Zedan, che fin dall’infanzia nutre una grande passione per il cinema egiziano e la sua storia, inizia a fare delle ricerche su Mutawee, un uomo davvero unico. Kamal El Homossany, amico di Mutawee, collabora come assistente alla regia al film di Zedan e cerca di imporre a tutti le proprie idee e il proprio metodo. Questo gioco di potere tra El Homossany e Zedan ha dei risvolti comici ma ci mostra anche una tragica verità: quando ci accorgiamo che siamo tutti obbligati a vivere la nostra vita come “comparse”...